potete scegliere come apparire, ma non potete nascondere a lungo chi siete

Il 20 gennaio del 1927, con un decreto legge, il Governo fascista intervenne sui salari delle donne riducendoli alla metà rispetto alle corrispondenti retribuzioni degli uomini. La motivazione? La indiscutibile minor intelligenza delle donne…#festadellamamma2021

Birth Of A Mother By Imogen FreelandFonte: distantvoices

La sera dell’8 maggio 1944 una pattuglia di partigiani si stava spostando dalla Val Leogra alla valle dell’Agno per partecipare a una riunione. Durante il percorso fece una sosta a Riva di Staro, dove alcune ore prima era giunto un automezzo con 4-5 fascisti, con tutta evidenza informati del loro passaggio. I fascisti attaccarono di sorpresa, nel buio, con raffiche di mitra e bombe a mano, ferendo quattro partigiani.

Domenico Roso “Binda” riuscì a trascinarsi in un luogo riparato e a rimanere nascosto fino al mattino, quando fu soccorso dagli abitanti. Ma poco dopo morì.

Severino Sbabo “Vecio”, colpito alle gambe, si trascinò dietro a una catasta di pali, ma al mattino fu individuato dai fascisti e portato a Valdagno, dove fu seviziato e fucilato.

“Cervino”, un bersagliere piemontese, benché ferito a una coscia riuscì a raggiungere Contrà Busellati e di lì fu trasferito in valle dell’Agno, dove fu curato.

Stefano Stella “Traingher”, ferito alle gambe e con la vescica perforata, si portò pure ai Busellati, dove fu soccorso dai partigiani che attraverso i boschi lo trasportarono dai familiari a Torrebelvicino e quindi all’Ospedale di Schio, dove morì il giorno stesso.

In suo onore, una settimana più tardi, uno dei due battaglioni della neocostituita XXX Brigata d’assalto garibaldina “Ateo Garemi” fu denominato Btg. “Stella”.

Ugo De Grandis

Smile, you are a Palestinian. 🇵🇸🖤

Mahmoud Qaddoha Journalist.

…L’angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita

Di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?

Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia

Non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita…

Auguri alle tutte le mamme,

buona domenica

Animaliberaction on Facebook Watch  »

Incredibile ma vero 💚
In Spagna, un insegnante ha dimostrato che un toro, lasciato libero di scorrazzare ma senza essere fatto arrabbiare, corre felice senza toccare un umano che sia uno.

Animaliberaction

Manuela Dejoannon

Santanna + Gooodmorningvietnaaam + Nicola Balione

Scontri tra palestinesi e israeliani nella spianata delle moschee: 220 feriti
Diffuso un filmato degli incidenti che mostra come le forze di sicurezza israeliane sparano una granata verso la moschea di Al-Aqsa per poi chiudere le porte della moschea...

Scontri tra palestinesi e israeliani nella spianata delle moschee: 220 feriti

Diffuso un filmato degli incidenti che mostra come le forze di sicurezza israeliane sparano una granata verso la moschea di Al-Aqsa per poi chiudere le porte della moschea mentre i fedeli erano ancora all’interno.

E’ stata una notte difficile a Gerusalemme: nell’ultimo Venerdì del mese sacro dei musulmani, il Ramadan, le forze di occupazione israeliane hanno costretto i fedeli a lasciare con la forza la moschea di Al-Aqsa, dopo che più di 200 agenti di polizia hanno fatto irruzione nei cortili dell’edificio religioso nelle sale di preghiera coperte.

E’ impossibile tollerare ciò che sta accadendo a Gerusalemme e il nemico deve aspettarsi la nostra risposta in qualsiasi momento”, ha dichiarato il segretario generale della Jihad islamica.

Anche Hamas ha rilasciato una dichiarazione in cui ha messo in guardia Israele dalle potenziali ripercussioni degli scontri sulla Spianata delle Moschee. Il leader del movimento islamista che controlla Gaza, Ismail Haniyeh, ha inviato un messaggio diretto al primo ministro Benjamin Netanyahu dicendogli di “non giocare con il fuoco. Questa è una battaglia che tu, il tuo esercito, la tua polizia e tutto il tuo Paese non potete vincere. Difenderemo Gerusalemme indipendentemente dai sacrifici che dovremo fare”.

Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ha annunciato di aver sollecitato l’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite a chiedere che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisca per discutere la situazione a Gerusalemme, mentre il ministero degli Esteri giordano ha condannato l’ingresso delle forze israeliane sulla Spianata delle Moschee e il loro “attacco animalesco” di fedeli.

globalist

Altan
E FU COSÌ CHE TUTTO EBBE INIZIO
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Quando i cittadini italiani hanno iniziato a mantenere con i loro soldi Matteo Salvini in Italia non era ancora stato inventato il primo sito internet, i Nirvana erano la band del momento,...

E FU COSÌ CHE TUTTO EBBE INIZIO
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Quando i cittadini italiani hanno iniziato a mantenere con i loro soldi Matteo Salvini in Italia non era ancora stato inventato il primo sito internet, i Nirvana erano la band del momento, Berlusconi doveva ancora entrare in politica, e i 25enni di oggi ancora non erano nati.

Mentre gli italiani lavoravano in fabbrica o in ufficio per guadagnarsi lo stipendio a fine mese producendo qualcosa, lui scopre che per avere soldi e prestigio non deve far altro che parlare, fare sceneggiate e incitare gli italiani a odiare altri italiani.

Non sopporta il Sud perché lì, con la scusa del “tengo famiglia”, campano tutti con i soldi dello Stato senza fare un cazzo. Dice lui.

Così per coerenza si sposa, tiene famiglia e sua moglie Fabrizia Ieluzzi viene chiamata più volte a lavorare dal Comune di Milano amministrato dalla Lega Nord: prima dal sindaco Albertini, poi dal sindaco Moratti, tre ore al giorno, con compensi tra i 20 e i 36 mila euro annui.

Soldi dei cittadini.

Divorzia, trova un’altra compagna, Giulia Martinelli, e pure lei finisce per lavorare su chiamata alla Regione Lombardia a guida Lega Nord (Roberto Maroni).

Soldi dei cittadini.

Diventa direttore di “Radio Padania” beneficiaria di finanziamenti pubblici pagati dai cittadini. Fa il giornalista per la “Padania”, anch’essa pagata con altri milioni di euro pubblici.

Soldi dei cittadini.

Nel 2004 entra per la prima volta nel Parlamento europeo. Seduto su quella poltrona ci resterà parecchi anni, facendosi eleggere pure al Parlamento italiano (due volte), salvo poi mollarlo dopo un giorno per tornare in Europa. Che gli fa schifo, l’Europa. Ma paga meglio: circa 15mila euro al mese (6.200 euro netti, più 304 euro a presenza e 4.300 euro di rimborsi).
Ogni mese.

Soldi dei cittadini.

E visto che si trova si porta in Europa il fratello di Bossi come assistente. Che da esperto di idraulica, ovviamente, è lì per meritocrazia.
Tutto ciò, sempre protestando contro Roma Ladrona.
Nel frattempo però si scopre che un po’ Ladrona è pure la Lega Nord, che incassa 49 milioni per sostenere le spese elettorali e politiche, ma invece usa i soldi dei cittadini per comprare lingotti d’oro, diamanti, lauree ai figli, ecc.

Soldi dei cittadini.

Così nel 2014 la Lega crolla al 4%. Salvini rischia di rimanere senza soldi e poltrona. Allora dice di essersi sbagliato per 20 anni con la storia della Padania e del Sud parassita. Ma anziché nascondersi e restituire ai padani 20 anni di stipendi, si improvvisa da un giorno all’altro il più grande dei patrioti italiani. I quali, ovviamente, gli credono. Lo eleggono, dandogli altri 14mila euro al mese, e lo acclamano.

E a nessuno viene da ridere al pensiero che questo straordinario attore, scambiato per politico, per giovane, per esordiente, per patriota, che manteniamo da un quarto di secolo con i nostri soldi, ora vada in giro per l’Italia a dare lezioni di patriottismo a tutti, contro quei parassiti dei richiedenti asilo che avendo per qualche mese un letto, in attesa che la loro richiesta sia vagliata, fanno la pacchia.

E a nessuno viene da ridere. A nessuno.

Emilio Mola

Maurizio Iorio
Fabio Manni
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piero bricio

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piero bricio

Carmelo Elio Pistorio
Andrea Vanacore
NON SVEGLIARE IL CAN CHE DORME.
“Bisogna far finta di niente”.
Questa la linea politica del Ministro degli Esteri italiano, interpellato sul caso di Patrick Zaki.
“La pressione mediatica, irrigidisce il Governo egiziano” sentenzia l'amabile Gigetto,...

NON SVEGLIARE IL CAN CHE DORME.

“Bisogna far finta di niente”.
Questa la linea politica del Ministro degli Esteri italiano, interpellato sul caso di Patrick Zaki.
“La pressione mediatica, irrigidisce il Governo egiziano” sentenzia l’amabile Gigetto, sollecitando l’opinione pubblica a smetterla d’implorare la sua liberazione.

La stravagante teoria in realtà, non é altro che la presa di coscienza che il nostro Paese non ha una linea di politica estera e che il Ministero é in balia degli interessi economici di faccendieri vari, prima di tutti, dell’Eni e Finmeccanica.

Ci si arrende quindi alla protervia del regime, ignorando i Diritti Umani in cambio dei Diritti economici sanciti dal Ministro del petrolio, Descalzi, e dai vertici dell’industria della guerra.

Patrick é un cittadino egiziano e nemmeno l’eventuale “cittadinanza onoraria” dell’Italia, cambia il suo status.
Lo é Lui e gli altri 5000 prigionieri del regime dei faraoni, imprigionati per aver espresso opinioni differenti da quelle del dittatore e dei suoi scagnozzi.

Quindi, il problema vero, non é tanto la liberazione di un singolo cittadino, quanto la repressione di un governo dittatoriale che arresta ed uccide i suoi contestatori.
Zaki é solo uno, ma migliaia di Zaki languono nelle prigioni del Cairo.

La mobilitazione generale serve ad indurre il regime a cambiare le leggi repressive in vigore nel Paese.
Serve a sollecitare il Rispetto dei Diritti che se vengono ignorati, possono, o dovrebbero, portare ad isolare il governo cairota sul piano internazionale.

Far finta di niente per non irritare il dittatore, non é e non puo’ essere una linea politica, é solo la testimonianza che la vita delle Persone vale molto meno di un barile di petrolio.

L’Egitto é e resta un Paese “nostro amico e fratello” nonostante Regeni, nonostante Zaki, nonostante i Mohamed incatenati nelle celle, nonostante i Mohamed uccisi e fatti sparire nelle fosse comuni, nonostante le voci del dissenso spezzate negli uffici della polizia criminale egiziana.
Questo il pensiero politico del Ministro Gigetto.

Cosi’ come é “eccellente” il lavoro della Guardia Costiera libica nel riacciuffare i Migranti e trasportarli, sempre in catene, nei lager libici.
Fa niente se sparano sui pescherecci italiani in acque internazionali.
Non bisogna irritare nemmeno loro.

Quindi, da oggi, possiamo alzare la voce e pretendere il Rispetto dei Diritti, solo dal Lesotho o dal Tagikistan e di qualche altro staterello di cui non c’importa una mazza.

Questa é la Politica degli Str……
(dove str sta per struzzi e non solo)

Claudio Khaled Ser

“Non tornerò più in mare”.
Questo ha detto Giuseppe Giacalone, ferito dai libici che hanno sparato ad altezza d’uomo. Li hanno inseguiti per due ore, sparando e facendo ai marinai il gesto della decapitazione con le mani come minaccia.
Il risultato è...

“Non tornerò più in mare”.

Questo ha detto Giuseppe Giacalone, ferito dai libici che hanno sparato ad altezza d’uomo. Li hanno inseguiti per due ore, sparando e facendo ai marinai il gesto della decapitazione con le mani come minaccia.

Il risultato è che ora questa gente è – giustamente – terrorizzata. Gente che per campare lavora. Lui non andrà più per mare. E se anche altri decideranno lo stesso, non si potrà certo biasimarli.

Se non siamo in grado di proteggere le persone, se lasciamo che avvenga questo, il fallimento è dello Stato.

Leonardo Cecchi

Come è bella questa nave. Rappresenta un autentico gioiello tecnologico, solca il mare blu senza far rumore. Lo stesso rumore dei missili, stipati nella stiva, che sono in grado di distruggere la vita di 100 persone in men di un secondo. Ecco la...

Come è bella questa nave. Rappresenta un autentico gioiello tecnologico, solca il mare blu senza far rumore. Lo stesso rumore dei missili, stipati nella stiva, che sono in grado di distruggere la vita di 100 persone in men di un secondo. Ecco la povertà dei nostri tempi: tecnologia militare del valore di centinaia di migliaia di euro capace di spazzare via la vita di povera gente senza valore.
La nave è Saudita e noi italiani abbiamo appena venduto loro le migliori armi di distruzione di massa sul mercato, gioiello della nostra industria bellica.
Andiamo fieri di ciò.

Andrea Scotto

Il mio pensiero più affettuoso va a Ilaria e alla famiglia Cucchi. Sono stati anni strazianti per loro. Oggi lo Stato ha deciso di nuovo di stare dalla loro parte.
La Corte D'Assise D'Appello di Roma ha condannato a 13 anni per omicidio...

Il mio pensiero più affettuoso va a Ilaria e alla famiglia Cucchi. Sono stati anni strazianti per loro. Oggi lo Stato ha deciso di nuovo di stare dalla loro parte.
La Corte D’Assise D’Appello di Roma ha condannato a 13 anni per omicidio preterintenzionale i due responsabili del pestaggio di Stefano Cucchi e ha emesso sentenze anche per i colleghi accusati di aver dichiarato il falso durante le indagini.
È un altro passo fondamentale verso la giustizia. Ma nessuno restituirà loro la vita di Stefano e la serenità perduta per la montagna di calunnie e offese che hanno dovuto subire da politici senza onore e odiatori seriali. Siamo con voi e con le vostre battaglie per i diritti umani e la giustizia sociale.
Un abbraccio a Ilaria Cucchi che non smette mai di lottare assieme alla mamma al papà di Stefano e al loro combattivo avvocato Fabio Anselmo.

Massimiliano Smeriglio

Io non dimentico
“Il carabiniere ha fatto bene a querelarla”
“Io sto sempre con polizia e carabinieri”
“La sorella di Stefano Cucchi si dovrebbe vergognare per quanto mi riguarda”
“Mi sembra difficile pensare che ci siano stati carabinieri che...

Io non dimentico

“Il carabiniere ha fatto bene a querelarla”

“Io sto sempre con polizia e carabinieri”

“La sorella di Stefano Cucchi si dovrebbe vergognare per quanto mi riguarda”

“Mi sembra difficile pensare che ci siano stati carabinieri che abbiano pestato Cucchi per il gusto di pestare”

E adesso … 💩

Ranfagni Roberto

🟥 CIAO SAMUEL CHE VOLEVI FARE GRANDI COSE
Samuel Cuffaro aveva 19 anni e se non fosse morto ieri nell'esplosione dell'azienda di Gubbio dove lavorava, oggi avrebbe parlato in piazza. Gli organizzatori della manifestazione a cui aveva in programma di...

🟥 CIAO SAMUEL CHE VOLEVI FARE GRANDI COSE

Samuel Cuffaro aveva 19 anni e se non fosse morto ieri nell’esplosione dell’azienda di Gubbio dove lavorava, oggi avrebbe parlato in piazza. Gli organizzatori della manifestazione a cui aveva in programma di partecipare hanno pubblicato il testo che il ragazzo aveva scritto per l’occasione.

“Purtroppo – scriveva Samuel – le grandi aziende o la gente con più soldi di noi ci comanda. Quindi c’è sicuramente gente che sta meglio di noi. Ma i soldi non fanno la felicità completa. Secondo me la felicità consiste nello stare bene prima di tutto con se stessi e con gli altri. Secondo me la vera potenza nel mondo, anche in questo momento, non sono i soldi ma è l’energia che ci lega, quell’energia che nel silenzio ci accomuna a tutti. L’energia che ci dona la vita. Dentro me sento un’energia illimitata. Sento un’energia che non dipende solo da me, ma anche da voi. E secondo me se riusciamo ad alimentare bene le nostre energie potremmo arrivare a fare grandi cose”.

Un ragazzo di diciannove anni, le sue energie e i suoi sogni. Facciamola una grande cosa: facciamo in modo che questa strage finisca.

Collettiva

Cacciola
Tenetevi forte, perché quello a sinistra è Alberto Zelger, uno dei quattro leghisti citati da Fedez sul palco del Primo maggio per aver detto che “I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie”.
Allora “Piazza Pulita” ha...

Tenetevi forte, perché quello a sinistra è Alberto Zelger, uno dei quattro leghisti citati da Fedez sul palco del Primo maggio per aver detto che “I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie”.

Allora “Piazza Pulita” ha fatto una cosa semplicissima. È andato a cercarlo a Verona per capire se – si sa mai nella vita – si fosse pentito o, perlomeno, reso conto dell’abominio che ha detto.

Non solo Zelger ha confermato tutto, ma ha aggiunto una nuova perla al repertorio delle aberrazioni leghiste.

“L’omofobia? Non esiste”

L’ha sparata talmente grande che, poco fa, si è scomodato lo stesso Fedez per rispondergli su Twitter in modo abbastanza definitivo.

“‘L’omofobia non esiste’ di Alberto Zelger consigliere comunale Lega, is the new “la mafia non esiste” di Marcello Dell’Utri. Rappresentanti del paese, non cantanti.”

La miseria e dove trovarla.

Lorenzo Tosa

Questi si oppongono al ddl Zan. Ora sappiamo perché
Cathy La Torre

buon pomeriggio

Modesta Rossi, la partigiana morta abbracciata al suo bambino | Viaggiatori Ignoranti

Fu legata ad una sedia con in braccio il figlio più piccolo di 13 mesi. Quando si rifiutò di parlare uno dei soldati pugnalò il piccolo. Modesta lo guardò impotente mentre moriva e poco dopo toccò a lei. Fu uccisa a pugnalate e abbandonata insieme ad altre 4 persone in una capanna che poi fu data alle fiamme…

Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni.

Peppino Impastato.

felice sabato a tutti

Processo #Cucchi contro 4 carabinieri: condannati in appello a 13 anni per omicidio preterintenzionale Di Bernando e D’Alessandro per il pestaggio di Stefano; a 4 anni Mandolini e a 2 anni e mezzo Tedesco per falso

Processo #Cucchi contro 4 carabinieri: condannati in appello a 13 anni per omicidio preterintenzionale Di Bernando e D’Alessandro per il pestaggio di Stefano; a 4 anni Mandolini e a 2 anni e mezzo Tedesco per falso

Questa l’avevate vista?
“𝐑𝐄𝐍𝐙𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐓𝐀 𝐄𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐆𝐈𝐒𝐓𝐑𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐑𝐄 𝐈𝐌𝐌𝐀𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐌𝐄𝐒𝐒𝐄 𝐃𝐀 𝐑𝐄𝐏𝐎𝐑𝐓 𝐒𝐔𝐋 𝐒𝐔𝐎 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐎 𝟎𝟎𝟕 𝐌𝐀𝐑𝐂𝐎 𝐌𝐀𝐍𝐂𝐈𝐍𝐈
Lo comunicano in una nota fonti dell'ufficio stampa di Matteo Renzi che chiederà di acquisire le...

Questa l’avevate vista?
“𝐑𝐄𝐍𝐙𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐓𝐀 𝐄𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐆𝐈𝐒𝐓𝐑𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐑𝐄 𝐈𝐌𝐌𝐀𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐌𝐄𝐒𝐒𝐄 𝐃𝐀 𝐑𝐄𝐏𝐎𝐑𝐓 𝐒𝐔𝐋 𝐒𝐔𝐎 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐎 𝟎𝟎𝟕 𝐌𝐀𝐑𝐂𝐎 𝐌𝐀𝐍𝐂𝐈𝐍𝐈
Lo comunicano in una nota fonti dell’ufficio stampa di Matteo Renzi che chiederà di acquisire le telecamere dell’autogrill”.
Che vuol dire? Vuol dire che la signora lo ha fotografato e filmato nell’incontro con lo 007 sarà costretto a rivelare la sua identità.
Renzi ha presentato un esposto in procura per chiedere che “siano acquisite le telecamere dell’autogrill e ristabilita la verità dei fatti”, conclude la nota.
Per qualcuno sarà un atto lecito, per altri l’arroganza del potere. Decidete voi.
Io continuo a pensarla come prima: se Demolition Man non ha niente da nascondere, racconti davvero e sul serio perché ha visto Mancini. Punto.

Andrea Scanzi

Quarantamila migranti sono stati respinti illegalmente dai Paesi europei (Italia inclusa): 2mila sono morti. L’inchiesta del Guardian
di Giulio Alibrandi
Durante i mesi della pandemia, gli stati membri dell’Unione Europea hanno respinto decine di...

Quarantamila migranti sono stati respinti illegalmente dai Paesi europei (Italia inclusa): 2mila sono morti. L’inchiesta del Guardian

di Giulio Alibrandi

Durante i mesi della pandemia, gli stati membri dell’Unione Europea hanno respinto decine di migliaia di richiedenti asilo dai propri confini, usando metodi illegali che hanno contribuito alla morte di oltre 2.000 persone. Lo afferma il Guardian, che in un’analisi basata sui rapporti di agenzie delle Nazioni Unite e i dati raccolti da organizzazioni non governative, definisce i respingimenti durante i mesi della pandemia “una delle più grandi espulsioni di massa negli ultimi decenni”.

Il quotidiano britannico accusa i Paesi europei di aver “sistematicamente” respinto migliaia di rifugiati negli ultimi mesi, con il sostegno dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) e utilizzando “metodi illegali che vanno dall’aggressione alla brutalità durante la detenzione o il trasporto”. A gennaio l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha aperto un’indagine su Frontex riguardo accuse di molestie, cattiva condotta e attività illegali volte a impedire ai migranti di raggiungere il territorio dell’UE.

Il Guardian ha dichiarato che sono stati documentati almeno 40.000 respingimenti da gennaio 2020, risultato di un inasprimento delle politiche migratorie in Italia, Malta, Grecia, Croazia e Spagna dall’inizio della pandemia, che ha portato all’imposizione di maggiori restrizioni lungo i confini. Il Guardian accusa questi Paesi di aver “pagato Stati extra-UE e arruolato navi private per intercettare le imbarcazioni in difficoltà in mare e respingere i passeggeri, portandoli in centri di detenzione”.

(…) Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), da gennaio 2020 le autorità libiche hanno intercettato e riportato indietro con il sostegno dell’Italia circa 15.500 richiedenti asilo, mentre centinaia di essi sono annegati senza l’intervento né della Libia né dell’Italia. Il quotidiano cita il caso del naufragio di un gommone ad aprile che ha portato alla morte di 130 migranti, in cui l’ong SOS Méditerranée ha accusato i due Paesi di aver ignorato le richieste di soccorso. Il Guardian sottolinea come i respingimenti delle autorità libiche abbiano portato al ritorno di migliaia di persone nei centri di detenzione libici, dove secondo testimonianze dirette vengono sottoposti a torture.

Il quotidiano ricorda anche come almeno cinque imbarcazioni di ong siano ancora bloccate nei porti italiani per ragioni amministrative (…)

Finalmente ho ricevuto la risposta ad un'istanza chiarificatrice dei divieti che mi sono imposti in questa che si preannuncia una lunga detenzione domiciliare. Purtroppo sono lontana dalla mia amata valle e da tutta La mia famiglia no tav e ho...

Finalmente ho ricevuto la risposta ad un’istanza chiarificatrice dei divieti che mi sono imposti in questa che si preannuncia una lunga detenzione domiciliare. Purtroppo sono lontana dalla mia amata valle e da tutta La mia famiglia no tav e ho trovato casa a Torino. Posso andare a lavoro, ma ho il divieto di incontro assoluto (fisico) con tutti coloro che la polizia può indicare come appartenenti all’ Askatasuna o al movimento No Tav.

Che beffa…mi negano dopo quasi 8 mesi (di cui 7 in carcere) un abbraccio con le persone che più amo e con cui ho condiviso buona parte della mia vita, se lo facessi per me si riaprirebbero le porte del carcere e senza possibilità di uscita fino a fine pena, nel settembre 2022. Negazione dell’affettività, la pena aggiuntiva per noi detenute, che dal carcere si prolunga anche fuori. Mi chiedo come tale decisione, dal carattere fortemente limitante, possa trovare giustificazione nel timore che io possa ricommettere reati.

Non è questione di mera applicazione del codice penale, c è la volontà di reprimere (attraverso una pena esemplare) il dissenso sociale e di questo resto convinta nonostante le numerose osservazioni che mi sono state mosse dal tribunale, in primis che non so distinguere “il lecito dell’illecito” (sic!). Sosterrò, come ho fatto i questi mesi, questa pena a testa alta, rispettandone i divieti imposti perché voglio tornare ad essere libera. Senza libertà non si può essere davvero felici.

In queste 3 settimane ho avuto modo di prendere davvero coscienza di quanto avete fatto per me, per la mia liberazione e per sostenere le nostre rivendicazioni dal carcere. Sento di non meritarmi tutto questo amore e non posso che sentirmi fortunata. Non potrò abbracciarvi, vorrei poterlo fare uno per uno, ma lo faccio ogni momento col cuore. Vi immagino vicin* a me. Il tempo che passa saprà riconoscerci le violenze subite. Io sono salda, energica e terminerò gli studi. Questa foto per rassicurarvi che sto bene…siate saldi, avanti No Tav!!!

Dana Lauriola

Gli insulti al figlio di Fedez
Il 4 maggio Fedez ha pubblicato su Instagram un video nel quale tenta di spiegare al suo piccolo Leone che il vero nome del suo papà è Federico. Il bambino, con l’adorabile innocenza di tutti i bambini, non ci crede e...

Gli insulti al figlio di Fedez

Il 4 maggio Fedez ha pubblicato su Instagram un video nel quale tenta di spiegare al suo piccolo Leone che il vero nome del suo papà è Federico. Il bambino, con l’adorabile innocenza di tutti i bambini, non ci crede e risponde “no, tu ti chiami Fedez”.

Il video è stato pubblicato su Twitter e su altri social network e lì sono comparsi alcuni insulti terribili nei confronti del bambino.

“A tre anni ancora non sa parlare bene, mi sa che c’è una forma di autismo”

“ahah, che stupido c….”.

I tweet di insulti sono stati cancellati da Twitter e uno dei due account è stato nel frattempo eliminato.

(…) “Vigliacchi. Non ci sono altre parole per definire coloro i quali, in queste ore, hanno insultato il figlio di Fedez, un bimbo di 3 anni”. Esseri che si fa fatica a definire umani hanno approfittato dell’occasione per sfogare le proprie irrisolte frustrazioni contro un bambino di soli tre anni! Per di più, per aggiungere squallore all’infamia, qualcuno ha pensato anche di utilizzare l’aggettivo “autistico” con l’intento di rafforzare l’offesa. Il punto più basso della meschinità. Si può essere d’accordo o meno con Fedez, possono piacere le sue canzoni o no, può piacere il suo pensiero o no. Ma una cosa è certa: nessuno si permetta di mettere in mezzo i figli per colpire i genitori, nessuno utilizzi la disabilità come un insulto, nessuno tocchi i bambini. Imparate come si sta al mondo, vigliacchi”.

(lanotiziagiornale.it)

ROMANZO POPOLARE
E così di Luana sappiamo che era bella, era bionda, voleva fare l'estetista e aveva la fissazione di avere la cellulite. Che le piacevano le penne col ragù e pure le lasagne. Che si era comprata un profumo di Jean Paul Gautier e che...

ROMANZO POPOLARE

E così di Luana sappiamo che era bella, era bionda, voleva fare l’estetista e aveva la fissazione di avere la cellulite. Che le piacevano le penne col ragù e pure le lasagne. Che si era comprata un profumo di Jean Paul Gautier e che lo aveva pagato 80 euro.

E volete sapere perché lo sappiamo? Perché Luana era un’operaia, figlia di una casalinga e di un pensionato. Perché viveva in una casa di periferia dove i parenti delle vittime ti fanno entrare e ti offrono anche il caffè. Ti aprono i cassetti e ti lasciano frugare, mentre tu, giornalista con la bava alla bocca, memorizzi i dettagli: le ciabatte gialle di plastica (e sottolinei di plastica), un pupazzo sul comodino (giallo pure quello), la fila di creme e quella di ombretti in ordine su un comò.

Dettagli che raccontano la banale quotidianità della vita di chiunque e che sai, con la disonestà intellettuale che ti regala ‘sto mestiere, che spostano l’attenzione dal vero problema (in Italia, anche durante il lockdown c’è stata una media di due morti al giorno sul lavoro) per focalizzarlo su qualcosa di più semplice e del tutto inutile. Perché, oggettivamente, sapere che a una ragazzina di 22 anni piacevano le penne col ragù e le lasagne e aveva le ciabatte (di plastica) gialla ordinatamente accostate vicino al letto in cui non dormirà più, è solo un modo per riempire righe vuote, solleticando quella curiosità morbosa che abbiamo mutuato dai tabloid inglesi e che ha imputtanito la memoria di Brera, Biagi e Montanelli, Gianni Mura e pure Rossana Rossanda.

Ma l’aspetto più squallido di tutta questa storia, l’aspetto che i lettori non conosceranno mai, è il classismo della morte.

Ché ‘la gente che legge’ non lo conosce il classismo della morte. Ma i giornalisti sì e sanno bene che quando a morire è un figlio della borghesia torneranno in redazione con una porta sbattuta sul muso. Quando a morire è un figlio del popolo riempiranno pagine con dettagli inutili e colorati, contribuendo ad alimentare la morbosa curiosità che ha imbarbarito la cultura del rispetto della privacy.

Sanno bene, i giornalisti, che se muore un operaio che abita in un palazzo di periferia, basterà suonare il campanello di casa per accomodare le chiappe sul suo divano, frugando con gli occhi alla ricerca di un frammento della sua vita. E sanno anche che non dovranno nemmeno fare fatica per trovarlo quel frammento perché a portarglielo, assieme a una tazzina di caffè, sarà la mamma, la moglie, la fidanzata di quell’operaio, ovvero una persona che, mediamente, non ha gli strumenti culturali (non intellettuali, che per fortuna l’intelligenza non c’entra con la cultura) per comprendere che raccontando la vita di chi è morto a un giornalista, ne getta la memoria in pasto alla curiosità morbosa degli sconosciuti.

Basterebbe fare un passo indietro, e dico a te giornalista del Corriere della Sera che ieri ci hai regalato un mirabile esempio di dettagliato squallore narrativo. Basterebbe raccontare che a 22 anni morire stritolata da una macchina che dovrebbe consentirti di vivere dignitosamente è ingiusto e gravissimo.

Basterebbe pensare che ‘sto mestiere potrebbe aiutare la società a evolversi culturalmente, e che la responsabilità della cultura non è solo questione di Dostoevskji e Seconda Legge della Termodinamica, ma anche di responsabilità da parte di coloro che fanno il nostro mestiere.

(E guardatela, ‘sta foto qua sotto, della mamma di questa ragazzina: guardate i suoi capelli, la postura. Guardate lo sfondo, con lo stendipanni e poi ditemi se in questa immagine non trovate tutta la borghese e supponente violenza del mondo)

di Deborah Dirani

Nessuno avrebbe potuto immaginare che il giornale dei vescovi, a distanza di 40 anni, avesse la stessa parola d'ordine di “ Lotta continua ”
www.mamafrica.it
Enzo Iovine

Nessuno avrebbe potuto immaginare che il giornale dei vescovi, a distanza di 40 anni, avesse la stessa parola d’ordine di “ Lotta continua ”

www.mamafrica.it
Enzo Iovine

I due tipi di ‘macchine’ simbolo delle disuguaglianze in questo Paese
La fine atroce di Luana D’Orazio mi ha evocato uno dei testi più inquietanti e profondi che abbia mai letto: La colonia penale di Franz Kafka. L’autore immagina una...

I due tipi di ‘macchine’ simbolo delle disuguaglianze in questo Paese

La fine atroce di Luana D’Orazio mi ha evocato uno dei testi più inquietanti e profondi che abbia mai letto: La colonia penale di Franz Kafka. L’autore immagina una macchina-patibolo che con un sistema di aghi uccide il condannato incidendogli sul corpo la sentenza. E’ per certi versi quello che è accaduto a Luana, già scampata una volta a una macchina che veniva usata senza barriera protettiva: “La saracinesca che doveva impedire a Luana di entrare in contatto con l’orditoio era aperta – racconta il Corsera – certo non l’aveva rimossa lei, anzi la madre racconta che poco tempo fa la giovane operaia avesse già scampato un incidente come quello che le ha tolto la vita lunedì nella fabbrica di Montemurlo”: “La stava per prendere ma lei è stata veloce, si era spaventata“, ha detto ai microfoni del Tg Rai Toscana.

La “sentenza” sul corpo di Luana l’hanno scritta tre fattori: i ritmi produttivi, la ritirata dello Stato – che, anche per mancanza di ispettori, ha sempre chiuso gli occhi sulla sicurezza delle piccole fabbriche – ma anche il mercato del lavoro, sempre più “asiatico”.

“Ma che tipo di formazione aveva avuto Luana? Conosceva davvero i rischi di quella macchina? – si chiede il Corriere – Aveva frequentato 4 ore di corso per formazione generale e poche altre ore che riguardavano la specificità della sua mansione. Come prevede la legge. Ma di certo questo non basta a fare di una giovanissima donna una lavoratrice esperta”.

Nelle Filippine, per “Cartoline dall’inferno”, avevo filmato l’economic area di Cavite, a due ore da Manila. Le economic areas erano (sono ancora?) territori riservati alle multinazionali dove era vietato costituire sindacati e scioperare. La prima a parlarne su scala globale era stata Naomi Klein. Avevo usato il suo libro No Logo come una guida per vedere se quello che raccontava era vero. Scoprii che lo era.

Nelle economic areas le operaie che lavoravano per i grandi marchi venivano chiamate “le rondini”. Le chiamavano così perché i contratti non duravano più di una stagione: andavano e venivano come le rondini. Dormivano in pollai – non è una metafora, erano proprio baracche di tolla e fil di ferro – attrezzati con brande e amache con gli effetti personali appesi dentro sacchetti di plastica. Guadagnavano così poco che mai avrebbero potuto affittare una casa o farsi una famiglia e lavoravano così tanto che passano il tempo residuo a risposarsi. Lavoravano e dormivano. Dormivano e ripartivano. L’unica persona che si occupava di loro – visto che i sindacati erano vietati – era un prete. In chiesa campeggiava la foto di una donna, madre di sei figli, che era morta letteralmente sul lavoro, uccisa dalla fatica.

Il pensiero “alla francese”, quello ispirato dallo strutturalismo, ama le opposizioni binarie e i lessici. La parola chiave per riflettere sullo stato dell’Italia di oggi sarebbe ‘macchine’. Ci sono due tipi di macchine che fanno emergere le spaventose diseguaglianze in cui è precipitato il Paese, che ne diventano in qualche modo il simbolo: l’orditoio non-protetto che ha ucciso Luana e i 124 Falcon che hanno garantito e continuano a garantire i voli protetti (dal Covid…) di Maria Elisabetta Alberti Casellati. I due volti dello stesso Paese.

Mimmo Lombezzi

L'Italia è uno stato LAICO! Mah!😡
Marco Silvestri

L’Italia è uno stato LAICO! Mah!😡

Marco Silvestri

Prime la raccolta firme per il coprifuoco, ora quelle per fare un referendum sulla giustizia (qui addirittura con i radicali). Una scheggia impazzita.
Ma si può stare al governo così? Può il leader della seconda (dico: seconda) forza politica...

Prime la raccolta firme per il coprifuoco, ora quelle per fare un referendum sulla giustizia (qui addirittura con i radicali). Una scheggia impazzita.
Ma si può stare al governo così? Può il leader della seconda (dico: seconda) forza politica dell’esecutivo ballare nelle piazze a cercar firme per dirottare il governo che sostiene? Ma perché Salvini non fa le sue battaglie dentro il governo?

Questa è la più grande presa in giro degli ultimi dieci anni. Una presa in giro che rende la situazione ingovernabile, oltre che francamente ridicola e grottesca. Si stanno raggiungendo nuove vette dell’assurdo. Ed è incredibile che qualcuno gli dia ancora credito.

Leonardo Cecchi

Fabrizio Delprete
No tranquilli.
L’Unione Europea non ci ficcherà a forza in bocca gli insetti, non sostituirà il prosciutto di Parma con le tarme di Pechino, non ci obbligherà puntandoci una rivoltella alla tempia a pasteggiare con i grilli.
E’ comprensibile che sia...

No tranquilli.

L’Unione Europea non ci ficcherà a forza in bocca gli insetti, non sostituirà il prosciutto di Parma con le tarme di Pechino, non ci obbligherà puntandoci una rivoltella alla tempia a pasteggiare con i grilli.

E’ comprensibile che sia questa l’impressione che se ne trae, leggendo i post di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che urlano all’aggressione al Made in Italy.

Ma ehi, sono appunto Meloni e Salvini.

E se non hai capito che il loro obiettivo è usare qualsiasi stronzata pur di terrorizzarti, incutere nel tuo animo paura, insicurezza, senso di minaccia, affinché tu veda in loro i difensori dal pericolo che loro stessi hanno inventato, allora il problema sei tu.

L’Unione Europea ha autorizzato la commercializzazione a uso alimentare delle cosiddette “tarme della farina”, ovvero larve gialle essiccate del tenebrione mugnaio.

Punto.

Perché?

Perché visto che sono una fonte di proteine a basso impatto ambientale, non fanno male, anzi fanno bene, e a qualcuno potrebbero pure piacere, non si capisce perché cazzo non avrebbero dovuto autorizzarne il commercio.

Ma c’è di più.

Qualcosa che sicuramente sconvolgerà leghisti e fan di Giorgia Meloni.
Siete pronti? Siete seduti?

Bene: potrete continuare a mangiare il c***o che vi pare, quando vi pare, come vi pare.

E se al ristorante non ordinerete tarme della farina ma un tagliere di salumi, non irromperanno le teste di cuoio nel locale per portarvi via bendati in una località segreta del Kazakistan orientale.

Pazzesco eh?

Sì lo so che era più figa ed emozionante la storia dell’Unione Europea cattiva che vuole obbligarci a mangiare insetti e usarli per sostituire il Made in Italy sotto attacco. Ma ehi, la vita a volte può essere noiosa.
E molto banalmente chi vorrà provare questi insetti li proverà, chi non vorrà non lo farà.

Faranno schifo?

Per carità, può darsi. Ma è troppo chiedere che non siano Salvini e Meloni a decidere cosa mi debba piacere e cosa no? Cosa voglio mangiare e cosa no?
Pure le mani nel piatto vogliono metterci?

Emilio Mola

Facciamoci a capire, come si dice. Questa signora di Chivasso ha tenuto aperto il suo locale a rischio di tanta gente, ma anche a sfregio dei tanti, tantissimi baristi e ristoratori che hanno deciso di rispettare la legge. Di più: l’ha fatto anche...

Facciamoci a capire, come si dice. Questa signora di Chivasso ha tenuto aperto il suo locale a rischio di tanta gente, ma anche a sfregio dei tanti, tantissimi baristi e ristoratori che hanno deciso di rispettare la legge. Di più: l’ha fatto anche spettacolarizzando la cosa, diventando una sorta di attrazione nazionale. Proprio a far passar da fessi quelli che rispettavano le regole.

Ora che le Forze dell’Ordine le hanno – finalmente – chiuso il suo locale dopo le ripetute e ripetute aperture illegali, per altro sommersi dai suoi insulti, questa signora deve essere assurta a eroina popolare? E in nome di cosa, esattamente? Per quale merito?

Scusate, ma anche no. Gli eroi sono altri. Non sono certo questi.

Leonardo Cecchi

Minority Report
di Marco Travaglio
L’altra sera, mentre guardavo la tragicomica puntata di Report sulle gesta di un piccolo traffichino, l’Innominabile, e di un grande criminale, il Pregiudicato, pensavo a ciò che accadrebbe in un altro Paese subito...

Minority Report

di Marco Travaglio

L’altra sera, mentre guardavo la tragicomica puntata di Report sulle gesta di un piccolo traffichino, l’Innominabile, e di un grande criminale, il Pregiudicato, pensavo a ciò che accadrebbe in un altro Paese subito dopo una trasmissione così. Il presidente della Repubblica diramerebbe una nota per comunicare che mai più in vita sua riceverà i due soggetti in questione per motivi di igiene personale. Il premier, a stretto giro, li inviterebbe a lasciare la maggioranza e il governo con i loro ministri, sottosegretari, portaborse, boiardi, boiardini, per evitare che seguitino indisturbati a inquinare le istituzioni, la vita pubblica e il comune senso del pudore.

A cominciare dalla cosiddetta ministra Gelmini, che ancora il 30 giugno 2020, nell’aula della Camera, rilanciava la bufala del giudice Amedeo Franco costretto dai colleghi cattivi a condannare B. contro la sua volontà, con queste parole: “Quella contro Berlusconi non fu una sentenza ma un’esecuzione politica, molto probabilmente pilotata da chi voleva estromettere il leader di Forza Italia dalla vita italiana”. L’Ordine degli avvocati convocherebbe l’esimio professor Coppi per sapere se risponda al vero ciò che afferma il suo cliente B. in un audio da lui registrato, e cioè che nell’estate 2013 il noto principe del foro si recò in compagnia di Gianni Letta dal primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce per parlare dell’imminente sentenza definitiva del processo Mediaset; e, in mancanza di adeguate spiegazioni difficili da immaginare, lo espellerebbe dall’albo.

Poi, ove mai esistesse, l’Ordine dei giornalisti prenderebbe la combriccola di pennivendoli al servizio dei Servizi e/o del Caimano beccati da Report a dossierare e contar balle, e li iscriverebbe in blocco all’Ordine dei Camerieri (senza offesa per questa incolpevole categoria). Il Copasir convocherebbe su due piedi il Rignanese per domandargli che ci facesse il 23 dicembre, dopo una visita a Verdini a Rebibbia e un appello a Conte perché mollasse la delega ai Servizi, nella piazzola dell’autogrill di Fiano Romano in compagnia dell’alto dirigente del Dis Marco Mancini, scampato due volte alla giustizia grazie al segreto di Stato (apposto anche dal suo governo) nei processi sul sequestro Abu Omar e sui dossieraggi Telecom, essendo la sua versione sui “babbi natalizi” alla crema e al cioccolato credibile quanto quella su Bin Salman. E, siccome Salvini l’ha difeso dicendo che lui di 007 ne incontra a decine, verrebbe convocato pure lui, sempreché il presidente abusivo del Copasir, il salviniano Raffaele Volpi, che non schioda per non cedere il posto a FdI, fosse d’accordo. Ma per fortuna siamo in Italia. Novità su Fedez e su Pio e Amedeo?

By Lucillola
Made in Italy.
“ I guardia coste libici sparano verso i pescherecci italiani al largo della Tripolitania. Nel corso dell’incidente è rimasto ferito ad un braccio il comandante del peschereccio Aliseo. Le notizie sono ancora molto confuse e...

Made in Italy.
“ I guardia coste libici sparano verso i pescherecci italiani al largo della Tripolitania. Nel corso dell’incidente è rimasto ferito ad un braccio il comandante del peschereccio Aliseo. Le notizie sono ancora molto confuse e necessitano di verifica. Se però fosse vero che i Guardia Coste libici hanno utilizzato la barca Obari, donata e assistita dall’Italia negli ultimi anni nel contesto del programma di impegno comune nella lotta all’immigrazione clandestina, per sparare contro i pescherecci allora è evidente che le relazioni italo-libiche subirebbero un colpo grave.” (Corsera/Cremonesi)

LIBIA: GLI SPARI SOPRA SONO PER NOI
Arriverà domani al porto di Mazara del Vallo Giuseppe Giacalone. Il comandante del peschereccio Aliseo ha una ferita di un paio di centimetri che brucia ma è salvo. I colpi della guardia costiera libica lo hanno...

LIBIA: GLI SPARI SOPRA SONO PER NOI
Arriverà domani al porto di Mazara del Vallo Giuseppe Giacalone. Il comandante del peschereccio Aliseo ha una ferita di un paio di centimetri che brucia ma è salvo. I colpi della guardia costiera libica lo hanno preso di striscio a un braccio, il resto lo hanno fatto i vetri andati in frantumi sotto i colpi delle mitragliette. Sparati – raccontano dall’imbarcazione – ad altezza d’uomo contro il peschereccio italiano. Non è la prima volta. Mesi fa 18 pescatori erano stati addirittura sequestrati per 100 giorni. La Libia che tortura i migranti e spara ai pescatori è la stessa con cui i governi italiani continuano a fare accordi. La politica litiga ma umanità e impegno annegano in alto mare. Gli spari sopra sono per noi.

Collettiva

i padroni fanno i soldi, i politici fanno carriera, gli operai muoiono

image

“Sulla neve bianca bianca

c’è una macchia color vermiglio;

è il sangue, il sangue di mio figlio,

morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie

un fiore rosso vedi spuntare:

o tu che passi, non lo strappare,

è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani

a liberare le nostre case,

sui monti azzurri mio figlio rimase

a far la guardia alla libertà”.

Gianni Rodari

#25aprile #Liberazione #festadellaliberazione #resistenza #libertà #partigianisempre

ideeperscrittori:

Giorgia Meloni da anni critica “il gender” ma non sa spiegare cosa sia. Sono sbalordito: da una che collocava Dublino in Inghilterra, parlava di zucchine di mare e confondeva il Pap-test con la mammografia, non mi sarei mai aspettato battaglie contro cose che non sa nemmeno definire. 

— L’Ideota

“Non si vuole vedere e nominare la tragedia che è sotto gli occhi di tutti ed è condensata nelle nude cifre nell’ultimo report dell’Inail sugli infortuni sul lavoro negli ultimi 5 anni, dal 2015 al 2019.
Gli infortuni sono stati 642 mila all’anno con 380 mila lavoratori che si sono infortunati 2 volte e sono ben 192 mila le imprese, che hanno avuto 2 infortuni. Il dato ancor più triste è quello sui morti: 1072 morti in media all’anno, ben 3 al giorno.
Tutto lo schieramento politico che sostiene il governo Draghi manifesta un tasso di ipocrisia al di là di ogni limite. Nel PNRR, l’atto di gran lunga più importante di questa e delle prossime legislature, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro non è nemmeno citato; sono gli stessi politici che hanno composto i governi degli ultimi 10 anni e che hanno consapevolmente lasciato ridurre progressivamente il personale degli enti preposti ai controlli della sicurezza nei luoghi di lavoro, del tutto insensibili alle scontate tragiche conseguenze.
L’organico Inail dal 2010 a oggi è diminuito di 2 mila unità, più del 20 per cento del totale e gli ispettori sono oramai ridotti a poco più di 200; i dipartimenti di prevenzione delle Asl, quelli  cui spetta la funzione  ispettiva nelle aziende, hanno visto i propri addetti ridursi dai 5 mila del 2009 ai 2 mila del 2020; conclude la poco onorevole serie l’andamento degli impiegati dell’ispettorato nazionale del lavoro con un organico ridotto da 6500 a 4500 unità, il 25% in meno del minimo necessario.
Determinare  queste condizioni è come incentivare  le imprese a fare   lo stesso ragionamento che gli evasori  fanno sul fisco: le possibilità di essere colti in fallo da un’ispezione sono così limitate che conviene rischiare e risparmiare sui costi dei dispositivi di sicurezza, forzare i ritmi di lavoro, assumere meno persone del necessario, non investire in corsi di formazione ecc.
Non ci si può nascondere dietro l’ignoranza o la stupidità: è chiaro che i politici che hanno governato negli ultimi dieci anni sono non solo  moralmente  ma anche politicamente responsabili, al pari delle imprese inadempienti, della tragedia che colpisce quotidianamente la classe operaia del nostro paese. L’ipocrisia di questi giorni è una farsa vergognosa dopo la quale tutto tornerà come prima, se dal mondo del lavoro non si leva una ribellione, che si traduca in grandi lotte.
Da decenni le politiche neoliberiste di tutti i partiti attualmente al governo, in nome alla totale libertà delle imprese e alla logica del profitto a tutti i costi hanno distrutto quanto più possibile dei diritti e delle tutele del mondo del lavoro, favorendo diffuse condizioni di sfruttamento estremo in cui l’insicurezza   è la norma; e non ci si può ribellare perché perdi il lavoro e il misero stipendio con cui dai da mangiare alla tua famiglia. Nello stesso tempo e per gli stessi motivi è stato drasticamente tagliato il personale di tutte le funzioni pubbliche deputate a garantire la legalità: l’ultimo governo Conte per ridurre le tariffe Inail alle imprese ha ridotto gli investimenti per la sicurezza nei luoghi di lavoro.”

— Morti sul lavoro – La verità nascosta dall’ipocrisia della politica e dei media
(via superfuji)+

e se dicono : tu hai dei problemi. rispondigli : togliti dal cazzo che me ne risolvi uno.

in effetti…
Attilio Ela Durante

Taffo Funeral Services

Bruciano le colline di Burin, villaggio vicino Nablus nella Palestina occupata e ad appiccare le fiamme sono stati i coloni israeliani cercando cosi di mandar via i palestinesi dalle loro case e impossessarsene.
Il volto di Israele🇱 che il mondo non...

Bruciano le colline di Burin, villaggio vicino Nablus nella Palestina occupata e ad appiccare le fiamme sono stati i coloni israeliani cercando cosi di mandar via i palestinesi dalle loro case e impossessarsene.
Il volto di Israele🇱 che il mondo non espone.

Ranfagni Roberto

Mona al-Kurd, una donna palestinese che abita nel quartiere storico di Sheikh Jarrah nei pressi di Gerusalemme, parla con il colono israeliano che gli ha rubato la casa. Il colono ammette di averle sottratto l’abitazione e si giustifica così
Saleh...

Mona al-Kurd, una donna palestinese che abita nel quartiere storico di Sheikh Jarrah nei pressi di Gerusalemme, parla con il colono israeliano che gli ha rubato la casa. Il colono ammette di averle sottratto l’abitazione e si giustifica così

Saleh Zaghloul

“Quello che indaga sulla Lega l’abbiamo messo noi”: il silenzio di Draghi e del Governo sul caso Durigon
L'inchiesta del team Backstair di Fanpage.it ha svelato il sistema di potere di Claudio Durigon. Il sottosegretario all'economia del Governo...

“Quello che indaga sulla Lega l’abbiamo messo noi”: il silenzio di Draghi e del Governo sul caso Durigon

L’inchiesta del team Backstair di Fanpage.it ha svelato il sistema di potere di Claudio Durigon. Il sottosegretario all’economia del Governo Draghi promette posti nelle aziende partecipate e afferma di poter condizionare l’inchiesta sulla Lega perché il titolare dell’indagine è stato “messo da lui”. Non solo, la sua ascesa è legata a un sistema di tessere gonfiate, di incarichi pubblici ottenuti grazie a questo escamotage, di rapporti quantomeno “pericolosi” con esponenti della criminalità di Latina e vicini la ‘ndrangheta.

Fatti gravissimi che in qualsiasi altro paese d’Europa avrebbero scatenato un putiferio e che, in Italia, il governo sta cercando di tenere quanto più “nascosti” possibile. Claudio Durigon non è un onorevole di secondo piano. È il “papà” di Quota 100, fa parte del cerchio magico di Matteo Salvini (è con lui al Papeete, alle feste di compleanno, in vacanza a Sabaudia), è il numero due del Ministero delle Finanze, il cui Ministro è una diretta emanazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi.

In un paese in cui la politica si occupa dell’aspetto etico dei suoi membri Claudio Durigon si sarebbe già dimesso. Ma siamo in Italia e abbiamo delegato alla magistratura anche le scelte etiche sulla politica. È arrivato il momento di dire basta. Il perimetro delle responsabilità sociali è un perimetro molto più ampio di quello sulle responsabilità penali. Fa parte del patto tra cittadino e suo rappresentate e non ha, necessariamente, un corrispettivo penale. Se un politico mente, se un politico afferma di dare indietro i soldi al proprio partito (e magari su quella promessa viene eletto) e poi non lo fa, non siamo nell’ambito penale ma etico.
Non è importante se la magistratura aprirà o meno un’inchiesta, perché la nonchalance con la quale Durigon dice di disporre di un generale della Guardia di Finanza, la semplicità con la quale offre nomine a una persona a lui vicina rappresenta un problema etico prima che giuridico.

L’assordante silenzio del governo e del Presidente Draghi fa più rumore dell’inchiesta stessa. Se il nostro perimetro etico deve essere quello delle democrazie europee ebbene in Europa un sottosegretario che afferma di poter condizionare le indagini si sarebbe già dimesso.

E invece siamo qui nell’attesa che un membro della maggioranza dica qualcosa, spieghi, chiarisca. Niente. Solo il silenzio. Il silenzio della tv di stato, per la quale quest’inchiesta non esiste. Il silenzio di Matteo Salvini, sempre pronto a commentare qualsiasi cosa venga dibattuta sui social.

Il silenzio di un governo di larghissime intese che avrebbe dovuto fare della ricostruzione del patto stato-cittadino il suo faro e che invece si trova a nascondersi dietro i portoni dei palazzi.

L’Italia è un paese che uscirà davvero dalla crisi coronavirus solo quando avrà ricostruito questo patto, solo quando avrà una classe politica che si autoregolamenta davvero e non deve aspettare sempre un’inchiesta della magistratura per delimitare il proprio perimetro etico. Quando davanti a fatti di tale gravità quelli che si definiscono leader abbiano il coraggio di metterci la faccia e di dire “così non va”. La credibilità della classe politica passa anche per questi gesti. L’antipolitica si combatte così, con l’etica, non con il silenzio.

di Francesco Piccinini

Questa me l’ero persa…
Diventerà ricchissima, la portavoce del Presidente Musumeci. Con una legge ieri l'aula ha deliberato l'aumento dello stipendio da 60 mila a 160 mila euro. Più 100.000 € in un solo colpo. Hanno votato a favore di questa...

Questa me l’ero persa…
Diventerà ricchissima, la portavoce del Presidente Musumeci. Con una legge ieri l’aula ha deliberato l’aumento dello stipendio da 60 mila a 160 mila euro. Più 100.000 € in un solo colpo. Hanno votato a favore di questa vergognosa norma FRATELLI D’ITALIA, LEGA, FORZA ITALIA, DIVENTERÀ BELLISSIMA, UDC E ITALIA VIVA.
Dei nostri rappresentanti locali hanno votato SI:
GIORGIO ASSENZA (db) , ORAZIO RAGUSA ( lega) Hanno votato NO: STEFANIA CAMPO (M5S) , NELLO DI PASQUALE (PD).

Enrico Colajanni

I post dei politici “rammaricati” sono vergognosi. Gli operai non muoiono per caso
di
Saverio Tommasi
È morta una ragazza di 22 anni sul lavoro a Montemurlo, cioè a due schioppi di fucile da casa mia, e si chiamava Luana D’Orazio, un'operaia morta...

I post dei politici “rammaricati” sono vergognosi. Gli operai non muoiono per caso

di
Saverio Tommasi

È morta una ragazza di 22 anni sul lavoro a Montemurlo, cioè a due schioppi di fucile da casa mia, e si chiamava Luana D’Orazio, un’operaia morta intrappolata in un orditoio. Io non sapevo neanche cosa fosse un orditoio, prima d’oggi. Poi ho letto sia un macchinario che permette di preparare l’ordito, in modo che possa essere montato su un telaio da tessitura. Cosa vuol dire ancora non lo so, ora però che me lo immagino, immagino lei trascinata dentro.

Quattro giorni fa è morto anche Mattia, 23 anni a Montebelluna, è morto sotto un’impalcatura, dicono “un carico sospeso”, che a dire così sembra meno grave e anche responsabilità sua.

Il 2 febbraio a Prato invece è morto Sabri, schiacciato da una macchina per la cardatura. La cardatura è un’operazione che precede il processo di filatura della lana.

La cardatura è un po’ come l’ordito, sono vocaboli di 50 anni fa, e anche le morti sono come quelle di 50 anni fa, anche se oggi siamo nel 2021.

Ieri è morta Luana D’Orazio, l’ho conosciuta leggendo le agenzie che rimbalzavano la notizia della morte, che è poi solo un altro aspetto terribile della dipartita: gente che sa della tua esistenza dopo che non ci sei più. E qualcuno si accorge di quanto ti voleva bene un po’ troppo tardi.

Quelle sul lavoro le chiamano morti bianche, ma invece sono morti rosso sangue, soprattutto se vieni stritolato o schiacciato, che in realtà il sangue non è neanche rosso, quando si rapprende a terra diventa viola scuro e quasi nero. È di questo colore il sangue di una persona morta sul lavoro, intrappolata in un orditoio o sotto un carico sospeso che poi si è staccato, o schiacciata da una macchina per la cardatura.

Certi verbi come schiacciato, intrappolato, stritolato, si portano la morte dentro. E allora bisogna dirli altrimenti sembra che siano morti per caso o di sonno.
Invece sono morti sul lavoro e non per caso.

Per questo io ho brutte opinioni dei politici eletti che prendono stipendi per fare le leggi e stabilire i controlli, e poi invece campano facendo post di cordoglio su Facebook.
“Quanto mi dispiace”, scrivono.

“Bisogna ristabilire le priorità”.

“Non si può morire di lavoro a 22 anni”, ecco per cominciare io direi neanche a 70. E sotto il post la collezione di “riposa in pace”. Come se le leggi non dovessero farle proprio loro, come se la colpa fosse del fato, o fosse degli altri e mai la loro; non dico per la morte di Luana, di Mattia o di Sabri, intendo per la morte di tutti. Come funzionano il distretto tessile di Pistoia o quello di Prato, da queste parti lo sanno i bambini appena nascono, che tutti in famiglia conoscono qualche sfruttato, o hanno avuto un’azienda chiusa da una concorrenza sleale, o vedono una luce accesa in una fabbrica che di notte dovrebbe stare chiusa, o hanno partecipato prima a un funerale che a una comunione. Lo sanno anche i politici, ma poi alle cene invitano i padroni, perché gli operai non possono permettersi di finanziare le campagne elettorali.

E allora non scandalizzatevi se muore Luana D’Orazio di 22 anni e lascia un bambino di 5.

“Scandalo” è una parola preziosa, lasciatela a noi, che per voi è solo amministrazione dell’esistente, forse giusto con una punta di dispiacere quando tornate a casa e lo specchio vi riflette dentro, senza fare sconti.

Scandalo lasciatelo dire a noi, che a voi in fondo va benissimo così.

“Vorrei dire a tutti quelli che con imbarazzante superficialità rispondono al messaggio di stima e sostegno che ho scritto a Fedez con parole tipo zoccola, lesbica, vecchia, mostrano tutta la loro infelicità e mi dispiace per loro.
A quelli che...

“Vorrei dire a tutti quelli che con imbarazzante superficialità rispondono al messaggio di stima e sostegno che ho scritto a Fedez con parole tipo zoccola, lesbica, vecchia, mostrano tutta la loro infelicità e mi dispiace per loro.
A quelli che dicono che le parole offensive contro i neri e i gay non moriranno mai e che non c’è niente di male a dirle, che non esiste un’altra famiglia se non quella composta da padre e madre, che il ddl Zan mette in discussione la libertà di espressione e addirittura cos’è l’uomo e cos’è la donna invece suggerisco di leggere il disegno di legge (è breve) o ascoltare le parole di chi lo ha scritto.
Si può non essere d’accordo e il diritto di opinione è sacrosanto ma è necessario, per la salute nostra e del nostro Paese, che i diritti a tutela delle persone siano uguali per tutti. Per questo devono essere applicati.
Infine, a chi dice che sabato 8 maggio la manifestazione a sostegno del ddl Zan organizzata dai Sentinelli non si deve fare per problemi di assembramento, sappiate che verranno applicate e rispettate tutte le misure necessarie (distanziamento mascherine controlli etc) come nelle altre manifestazioni (pacifiche, ben organizzate e controllate).
Un sorriso a tutti voi.”

Paola Turci

(Valerio Capraro)

Didascalia originale, del 29 maggio 1920:
“Le gambe nude e gli scarsi costumi da bagno interi erano molto evidenti oggi all'apertura della spiaggia balneare municipale di Washington. I funzionari hanno accettato di ignorare come precedentemente gli...

Didascalia originale, del 29 maggio 1920:
“Le gambe nude e gli scarsi costumi da bagno interi erano molto evidenti oggi all’apertura della spiaggia balneare municipale di Washington. I funzionari hanno accettato di ignorare come precedentemente gli ordini proibitivi emessi a Coney Island e Atlantic City . ”

Libreria del Congresso

Didascalia originale del 17 agosto 1920:
Dopo aver trovato l'attività di muratura troppo piena di alti e bassi, questa straordinaria ragazza ha deciso di provare le travi di ferro tanto per cambiare.
È la signorina" Collie “Collier, una giornalista...

Didascalia originale del 17 agosto 1920:
Dopo aver trovato l’attività di muratura troppo piena di alti e bassi, questa straordinaria ragazza ha deciso di provare le travi di ferro tanto per cambiare.
È la signorina” Collie “Collier, una giornalista del Chicago Herald-Examiner. ”

Bettmann / Getty

da RAI 1 AVANTI TUTTA A FAVORE DELL'ODIO…
Annalisa Chirico ieri sera a PORTA A PORTA ha detto, parlando della legge Zan, che LEI VUOLE ESSERE LIBERA DI ODIARE. Essendo lei di DESTRA (scrive sul giornale IL FOGLIO) ha espresso, dunque, una chiara...

da RAI 1 AVANTI TUTTA A FAVORE DELL’ODIO…

Annalisa Chirico ieri sera a PORTA A PORTA ha detto, parlando della legge Zan, che LEI VUOLE ESSERE LIBERA DI ODIARE. Essendo lei di DESTRA (scrive sul giornale IL FOGLIO) ha espresso, dunque, una chiara opinione della Destra italiana: vogliono semplicemente essere liberi di odiare i gay e tutti quelli che non piacciono alla Destra .

NO COMMENTI VOLGARI NOOOOOOOOOO

Carmela Blandini

“Zaia mi ha denunciato, ma non so perché”
«Luca Zaia chiede ai suoi avvocati (mesi fa ma la notifica mi giunge solo ora) di chiedere al giudice di indagare su di me nel caso qualcosa che probabilmente ho detto e che però non so cos'è (nell'atto non...

“Zaia mi ha denunciato, ma non so perché”

«Luca Zaia chiede ai suoi avvocati (mesi fa ma la notifica mi giunge solo ora) di chiedere al giudice di indagare su di me nel caso qualcosa che probabilmente ho detto e che però non so cos’è (nell’atto non lo dicono) abbia recato offesa a lui».

«Adesso io, che a differenza di Zaia non lavoro da un anno – prosegue Balasso – devo mettermi a telefonare e a scrivere, insomma a perdere tempo, non per difendermi da qualcosa, ma solo per capire da cosa dovrei difendermi. Prima o poi lo verrò a sapere. Nel caso voleste dei soldi ve lo dico subito, sarò costretto ad accettare la galera, perciò niente soldi»

«Voi potete continuare col vostro soliloquio giornalistico, continuare a pensare di intimidire la gente con le vostre querele, fare come quel vostro sodale che pretende libertà di espressione e di azione per sé, ma quand’era ministro mandava la Digos a prendere i nominativi di quelli che esponevano striscioni contro di lui. Ma se pensate che per questo motivo in futuro ci penserò anche solo mezzo secondo prima di dire che Zaia mi sta sul cazzo, vi sbagliate di grosso».

Natalino Balasso

Altan
Travaglio: “Il direttore di Rai3 Franco Di Mare si scusi con il cantante per le sue responsabilità”
“Franco Di Mare chiede le scuse di Fedez? Chi deve scusarsi è lui in quanto responsabile di Rai3″. Così Marco Travaglio, nel suo intervento...

Travaglio: “Il direttore di Rai3 Franco Di Mare si scusi con il cantante per le sue responsabilità”

“Franco Di Mare chiede le scuse di Fedez? Chi deve scusarsi è lui in quanto responsabile di Rai3″. Così Marco Travaglio, nel suo intervento settimanale ad ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico condotto da Luca Sommi e Andrea Scanzi in onda tutti i mercoledì alle 21.25 su Nove a proposito della polemica fra il rapper milanese e il direttore di Rai3 che, in Commissione di Vigilanza ha fornito la sua versione della ormai celebre telefonata avvenuta prima del Concerto del 1° maggio. “Di Mare è responsabile di una rete che ha come vicedirettore (Ilaria Capitani, ndr) quel personaggio che abbiamo sentito nella telefonata, la quale si sente una persona in evidente stato, non saprei come dire, di soggezione rispetto a “un sistema”, come lo chiama, che è la politica, che è il controllo del governo sulla Rai televisione pubblica e che ovviamente intimidisce le persone che vogliono farsi intimidire, tipo questa vicedirettrice che ho scoperto essere l’ex portavoce di Veltroni – ha detto il direttore de Il Fatto Quotidiano – Quindi stiamo parlando non di una leghista, ma di una piddina. Del resto se al governo ci sono tutti ovvio che un dirigente della Rai deve inchinarsi a tutti, se ha, diciamo, anche una predisposizione posturale all’inchino”.


di F. Q.

Caso Fedez: il complotto di Travaglio e Gomez all’Autogrill
Cari lettori, ci hanno scoperto. Siamo costretti a confessare perché ieri Repubblica ha pubblicato un’anticipazione della tesi difensiva del direttore di Rai3 Franco Di Mare, il quale...

Caso Fedez: il complotto di Travaglio e Gomez all’Autogrill

Cari lettori, ci hanno scoperto. Siamo costretti a confessare perché ieri Repubblica ha pubblicato un’anticipazione della tesi difensiva del direttore di Rai3 Franco Di Mare, il quale sostiene che “la famosa telefonata registrata da Fedez era una trappola orchestrata con l’ausilio di Marco Travaglio e Peter Gomez”. Ebbene, tutto vero. L’idea di un complotto contro Di Mare è nata nel parcheggio dell’Autogrill Tortona Nord, dove il nostro direttore ha incontrato Gomez in gran segreto proprio mentre Fedez li raggiungeva carico di prelibati dolcetti romagnoli. Fedez lamentava una ormai insopportabile monotonia dei palinsesti di Rai3, di cui l’artista è fedele spettatore. A quel punto Travaglio si è illuminato: “Perché non scrivere un monologo sul ddl Zan, sperare che vogliano censurarlo, farsi dire che è un testo inopportuno, registrare tutto, metterlo sui social e poi sputtanare la Lega sul palco?” “Potrebbe funzionare – si è inserito Gomez –, ma Di Mare è un osso duro, ci becca di sicuro”. E infatti oggi, guarda caso, scopriamo che un presunto passante ha filmato l’incontro all’Autogrill e poi lo ha inviato a Di Mare. Ma noi non molliamo: appuntamento a Medesano Est per una rustichella e per decidere le prossime mosse.

di L. Giar.

DOPO CHE I SACERDOTI BENEDICONO LO STERCO,I FEDELI SONO PRONTI A LANCIARSELO ALLEGRAMENTE,ADDOSSO!😅
Alla scoperta del Gorehabba, una bizzarra festività indiana
Ebbene sì, in India esiste una ricorrenza assai strana, che prevede una pratica del tutto...

DOPO CHE I SACERDOTI BENEDICONO LO STERCO,I FEDELI SONO PRONTI A LANCIARSELO ALLEGRAMENTE,ADDOSSO!😅

Alla scoperta del Gorehabba, una bizzarra festività indiana
Ebbene sì, in India esiste una ricorrenza assai strana, che prevede una pratica del tutto inusuale: il lancio del letame di vacca, detto anche Gorehabba. Questa tradizione nasce nel piccolo villaggio di Gummatapura, al confine con gli Stati di Karnataka e Tamil Nadu, ed è praticata alla fine della festività di Diwali. La Diwali, chiamata anche Dipavali o Deepawali è una delle più importanti feste indiane e si festeggia nel mese di ottobre o novembre. Simboleggia la vittoria del bene sul male ed è chiamata “festa delle luci”: durante la festa si usa infatti accendere delle luci.

Alla base della celebrazione del Gorehabba vi è un significato ben preciso. Infatti, in India lo sterco di vacca è considerato sacro, dato che una della loro divinità, Beereshwara Swamy, avrebbe origine proprio dal letame. Non solo, ma questo viene utilizzato per molteplici scopi, come per la creazione di prodotti di bellezza, di artigianato e altro ancora.

Elia D’Alessio

Ma guarda un po’: il servizio delle Iene sui voli di Stato di Maria Elisabetta Alberti Casellati, andato in onda due sere fa, è sparito nel nulla.
Non compare più da nessuna parte, né sul sito né sulla pagina Fb del programma e nemmeno sui canali...

Ma guarda un po’: il servizio delle Iene sui voli di Stato di Maria Elisabetta Alberti Casellati, andato in onda due sere fa, è sparito nel nulla.

Non compare più da nessuna parte, né sul sito né sulla pagina Fb del programma e nemmeno sui canali Mediaset.

Scomparso, evaporato, volatilizzato. Non sarà mica censura o, meglio ancora, autocensura? Ma figurati!

È solo una coincidenza, dai.

Andrea Scanzi

Pietro Celestino Marengo
VujadIn Boskov
Breve storia drammatica.
Giorgia Meloni si presenta in conferenza stampa per parlare di tutto, e quindi, come spesso le capita, di niente.
Poi si passa al Ddl Zan.
Prima domanda:
“Cosa ne pensa del testo alternativo alla legge Zan di Lega e Forza...

Breve storia drammatica.

Giorgia Meloni si presenta in conferenza stampa per parlare di tutto, e quindi, come spesso le capita, di niente.

Poi si passa al Ddl Zan.

Prima domanda:
“Cosa ne pensa del testo alternativo alla legge Zan di Lega e Forza Italia”?

Risposta:
“Non l’ho letto, ma mi sembra intelligente.”(Ah!)

Seconda domanda:
“Ma lei sa cosa vuol dire gender?”

Lei:
“Ah, guardi, io non l’ho mai capito bene.”

In pratica, in due sole risposte, ha confessato di apprezzare proposte che non ha mai letto e di contestare cose che non ha mai capito.

In dieci righe, la destra sovranista messa a nudo. E francamente non è un bel vedere.

Lorenzo Tosa

Propio
Roba da matti: la Guardia costiera libica ha aperto il fuoco contro due pescherecci italiani. Un marinaio italiano è ferito e una nostra nave sta andando a soccorrerlo.
Questi li supportiamo pure da anni (sin da Berlusconi) e ci sparano addosso....

Roba da matti: la Guardia costiera libica ha aperto il fuoco contro due pescherecci italiani. Un marinaio italiano è ferito e una nostra nave sta andando a soccorrerlo.

Questi li supportiamo pure da anni (sin da Berlusconi) e ci sparano addosso. Chiarire immediatamente e mantenere linea dura, perché questa roba non può esistere. Sennò diventiamo lo zimbello d’Europa.

Leonardo Cecchi

buon pomeriggio

Purtroppo la tragica morte di Luana D’Orazio, la 22enne operaia che ha perso la vita mentre lavorava in un’azienda tessile in provincia di Prato, non è un caso isolato.
Le cosiddette “morti bianche” sul lavoro sono una strage inesorabile e costante...

Purtroppo la tragica morte di Luana D’Orazio, la 22enne operaia che ha perso la vita mentre lavorava in un’azienda tessile in provincia di Prato, non è un caso isolato.

Le cosiddette “morti bianche” sul lavoro sono una strage inesorabile e costante che va avanti da sempre. Ma evidentemente è una strage che non fa notizia.

Stamani un operaio 49enne ha perso la vita. Stava lavorando in un’azienda di Busto Arsizio (Varese). È stato schiacciato da un tornio meccanico. Trasportato d’urgenza in elicottero all’ospedale di Legnano, non sono riusciti a salvarlo.

Non si può morire così. Non nel 2021. Dov’è la politica?

Tra una polemica idiota sul nulla, i Babbi regalati di nascosto in autogrill e un tweet a caso su Pio e Amedeo, chi viene pagato lautamente per occuparsi della “cosa pubblica” può trovare il tempo per salvare le vite di quei milioni di lavoratrici e lavoratori che – ogni santo giorno! – mettono a repentaglio la loro esistenza in cambio di una paga da fame e infame?

Tutto questo non è accettabile.

Andrea Scanzi

Quando finirà questa catastrofe?
Pier Magini

Quando finirà questa catastrofe?

Pier Magini

Morire di lavoro a 22 anni….
Nel Paese dei tre morti al giorno sul lavoro, a parte qualche articolo di giornale e qualche messaggio di cordoglio, non accade nulla.
Eppure si muore più per lavoro (1270 nel 2020) che per omicidi (271 nel 2020).
Ma la...

Morire di lavoro a 22 anni….
Nel Paese dei tre morti al giorno sul lavoro, a parte qualche articolo di giornale e qualche messaggio di cordoglio, non accade nulla.
Eppure si muore più per lavoro (1270 nel 2020) che per omicidi (271 nel 2020).
Ma la sicurezza di cui parla la politica non riguarda mai lavoratori e lavoratrici. Assurdo e intollerabile.

Turiddu Sicilia

Non può succedere ancora!
Non deve succedere ancora!
La morte della giovane Luana sul lavoro è inaccettabile.
La vignetta di Mauro Biani su Repubblica di oggi
(ANPI Colleferro “La Staffetta Partigiana”)

Non può succedere ancora!
Non deve succedere ancora!

La morte della giovane Luana sul lavoro è inaccettabile.

La vignetta di Mauro Biani su Repubblica di oggi

(ANPI Colleferro “La Staffetta Partigiana”)

meloni, coglioni, buffoni, fascistoni, e così via

meloni, coglioni, buffoni, fascistoni, e così via

Francia e Regno Unito litigano per i diritti di pesca a Jersey – Il Post

[…]

Era già successo che tra i due paesi ci fossero tensioni sui nuovi accordi di Brexit, ma questa volta la situazione si è trasformata in aperta ostilità: in reazione alle minacce francesi, infatti, mercoledì il primo ministro britannico Boris Johnson ha ordinato l’invio di due navi di pattuglia della Royal Navy per proteggere Jersey, mentre oggi una sessantina di pescherecci francesi stanno bloccando il porto principale di Saint Helier. Giovedì mattina sono state mobilitate anche due navi francesi: una è una nave della gendarmeria nazionale e l’altra è una nave di pattuglia della Guardia costiera.

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Sento odore di Malvinas…

bicheco:

Storie della pandemia

Lei, 80 anni, vedova, vaccinata con Astrazeneca. Lui, 75 anni, single e negazionista, metteva la mascherina ma solo per paura di una multa. Si conobbero alla riapertura dei cinema, il film era “Nomadland”, solo loro due in sala ed alla fine della proiezione gli occhi umidi li avvicinarono. Adesso vivono assieme e sono felici: lei ha fatto il richiamo mentre lui si è iniettato Johnson e Johnson, ma “solo per amore” come tiene sempre a precisare.

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non è matto chi parla agli animali, ai fiori alle piante… ma a chi parla a certe persone sperando che queste capiscano….

LE STRAGI IM-PUNITE
Ricorre tra pochi giorni, il 43° Anniversario della morte di ALDO MORO, ucciso dalle BR ed il cui corpo fu fatto ritrovare in una macchina parcheggiata in Via Caetani a Roma.
Due mesi prima era stato catturato dai Brigatisti che,...

LE STRAGI IM-PUNITE

Ricorre tra pochi giorni, il 43° Anniversario della morte di ALDO MORO, ucciso dalle BR ed il cui corpo fu fatto ritrovare in una macchina parcheggiata in Via Caetani a Roma.
Due mesi prima era stato catturato dai Brigatisti che, a sangue freddo, sterminarono la sua scorta :

ORESTE LEONARDI
DOMENICO RICCI
RAFFAELE IOZZINO
GIULIO RIVERA
FRANCESCO ZIZZI

Nel corso degli anni, furono arrestati e processati, quasi tutti i Brigatisti responsabili della strage.
Condannati e Liberati……Come vivono oggi ?

Nei confronti dei brigatisti coinvolti direttamente nella vicenda furono emessi i seguenti giudizi:

Rita Algranati: ultima a essere catturata fra i terroristi coinvolti nel caso Moro, a Il Cairo nel 2004, sta scontando l’ergastolo. Fu la «staffetta» del commando brigatista in via Fani.

Maurizio Iannelli: catturato nel 1980 e condannato a due ergastoli. In libertà vigilata dal 2003 è attualmente il regista di vari programmi Rai (Amore criminale, Sopravvissute)

Barbara Balzerani: catturata nel 1985 e condannata all’ergastolo. In libertà vigilata dal 2006. In via Fani presidiava mitra alla mano a bordo di un’auto l’incrocio con via Stresa e durante il sequestro occupava la base di via Gradoli 96 nella quale conviveva con Mario Moretti.

Franco Bonisoli: catturato nella base di via Monte Nevoso 8 a Milano il 1º ottobre 1978, è stato condannato all’ergastolo e oggi è in semilibertà. In via Fani sparò sulla scorta di Moro e alla conclusione del sequestro portò nel covo di Milano il memoriale e le lettere dello statista ritrovate in una prima tranche contestualmente al suo arresto e in una seconda tranche l’8 ottobre 1990.

Anna Laura Braghetti: arrestata nel 1980, condannata all’ergastolo, è in libertà condizionale dal 2002. Durante il sequestro non era ancora in clandestinità: era l’intestataria e l’inquilina «ufficiale», insieme con Germano Maccari, dell’appartamento di via Montalcini a Roma, tuttora l’unica prigione accertata di Moro.

Alessio Casimirri: fuggito in Nicaragua, dove gestisce un ristorante, è l’unico a non essere mai stato arrestato né per il caso Moro né per altri reati. In via Fani presidiava con Alvaro Lojacono la parte alta della strada.

Raimondo Etro: catturato solo nel 1996, è stato condannato a 24 anni e 6 mesi, poi ridotti a 20 e 6 mesi. Non era presente in via Fani, ma fu il custode delle armi usate nella strage.

Adriana Faranda: arrestata nel 1979, è tornata in libertà nel 1994 dopo essersi dissociata dalla lotta armata. Non è stata accertata in sede giudiziaria la sua presenza in via Fani. Fu, assieme a Valerio Morucci, la «postina» del sequestro Moro.

Raffaele Fiore: catturato nel 1979 e condannato all’ergastolo, è in libertà condizionale dal 1997. In via Fani ha sparato sulla scorta di Moro, anche se il suo mitra si è inceppato quasi subito.

Prospero Gallinari: già latitante (durante il sequestro Moro) per il sequestro del giudice Mario Sossi, è successivamente catturato nel 1979. Dal 1994 al 2007 ha ottenuto la sospensione della pena per motivi di salute, ottenendo gli arresti domiciliari. È deceduto il 14 gennaio 2013. In via Fani ha sparato sulla scorta di Moro e durante il sequestro era rifugiato nel covo brigatista di via Montalcini, unica prigione di Moro accertata in sede giudiziaria.

Alvaro Lojacono: fuggito in Svizzera non ha mai scontato un solo giorno di prigione né per il caso Moro né per l’omicidio dello studente Miki Mantakas ma soltanto per reati legati a traffici d’armi da e per la Svizzera, che non ha mai concesso la sua estradizione in Italia. In via Fani presidiava con Alessio Casimirri la parte alta della strada e con lui era sull’auto che bloccò da dietro la colonna di auto con a bordo Moro e la sua scorta, subito prima della strage.

Germano Maccari: arrestato solo nel 1993, rimesso in libertà per decorrenza dei termini e poi riarrestato dopo aver ammesso il suo coinvolgimento nel sequestro, viene condannato a 30 anni, poi ridotti a 23, nell’ultimo processo celebrato sul caso Moro. È morto per aneurisma cerebrale nel carcere di Rebibbia il 25 agosto 2001. Insieme con Anna Laura Braghetti era l’inquilino «ufficiale» dell’appartamento di via Montalcini, unica prigione di Moro finora accertata, sotto il falso nome di «ingegner Luigi Altobelli».

Mario Moretti: catturato nel 1981 e condannato a 6 ergastoli. Dal 1994 è in semilibertà e lavora da oltre 14 anni per la Regione Lombardia. Capo della colonna romana delle Brigate Rosse, Oltre a dirigere l’intera operazione e a effettuare sopralluoghi poco prima dell’agguato, in via Fani era alla guida dell’auto che bloccò il convoglio di Moro e della scorta avviando l’imboscata. Nonostante alcune testimonianze oculari, non è stato accertato in sede giudiziaria che abbia sparato. Durante il sequestro occupava con Barbara Balzerani il covo di via Gradoli 96 e si recava quotidianamente a interrogare Moro nel luogo della sua detenzione e periodicamente a Firenze e Rapallo per riunioni con il comitato esecutivo dell’organizzazione terroristica. Tempo dopo il processo, confessò anche di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Moro.

Valerio Morucci: arrestato nel 1979 venne condannato a 30 anni dopo essersi dissociato dalla lotta armata. Rilasciato nel 1994, si occupa di informatica. In via Fani sparò sulla scorta di Moro e durante il sequestro fu il “postino” delle Brigate Rosse insieme con la sua compagna Adriana Faranda, oltre a effettuare quasi tutte le telefonate legate al sequestro, compresa l’ultima in cui comunicò a Franco Tritto l’ubicazione del corpo di Aldo Moro.

Bruno Seghetti: catturato nel 1980 e condannato all’ergastolo, è ammesso al lavoro esterno nell’aprile del 1995. Ottiene la semilibertà nel 1999 che però gli viene revocata in seguito ad alcune irregolarità. È tuttora detenuto, e lavora per la cooperativa 32 dicembre di Prospero Gallinari. In via Fani era alla guida dell’auto con la quale Moro venne portato via dopo l’agguato.

Sottolineo solo che per molti di loro, seppur condannati all’ergastolo, le porte del carcere si sono spalancate qualche anno dopo il massacro in virtù della loro “dissociazione” postuma.

Penso che la “redenzione” (fine ultimo della pena inflitta) NON dovrebbe mai cancellare il crimine e la conseguente responsabilità.
Appartiene eventualmente ad un presunto dio il perdono.

Io sono solo un Uomo.
Che non dimentica e non perdona.

Claudio Khaled Ser

«È per i miei figli e per la Sicilia».
Solo complimenti, e un grazie, a Giuseppe Condorelli, amministratore dell’omonima azienda dolciaria, che con la sua denuncia ha fatto arrestare ieri 40 mafiosi nel catanese, e ha così commentato quanto...

«È per i miei figli e per la Sicilia».

Solo complimenti, e un grazie, a Giuseppe Condorelli, amministratore dell’omonima azienda dolciaria, che con la sua denuncia ha fatto arrestare ieri 40 mafiosi nel catanese, e ha così commentato quanto accaduto.

Quei mafiosi gli spedirono a casa una bottiglia incendiaria con biglietto: “Mettiti a posto ho (testuale) ti facciamo saltare in aria, cercati un amico”. Volevano il pizzo. Lui disse di no e denunciò. E ieri è arrivato il risultato di quella denuncia di due anni fa, con ben 40 arresti nel catanese. Tutti mafiosi responsabili di spaccio, estorsione, ricettazione, riciclaggio in tutto il catanese.

Grazie a lui e grazie ai tanti che denunciano anziché rimanere in silenzio, i territori possono esser salvati. Ma lo Stato deve essere al loro fianco, perché non si può chiedere all’imprenditore e al cittadino di combattere la mafia: bisogna chiedere di fidarsi dello Stato che diventa garante del suo presente e del suo futuro.

Investire, anche economicamente, nella lotta alla mafia, potenziando i mezzi dello Stato, è uno dei migliori investimenti che si possano fare.
Grazie per quanto fatto, grazie allo Stato che si è dimostrato pronto.

Leonardo Cecchi

Zero. Proprio zero euro di tasse di imposta sul reddito versate in Europa nel 2020. A fronte di 44 miliardi di proventi.
Questo ha pagato Amazon in Europa, lo ha scoperto oggi il Guardian. Tutto grazie a qualche poco simpatico artifizio fiscale: dato...

Zero. Proprio zero euro di tasse di imposta sul reddito versate in Europa nel 2020. A fronte di 44 miliardi di proventi.

Questo ha pagato Amazon in Europa, lo ha scoperto oggi il Guardian. Tutto grazie a qualche poco simpatico artifizio fiscale: dato che l’unità lussemburghese dell’azienda ha messo a bilancio 1,2 miliardi di euro di perdite, hanno beneficiato di credito d’imposta. Risultato: non si versa un euro.

Allora vogliamo una battaglia seria non per domani, ma per oggi? Eccovela qui: via i paradisi fiscali dall’Europa. Fuori, basta, capitolo chiuso. E tassazione seria, ed equa, per le multinazionali che son diventate monopoli. Se ne parla da tanto ma è ora il momento di agire, e di farlo in Europa, dimostrando che l’Unione a questo serve: a fronteggiare i giganti che i singoli Paesi hanno difficoltà ad affrontare.

Non si può più aspettare. Perché quello zero è un insulto a quei tanti imprenditori che di tali benefici non possono godere.

Leonardo Cecchi

Frosinone, oggi si festeggia “Santa Fregna”
di Francesca De Carolis
Secondo la tradizione dei cittadini di Frosinone il Capoluogo della Ciociaria, 3 maggio è il giorno dedicato a Santa Fregna. Per quanto può sembrare incredibile, la storia non è una...

rosinone, oggi si festeggia “Santa Fregna”

di Francesca De Carolis

Secondo la tradizione dei cittadini di Frosinone il Capoluogo della Ciociaria, 3 maggio è il giorno dedicato a Santa Fregna. Per quanto può sembrare incredibile, la storia non è una bufala, ma affonda le sue radici lungo i secoli.

A festeggiare questa particolare ricorrenza è tutta la città di Frosinone, capoluogo ciociaro.

Come si leggeva qualche tempo fa nel sito ufficiale del Comune di Frosinone, specifiche ad oggi non più presenti sul sito istituzionale, “il 3 maggio ricorre il giorno dedicato a S. Elena Flavia Giulia, madre dell’imperatore Costantino che secondo la tradizione cristiana ritrovò all’inizio del IV sec d.c., i resti della Croce Santa”. “Da un punto di vista profano – si legge ancora – la croce (ovvero la pena, la sofferenza Ndr) dell’uomo può essere identificata con il sesso femminile, il desiderio del quale spesso rimane insoddisfatto. In pratica, visto che una delle maggiori “pene” per l’uomo è non poter andare a letto con una donna, Santa Giulia è stata trasformata in Santa Fregna.“

“Nella tradizione orale popolare – spiegava il Comune di Frosinone – questo giorno è associato ad un evento lontano e improbabile da cui il modo di dire che un qualcosa accadrà “‘Nsanta fregna…” a significare chissà quando, forse mai”. E così oggi è “Santa Fregna”

https://www.frosinonetoday.it

Geniale. La nuova idea della destra in Lombardia è geniale.
L'idea di prendere Gallera, l'uomo defenestrato per non aver saputo gestire la società di acquisti Aria (tra le altre cose), e dargli la vigilanza di tutte le partecipate della Regione, è...

Geniale. La nuova idea della destra in Lombardia è geniale.
L’idea di prendere Gallera, l’uomo defenestrato per non aver saputo gestire la società di acquisti Aria (tra le altre cose), e dargli la vigilanza di tutte le partecipate della Regione, è brillante.

Perché questo è avvenuto: Gallera è stato eletto Presidente della I Commissione della Regione Lombardia, quella del Bilancio. Che vigila su Aria e su tutte le altre partecipate della Regione. Cioè non è stato in grado di controllarne una, ora le dovrà controllare tutte.

Un capolavoro per il quale l’aggettivo geniale è, a pensarci bene, decisamente riduttivo.

Per il bene di 10 milioni di italiani, i lombardi, speriamo si voti non presto ma prestissimo.

Leonardo Cecchi

4 MAGGIO 1515 - INIZIA LA CENSURA SUI LIBRI DA PARTE DEI PAPI CHE NON HANNO MAI AMATO LA STAMPA E LA CULTURA LIBERA
Inter Sollicitudines è una bolla pontificia di papa Leone X pubblicata il 4 maggio 1515, per promulgare il decreto della X sessione...

4 MAGGIO 1515 – INIZIA LA CENSURA SUI LIBRI DA PARTE DEI PAPI CHE NON HANNO MAI AMATO LA STAMPA E LA CULTURA LIBERA

Inter Sollicitudines è una bolla pontificia di papa Leone X pubblicata il 4 maggio 1515, per promulgare il decreto della X sessione del Concilio Lateranense V relativo alla censura preventiva della stampa.

Nella bolla il papa elogia l’invenzione della stampa, visto come un dono di Dio, che permette il diffondersi della cultura, la formazione degli eruditi, ed in campo cristiano la diffusione della fede e della dottrina cristiana; ma insieme denuncia anche i mali che ne possono derivare al cristianesimo e alla Chiesa per il diffondersi di errori, di pronunciamenti contrari alla fede cristiana, di attacchi contro uomini di Chiesa e per i mali che tali letture possono provocare nell’animo dei semplici fedeli.

Perciò il papa, temendo che uno strumento “inventato per la gloria di Dio, la crescita della fede e la propagazione delle scienze utili” possa diventare “un ostacolo alla salvezza dei fedeli in Cristo”, decide che nessuno può stampare un libro senza l’autorizzazione del vescovo locale (o del Vicario del Papa, se si tratta di libri da stampare nello Stato della Chiesa), sotto pena di scomunica. Nasceva così l’imprimatur, ossia il visto ecclesiastico per la stampa dei libri.

Purtroppo per i papi il divieto non funzionò abbastanza da prevenire la protesta, che avvenne soltanto due anni dopo (1517), di Martin Lutero, che di fatto diede inizio alla Riforma Protestante, per il cui successo fu fondamentale la diffusione delle opere “eretiche” grazie all’invenzione della stampa.

Per cercare di rimediare al danno e prevenire ulteriori pericoli la Chiesa decise di inasprire il controllo sulla stampa, considerata sempre più pericolosa. Per questo nel 1558 fu istituito l’Indice dei libri proibiti (in latino Index librorum prohibitorum), che fu organizzato dalla Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione (o Sant’Uffizio).

La cultura italiana, che nei due secoli precedenti era la più avanzata dell’Occidente, essendo stata il cardine dell’Umanesimo e del Rinascimento, iniziò a declinare. Scienziati e filosofi come Giordano Bruno, Bruno Campanella e Galileo Galilei furono giustiziati, imprigionati o messi sotto silenzio. Autori come Dante, Boccaccio, Ariosto, Machiavelli, Erasmo di Rotterdam vennero proibiti. L’Italia calò in una cappa di grigiore culturale che durò almeno un paio di secoli, fino a che non fu spazzata dall’Illuminismo.

Da notare che l’indice dei libri proibiti fu soppresso soltanto il 4 febbraio del 1966 con la fine dell’inquisizione romana.

(I Maestri del Socialismo)

Perché Pio e Amedeo non sono neppure un’unghia di Checco Zalone  »

di Selvaggia Lucarelli

A Cartabianca ieri sera si parlava di violenza sessuale e della difficoltà estrema per le donne di denunciare.
Maria Grazia Cucinotta ha raccontato con coraggio e lucidità la sua storia di doppia vittima: del proprio carnefice e dei pregiudizi, che...

A Cartabianca ieri sera si parlava di violenza sessuale e della difficoltà estrema per le donne di denunciare.

Maria Grazia Cucinotta ha raccontato con coraggio e lucidità la sua storia di doppia vittima: del proprio carnefice e dei pregiudizi, che ancora oggi esistono e resistono.

“A vent’anni ho subìto un’aggressione a Parigi. E, quando sono andata a denunciare, mi sono sentita dire che ero una bella ragazza e, comunque, me lo dovevo aspettare. Avevo provocato, e quindi mi meritavo quell’aggressione. Sono stata aggredita due volte: la prima fisicamente, la seconda a parole dalla polizia. Sono uscita da lì completamente sconvolta, perché mi sono trovata lì abbandonata da sola, lontana dalla famiglia e non creduta. Ho fatto le valigie, sono tornata a casa, terrorizzata, e per un lungo periodo urlavo a chiunque si avvicinasse. La paura ti resta sempre dentro, quella sensazione di un pezzo di vita che ti portano via. Si appropriano della tua vita per un momento, ed è un trauma. Non siamo oggetti di cui tu puoi prendere possesso senza consenso, bisogna abituare le persone a pensare così. Ogni persona è una vita, un essere umano che decide se fare o non fare una cosa, però deve essere lucida per capire. Perché, se non è lucida, tu te ne stai appropriando senza consenso. Ed è una violenza.”

L.Tosa

Se l’è andata a cercare

(Psicologia Applicata)

Io non sono mai stato esattamente un fan del “politicamente corretto”, come probabilmente avrete capito, direi tutt’altro.
Idem dicasi per la cosiddetta “cancel culture”, che secondo me è una delle peggiori malattie sociali degli ultimi anni.
Detto...

Io non sono mai stato esattamente un fan del “politicamente corretto”, come probabilmente avrete capito, direi tutt’altro.
Idem dicasi per la cosiddetta “cancel culture”, che secondo me è una delle peggiori malattie sociali degli ultimi anni.

Detto questo:

1) No, non c’è nessun adepto del “politicamente corretto” che vuole censurare il bacio di Biancaneve.
È una bufala.
La verità è che due tizie che non conosce nessuno hanno criticato, su un giornale che non legge nessuno, che il percorso della giostra di Biancaneve a Disneyland terminasse con “un bacio non consensuale”.
È una cazzata?
Sì.
Ma non c’è dietro nessuna fantomatica “dittatura del politicamente corretto”, ci sono solo due tizie mai sentite che hanno scritto questa cosa su un giornale mai sentito.

2) Il problema della questione “Pio e Amedeo” non sono le cazzate ingiustificabili che hanno detto circa gli ebrei e i genovesi tirchi, dimostrando delle capacità di comprensione del mondo e della Storia degne di un bambino di tre anni.
Il problema è che, nel 2021, vadano ancora in onda gli spettacoli di Pio e Amedeo e che in giro ci sia della gente che ride davvero vedendo Pio e Amedeo.

Tutto qui.
Solo per puntualizzare.

Emiliano Rubbi

ElleKappa

Dittature: 85 anni dalla presa di Addis Abeba

Oggi, ad 85 anni dalla presa di Addis Abeba, parleremo della Campagna d’Etiopia.

5 maggio 1936: la presa di Addis Abeba
“Oggi 5 maggio, alle ore 16, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abeba”.

Questo il telegramma inviato a Mussolini dal Maresciallo di Pietro Badoglio, comandante del corpo di spedizione in Etiopia. In realtà la città era già stata raggiunta qualche giorno prima dagli ascari, ma comprenderete come non si potesse affidare l’entrata trionfale a dei negri.

Badoglio era già stato Governatore della Tripolitania e della Cirenaica (Libia) dal 1928 al 1934, ove si era coperto di gloria assieme al suo degno sodale generale Rodolfo Graziani, Vice Governatore: i due mattacchioni organizzarono esecuzioni pubbliche dei capi dei ribelli e deportarono 100.000 individui appartenenti alle tribù seminomadi del Gebel (base attiva della resistenza antiitaliana), per i quali vennero allestiti degli insediamenti stabili atti a favorire una più moderna urbanizzazione e socialità, altrimenti detti “campi di concentramento”.

Gli storici ci dicono che non si può parlare di campi di sterminio, giacché in essi non vi era nulla che fosse finalizzato in maniera preordinata alla morte degli ospiti: non si può che convenirne, anche alla luce del fatto che ben 50.000 di essi ne uscirono vivi.

Non dobbiamo giudicare con gli occhi di oggi, all’epoca avere una colonia era un po’ come avere l’argenteria: magari non serve a niente, ma dà lustro alla casa.

Quindi anche l’Italia (che si era fatta precedere di almeno 3-4 secoli da portoghesi, spagnoli, inglesi, olandesi), ben prima che arrivasse l’Uomo della Provvidenza si lanciò alla conquista di terre esotiche: nel 1890 la Somalia e nel 1911 la Libia.

Poteva S.E. il Cavaliere Benito Mussolini non dare agli amati italiani l’occasione di mostrare, come già in passato, la loro militare vigoria? Poteva negare ai figli del patrio suolo la meritata espansione territoriale? E allora via alla conquista dell’Etiopia, partendo proprio dal fronte somalo, per unificare il cosiddetto Corno d’Africa nell’A.O.I., Africa Orientale Italiana.

Italiani brava gente?
Mettetevi nei panni di un ragazzo che nel 1936 si spaccava la schiena su terre pellagrose per avere a stento di che nutrirsi. Probabilmente costui, quando la coscrizione militare lo strappava a quella misera condizione per essere vestito di tutto punto, nutrito e armato, era contento di andare a sparare agli etiopi.

E ancora: l’uomo che diventava assegnatario di un terreno e di una casa colonica, oppure di un impiego e di una casa popolare, sia pure in una terra che prima della partenza non avrebbe saputo indicare sulla carta geografica, era anch’egli contento.

Il fatto che ciò fosse il frutto di una guerra di occupazione non turbava, essendo la guerra -fino a qualche decennio fa- una cosa del tutto naturale, figuriamoci poi se fatta contro i selvaggi. E, se non turbava le truppe, figuriamoci gli ufficiali e gli alti comandi, votati all’elitarismo che si confà alle classi egemoni.

Difficile dire se le canzoni di propaganda rispecchiassero realmente il sentimento popolare. Se fra 85 anni qualche sociologo dovesse pensare che il sentimento popolare italiano del 2021 era fotografato dai reality show su isole varie e dagli spettacoli serali di varietà delle reti nazionali, mi sentirei sottorappresentato; ma, poiché esistono molti nostri connazionali che vedono questa roba e ci si divertono pure, non vedo perché dovremmo dubitare che nel Ventennio accadesse lo stesso.

O morettina
Gli italiani, si sa, non sono razzisti, soprattutto in fatto di donne. Oggi ne è testimonianza il melting pot offerto dall’industria del meretricio nel nostro Paese, rispetto al quale ci mostriamo assai ricettivi, certamente più di quanto lo siamo nei confronti degli immigrati di sesso maschile.

All’epoca si generò un genuino sentimento nei confronti delle donne etiopi, sintetizzato non tanto nella più nota “Faccetta nera” (ove si canta piuttosto l’opera civilizzatrice del Fascismo nel solco dell’Impero Romano), quanto in questa canzone d’amore, che merita di essere trascritta integralmente:

Ho trovato sul lago di Tana una bella moretta che Dede si chiama, che m’ama e m’adora:

la porto in Italia, la porto in Italia!

ora è povera e nuda ma quando sarà al mio paese la voglio vestire da bella signora,

la porto in Italia, la porto con me!

O morettina, o morettina, ti voglio vestire con una pelliccia di barba di ras!

O morettina, o morettina, ti voglio vestire con una pelliccia di barba di ras!

Morettina va’ nella capanna, va’ dire alla mamma se vuole lasciarti venire in Italia,

ti porto in Italia, ti porto in Italia!

La mia mamma mi ha dato una chicca per te perché è tanto contenta che tu mi conduca in Italia,

io vengo in Italia, io vengo con te!

O morettina, o morettina, potrai assaggiare le pizze, le vongole ed il panetton!

O morettina, o morettina Potrai assaggiare le pizze, le vongole ed il panetton!

“Addio Signor Negus, in Italia me ne vo, non mi far la faccia scura, tanto non tornerò!”

“Ma perché morettina vuoi lasciarmi, ma perché, ma perché?”

“Io vado laggiù a civilizzarmi! Ciao, ciao Selassié!”

O macchinista fuoco al vapore, tra poche ora potrò sbarcar.

Porto in Italia l’ombrello del Negus, e cinque barbe, e cinque barbe

porto in Italia l’ombrello del Negus, e cinque barbe tagliate ai ras!

Siamo dalle parti di “Un sacco bello”, con Carlo Verdone che parte per la Polonia con calze da donna e penne biro; oppure del turismo sessuale in Thailandia e Sudamerica; ma qui v’è una grazia maggiore, un afflato da pater familias. Divertentissima poi l’esortazione “non mi far la faccia scura” rivolta al Negus, a dimostrazione che il vero umorismo non può essere confinato negli steccati del politically correct. (…)

A.C. Whistle

La sera del 5 maggio 1944, verso le 20:30, una squadra della Federazione dei Fasci vicentina, composta da Fausto Caneva, Adelmo Schiesari, Rodolfo Boschetti, Giovanni Brogliato, Angelo Girotto, Walter Rizzato e Aldo Alias, fece il suo ingresso a Campiglia dei Berici e, giunti davanti all’abitazione dei fratelli Aldo e Gerardo Tagliaferro, li trassero in arresto, conducendoli all’imbocco di un viottolo di campagna a un centinaio di metri di distanza, dove furono soppressi con alcune raffiche di fucile mitragliatore. Allontanatisi i fascisti, la moglie di Gerardo, aiutata dal fattore, recuperò le salme, che ricompose sul tavolo della sala da pranzo e vegliò durante la notte.

Il brutale omicidio fu giustificato come la rappresaglia al ferimento, avvenuto alcuni giorni prima a opera di due sconosciuti, del commissario prefettizio, Luigi Gnesin, e del segretario del Fascio repubblicano, Giovanni Ferraretto.

Fu in realtà una vendetta trasversale, che doveva colpire negli affetti più cari un loro fratello, mons. Girolamo Tagliaferro, arciprete di Schio da tempo inviso al regime per la sua intensa opera assistenziale a favore dei poveri che inevitabilmente aveva sminuito la presa del fascismo sulla popolazione. Dopo ripetute diffide, l’arciprete, accusato di simpatie comuniste (!) si era visto sospendere più volte “La Fiamma del Sacro Cuore”, il Bollettino parrocchiale attraverso il quale comunicava con la popolazione. Ciò malgrado, mons. Girolamo aveva sin dal primo momento appoggiato l’iniziale Resistenza, ospitando in canonica riunioni clandestine ma anche ricercati e salvando dalla cattura una sessantina di ebrei che furono nascosti in vari istituti cittadini, poi forniti di documenti falsi e accompagnati in Svizzera.

La goccia che fece traboccare un vaso da tempo colmo fu la sua presa di posizione, dalle colonne del Bollettino, contro lo sparuto gruppo di sacerdoti nostalgici del ventennio che avevano giurato fedeltà alla RSI, legandosi attorno al più intransigente e filotedesco dei capi repubblicani, Roberto Farinacci. Le sue parole, con le quali invitava i fedeli a diffidare dai “lupi travestiti da agnelli” furono trasmesse dai gerarchi scledensi a Farinacci, il quale rispose con un pesante attacco su “Regime Fascista”, il giornale da lui diretto e finanziato dai tedeschi. (…)

Il funerale di Aldo e Gerardo fu officiato da mons. Girolamo che, poco dopo il ritorno a Schio, manifestò alla città intera la sua posizione rispetto al crimine commesso. Uscito sul pronao del Duomo in gran paramenti, davanti a una piazza gremita di centinaia di persone, tra le quali molti fascisti, impartì la “benedizione ai monti”, ossia ai partigiani che vi erano nascosti.

I componenti della “Compagnia della Morte”, responsabili di questi e di molti altri omicidi, comparvero davanti alla Corte d’Assise Straordinaria di Vicenza nel gennaio 1946. Il processo si concluse con pesanti condanne, alla pena capitale e a lunghe pene detentive. Ma gli avvocati ricorsero in appello e nel 1951 la Corte di Cassazione annullò la sentenza, rinviando la causa alla Corte d’Appello di Firenze.

Successivamente le condanne a morte furono tramutate in ergastoli e, poco più tardi, in 30 anni di reclusione che, a loro volta, in base al DPR del 19 dicembre 1953, n. 922 furono ridotte a 10 anni. Per chi rimase in carcere e anche per i latitanti, con decreto legislativo dell’11 luglio 1959, n. 460 furono dichiarati estinti i reati e cessata l’esecuzione della condanna e delle pene accessorie, revocando i mandati e gli ordini di cattura e di carcerazione emessi.

Nessuno pagò per l’eccidio dei fratelli Tagliaferro.
Questa è la Repubblica nata dalla Resistenza.

Ugo De Grandis

“Riteniamo che la cultura e l'assistenza sanitaria siano servizi per i quali non spenderemo mai abbastanza, e quanto più denaro potremo destinare a queste, tanto meglio sarà per tutti”.
Ernesto Guevara
(Salvatore Iraci)

“Riteniamo che la cultura e l’assistenza sanitaria siano servizi per i quali non spenderemo mai abbastanza, e quanto più denaro potremo destinare a queste, tanto meglio sarà per tutti”.

Ernesto Guevara

(Salvatore Iraci)

Rende perfettamente l'idea di una economia del profitto, che è egoismo e privilegio.
Le sfruttate e gli sfruttati devono prendere nelle loro mani, il proprio destino.
Enrico Biso

Rende perfettamente l’idea di una economia del profitto, che è egoismo e privilegio.
Le sfruttate e gli sfruttati devono prendere nelle loro mani, il proprio destino.

Enrico Biso

Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all'infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la...

Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all’infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la produzione di ricchezza per altri, è fisicamente spezzato e spiritualmente abbrutito. Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta l’umanità a questo livello della più profonda degradazione

KarlMarx, “Salario, prezzo e profitto”

(Paola Boschin)

Produci, consuma, crepa (inclusi festivi)
Makkox

Produci, consuma, crepa (inclusi festivi)
Makkox

a Luana
Kutoshi Kimimo

a Luana

Kutoshi Kimimo

Vauro per Left
Dopo la pubblicazione della foto che lo immortala il 23 dicembre mentre incontra un dirigente dei Servizi Segreti nel piazzale di un autogrill (mentre avviava la crisi di governo), Renzi ha commentato:
“il Governo Conte non è caduto per intrighi,...

Dopo la pubblicazione della foto che lo immortala il 23 dicembre mentre incontra un dirigente dei Servizi Segreti nel piazzale di un autogrill (mentre avviava la crisi di governo), Renzi ha commentato:

“il Governo Conte non è caduto per intrighi, complotti o incontri segreti (all’autogrill). Semplicemente Draghi è meglio di Conte e l’Italia oggi è più credibile”.

PRIMO
I governi non cadono perché “Paolino è meglio di Luigino”. Non siamo all’asilo, siamo in una Repubblica Parlamentare, in cui i governi cadono quando qualcuno fa venire meno la maggioranza.
Conte è caduto perché tu lo hai fatto cadere. E lo hai fatto cadere giustificandoti con motivazioni che spacciavi come vitali per il Paese, salvo poi fregartene completamente il giorno dopo.

SECONDO
Cosa significa che Conte è caduto “perché Draghi è meglio di lui”.
Cosa c’entra Draghi con la crisi? Quando mai, durante la crisi, hai detto che avresti fatto cadere Conte per sostituirlo con Draghi?
Che significa?
Che avevi già un accordo con lui? Che era tutto concordato? Che quindi quella che hai messo in piedi per mesi è stata una messa in scena? E Mattarella sapeva di questo vostro accordo? No perché se le cose stanno così non poteva che saperlo visto che è lui che incarica il premier, non tu.
Quindi era davvero un complotto, hai detto una balla o ti sei espresso male in questo post?

TERZO
In che senso “l’Italia oggi è più credibile”?
Con Conte lo era meno?
Conte in pochi mesi ha ottenuto per l’Italia la somma più ingente mai vista nella storia d’Europa: 209 miliardi. Quasi la metà pure a fondo perduto. Oltre che la quota più grossa in assoluto. E lo ha fatto cucendo alleanze e vincendo le resistenze dei “frugali”.
Tu? Tu quanto hai ottenuto? E Draghi? Se Conte non fosse stato credibile avremmo avuto un solo centesimo?

QUARTO.
Forse ti riferivi alla credibilità dei mercati.
Ma quando c’era Conte piazzavamo i nostri BTP allo 0,4-0,5%. Adesso siamo quasi allo 0,9%.
Praticamente oggi i mercati si fidano la metà di quando c’era Conte. E chiedono il doppio degli interessi. Che noi paghiamo.

QUINTO.
E’ legittimo chiedersi cosa ci facessi il 23 dicembre con un dirigente dei servizi segreti, nella piazzola di un autogrill, dopo aver incontrato in carcere Verdini e mentre fai cadere Conte anche per i servizi segreti?
Di che avete parlato per 40 minuti?

Emilio Mola

di Sigfrido Ranucci
L'INSEGNANTE CHE HA RIPRESO L’INCONTRO CON LO 007 RISPONDE AI DUBBI DEL SENATORE Matteo Renzi
Gentilissimo Sigfrido,
ho letto i dubbi del senatore Renzi, pubblicati sul sito di ItaliaViva al seguente link...

di Sigfrido Ranucci

L’INSEGNANTE CHE HA RIPRESO L’INCONTRO CON LO 007 RISPONDE AI DUBBI DEL SENATORE Matteo Renzi

Gentilissimo Sigfrido,

ho letto i dubbi del senatore Renzi, pubblicati sul sito di ItaliaViva al seguente link :
https://www.italiaviva.it/enews_703_martedi_4_maggio_2021 in merito al vostro servizio andato in onda ieri sera e a chi vi ha fornito il materiale video.

Cerco di rispondere per ogni punto che mi riguarda.

𝟏- “𝐌𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐞, 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐮𝐧 𝐭𝐢𝐩𝐨 “𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐚 𝐥𝐨𝐬𝐜𝐨” 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐫𝐯𝐨𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨”.
Mi insospettisco perché il tipo (n.r Marco Mancini) era palesemente insofferente, guardava più volte il cellulare ed era con altri due uomini. Mi sono chiesta chissà chi fosse questa persona con scorta al seguito.

2𝟐- “…𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞”.
Mio padre ha avuto un brutto inconveniente gastro-intestinale che lo ha portato ad usufruire dei servizi igienici dell’area di sosta per svariato tempo. Mio padre non è giovanissimo certo, ma fortunatamente non ha bisogno di aiuto. Cosa avrei dovuto fare per tutto il tempo in cui ha usufruito della toilette? Passargli la carta igienica? Mi sono limitata a ritirare la camomilla che avevano preparato al bar, e sono rientrata in auto ad aspettare mio padre.

𝟑- “𝐑𝐞𝐧𝐳𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐩𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟑 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚, 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨. 𝐂𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨” .
Che fosse il 23 dicembre è registrato anche nel front delle foto non manomissibile, o almeno non da me.
L’area di servizio, e ancor di più quella zona della stessa, era pressoché deserta in quanto la struttura principale si trova in ristrutturazione e sono assicurati i servizi minimi in container provvisori. Quindi si tratta di un’area di servizio che al momento non lavorava certo a pieno regime.
Il video girato non dura assolutamente 40 minuti bensì 29 secondi. Mentre 40 minuti è durato l’intero incontro, durante il quale non ho visto uno scambio di dolci, dei babbi di cui ha parlato nell’intervista. Non so se sia avvenuto attraverso gli uomini della scorta.
E alla domanda “mio padre nel frattempo continuava andare in bagno?”, la risposta, anche se mi imbarazza, è si! Mio padre è stato costretto dal malore a ricorrere più volte all’uso della toilette.

𝟒-“𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐨𝐟. 𝐂𝐡𝐢𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐞𝐬𝐜𝐞 𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐚𝐭𝐨 “𝐋𝐞𝐢 𝐬𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐦𝐢” 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚.𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢, 𝐜𝐨𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐨, 𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐛𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐨𝐬𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚”
Ero dentro la macchina si ma con il finestrino del guidatore (quindi anteriore sinistro) leggermente abbassato nonostante fosse inverno lo tenevo così per areare un pò l’abitacolo. Le due persone si sono salutate molto vicino alla mia auto e quindi ho potuto chiaramente sentire il saluto e la frase pronunciata in tono tutt’altro che minaccioso.

𝟓- “ 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐪𝐮𝐢, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐟𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐨𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐚 𝐥𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐠𝐢𝐫𝐚 𝐞 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐑𝐞𝐧𝐳𝐢 𝐯𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐅𝐢𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞….𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐞̀ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞?”
È possibile perché l’area di servizio in questione è prima del casello di Roma Nord dal quale una volta passato si può proseguire per Firenze, come ha fatto l’auto di Renzi, o girare e tornare verso Roma prendendo la cosiddetta bretella girando alle indicazioni per L’Aquila /Pescara/ Napoli. La macchina del signore che ha incontrato Renzi è partita poco prima che io lasciassi l’autogrill, io sono partita prima di Renzi, poi la sua auto ci ha superato in direzione verso Firenze a gran velocità.

𝟔- “𝐋𝐚 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐪𝐮𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐞𝐬𝐢. 𝐏𝐨𝐢 𝐈𝐦𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐩𝐮𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐨𝐬𝐩𝐨 𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐚 𝐥𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐦𝐨𝐬𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢, 𝐝𝐞𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐟𝐨𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐢. 𝐌𝐚 𝐥𝐞𝐢 𝐥𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞, 𝐛𝐫𝐚𝐯𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚.”
Non ho custodito il video anzi, in data 31/12, ho inviato il materiale alla redazione web di un giornale nazionale che non mi ha mai risposto né tantomeno contattato. Lo staff di Report è a conoscenza di questa mia email.

Ci tengo a ribadire, come già detto nell’intervista che non ho mai riconosciuto il tipo sulle foto, nè avrei potuto, e non ho saputo la sua identità fino alla messa in onda del servizio di Report. Ho inviato il materiale alla redazione di Report dopo il servizio del 12 aprile 2021 non perchè avessi riconosciuto il dirigente dei servizi segreti, ma semplicemente perché Il servizio mi aveva riacceso la curiosità di sapere perché in quasi piena crisi di governo, uno dei protagonisti si incontrasse in un’area di servizio pressoché dismessa e deserta. Vorrei sottolineare al senatore Renzi che se un giorno volesse, io sarei disposta anche a incontrarlo, da soli, senza altre persone, perchè vorrei si togliesse il dubbio che qualcuno l’avesse spiato o che sia finito al centro di un complotto. Io a differenza del signore che ha incontrato, non appartengo ad alcun servizio segreto, sono solo una normale insegnante che si è trovata nel posto giusto ma al momento sbagliato. Sbagliato, non certo per me.

Con infinita stima

napoleone, oggi 5 maggio i 200 anni dalla morte

Napoleone, oggi 5 maggio i 200 anni dalla morte

Il 5 maggio del 1821, solo e abbandonato sull’isola di Sant’Elena, muore in esilio Napoleone Bonaparte. Leader visionario, figura controversa, ha determinato le sorti dell’Europa intera per 15 anni, fino alla sua sconfitta, a Waterloo. Il 5 maggio 2021 si celebrano i 200 anni dalla sua morte, che ai tempi aveva scosso il mondo e spinto Alessandro Manzoni a scrivere nel giro di tre giorni una poesia, il «Cinque Maggio» appunto, di cui noi tutti conosciamo almeno i versi iniziali.

Nato in Corsica il giorno di Ferragosto del 1769, a lui è dedicata un’intera epoca che inaugura la storia contemporanea, l’era napoleonica. A soli 26 anni gli viene affidato il compito di riconquistare il Nord Italia – un’operazione ricordata come campagna d’Italia – e lui invade la penisola fino alla Romagna. Poi scende in Egitto, per

attaccare indirettamente gli inglesi. Con la forza dei suoi successi militari, torna in patria e mette fine alla crisi politica con un colpo di stato. Il momento più leggendario legato alla sua vita è sicuramente il 2 dicembre del 1804, quando nella cattedrale di Notre Dame, Napoleone toglie dalle mani la corona al papa Pio VII e se la mette in testa da solo. Dicendo: «Dio me l’ha data, guai a chi la tocca!». Dopo aver conquistato in pratica tutta l’Italia, dopo aver combattuto la Prussia e la Spagna, il passo falso di Napoleone giunge nel 1812 con la campagna di Russia. L’esercito viene sconfitto dal rigido clima e dalla mancanza di provviste. La Russia crea un’alleanza con Inghilterra, Prussia e Austria che riesce a costringere Napoleone all’esilio. Dove morirà, appunto, il 5 maggio del 1821, esattamente duecento anni fa.

Un piccolo riassunto storico della vita di un uomo che ha cambiato inevitabilmente la geografia e la politica europea. Un grande condottiero, che ha riempito il Louvre di opere trafugate in Italia e che ha posto le basi della politica moderna con il suo Codice civile del 1804. Era anche un grande misogino, nonché a favore della schiavitù. Per questo la sua figura, soprattutto oggi con i movimenti per la parità di genere, il MeToo, il Black Lives Matter, è vista in modo ambivante. C’è chi lo celebra come uno degli uomini più importanti della storia d’Europa, chi invece rifiuta di ricordarne l’anniversario della morte. Per chi volesse dedicare una parte della giornata alla sua memoria, su Rai Storia è in programma alle 9.30 il docufilm «Ei Fu. Vita, conquiste e disfatte di Napoleone Bonaparte» mentre Rai Radio 3 ha studiato una programmazione speciale che parte con un concerto della Sinfonia eroica alle 12.00.

Noi vogliamo ricordarlo con la poesia che lo ha reso immortale, il «Cinque maggio» di Alessandro Manzoni.

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;

Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,
La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.

buona serata amici

a tutti coloro ai quali dedica mai niente

appena fatto il vaccino

Caso Ciro Grillo, ecco la terribile deposizione della presunta vittima di stupro
(…) L'italo-norvegese racconta tutto a due marescialle della stazione dei carabinieri di Milano di Porta Garibaldi, dove si era recata con la madre per sporgere la...

Caso Ciro Grillo, ecco la terribile deposizione della presunta vittima di stupro

(…) L’italo-norvegese racconta tutto a due marescialle della stazione dei carabinieri di Milano di Porta Garibaldi, dove si era recata con la madre per sporgere la denuncia. Una denuncia che arriva nove giorni dopo la violenza, quando tornata a Milano la ragazza ha voluto confidarsi con la mamma. “Ho un rapporto di confidenza con lei, le racconto tutto – si legge nei verbali pubblicati sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro -. Quella sera (il 23 luglio 2019 ndr) mi ha visto giù di morale e mi ha chiesto come stavo. Per cui le ho confidato che avevo tante cose per la testa e le ho detto che c’erano tanti pettegolezzi in giro sul mio conto che mi mettevano in cattiva luce e da qui le ho raccontato anche quanto accaduto il 16 luglio (in realtà il 17 mattina, ndr)”.

La serata al Billionaire –
La vacanza in Sardegna – La presunta vittima stava trascorrendo le vacanze in Sardegna assieme alla sorella più piccola. I genitori raggiungevano le figlie nel weekend. Una vacanza tranquilla fino all’arrivo di un’amica della ragazza. E’ lei a convincerla ad andare la sera del 16 luglio 2019 al Billionaire e fare serata. Qui, attraverso un amico comune milanese, conoscono il gruppo dei genovesi composto da Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. E dopo una serata a ballare escono in piena notte dal locale. Non trovano un taxi e accettano di trascorrere la notte a casa di Ciro Grillo e i suoi amici.

Chiacchiere, sigarette e spaghettata. Poi succede qualcosa, stando al racconto della presunta vittima, Francesco Corsiglia con la scusa di andare a prendere delle coperte si apparta con lei e fa delle pesanti avances: “Dapprima mi ha baciato in bocca, ma io l’ho fermato dicendo che non volevo”. Poi le avances sempre più pesanti, con lui che arriva a sdraiarsi sopra di lei ma che la ragazza riesce a respingere.

L’aggressione in camera e sotto la doccia –
Ritornati in gruppo la notte prosegue normale fino al momento di andare a dormire. All’improvviso la giovane milanese si ritrova Corsiglia nel letto “gli dicevo che non volevo fare nulla, ma lui mi afferrava per i capelli e mi spingeva sotto le coperte” ma venendo poi sopraffatta fino all’obbligo di un rapporto orale. Lei quindi comincia a sentirsi male e a raggiungere il bagno. Ma anche qui Corsiglia sarebbe tornato alla carica e l’avrebbe costretta a un nuovo rapporto: “Per due volte gli ho detto di smetterla, che era un animale, uno stronzo, ma lui ha continuato più forte, tirandomi i capelli e baciandomi sul collo”.

La ragazza viene quindi lasciata in bagno, lei piange e raggiunge l’amica alla quale con grande insistenza chiede di tornare a casa in qualche modo. Mentre si apprestano a lasciare la villa di Cala di Volpe vengono però convinte da Vittorio Lauria a restare. Questo perché l’unico patentato dell’epoca era Francesco Corsiglia (il presunto primo stupratore) che si era addormentato probabilmente per il troppo alcol e non in grado di guidare. La ragazza scoppia a piangere e spiega al gruppo il motivo “dicevo che Francesco mi aveva fatto male e che loro non erano intervenuti”.

La bottiglia di vodka con uno “strano odore” –
Sono già le 9 del mattino e sul tavolo c’è una bottiglia di vodka che, stando alle dichiarazioni della presunta vittima, emana uno strano odore. Vittorio, si legge nel verbale, “mi afferrava con forza la testa, con una mano mi teneva il collo da dietro e con l’altra mi forzava a berla tutta. Sentivo che mi girava la testa dopo aver bevuto, non ricordo bene”. Diametralmente opposto, va registrato, il racconto fatto da Lauria: sarebbe stata la ragazza che per sfidare i maschi si sarebbe scolata tutta d’un fiato un quarto di quella bottiglia.

Lo stupro di gruppo e lo svenimento –
E’ proprio dopo l’episodio della bottiglia che si scatena lo stupro di gruppo, secondo la ragazza, un rapporto consenziente, secondo i ragazzi. E qui i verbali sono molto crudi e pieni di episodi poco edificanti. La ragazza dice che a un certo punto perde conoscenza e viene risvegliata nel primo pomeriggio dalla sua amica che a questo punto vuole tornare a casa. “Mi chiedeva come stavo, ma non riuscivo neanche a rispondere e continuavo a cercare le mie cose per la casa”, fa mettere a verbale. Come anche l’incontro coi ragazzi: “siamo entrate nell’altra camera matrimoniale e ho visto che erano tutti lì. Non ho detto nulla quando li ho visti, non riuscivo neanche a parlare e loro vedendomi hanno distolto lo sguardo”.

(…) La denuncia dopo 9 giorni ma le confidenze fatte prima – Lo stupro viene denunciato nove giorni dopo ma lei si sarebbe prima confidata con una coetanea di Milano e con due amiche norvegesi. Solo al rientro a Milano, dopo giorni di nervosismo, la ragazza si confida anche con la madre. Ai carabinieri lei dice di non avere coscienza della presenza di foto o video. Ma sono gli stessi militari a trovare poi il materiale di quella drammatica notte nei cellulari degli indagati. Un’indagine molto complessa e delicata la cui fine non sembra molto vicina dall’essere raggiunta.

globalist

È morta nel modo più orribile, inghiottita dall’ingranaggio dell’orditoio, in una mattina come tante, nella fabbrica tessile di Montemurlo (Prato) in cui lavorava.

Si chiamava Luana D’Orazio, era giovane, giovanissima, 23 annni ancora da compiere, madre di un bambino di cinque anni, una vita intera davanti.
È capitato tutto all’improvviso. Quando il collega che era con lei si è voltato e ha visto quello che era successo, non ha sentito un solo grido d’aiuto, neanche per quello ha avuto tempo Luana.

E, come ogni volta, siamo qui a ripetere la stessa cosa: non si può morire in questo modo sul lavoro. Non è accettabile.

Luana è solo l’ultima vittima di questa piaga silenziosa che, solo nei primi mesi del 2021, viaggia al ritmo di 50 morti al mese.

E possiamo parlare quanto vogliamo di indagini, di responsabilità, tutto vero, tutto giusto. Ma c’è una parola che conta più di ogni altra in questi casi: prevenzione. Perché una fine come quella di Luana non debba essere più scritta né raccontata.

Alla famiglia, ai genitori, al figlio, il nostro pensiero e la più sentita vicinanza.

Non ci sono altre parole.

Lorenzo Tosa
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Ho lavorato per qualche anno come caporeparto in un’orditura: penso che siano macchine meno pericolose di tante altre. Se è successo un fatto così grave vuol dire sicuramente che non sono state rispettate le più elementari norme di sicurezza.
In un lavoro successivo, tra l’altro avevamo tra i terzisti anche l’Orditura in cui lavorava Luana. La sua storia mi ha scombussolato profondamente

corallorosso

Con gli scontri tra la gendarmeria francese e 400 studenti che protestano contro la chiusura di un corso di laurea e l’ introduzione di una riforma scolastica definita classista , ha inizio all’Università della Sorbona il maggio francese. In pochi giorni, quello che pareva un isolato focolaio di protesta studentesca ,divampo` nelle strade e nelle piazze .

Era il 3 maggio 1968.

Giulio Maria Bianchi (fb)

COLOMBIA: 26 morti 30 scomparsi centinaia di feriti e arresti…. domani nuovo sciopero generale. Silenzio stampa italiano.

soldan56:

Non si fermano in #Colombia le proteste iniziate lo scorso 28 aprile contro la riforma tributaria presentata in parlamento dal presidente Ivan Duque. Almeno 30 morti

[…]

Il bilancio di cinque giorni di repressioni da parte della polizia e dell’esercito è drammatico, le organizzazioni che lottano per il rispetto dei diritti umani in Colombia hanno denunciato almeno 21 persone uccise durante gli scontri con la polizia, 208 feriti, 18 con mutilazioni o lesioni agli occhi, 10 casi di violenza sessuale e violenza di genere, almeno 503 detenuti e 42 aggressioni intenzionali contro difensori dei diritti umani o reporter indipendenti. Ma i dati potrebbero essere ancora più drammatici, infatti le autorità non forniscono alcuna notizia su le persone che attualmente risultano disperse. Secondo le organizzazioni dei diritti umani almeno una trentina di cittadini colombiani risultano scomparsi.

[…]

La riforma tributaria prevedeva un aumento generalizzato delle tasse e delle imposte che andavano a gravare per il 70 per cento sulle classi poveri e medie della popolazione. Prevedeva tra le altre cose l’aumento dell’Iva sulla maggior parte dei generi di prima necessità come la benzina la cui aliquota passava dal 5 al 19 per cento. La riforma era nata dall’esigenza del governo di aumentare gli ingressi tributari per aumentare poi l’assistenza sociale, ma in pratica erano gli stessi cittadini meno abbienti che necessitavano degli aiuti a pagare per questi aiuti. Da qui il rifiuto generalizzato della popolazione alla riforma e la scesa in piazza per manifestare il proprio rifiuto. Ma il governo di fronte alla crisi economica decideva di acquistare 26 caccia supersonici F16 da guerra, goccia che ha fatto traboccare il vaso.Nonostante però il governo abbia ritirato la riforma tributaria le proteste non cessano perché la riforma globale del sistema fiscale colombiano contiene infatti riforme alla sanità, alle pensioni ed al mercato del lavoro. La nuova riforma sanitaria prevede che il malato affetto da patologie croniche paghi una tassa aggiuntiva per ricevere le cure, scompaiano gli ospedali che si dedicano alle cure dei malati di cancro, vengono soppressi i regimi sanitari speciali come quello degli insegnanti ad eccezione di quello del Presidente e del Vicepresidente che restano per questo dei privilegiati, viene chiesto agli ospedali di ridurre i costi di gestione e quelli che non lo faranno saranno chiusi. Insomma una riforma che mette in serio rischio la salute in Colombia e rende il sistema sempre più privatizzato e per conseguenza accessibile sono a chi dispone di grandi ricchezze.

[…]

Sperare poi che la comunità internazionale prenda una posizione di condanna verso queste violenze sarebbe come volere la luna. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se solo un manifestante fosse stato ucciso nelle manifestazioni che mesi addietro hanno portato in piazza gli abitanti di Hong Kong da parte della polizia. Tutti i governi compatti nel seguire ed assecondare le politiche statunitensi avrebbero gridato allo scandalo, alla dittatura, alla mancanza del rispetto dei diritti umani e cosi via, ma di fronte a quello che il governo colombiano sta compiendo in questi giorni non mi risulta che ci sia stata alcuna denuncia, seppur minima, da parte di coloro che mettono il rispetto dei diritti umani al di sopra di tutto. Ma al cagnolino Duque in fondo abbiamo perdonato tutto quindi anche gli avvenimenti di questi giorni gli perdoneremo in cambio della sua fedeltà atlantica.Un caso come molti altri della politica dei due pesi e delle due misure.

(via zadigo)