Durante il Ventennio si stava bene. Il regime elargiva le mille lire per ogni nascita. I treni arrivavano in orario. Si tenevano gli usci di casa aperti. Si fotteva alla buona con £ 1,10. Si stava veramente da Dio. Quella è stata un’epoca di grandi decisioni. Su come si faceva l’amore durante il Ventennio solo i fascisti ne erano maestri perché erano maestri nell’arte del governo: una botta alla pecorina che andava alla grande e una botta di olio di ricino ai recalcitranti antifascisti, una botta alla missionario e mille botte in testa ai senzapatria. L’amore a quel tempo ha seminato così tanto che gli strascichi sono arrivati fino a noi.

Da quel Ventennio ad oggi c’è stata la carognata della presenza di democrazia (ci siamo accontentati anche della schizofrenia di politici democratici pur di non passare ai regimi dei quacquaracquà): un intermezzo (una parvenza) di democrazia conquistata col sacrificio dei tanti antifascisti che ci avevano lasciata la pelle.

Ad un passo dall’ennesimo Ventennio vorrei ricordare quelle intense scopate che si facevano all’ombra del fascio littorio, con quei prezzi che oggi fanno sorridere, ma che allora bisognava prostituirsi per avere a disposizione £ 1,10 onde farsene una alla buona.

Se il Signore dell’Amore dovesse rivincere le elezioni, da oggi fino all’ingresso al Quirinale, spero riapra i casini – quelli che sono in corso d’opera non ci bastano più – li riapra per tutti con quelle modiche cifre alla buona che tanto bene facevano al cor fascista: anche a noi farebbero piacere durante la sua transumanza. Per questo la preghiera laica dei colleghi di quel signore là è deficitaria in un passaggio laddove recita: "Io di fronte a questo popolo che rappresenta tutti i moderati nel nome della libertà prendo solennemente impegno a realizzare tutti i punti del patto per l’Italia". Scusi, signor Berlusconi, è il restante bordello libero a tutti che ancora ci manca e che ci aveva promesso?