chi considera il sesso un peccato, o non sa cos’è il peccato o non ha mai conosciuto il vero sesso

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gli amanti non devono capirsi ma sentirsi

Il teatro britannico non aveva mai vissuto così sapientemente bizzarre, intrecci così intelligenti e ameni. mai aveva assistito a monologhi così brillanti e a dialoghi così spigliati, a spunti così vivaci, dove ogni battuta diventa la parola d’ordine di una moda e, per i bacchettoni la cifra blasfema della trasgressione più impudente. “Il ventaglio di Lady Windermere”, “Una donna senza importanza”, “un marito ideale”, “L’importanza di chiamarsi Ernesto” deliziarono contemporanei come delizieranno i posteri, facendo di Wilde il più apprezzato commediografo moderno in lingua inglese.

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Aaaaaaah L’amour

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a volte vorrei entrare nella tua mente per sapere cosa pensi di me

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com’è difficile essere un genio

Per arrotondare i propri guadagni  e renderli più cospicui, Wilde collaborava a varie riviste. Di una, The Lady’s World, alla fine del 1886 divenne direttore. Non ci restò a lungo allergico com’era all’impiego fisso. Senza più vincoli e orari tornò a fare il free-lance : il più brillante e prolifico di Londra, dell’Inghilterra. Dalla sua penna uscirà di tutto : pezzi di costume, commenti di attualità, recensioni, ritratti, apologhi, racconti… Una vena inesauribile, impreziosita da uno stile unico. Un fantasmagorico crepitio di paradossi, di verità acrobatiche, di calembour, di aforismi. La prosa usciva dalla sua penna con al stessa felice spumeggiante versatilità con cui dalla sua bocca sgorgavano le parole. Scritta quella, pronunciate queste con l’implacabile aplomb del dandy, l’indolente disincanto dell’uomo di mondo, l’impertinenza di chi usa il talento più per stupire che per convincere.

Diventò per dirla con il connazionale W. B. Yeats, <un uomo d’azione che esagerava ai fini dell’effetto immediato, ogni trucco appreso dai maestri>. La Londra benpensante non nasconde la propria diffidenza verso di lui, ma non osò-e come avrebbe potuto?-negare la straordinaria verve dell’impagabile affabulatore.

Sempre meno marito e sempre più vedette mondana, Wilde scoprì la più eretica e morbosa delle inclinazioni. Robert Baldwin Ross diventerà il suo discepolo più assiduo e devoto e il capostipite dei suoi amanti  ( si vanterà di essere il primo fiore colto da Oscar nel giardino di Eros). Per Wilde il ripudio della donna come compagna di vita e d’alcova non fu una scelta traumatica, fonte di macerazioni e rimorsi. Nulla gli era più alieno di ogni liturgia borghese, cui opponeva una personalissima morale, refrattaria a prescrizioni sacre e profane. < Ciò che si definisce peccato-scriveva- è un elemento essenziale del progresso… Senza di esso, il mondo stagnerebbe e invecchierebbe o perderebbe colore. Il peccato accresce l’esperienza della razza…

Grazie alla sua intensificata attività d’individualità, ci salva dalla monotonia dei tipi. Nel suo rifiuto delle correnti nozioni di moralità, è tutt’uno con l’etica più alta. Un’interpretazione ardita, rivendicatrice di una libertà che legittima ogni edonismo, o quasi lo raccomanda. Chi pecca non viola i codici, nemmeno quelli intimi, dettati dalla coscienza, ma punta solo a meglio conoscersi e realizzarsi. E questo nell’ottocentesca Inghilterra vittoriana.

Wilde, sostenuto da un genio prodigioso e scanzonato, eclettico e caustico,di erse a bardo e paladino di ogni contestazione di ogni luogo comune, Ribaltava tutto in lapidari aforismi, destinati ad ee petardi mondani e sociali. Basta leggere il “ritratto di Dorian Grey” opera piena di esperienze autobiografiche profondamente sofferte, ma anche densa di premonizioni sul future dell’autore.

Un romanzo nato per naso, una favola liberamente ispirata dal mito faustiano del patto col demonio. un capolavoro assoluto, che farà dell’autore uno dei maestri della narrativa universale. Poi verranno le commedie che daranno all’irlandese immensa popolarità, anche aldilà della manica, rendendolo ancora più ricco, famoso, scialacquatore e vittima del suo talento.

 

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quando capisci di aver capito di non voler capire

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tutto si può fare basta non sapere

Nel 1881 Wilde fu invitato negli stati uniti per una serie di conferenze sull’estetismo. Il 24 dicembre si imbarcò e il 12 gennaio approdò nel nuovo continente. Al doganiere che gli chiedeva cosa avesse da dichiarare Oscar, imperturbabile rispose : solo il mio genio. E alla domanda di un giornalista : la differenza fra gli inglesi e gli americani?  Nessuna, salvo la lingua, hanno tutto in comune. La tournèe durata nove mesi fu un trionfo, sebbene la stampa più prude non gli avesse risparmiato stoccate cui egli replicò con la sentenziosa mordacità del grande, inesauribile, inimitabile aforista.

Rientrato a Londra, un mese  dopo partì per Parigi, dove frequentò i ristoranti alla moda, le gallerie d’arte, i circoli mondani più”in”, e conobbe letterati famosi, fra cui l’ottantenne Victor Hugo, che lo invitò a cena, ma durante la conversazione un colpo di sonno ammutolì l’ospite. Ai primi di settembre del 1883 tornò in Inghilterra per un giro di conferenze che lo portarono poi in Irlanda, dove rivide Constance Mary Llyod, conosciuta a Londra. Durante un week end le chiese la mano. La presentò in una lettera a un’amico scultore : e molto giovane, molto seria e mistica con occhi meravigliosi e boccoli castano scuro, assolutamente perfetta. Com’è naturale ci amiamo disperatamente. Aveva 24 anni, 5 anni meno di lui.

Se Oscar non poteva dirsi bello, il viso troppo lungo le guance e il mento troppo marcati, le labbra troppo tumide, il naso troppo affilato, le orbite troppo profonde, la chioma troppo leziosamente spartita in due fasci. Constance era bella, magra pallida delicata; il collo lungo e bianco, il naso diritto e sensibile, la massa di splendidi capelli incorniciava il suo viso.

Il 27 maggio 1884 si sposeranno, com’era prevedibile, e avranno due figli. Ma il matrimonio naufragò sugli scogli della mutazione ormonale di Wilde che un giorno, liberatorio per lui, terribile per la moglie, ripudierà Afrodite per Ganimede.

Cosa fu veramente Constance per Oscar?si domanda Mei, e noi con lui?  Una moglie schermo usata in modo cinico come paravento per le spericolate avventure?  O una donna ideale, l’archetipo dell’eterno femminino, cercato ed eluso per tutta la vita da parte di un artista fanciullo, incapace di superare le soglie dell’adolescenza? Forse fu in momenti e in stagioni diverse l’una e l’altra cosa. Quando la conobbe non se ne innamorò, credette di innamorarsene. Poi, scoperta la sua vera inclinazione, cui non volle, o non seppe resistere, s’illuse di potersene servire, facendo appunto di lei la moglie schermo, la rispettabile facciata di una vita licenziosa e anticonvenzionale, di una nuova esistenza che spavaldamente sfidava i più rancidi e detestabili tabù del tempo.

Ora l’artista aveva una moglie una famiglia da mantenere, ma quel che guadagnava come conferenziere non gli bastava. Era un pessimo amministratore, non aveva il senso del denaro, viveva alla giornata e alla nottata, amava le cose belle, si vestiva dai migliori sarti, frequentava i locali più costosi, purchè di moda.

Quella moda che lui stesso in certi ambienti londinesi, ligi ai codici imposti da una borghesia che non tollerava nemmeno che si chiamassero gambe, non solo quelle delle donne, ma anche dei tavoli e delle sedie. Tutto questo in nome di una malintesa virtù, di un falso decoro, di un ottusa moralità, che tollerava ogni vizio purchè nascosto, ma che cedeva a ogni trasgressione, e l’incoraggiava non solo a finestre chiuse e a tende abbassate.

Era il prezzo che una società senza un decalogo etico, pagava allo sfogo più lubrico delle proprie passioni

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