l’unica cosa che va secondo i piani è l’ascensore

Come la giri, la giri, alla fine quello è!
Le Vignette di Zorzan

Come la giri, la giri, alla fine quello è!

Le Vignette di Zorzan

Ieri, in Senato, ho ascoltato l'interrogazione alla ministra Lamorgese della senatrice Daisy Pirovano, della Lega e vicepresidente della commissione per il contrasto al razzismo, odio e violenza, sui fatti di violenza sessuale di capodanno a...

Ieri, in Senato, ho ascoltato l’interrogazione alla ministra Lamorgese della senatrice Daisy Pirovano, della Lega e vicepresidente della commissione per il contrasto al razzismo, odio e violenza, sui fatti di violenza sessuale di capodanno a Milano.

In sostanza chiedeva alla ministra un maggiore contrasto all’immigrazione, in ragione del fatto che, secondo lei, la violenza sulle donne è costitutiva della cultura islamica che prevede una subalternità della donna nella società, che tante famiglie immigrate trasmettono ai loro figli.

Come se gli italiani o la cultura occidentale fossero immuni dal problema.
Non credo che la senatrice abbia fatto un buon servizio né alla causa del contrasto alla violenza sulle donne, né all’antirazzismo.

Credo invece che sia costitutivo della cultura leghista il considerare la propria cultura (intesa come civiltà, eh) superiore a tutte le altre e le culture diverse dalla propria, che evidentemente non conoscono, una minaccia, e accettare l’immigrato solo quando sia disposto ad abbandonare la sua cultura di origine per diventare…cosa?

Sì perché il problema è proprio questo: che tipo di cultura dovrebbe abbracciare un immigrato che vuol diventare o sentirsi italiano? Non certo quella leghista, per la quale il diverso, in quanto diverso, è sempre una minaccia. Non certo quella bergamasca, in quanto un immigrato può legittimamente inculturarsi a Sassuolo, Ladispoli o Vigata, e come sappiamo anche l’Italia è costituita di tante differenze culturali.

Quando si parla di questo tema, l’unica riposta bella e utile mi sembra sempre quella di Tonino Bello, che auspicava la “convivialità delle differenze” e questa strada mi sembra di ritrovarla anche nella nostra Costituzione.

Ma una cosa è certa: contro la violenza sulle donne non è il razzismo, la soluzione.

Gianlo

https://gianloingrami.blogspot.com

Famiglie compiacenti e giustificazioni: la violenza di Capodanno mostra cos’è la cultura dello stupro
di Natascia Grbic
Se qualcuno finora aveva avuto dei dubbi, è arrivata la vicenda della violenza ai danni di una minore a Primavalle a ricordarci...

Famiglie compiacenti e giustificazioni: la violenza di Capodanno mostra cos’è la cultura dello stupro

di Natascia Grbic

Se qualcuno finora aveva avuto dei dubbi, è arrivata la vicenda della violenza ai danni di una minore a Primavalle a ricordarci che viviamo in un paese immerso nella cultura dello stupro. Genitori compiacenti, famiglie omertose, ragazzini che prima si danno pacche sulle spalle, poi cercano di coprirsi a vicenda, minacciando di morte la vittima. Basta leggere le frasi scritte nelle carte, le intercettazioni riportate nei mesi di indagini. “Giuro che… la pio e gli sparo in faccia. La fo’ a pezzi”, dice uno degli aggressori una volta saputo della denuncia. Un genitore invece offende il padre della ragazza, dandogli dell”infame’. Il motivo? Ha accompagnato la figlia a sporgere denuncia. “Cioè, tu manni tu fija a 16 anni co’ lockdown, oltretutto che n’abiti manco qua a na festa e poi er giorno dopo te sveji e denunci? Ma che sei n’infame? Cioè così sei popo un vile, un verme, un miserabile”.


Non si tratta di un caso isolato di un singolo nucleo familiare. Tutti i ragazzini che erano lì quella sera non hanno mosso un dito per aiutare la ragazza. Né durante lo stupro, di cui si sono accorti tutti quanti, con tanto di maglietta sporca di sangue sventolata come un trofeo, né dopo. Nessuno è stato solidale con lei quando è emerso che aveva sporto denuncia. Si sono solo tutti affrettati a cambiare telefoni, cancellare le chat e accordarsi sulle versioni da fornire ai carabinieri, in modo da alleggerire le posizioni degli amici. “È tutto ito male pe loro”, riferiscono sconsolati. Pena ed empatia ci sono sì, ma nei confronti degli aggressori, non della ragazza abusata.

Per i ragazzi che hanno partecipato a quella festa di Capodanno e per i loro genitori se colpa c’è, è della ragazza stuprata. È lei d’altra parte che ha bevuto troppo, che è andata a una festa in un paese che non è il suo e si è ‘permessa’ di mettere nei guai i loro figli. Bisogna ribadire un concetto basilare, ma a quanto pare di difficile assimilazione: la colpa non è mai di chi subisce uno stupro, ma di chi lo agisce. Se la ragazza ha bevuto o assunto sostanze non è cosa che ci deve interessare (a meno che non sia stata costretta con la forza ovviamente) . Ogni volta che qualcuno si chiede quanto alcol abbia bevuto o quanta droga abbia assunto la vittima, si perde il punto centrale del discorso, che è la violenza sessuale. Si vuole per forza cercare una giustificazione al comportamento degli stupratori e dare la colpa alla vittima. Si chiama cultura patriarcale, e la nostra società ne è intrisa. La pratica femminista ha trasformato l’adagio ‘Proteggi le tue figlie’, in ‘Educa i tuoi figli’. Una frase quanto mai attuale se si guarda a quanto accaduto e che ci fa capire che siamo lontani anni luce dal mettere all’angolo la cultura dello stupro in Italia.

(le migliori “citazioni” e frasi di Dylan Dog e Groucho)

(le migliori “citazioni” e frasi di Dylan Dog e Groucho)

Gianma Zer

Gianma Zer

Ciro Noviello
(Andrea Scanzi)
Mauro Biani

In questo istante ci sono oltre 500 migranti nel Mediterraneo, in attesa di un porto sicuro

di Annalisa Girardi

Oltre cinquecento persone attendono, nel bel mezzo del Mediterraneo, che venga loro assegnato un porto sicuro dopo essere stati salvati dalle navi umanitarie di Mediterranea Saving Humans e di Medici Senza Frontiere. 208 migranti si trovano a bordo della Mare Jonio, altri 296 sopravvissuti sono sulla Geo Barents. Ci sono anche donne e bambini: molti naufraghi presentano, ben visibili sul corpo, i segni delle violenze da cui sono fuggiti. “Siamo in attesa di sapere quando e come queste donne, uomini e bambinə, che portano i segni degli abusi e delle violenze subite nei campi di detenzione in Libia e hanno sofferto l’esperienza del naufragio, potranno sbarcare”, scrive la Ong Mediterranea Saving Humans. La Mare Jonio ha chiesto alle autorità italiane un porto sicuro di sbarco, ma sta ancora aspettando una risposta. Continuano ad aspettare di fronte a Lampedusa, dove nel frattempo sono sbarcate 305 persone intercettate nella notte dalla Capitaneria di porto a 17 miglia dalla costa. In un barcone i militari della Guardia costiera hanno anche trovato il cadavere di un uomo. (..)

Così come restano in attesa di un porto anche i 296 naufraghi a bordo della Geo Barents, salvati in diverse operazioni di soccorso. L’ultima ha riguardato ben 100 persone, che viaggiavano su di un barcone decisamente sovraffollato e instabile. “L’equipaggio della Geo Barents ha appena soccorso altri 100 sopravvissuti, erano ammassati su due livelli di un barcone in legno molto instabile. La maggior parte proviene dal Pakistan”, ha scritto la Ong su Twitter. “Stiamo curando persone malnutrite, in leggera ipotermia, dolori generalizzati, nausea. Alcune puzzavano di carburante, stiamo valutando eventuali ustioni tra i nostri sopravvissuti”, ha raccontato un’infermiera a bordo.

Mustafa al-Nazzal camminerà: lui e il padre riceveranno le protesi in Italia
Una foto può cambiare un destino: è lo scatto intitolato “Hardship of life” dall’artista turco Mehmet Aslan, premiato al Siena International Photo Award, di un papà senza...

Mustafa al-Nazzal camminerà: lui e il padre riceveranno le protesi in Italia

Una foto può cambiare un destino: è lo scatto intitolato “Hardship of life” dall’artista turco Mehmet Aslan, premiato al Siena International Photo Award, di un papà senza una gamba che alza al cielo il figlio, Mustafa, 5 anni, completamente privo di arti.

Ora il bambino e tutta la sua famiglia, sconvolta dalla guerra civile in Siria, sono in arrivo a Siena, dove verranno ospitati in una casa resa disponibile dalla Caritas diocesana. Papà e figlio riceveranno le protesi del centro specializzato di Budrio e la famiglia potrà restare in Italia.

La famiglia al-Nazzal è partita in aereo da Istanbul verso Roma Ciampino e a Siena, dovrà rispettare la quarantena anti-Covid. Poi nei prossimi giorni Muznir e Mustafa andranno a Budrio, in provincia di Bologna, dove si occuperà di loro l’équipe del Centro Protesi Vigorso dell’Inail: padre e figlio riceveranno gambe artificiali e specifiche terapie.

Per la famiglia al-Nazzal è stata lanciata una raccolta dei fondi cui ha partecipato anche il festival internazionale di fotografia di Siena. E poi il viaggio, l’ottenimento del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie e delle autorità locali, sono stati resi possibili dal lavoro della Farnesina. Muznir ha perso la gamba destra nel 2016 a Idlib a causa di una bomba. La moglie Zeibab era incinta di Mustafa quando respirò il gas nervino di un bombardamento con conseguenze irreparabili per il feto, tanto che Mustafa è nato affetto da tetramelia (privo cioè dei quattro arti).

Kulturjam

Stavo leggendo questa intervista del Corriere al sindaco di Sesto San Giovanni; si conclude notando che “la figlia Cecilia è molto contenta e sarà all'inaugurazione”. Ora, dando per scontata la buona fede di tutti, converrete con me che c'è un'unica...

Stavo leggendo questa intervista del Corriere al sindaco di Sesto San Giovanni; si conclude notando che “la figlia Cecilia è molto contenta e sarà all’inaugurazione”. Ora, dando per scontata la buona fede di tutti, converrete con me che c’è un’unica spiegazione possibile: c’è un’altra figlia, che si chiama anche lei Cecilia, che in questo momento è molto contenta e sarà all’inaugurazione. Perché questa Cecilia che sono io, invece, non li ha mai sentiti.

E forse mi avrebbe pure fatto piacere parlarci: poteva essere un’occasione per chiedere al sindaco se pensa ancora, come da suo post di qualche annetto fa dopo un incontro in parrocchia sul soccorso in mare, che io, il parroco, i presenti alla cena fossimo lì per “aiutare gli scafisti”.

Comunque se incontrate l’altra Cecilia all’inaugurazione ditele di farsi viva, mi piacerebbe conoscerla! ❤️

Cecilia Strada

buon pomeriggio

Altan
Tu chiamale se vuoi, intuizioni
Antonio Cabras

Tu chiamale se vuoi, intuizioni

Antonio Cabras

Giallorosa: il prezzo per arrivare fino al 2023 è salato

DI GAD LERNER

Gira e rigira, stiamo arrivando al dunque: per riuscire a eleggere un presidente a larga maggioranza – che sia Draghi o un altro – abbisogna che prima i partiti dell’attuale maggioranza sottoscrivano un patto di fine legislatura. Cioè decidano di continuare a governare insieme. Facendo finta di credere che le secche in cui ha rischiato di arenarsi negli ultimi mesi il governo Draghi fossero solo un incidente di percorso; e che l’interesse nazionale imponga di non separarsi fra destra e sinistra.

Più o meno volentieri, lo dicono tutti, da Letta a Salvini, da Conte a Berlusconi, che la legislatura deve continuare con questa formula.

In tal senso si è sbilanciato anche Draghi nelle uniche dichiarazioni politiche che si è concesso: con me in veste di garante, o senza di me, dovrete continuare a stare insieme. Non più per imposizione dall’alto, ma per scelta politica.

C’è solo un problema. Per sottoscrivere la proroga di questa alleanza degli opposti, la destra ha bisogno di riscuotere un forte segnale di riconoscimento dalla controparte. È il messaggio rappresentato dalla candidatura di Berlusconi: dovete accettarci per quel che siamo, anche se vi facciamo schifo.

In subordine all’ideona del pregiudicato al Quirinale, quale può essere, dunque, il segnale in grado di saziare una destra che si muove a suo agio nel Parlamento zeppo di transfughi ammutinati?

Salvini che torna a fare il ministro della propaganda al Viminale coi voti della sinistra? (bum)

Berlusconi nominato senatore a vita insieme a Prodi come suggello della raggiunta pacificazione nazionale? (doppio bum)

Mi limito a queste due ipotesi per evocare quanto sarebbe costoso per Pd e M5S rimanere incastrati in un simile patto di unità nazionale. Un prezzo talmente salato, e in uno scenario così sdrucciolevole, che al patto di fine legislatura qualcuno potrebbe preferire le elezioni anticipate.

Mario Natangelo
Sto cercando di decidere quale nome tra quelli proposti dal sondaggio sul nostro sito mi piacerebbe come presidente della Repubblica. Visto che le qualità etiche e morali sono importanti, così come la capacità di farsi amare e apprezzare dai...

Sto cercando di decidere quale nome tra quelli proposti dal sondaggio sul nostro sito mi piacerebbe come presidente della Repubblica. Visto che le qualità etiche e morali sono importanti, così come la capacità di farsi amare e apprezzare dai cittadini, ho chiesto aiuto a Topo Gigio .

Sarà un po’ ingenuo, ma è certamente candido come un bimbo. Per kingmaker viste le facce che circolano in parlamento (e non solo) scelgo insomma lui: Topo Gigio. 😜😜😜😂😘😂

Peter Gomez

Mancava solo lei.
- La mitica María Elisabetta Alberti Casellati (Stampa Vien Dal Mare).
- La pasdaran di Berlusconi.
Quella che fece assumere, in pieno Governo Berlusca, la figlia al Ministero della Salute con incarico dirigenziale e conseguente...

Mancava solo lei.

– La mitica María Elisabetta Alberti Casellati (Stampa Vien Dal Mare).

– La pasdaran di Berlusconi.

Quella che fece assumere, in pieno Governo Berlusca, la figlia al Ministero della Salute con incarico dirigenziale e conseguente lauto stipendio.

– La madre di un rampollo che ha collezionato due condanne per molestie sessuali (una a 16 mesi da tribunale ed una da 16 mesi con patteggiamento).

– La portatrice sana di doppi e tripli cognomi che avrebbe arricchito qualunque sceneggiatura di Paolo Villaggio.

– La querelatrice seriale di Travaglio, con annesse cause perse.

– L’avvocato di cui nessun foro sente la mancanza.
Laureata in diritto Canonico !

– La manifestante del Tribunale di Milano a difesa del suo datore di lavoro Berlusconi.

– La votante convinta del rapporto di parentela fra Ruby rubacuori e Mubarak (ad insaputa di questo ultimo).

Mancava solo lei ad attaccare il Governo.

Aggiungendo la sua balbuzie intellettuale a quella dell’opposizione.
Rilasciando dichiarazioni di fuoco contro Conte, come qualunque peón di partito. Dimenticando di essere Presidente del Senato e, quindi, secondo la Costituzione, “super partes”.

Non sará ricordata per nulla che valesse la pena.

Non lascerá nulla negli atti del Parlamento e neppure qualcosa di particolarmente rilevante e degno di menzione, della sua assurdamente lunga carriera politica.

Peró si fará ricordare come l’unica ad interpretare la sua carica come riferimento di una parte sola del Parlamento.

É l’ennesima dimostrazione che quelli cosí cosí, per non dire altre cose, Dio li mette tutti a destra

Giannetto Falvo

Questa cosa di “eleggere una donna”, buttata lì così come un mantra, è l’ennesima stortura italiana. È una frase che per certi versi non vuol dire niente e per altri è un insulto.
In primo luogo, dire cose tipo “Eleggiamo Mattarella, Draghi oppure...

Questa cosa di “eleggere una donna”, buttata lì così come un mantra, è l’ennesima stortura italiana. È una frase che per certi versi non vuol dire niente e per altri è un insulto.

In primo luogo, dire cose tipo “Eleggiamo Mattarella, Draghi oppure una donna” è aberrante da un punto di vista linguistico. Cosa vuol dire? Sarebbe come dire “Eleggiamo Segre, Cartabia oppure un uomo”. Verrebbe giù il mondo.

E poi BASTA (lo dico anche a chi lo fa in buona fede) con questi appelli al presidente donna. Dipende dalla donna, dipende dall’uomo. Alludere genericamente alla “donna” è un insulto alla donna stessa in primis, e poi a tutto il paese.

Voi vorreste al Quirinale la Casellati? La Cartabia? La Santanché? Io no. Come non vorrei Berlusconi, Amato, Casini, Gianni Letta eccetera.

Si facciano una buona volta i nomi, donne o uomini che siano. Non le mere (e oscene) classificazioni di genere. Segre sì, Casellati no. Mattarella sì, Berlusconi no. Non è (non dovrebbe essere) questione di donna o uomo, ma di storia personale; di etica, di morale; di passione, di reputazione.

Parliamo una buona volta di meritocrazia, non di bandierine!

Andrea Scanzi

Paola Grandi

Paola Grandi

Promessa in sposa a 13 anni per 15mila euro, denuncia il padre e fugge
A 13 anni era stata venduta dal padre come sposa per un ragazzo sconosciuto. Era stata costretta ad abbandonare la scuola e i suoi amici per sposare quel giovane, poi ha deciso di...

Promessa in sposa a 13 anni per 15mila euro, denuncia il padre e fugge

A 13 anni era stata venduta dal padre come sposa per un ragazzo sconosciuto. Era stata costretta ad abbandonare la scuola e i suoi amici per sposare quel giovane, poi ha deciso di ribellarsi e denunciare. Mina (nome di fantasia) ha ripreso gli studi e si è diplomata con il massimo dei voti. Ha abbandonato il quartiere di Piagge e ora vive a centinaia di chilometri da Firenze insieme al ragazzo che ama. Ha vissuto per anni in una struttura protetta, cambiando tre volte città per sfuggire alla famiglia che voleva il ritiro della denuncia contro il padre. Ad aiutarla a cambiare vita, l’avvocato Elena Navello, che da sempre segue il suo caso. Pochi giorni fa è arrivata la sentenza d’appello bis per il padre: una condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione per riduzione in schiavitù.

(…) A raccontare la storia il Corriere fiorentino. “Andavo ancora a scuola quando mio padre mi ha promesso in sposa per 15mila euro al mio futuro marito, tre anni più vecchio di me. I miei futuri suoceri versarono una caparra e io ricevetti una collana e un braccialetto rosso che dovevo indossa per dimostrare che ormai ero venduta – racconta -. Dovevo rimanere vergine fino al matrimonio, chiudere con la scuola e dimagrire. Se non fossi riuscita a soddisfare le richieste di mio marito, sarei stata ripudiata. Ero segregata in casa e potevo uscire solo con mia madre per la spesa”. Unico mezzo di comunicazione con il mondo, un cellulare senza scheda telefonica usato per giocare a Clash of Clans online. “Così ho conosciuto Nino. Ci siamo confidati e ho deciso di ribellarmi: divoravo merendine per ingrassare e spezzare l’accordo di vendita”. Poi quel ragazzo che allora aveva solo 15 anni ha allertato la polizia di Firenze. Gli agenti portarono via la ragaza dal campo nomadi e arrestarono il padre.

In aula Nino ha raccontato la loro storia. “Dopo sei mesi dalla prima chat, lei mi ha chiesto aiuto. Mi ha detto che da due anni era promessa sposa di un ragazzo ed era stata venduta per 15mila euro. Per raggiungerlo avrebbe dovuto partire per la Francia. Trascorreva le sue giornate accudendo i nipoti e pulendo casa, non poteva più andare a scuola”. Secondo quanto raccontato dal ragazzo nel 2015, spesso in casa volavano minacce e botte. “Anche senza motivo. Mi raccontava che il padre la colpiva con una scarpa”.

(…) Adesso i due vivono insieme e sono innamorati. Lui lavora, mentre lei è in cerca di un impiego. “Cerco lavoro come cassiera – spiega – ma è difficile. Spero che qualcuno legga la mia storia e accolga l’appello”. Chiunque voglia inviare proposte di lavoro, può contattare l’avvocato della ragazza alla mail
elena.navello@gmail.com

Gabriella Mazzeo

sono così avanti che se mi guardo indietro vedo il futuro

Per non dimenticare le infamie fasciste!
“Stanchi, sfiniti, ci si accascia; per un attimo diventano fagotti neri nello sconfinato nevaio, poi la neve cancella anche quelli. Diventano 84.830 puntini, alla media di 2000 al giorno, 300 all'ora, ogni...

Per non dimenticare le infamie fasciste!

“Stanchi, sfiniti, ci si accascia; per un attimo diventano fagotti neri nello sconfinato nevaio, poi la neve cancella anche quelli. Diventano 84.830 puntini, alla media di 2000 al giorno, 300 all’ora, ogni minuto 6 corpi vestiti di cenci e scarpe rotte cadono; una vita stroncata ogni 10 secondi”.

Il 20 gennaio 1943 la ritirata di Russia e il tragico epilogo dell’Armir. Erano giovani o giovanissimi anche di 18 /19 anni prelevati dalle campagne italiane, strappati alle loro terre, ai loro cari e buttati nell’inferno della steppa. Attanagliati dal gelo i soldati italiani ripiegano fino a Nikolajevka. Qui il 26 gennaio 1943 l’ultimo capitolo del dramma nella steppa. La tragedia degli oltre 229 mila soldati italiani mandati al massacro durante la 2a Guerra mondiale. Privi di armi moderne e di equipaggiamento adatto, quei ragazzi combatterono con grande valore e dignità. Poi dovettero soccombere alla forza d’urto dell’esercito sovietico.
E cominciò il martirio della ritirata..

Stella Colombo

In questi giorni una diciottenne in New Mexico ha partorito in un bagno.
La bambina appena nata le è scivolata nel water, poi l’ha presa e messa in un sacchetto di plastica bianco.
Una bambina viva, sana, appena nata in un sacchetto di plastica.
La...

In questi giorni una diciottenne in New Mexico ha partorito in un bagno.
La bambina appena nata le è scivolata nel water, poi l’ha presa e messa in un sacchetto di plastica bianco.

Una bambina viva, sana, appena nata in un sacchetto di plastica.

La ragazza ha preso la sua auto e si è diretta davanti dei cassoni della spazzatura, così ha preso quella busta e l’ha “lanciata” tra la spazzatura.
Questa scena sta girando per il web in queste ore. Una scena terribile, agghiacciante, che non trova parole adatte per commentare questo tale atto demoniaco.
Delle anime sensibili hanno percepito dei vagiti, aperto quel sacchetto e visto la bambina che respirava molto lentamente.
Le hanno salvato la vita.
Questa piccola anima adesso è in ospedale, la sua salute è stabile, ha lottato per la vita ma è salva.
La donna che l’ha partorita invece è stata arrestata grazie alle telecamere di sorveglianza e sarà processata per tentato omicidio.

Quanti bambini vengono abbandonati, quanti bambini vengono lasciati soli. Sia in un cassonetto, che a casa, o in un ospedale perchè malati.
Sono rifiutati, non voluti, non accettati, emarginati, dimenticati.
Sono tantissimi, molti di loro trascorrono il tempo attaccati a dei tubi in una fredda saletta ospedaliera, sperando di farcela, di vivere, di crescere.
Altri vorrebbero solo un abbraccio, anche un carillon, un po’ di attenzione.
Ci sono tante storie che non conosciamo, che ignoriamo.
Questo mondo ha bisogno di una svolta, e tutto parte da ognuno di noi.
C’è bisogno di riprendere coscienza con la vita.
Il mio pensiero va tutti i bambini soli che addormentati sognano di star sorridendo. E auguro loro la capacità di sorridere, comunque vada,
perchè la vita è un dono da custodire.

Umanità illustrata Antonio Federico Art
(Riky Red Mazzini)

(le migliori “citazioni” e frasi di Dylan Dog e Groucho)

(le migliori “citazioni” e frasi di Dylan Dog e Groucho)

Fabrizio Delprete
Chi M'aiuta? IO nun só riuscito a trovanne manco una!
(Dio Er Creatore De Tutto)

Chi M’aiuta? IO nun só riuscito a trovanne manco una!

(Dio Er Creatore De Tutto)

Stamani ho rifiutato l'invito a un dibattito pubblico in una scuola superiore con Giuseppe Povia come controparte.
Lo racconto io prima che lo racconti lui, che mi hanno detto aveva già accettato.
E dunque: io amo i dibattiti, e quando mi è capitato...

Stamani ho rifiutato l’invito a un dibattito pubblico in una scuola superiore con Giuseppe Povia come controparte.

Lo racconto io prima che lo racconti lui, che mi hanno detto aveva già accettato.

E dunque: io amo i dibattiti, e quando mi è capitato di farli in Tv mi sono sempre divertito molto, li ritengo utili. Se sono aspri, mi diverto ancora di più. Però c’è un limite, non tutti i dibattiti sono uguali e non tutti gli interlocutori possono andare bene. A me Giuseppe Povia per parlare di informazione, vaccini e diritti, ad esempio, non va bene.

Non è un fatto di sentirsi superiori, ma io non metto a confronto le mie idee di libertà alla pari con chi pensa che i gay possano guarire. Perché stiamo proprio su due mondi diversi, su due pianeti che non si toccano ma non per questo sono interscambiabili, e non vorrei mai dare la sensazione che lo possano diventare.

Lo scrivo perché questo possa diventare argomento di riflessione anche per quei ragazzi e quelle ragazze che mi hanno invitato, e che ringrazio, con la speranza che un rifiuto motivato possa insegnare a loro più di un dibattito fra me e Povia.

Saverio Tommasi

Omicron ha ucciso mille persone in tre giorni e non stiamo facendo nulla
287 morti lunedì, 434 ieri, 380 oggi fanno 1101 morti in tre giorni, con una media mobile a sette giorni che è triplicata nel giro di un mese esatto, dai 111 morti del 19...

Omicron ha ucciso mille persone in tre giorni e non stiamo facendo nulla

287 morti lunedì, 434 ieri, 380 oggi fanno 1101 morti in tre giorni, con una media mobile a sette giorni che è triplicata nel giro di un mese esatto, dai 111 morti del 19 dicembre ai 333 del 19 gennaio. Questi sono i numeri del Covid che non esiste più, di Omicron la variante buona, dell’epidemia dei non vaccinati che si debella da sola, della cometa che non si schianta sulla Terra se non la guardi mentre arriva. Mille morti in tre giorni, e sembra che non sia successo niente. Mille morti in tre giorni, con 200mila contagi al giorno e un’incidenza del 16 e rotti percento sui tamponi effettuati e siamo ancora qui a parlare di picco raggiunto e di emergenza alle spalle. Mille morti in tre giorni, e siamo qua a fare spallucce perché alla fine è gente che non si è vaccinata e chissenefrega di chi non si è vaccinato. Mille morti in tre giorni e i titoli sono tutti per il Quirinale o per l’indagine su Beppe Grillo.


Scusate, ma qualcosa non torna. E delle due, una. O ci siamo abituati ai morti per Covid a un punto tale che non ci interessa più. O ci siamo convinti che mille morti in tre giorni siano un male necessario per evitare di chiudere le scuole, o i negozi, o di chiuderci tutti in casa. Tutto legittimo, sia chiaro. Ma qualcosa, lo ripetiamo, non torna. Perché ormai sappiamo che il vaccino fa poco contro il contagio e di fatto abbiamo affidato al vaccino – via Green Pass – il compito di decidere chi può fare tutto e chi no. Perché sappiamo benissimo che la circolazione incontrollata del virus crea problemi enormi di pressione alle strutture sanitarie che riguardano tutti, vaccinati e non – leggete qua, se volete un riassunto. Perché, molto banalmente, mille morti in tre giorni sono diecimila morti in un mese. E con tutto il rispetto non sono un male necessario che possiamo accettare a cuor leggero.

Correremo il rischio di passare per schifosi “chiusuristi”, ma che il governo di fronte a questi dati non faccia niente, che nessun Partito in parlamento ne chieda conto, che nessuna forza sociale alzi la voce per denunciare quanto stia avvenendo lascia molto perplessi. Si possono fare tante scelte sbagliate –  in questi anni se ne sono fatte tante -, ma ci aspetteremmo come minimo qualcosa: quindici giorni di Italia in zona rossa, ad esempio. Qualche forma di contenimento della mobilità o dell’interazione sociale, anche. L’inazione, il lasciare che tutto scorra come se la pandemia fosse inarrestabile e i morti inevitabili è di sicuro la scelta peggiore. E la politica tutta, da destra a sinistra, dalla maggioranza all’opposizione, ne ha la piena e totale responsabilità.

Francesco Cancellato

“Sono stato un sindaco di strada per rendere le persone felici”, mi ha detto oggi il mio amico e fratello #MimmoLucano mentre prendevamo un caffè in piazza a Riace.
Insieme vogliamo continuare a rendere felici le persone, stando nelle strade dove le...

“Sono stato un sindaco di strada per rendere le persone felici”, mi ha detto oggi il mio amico e fratello #MimmoLucano mentre prendevamo un caffè in piazza a Riace.

Insieme vogliamo continuare a rendere felici le persone, stando nelle strade dove le ingiustizie e le marginalità dilagano. Questa è una missione di vita e con determinazione vogliamo tenere vive le fiamme di questa speranza in questa bella terra, la Calabria, e su tutta la penisola italiana.

Aboubakar Soumahoro
(Il Pugno Chiuso)

I più ricchi della terra chiedono di essere tassati di più: “Alzateci le tasse”

Gli ultimi dati sulla ricchezza nel mondo durante la pandemia mette i brividi. I ricchi sono diventati sempre più ricchi a discapito di poveri a causa del sistema ormai non più sostenibile di redistribuzione patrimoniale.

Ora sono proprio i più abbienti del mondo a chiedere ai governi di poter pagare più tasse. In una lettera aperta, 102 paperoni rivolgono un appello ai leader politici. “Mentre il mondo ha sofferto in questi due anni, molti di noi possono dire di aver visto aumentare la loro ricchezza durante la pandemia – si legge -. Ogni Paese deve chiedere ai ricchi di pagare il giusto. Tassateci, e fatelo ora”. Tra i firmatari c’è anche Abigail Disney, l’erede di Walt Disney.

Se le ricchezze durante la pandemia sono aumentate, “pochi di noi, forse nessuno, può invece dire onestamente di aver pagato il giusto di tasse”, scrivono i Paperoni. Nella missiva spiegano come a loro avviso il sistema vigente abbia creato una mancanza di fiducia fra la gente normale e le élite.

Globalist

Caro caffè: le colazioni costano sempre di più, ma forse c’è chi ne approfitta

di Antonio Leggieri

In questi giorni si fa tanto parlare del caro caffè al bar. Da viaggiatore e assiduo frequentatore di banconi, posso confermare: a Bologna, dove vivo, il prezzo di una tazzina oscilla tra 1,10 e 1,30 euro, con picchi di 1,50 nei bar a ridosso delle Due Torri.

In una recente intervista al dorso bolognese di Repubblica, Giancarlo Campolmi del Gran Bar di via d’Azeglio, in pieno centro città, ha inquadrato così il problema: “I prezzi sono alle stelle, ma sto facendo di tutto per mantenere bloccato quello della colazione: il caffè è a 1,20 euro, mentre la brioche è a 1,30. Al contrario di altri prodotti come i cocktail, non voglio toccarli perché sono beni di prima necessità. Ho una clientela fissa all’80% e non mi piace l’idea di rincarare”.

L’aumento del prezzo dell’adorata tazzina di espresso al bar – un appuntamento quotidiano per cinque milioni di italiani – sconta gli incrementi di tutta la filiera del prodotto: dalla logistica al packaging fino all’energia. Quello che si spendeva prima per sei mesi di luce per la tostatura, dicono i baristi bolognesi, ora lo si spende in due. Conta ovviamente anche il fatto che in giro c’è poca gente e i turisti sono un miraggio – come il superamento del 3% per Italia Viva. Dice Loreno Rossi di Confesercenti: “I bar stanno lavorando molto meno per il Covid. Siamo preoccupati per la ripresa dell’inflazione che si scarica pesantemente sui locali”. Che a loro volta la scaricano sui consumatori. Il rischio, quindi, è di far diventare la colazione cornetto e caffè/cappuccino un piccolo lusso.

È anche vero che quello della colazione al bar è un prezzo anelastico, come d’altronde buona parte della domanda dei beni di prima necessità ma anche, paradossalmente, quella dei beni di lusso. In altre parole, essa varia meno del prezzo. Così come io accettavo di spendere 2.30 euro per la colazione pre-Covid, adesso accetto di spenderne 3.50. Se però un giorno al caffè e alla brioche decido di aggiungerci una spremuta e il cassiere mi rifila uno scontrino di 8,10 euro, la musica un po’ cambia.

Avete letto bene: 8,10 euro per una brioche (nello specifico, una integrale vuota con una spalmata di miele sopra: 1,80 euro), un caffè (nella fattispecie, un ristretto: 1,30 euro) e una spremuta d’arancia gialla versata in un bicchiere sottile e non così tanto alto: 5 euro.

Evito ora disquisizioni sociologiche che allungherebbero irrimediabilmente questo post e vado subito al punto, rivolgendo una domanda al lettore: chi è in grado di spiegarmi perché una spremuta d’arancia – un bene che abbonda in Italia, per il quale non sono previste né lunghe spedizioni né spese accessorie come la tostatura, che non richiede alcuna fatica nella sua preparazione sotto forma di spremuta, visto che fa tutto la macchina – perché, dicevo, una semplice spremuta ottenuta dalla spremitura di tre-arance-tre è arrivata a costare 5 euro in un bar del centro di Bologna quando un chilo di arance (7-8 frutti) costa da 0,35 euro al chilo in un mercato di Catania ai 3 euro al chilo in un mercatino biologico non molto distante dalle Due Torri?

Lucillola

Emanuele Diliberto

Emanuele Diliberto

Solidarietà ai due agenti finiti in ospedale per le botte e le percosse dei militanti di CasaPound.
Erano a Roma stamani per sgomberare l’ennesimo locale occupato, per far rispettare la legge. Si son trovati davanti cordone di manifestanti che li...

Solidarietà ai due agenti finiti in ospedale per le botte e le percosse dei militanti di CasaPound.

Erano a Roma stamani per sgomberare l’ennesimo locale occupato, per far rispettare la legge. Si son trovati davanti cordone di manifestanti che li hanno caricati, menando botte da orbi e tirando loro fumogeni.

Un’ora di guerriglia, agenti feriti, quasi certamente danni circostanti allo scontro.

E un consigliere della Lega ha anche espresso solidarietà. A quelli di CasaPound però, non agli agenti.

Perché pare che le felpe delle Forze dell’Ordine a questo giro convenisse non indossarle.

Leonardo Cecchi

Elle Kappa, O Strunz, Vauro, Rolli

buon pomeriggio

BONUS FACCIATE
JEAN - Jacques Rousseau
Altan
Maurizio Red
Staino
“Siamo senza speranza. L'aveva già spiegato Pasolini: la speranza è una trappola, usata dal potente politico e religioso per ingabbiare i poveretti, con promesse di futuro benessere o di paradisiaci aldilà. Non c'è alcuna speranza di riscatto per il...

“Siamo senza speranza. L’aveva già spiegato Pasolini: la speranza è una trappola, usata dal potente politico e religioso per ingabbiare i poveretti, con promesse di futuro benessere o di paradisiaci aldilà. Non c’è alcuna speranza di riscatto per il Paese. Il vero problema non è tanto la classe politica, che è una minoranza, ma questa generazione, che manda giù tutto senza protesta, cullandosi sulle promesse. È tutta una generazione che va cambiata, anzi rigenerata con urgenza.“

Mario Monicelli

(Michi Caravelli)

La Sveltina

Chi è Ugo Fuoco, il NoVax contento per la fine di David Sassoli

In tanti si chiedono chi è Ugo Fuoco oggi 19 gennaio, essendo finito su tutti i giornali il NoVax e negazionista del Covid che di recente ha “pensato bene” di esultare sui social per la morte di David Sassoli. … In realtà, il personaggio del giorno in questo momento ha altro a cui pensare, essendo stato ricoverato dopo essere risultato positivo al Covid. E la sua situazione clinica pare non essere delle migliori.

Dunque, chi è Ugo Fuoco? A dirla tutta, con ogni probabilità il suo è soltanto uno pseudonimo. In questi mesi ha dato vita ad alcune community su Telegram, in primis “Ugo Fuoco – Stop Dittatura“. Come riporta stamane Il Corriere, il quarantenne napoletano è a detta della Polizia di Stato e della Polizia Postale uno dei responsabili degli attacchi coordinati contro il Presidente dell’Europarlamento in seguito al suo decesso. Ecco perché, dopo la convalescenza, per lui potrebbero venire a galla altre problematiche.

Impossibile ignorare che Ugo Fuoco abbia esultato nei giorni scorsi nella gestione dei suoi canali. Il NoVax contento per la fine di David Sassoli, tuttavia, dopo aver cercato di evitare in ogni modo possibile il ricovero, pare abbia dovuto desistere. Il Covid lo ha beccato e, a quanto pare, anche in modo abbastanza serio. Qui tocca citare il Corriere del Mezzogiorno, secondo cui l’uomo oltre ad essere ricoverato, è stato costretto a ricorrere all’ossigeno. La mancata vaccinazione di sicuro non l’ha aiutato in questo particolare contesto. (…)

(Adotta anche tu un analfabeta funzionale )

Lettera a Melandri: “Con mio padre tifavamo per te, è morto per quel virus che hai voluto prendere”.
di @Deborah Dirani
>> https://fanpa.ge/vktK9
“Ciao Marco, non ci conosciamo, ma abitiamo a uno sputo di chilometri. Non ci conosciamo, ma giusto un...

Lettera a Melandri: “Con mio padre tifavamo per te, è morto per quel virus che hai voluto prendere”.

di @Deborah Dirani

>> https://fanpa.ge/vktK9

“Ciao Marco, non ci conosciamo, ma abitiamo a uno sputo di chilometri. Non ci conosciamo, ma giusto un paio di settimane fa stavo meditando di iscrivermi alla palestra di cui mi hanno detto che sei socio. Non ci conosciamo, ma il mio babbo mi aveva insegnato ad apprezzarti come pilota (che diceva che eri uno coraggioso…). Guardavamo la 250 e facevamo il tifo per te (dopo arrivava la 500 che non si chiamava ancora MotoGp, e ci sgolavamo per Valentino, ma insomma, non c’entra).

Il mio babbo, dicevo, che se oggi fosse vivo e non morto a causa di quello stesso virus che tu ti sei dannato l’anima per prendere, ti direbbe che sei solo un povero ‘pataca’. Con una c sola, come si dice qua in Romagna a quelli come te. Che sono quelli che si reputano i più intelligenti, i più furbi o, sempre per restare in zona Romagna, i più sboroni. E invece, di solito, sono i ‘pataca’ della cumpa, i burdél di scapazún*. Quelli che collezionano figure di m*** come se fossero figurine dei calciatori.

Quelli come te, insomma, che si sentono invulnerabili al punto di cercare di contrarre un virus che ha ammazzato più di 5 milioni di persone nel mondo, e che invece sono solo fortunati a non essere finiti in terapia intensiva.
Perché vedi, caro il mio ‘pataca’, te t’é avú de cûl, gnint etar che de cûl.
Quel cûl che è mancato a più di 5 milioni di persone nel mondo, mio padre e mia zia compresi, che se avessero potuto scegliere avrebbero scelto di vaccinarsi e morire con calma, vicino a chi li amava, naturalmente, umanamente.

Mica come te, povero ‘pataca’, che hai messo a repentaglio la tua vita, alla faccia di quelli che l’han persa e se la volevano tenere stretta.
E dunque, per concludere, non so se te l’ho detto, Marco: ma tci prôpi un por pataca.

*bambino degli schiaffoni”

Vaccinati e No vax: tutta colpa delle figurine

La scienza medica al tempo del Covid-19 è solo questo: un compromesso, come nello scambio di figurine. Solo che al posto dei calciatori ora abbiamo vaccinati e No vax.

È tutta colpa delle figurine. Alla fine mi sono fatto questa idea: le figurine, meglio la loro mancanza, sono il principale responsabile della confusione che ci attanaglia.

Quando andavo all’oratorio si passavano ore nello scambio delle figurine con impressi i giocatori delle squadre di calcio di serie A.

Le più difficili da trovare erano Cuccureddu, un difensore della Juventus che ricordava un po’ le foto dei latitanti, e Pizzaballa, portiere di Milan e Atalanta che al contrario ricordava quelle dei poliziotti.

Due nomi certamente non comuni e buffi, che ne alimentavano il mito negli scambi: “Hai mica Pizzaballa? Ti do Riva, Facchetti e Burgnich per Pizzaballa.”

Chi faceva la proposta aveva compreso, forse inconsciamente, i principi della statistica, che tanto utili sarebbero adesso. Ad esempio: l’obiezione per cui anche i vaccinati sono vettori di contagio. È verissimo, ormai è di pubblico dominio da mesi, l’ha riconosciuto pure Anthony Fauci. Ma chiunque si sia cimentato in questa postrema forma occidentale di baratto, avrebbe gli strumenti per ricavare che la figurina di un vaccinato non vale quella di un no vax.

Nel secondo caso, infatti, il rischio di essere contagiati è motle volte superiore volte superiore, e dunque nello stesso rapporto anche quello di contagiare. E così per tutto quanto. I vaccini hanno effetti collaterali, sì, certo, ma in che proporzione (sia quantitativa che qualitativa) rispetto al rischio di ammalarsi e magari morire? Ed è ancora statistica, baratto, figurine.

La scienza medica al tempo del Covid-19 è solo questo: un compromesso, non nascondiamoci dietro il dito dell’utopia positivista.

Tra cinquant’anni, probabilmente anche prima, trenta, forse perfino venti, i rimedi attualmente approntati ci faranno sorridere, superati da terapie più sicure ed efficaci. Ma noi siamo vivi adesso, tra venti o trent’anni chissà…

Per restarlo, vivi e possibilmente in buona salute, conviene allora mediare, magari non avremo Pizzaballa ma ci assicureremo Cuccureddu; ci costerà qualcosa (dovremo ad esempio cedere Mazzola e Chinaglia, che abbiamo doppi) ma va bene così.

Il baratto delle figurine non è però più praticato, e l’idea che sta passando in larghi strati della popolazione, anche colta, corrisponde alla metafora della botte piena e la moglie ubriaca; o se si preferisce Pizzaballa in porta e Cuccureddu in difesa, economia fiorente e assenza di tutele, salute e libertà, tutto e subito.

Li si vuole entrambi. Senza cedere nulla. Cosa che a un bambino degli anni settanta sarebbe apparso un’assurdità.

Guido Hauser

Mauro Biani

Emilio Mola

Le persone che vedete sono “no green pass”.
Non potendo attraversare lo stretto di Messina sui normali traghetti, essendone sprovvisti, lo stanno facendo con barchette da pesca.
Io personalmente non ho più parole. Le ho finite da un pezzo, sia...

Le persone che vedete sono “no green pass”.

Non potendo attraversare lo stretto di Messina sui normali traghetti, essendone sprovvisti, lo stanno facendo con barchette da pesca.
Io personalmente non ho più parole. Le ho finite da un pezzo, sia chiaro.

Ma ogni volta rimango stupito dalla capacità di queste persone di voler sostenere dei costi stratosferici (come questo), per dei benefici nulli (evitarsi “il siero”).

E francamente anche stupito di dove possano spingersi l’uomo. Non in alto, occorre dire.

Leonardo Cecchi

Il nuovo darwinismo del “rischio calcolato” è il prossimo standard occidentale?

Possiamo accettare questa sorta di darwinismo in salsa neoliberale che chiamano “rischio calcolato” e lasciare che il virus mieta vittime tra i soggetti più fragili perché la vita della maggioranza non può subire altre limitazioni?

Il nuovo darwinismo del “rischio calcolato”
A me pare che le cose stiano andando più o meno così: il vaccino offre una protezione. Non impedisce i contagi, ma riduce di molto le possibilità di un’influenza severa. Così almeno dicono numerosi specialisti.

Nonostante la media dei 200mila contagi al giorno, la sanità dunque tiene, in sofferenza ma tiene. L’incremento dei malati in terapia intensiva è per il momento gestibile (siamo a 1715). Chi risente del covid sono i novax (anche se sono sempre meno) e i soggetti a rischio per altre patologie (diabete, tumori…).

Per proteggere questi ultimi non bastano nemmeno tre dosi. Credo che sia questo il motivo per cui mentre le terapie intensive sono in lieve aumento (oggi sono in realtà in calo) il numero dei morti aumenta inesorabilmente. Ieri sono stati 434.

Ora mi chiedo se sia questo lo standard occidentale a cui dobbiamo abituarci, l’equilibrio ottimale che consente alla sanità di non affondare, che permette alla larga maggioranza dei cittadini vaccinati di muoversi con poche limitazioni, ma che mette seriamente in pericolo quella minoranza che per tante altre ragioni è a rischio.

Non mi riferisco ai noVax: si poteva essere comprensivi verso di loro un anno fa, indulgenti sei mesi fa, ora credo che possiamo imporre loro l’obbligo generalizzato e infischiarcene dei loro strepiti. La mia preoccupazione riguarda tutti gli immunodepressi non protetti dalla vaccinazione. Possiamo veramente permetterci di fregarcene? E lasciare che crepino perché la vita della maggioranza non può subire altre limitazioni? O perché il diktat dei mercati è quello di negare investimenti strutturali contro il virus?

A me questa sorta di darwinismo in salsa neoliberale fa ribrezzo. Draghi lo chiama “rischio calcolato“: calcolato nel senso che si gioca sulla pelle di pochi. Ma è accettabile che muoia una media di 2mila persone a settimana? È questo lo standard europeo?

Dovevamo uscirne migliori e invece ci accingiamo a vivere nel completo disprezzo della vita umana.

Paolo Desogus

per quanto noioso sia il tema che tratta, l’intelligenza affascina

Cile, il deserto di Atacama è diventato la pattumiera della fast fashion

di Pietro Fucile

Per molte generazioni precedenti a quella dei ragazzi di oggi, il futuro ha rappresentato il luogo in cui far maturare i frutti dell’impegno e delle fiduciose attese. Dobbiamo però prenderne atto, “non esiste più il futuro di una volta” (…)

Non sembra, ad esempio, essere noto a tanti consumatori (quelli che oggi comprano il 60% in più dell’abbigliamento che compravano un paio di decenni fa) che dopo quella del petrolio, l’industria maggiormente responsabile dell’inquinamento del pianeta è quella in capo al settore tessile e al (troppo magnificato) mondo della moda al quale, stando a un recente studio delle Nazioni Unite, è ascrivibile la responsabilità del 10% delle emissioni di gas serra e del 20% dello spreco totale di acqua.

È così che nuovi e indesiderati paesaggi, sempre più numerosi, prendono consistenza. Come accade in Cile tra le atmosfere surreali del “deserto fiorito” di Atacama, patrimonio Unesco incastonato tra i vulcani della Cordigliera delle Ande e l’Oceano Pacifico. Accanto alle dune di questo luogo unico, nella periferia del porto franco di Iquique, si sono formate colline di abbigliamento invenduto proveniente da Stati Uniti, Europa e Asia da farne pattumiera della fast-fashion: 60.000 tonnellate d’invenduto, ogni anno, a terminare il ciclo di un sistema di pratiche commerciali che stimola acquisti compulsivi di capi a basso costo, messo in pratica da marchi che producono molto più di quanto siano in grado di vendere, e propongono un continuo aggiornamento delle collezioni, anche quindicinale, in luogo delle classiche quattro stagioni.

Il circuito però non regge, è congestionato da questa quantità di scarti che in gran parte non riescono più ad essere veicolati attraverso i commercianti di Santiago né dai canali illegali verso il resto dell’America Latina. Restano lì a decomporsi, all’aperto o sotto la terra del deserto di Atacama, a contaminarne l’aria, la terra e le acque.

Oltre che irrispettoso verso il lavoro che c’è dietro quei manufatti, simili modelli di produzione dovrebbero interrogare le intelligenze di ognuno, non solo per questioni legate alle scelte ecologiche, ma anche rispetto allo sfruttamento di manodopera dei paesi in via di sviluppo che troppo spesso è sotteso a tali pratiche industriali… e anche perché (forse) non sarà il meteorite del film “Don’t look up” di Adam Mckay con Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence a finirci, ma qualcosa di più simile a una camicetta a fiori blu.

Crimini contro l'umanità, alla Corte dell'Aja esposto contro Italia e Malta: sono complici degli aguzzini libici
Mediterranea Saving Humans punta ancora il dito contro una delle più grandi vergogne del nostro tempo, la perpetua violazione dei diritti...

Crimini contro l’umanità, alla Corte dell’Aja esposto contro Italia e Malta: sono complici degli aguzzini libici

Mediterranea Saving Humans punta ancora il dito contro una delle più grandi vergogne del nostro tempo, la perpetua violazione dei diritti umani sulla pelle delle persone che hanno come unica ‘colpa’ quella di essere nati poveri in un mondo dove la pandemia della disuguaglianza, come la definisce Oxfam, fa possedere a un manipolo di miliardari la gran parte della ricchezza prodotta in un mondo di 7 miliardi di abitanti.

Gli esperti e giuristi di UpRights (Olanda), Adala for All (Francia) e StraLi (Italia), hanno presentato un esposto davanti alla Corte penale internazionale dell’Aja anche contro Italia e Malta per complicità nel reato di ‘crimini contro l’umanità’.

“Finalmente si dice, prove alla mano, che quegli aguzzini libici, quei banditi, torturatori, criminali senza scrupoli, hanno dei complici – dice Mediterranea – Non fanno quello che fanno da soli, non spuntano dai meandri più oscuri della natura umana. Sono stati in questi anni ‘al soldo’ di ‘civilissimi’ governi europei, hanno ricevuto finanziamenti di centinaia di milioni di euro votati da altrettanto civilissimi e democratici parlamenti. Come definire il ‘dono’ di 20 motovedette italiane a una cosiddetta guardia costiera libica, che ha tra i suoi membri un criminale ricercato come Bija? Motovedette fornite perché catturino e deportino donne, uomini e bambini che tentano di fuggire dalla morte e dalla sofferenza. Campi di concentramento istituiti in Libia per impedire che le persone possano chiedere asilo in Europa. Quelle catture, quelle deportazioni, operate con mezzi forniti dall’Italia e spesso coordinate da navi italiane e da agenzie di sorveglianza europee, violano tutto ciò che c’è da violare in tema di Convenzioni Internazionali e di principi costituzionali”.

“Adesso speriamo che i ‘sinceri democratici’ che siedono in Parlamento e al governo, che hanno votato il rifinanziamento del memorandum Italia-Libia grazie al quale si compiono questi crimini contro l’umanità, leggano e riflettano” dice ancora Mediterranea Saving Humans.

“Non regge neanche più l’alibi, secondo il quale ‘per stabilizzare la Libia occorreva chiudere un occhio sulle atrocità, per farle cessare’. L’esito disastroso del tentativo elettorale dello scorso 24 dicembre è sotto gli occhi di tutti. E sono proprio quelle bande foraggiate dai soldi e dai mezzi italiani ed europei a rendere impossibile un percorso di stabilizzazione in Libia. Paese, per inciso, dove, grazie a questa politica da apprendisti stregoni che tante sofferenze ha causato a persone innocenti, l’Italia non conta più nulla. Se vuoi giocare a fare l’amico di milizie e mafie di ogni tipo, c’è sempre qualcuno più bravo di te, come la Turchia, ad esempio, che coerentemente con quello che è, un regime autoritario, ha ben più ‘mestiere’ nel maneggiare l’argomento. Continueremo a lottare, in mare come in terra, contro crimini e criminali. Speriamo nel coraggio dei giudici di andare fino in fondo. Per noi comunque, motivo in più per andare avanti”, conclude Mediterranea Saving Humans

globalist

“Pillon? Come avrete notato io non mi sono esposta per niente. A me in generale non piace voler definire qualcosa con un nome perché tutti noi siamo molte cose, il mio caso è un pochino più complicato, e poi non so cosa voglia dire il babbo normale...

“Pillon? Come avrete notato io non mi sono esposta per niente. A me in generale non piace voler definire qualcosa con un nome perché tutti noi siamo molte cose, il mio caso è un pochino più complicato, e poi non so cosa voglia dire il babbo normale di famiglia. Quello che non mi piace è che un pensiero mio debba sostituire il tuo. Mettete Drusilla Foer e un padre di famiglia. Bisognerebbe che questa nazione imparasse a stare tutti insieme, non a mettere alcune persone al posto di altre”.

Drusilla Foer risponde al senatore leghista Pillon nell’unico modo che conosce: eleganzissima!

Cathy La Torre

Pare che il piano di Salvini sia questo.
Dopo il Quirinale, chiedere il Ministero dell’Interno per sé e per la Lega. Mandando a casa la Lamorgese.
Al Viminale tornerebbero gli autori dei decreti sicurezza, scritti con i piedi.
Tornerebbe chi andava a...

Pare che il piano di Salvini sia questo.
Dopo il Quirinale, chiedere il Ministero dell’Interno per sé e per la Lega. Mandando a casa la Lamorgese.

Al Viminale tornerebbero gli autori dei decreti sicurezza, scritti con i piedi.

Tornerebbe chi andava a lavoro una volta su cinque.

Tornerebbe chi twittava di operazioni antimafia mentre erano ancora in corso.

Tornerebbe chi in veste di ministro andava a fare il dj sulle spiagge romagnole, tra alcolici e cubiste.

No, grazie. Abbiamo già dato, e troppo è durato.

Non esiste ripartenza del Paese con Salvini e la Lega al Viminale.

Esiste solo una retromarcia nel ridicolo.

L. Cecchi

Secondo quanto emerso dall'analisi degli appelli, risulta che il fondatore di Forza Italia è stato presente fisicamente o, quando concesso, da remoto ai lavori dell'Aula solo nel 59% circa dei casi. Nelle precisazioni fornite da Politico, Berlusconi...

Secondo quanto emerso dall’analisi degli appelli, risulta che il fondatore di Forza Italia è stato presente fisicamente o, quando concesso, da remoto ai lavori dell’Aula solo nel 59% circa dei casi. Nelle precisazioni fornite da Politico, Berlusconi è stato inserito tra gli eurodeputati che “hanno dovuto far fronte a problemi di salute o che hanno giustificato la propria assenza per trattamenti medici”

Il Fatto Quotidiano

Mario Natangelo
Lucillola
Mahatma Grandi

In questa semplice foto c’è tutta la follia incurabile e tremenda di questo paese.

C’mon asteroide!

(Abolizione del Suffragio Universale, A. Scanzi, L. Cecchi)

Anna Murra
Sinapsi Satiriche
Mahatma Grandi

Medici Senza Frontiere: “Covax è un flop: fallimento morale di individui, organizzazioni e governi”

Covax, il programma internazionale lanciato nel 2020 dall’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) per assicurare una distribuzione più equa e vasta possibile dei vaccini anti-Covid nei Paesi a basso reddito, è stato finora un fallimento totale. A certificarlo, ancora una volta, è stata Medici Senza Frontiere, Ong che ha diramato un’approfondita analisi sullo stato di avanzamento delle donazioni restituendo, dati alla mano, la misura del fallimento politico e morale dei paesi ad alto reddito, che non sono stati in grado di mantenere nessuna delle promesse mantenute quando, nel 2020, aderirono a Covax. Secondo il dossier di MSF “i fallimenti morali ed etici sono il risultato di decisioni deliberate da parte di individui, organizzazioni e governi”. L’Ong ha sottolineato inoltre come la carenza di vaccini per tutti favorisca l’emersione di nuove varianti di Coronavirus: “Così il Covid-19 rimarrà una minaccia per la salute globale prevedibilmente anche in futuro”.

La misura del fallimento del programma Covax sta tutta in una serie di dati: il 60,1% della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid-19, ma appena il 9,6%  delle persone residenti nei paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose. Eppure le premesse erano ben diverse: il target dettato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a inizio pandemia era infatti quello di vaccinare il 40% della loro popolazione entro il 2021 e il 70% entro la metà del 2022. L’obiettivo non è stato raggiunto, e non è certo un caso che le ultime due varianti che hanno investito il nord del Mondo – Delta e Omicron – siano sorte in Paesi in cui la copertura vaccinale era estremamente bassa e il virus in grado di circolare liberamente.

(…) Gli Stati Uniti, ad esempio, avevano garantito la fornitura di 857,5 milioni di dosi di vaccino, ma quelle effettivamente donate a Covax sono state 53 milioni di dosi. Ha fatto meglio l’Unione Europea: di 451 milioni di dosi promesse ne sono state donate davvero 240 milioni. L’Italia aveva garantito 45 milioni di dosi, ne ha donate effettivamente 35 milioni. Numeri che parlano chiaro. Secondo il dossier di Medici Senza Frontiere, quindi, il programma Covax subire “adeguamenti immediati”  per migliorare trasparenza, responsabilità e fiducia. (…)

di Davide Falcioni

buon pomeriggio

Video appello di Matteo Gracis che si aggiunge alla denuncia di Amnesty International e altre iniziative in corso volte a fermare l’azione scellerata di questo governo. Sono diversi i media stranieri che si stanno interessando al nostro Paese.

giudicate voi

https://fb.watch/aDtJ01N3va/

Cuba e i suoi vaccini, una storia di successo in mezzo a mille paradossi – Il Sole 24 ORE

Cuba e i suoi vaccini, una storia di successo in mezzo a mille paradossi – Il Sole 24 OREAMP24.ILSOLE24ORE.COM

Al Sole24Ore chiamano paradosso mettere il diritto alla salute prima della falsa libertà del liberismo (e dell’accesso alla corrente elettrica).

Cuba è la dimostrazione che un sistema differente è possibile, anche augurabile. 70 anni di embargo, di privazioni e di falsità, non sono riusciti a piegarla.

Noi abbiamo in piazza i No Vax e Forza Nuova.

Quale popolo ha più speranza e dignità?

MILANO,1976 Tutti nudi al Parco Lambro (foto di rete)
“Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
Del doman non v'è certezza”
Lorenzo il Magnifico

MILANO,1976 Tutti nudi al Parco Lambro (foto di rete)

“Quant’è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
Del doman non v’è certezza”

Lorenzo il Magnifico

In poche parole, corredate da fatti e articoli della Costituzione, tre ex Presidenti della Corte Costituzionale come Zagrebelsky, Silvestri e Onida hanno sottoscritto l’appello della Fondazione Basso e smontato (definitivamente) la candidatura di...
Alla fine lo ha fatto. Drusilla Foer ha risposto a Pillon.
All’ennesima uscita su “quote gender a Sanremo”, “papà normali conservatori” e altri deliri, l’artista a R101 ha dato al senatore leghista questa risposta di grande eleganza e intelligenza,...

Alla fine lo ha fatto. Drusilla Foer ha risposto a Pillon.

All’ennesima uscita su “quote gender a Sanremo”, “papà normali conservatori” e altri deliri, l’artista a R101 ha dato al senatore leghista questa risposta di grande eleganza e intelligenza, come è nel suo stile.

“A me in generale non piace voler definire qualcosa con un nome perché tutti noi siamo molte cose. E poi non so cosa voglia dire ‘il babbo normale di famiglia’. Quello che non mi piace è che un pensiero mio debba sostituire il tuo. Mettete Drusilla Foer e un padre di famiglia. Bisognerebbe che questa nazione imparasse a stare tutti insieme, non a mettere alcune persone al posto di altre”.

Da prendere e portare a casa.

(Lorenzo Tosa)

ricchi e potenti ci pisciano addosso ed i media ci dicono che piove

La colossale eruzione a Tonga

Nell’arcipelago di Tonga, le attività di soccorso per la popolazione interessata dalla violenta eruzione vulcanica di sabato 15 gennaio, e dal conseguente tsunami, proseguono a rilento a causa dei danni alle strade e al principale aeroporto del paese. Le comunicazioni con le isole sono difficoltose e si teme una crisi umanitaria che potrebbe interessare parte della nazione, in cui vivono 100mila abitanti.

Nei giorni prima della potente eruzione, il vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai sembrava essere in una fase di relativa calma, dopo alcuni giorni più turbolenti alla fine del 2021. Tra sabato e domenica, in poche ore ha prodotto un’alta colonna di fumo, una quantità gigantesca di fulmini e infine un’eruzione con la produzione di una potente onda d’urto che ha viaggiato per migliaia di chilometri e contribuito a produrre maremoti. Le onde più grandi hanno causato danni lungo le coste dell’arcipelago di Tonga, mentre altre di minori dimensioni sono state rilevate a migliaia di chilometri di distanza, nel Nordamerica e nel Sudamerica.

Secondo gli esperti, un’eruzione di questo tipo con conseguenze praticamente globali si verifica ogni mille anni. (…)

Lo Hunga Tonga-Hunga Ha’apai è in sostanza una grande montagna sommersa, con un’elevazione dal fondale marino di circa 2mila metri. La sua cima è costituita da un’ampia conca (caldera) con un diametro di circa 5 chilometri, quasi completamente sommersa dalle acque dell’oceano. Alcune parti della caldera affioravano dal mare e costituivano un paio di isole di recente formazione e disabitate, che in seguito alle nuove eruzioni hanno subìto profonde modifiche e sono quasi scomparse.

Dopo anni di relativa quiete, il 19 dicembre scorso lo Hunga Tonga-Hunga Ha’apai aveva prodotto una serie di esplosioni, con l’emissione di un’alta colonna di polveri e fumo che aveva raggiunto i 15mila metri di altitudine. I geologi avevano preso nota, ma senza preoccuparsi più di tanto, considerata la storia e la tipologia del vulcano sottomarino.

Nei giorni seguenti il magma aveva iniziato a fluire con relativa facilità e la lava, la parte ormai priva di gas, aveva iniziato a solidificarsi e a espandere l’isola formata dal vulcano. L’attività era poi tornata ai normali livelli, facendo ipotizzare a inizio 2022 che la fase acuta fosse terminata. (…)

Nelle prime settimane dell’anno, la quantità di lampi rilevata era nell’ordine di qualche centinaio o migliaio al giorno, in linea con l’attività dello Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. Le cose sono però cambiate tra venerdì 14 e sabato 15 gennaio, quando nell’alta colonna di fumo e polveri hanno iniziato a formarsi decine di migliaia di scariche elettriche. In una sola ora ne sono state registrate più di 200mila, un fenomeno mai osservato prima con questa intensità a conferma della grande attività esplosiva che stava avvenendo sott’acqua.

L’alto numero di lampi e fulmini, con tuoni udibili di continuo in diverse isole dell’arcipelago di Tonga, è stato in parte dovuto alla grande quantità di vapore che si è prodotta nelle acque poco profonde della caldera. Raggiunti gli strati più alti dell’atmosfera, si è trasformato in ghiaccio alimentando ulteriormente le interazioni con la cenere in sospensione nell’aria. Le cause dell’altissima quantità di lampi non sono comunque ancora completamente note.

Alle 17:15 ora locale (le 5:15 in Italia) di domenica 15 gennaio, il vulcano ha prodotto un’eruzione molto più sostenuta con una gigantesca esplosione, la cui onda d’urto ha viaggiato per migliaia di chilometri. Il fenomeno è stato osservato da alcuni satelliti, le cui immagini in sequenza mostrano efficacemente non solo l’enorme colonna di fumo prodotta, ma anche lo spostamento di polveri e gas spinte dall’onda d’urto.

Si stima che la nube eruttiva abbia raggiunto il diametro di svariate centinaia di chilometri e un’altitudine di circa 30mila metri. Le onde di pressione atmosferica generate dalle esplosioni e dai rapidi movimenti dei gas si sono spostate in alta quota viaggiando per migliaia di chilometri, fino a superare il Sudamerica.

Le esplosioni e i boati nella nube non sono stati rilevati solamente a Tonga e nella relativamente vicina Nuova Zelanda, ma anche diverse ore dopo a grande distanza. Alcuni hanno segnalato di averli sentiti in Alaska, a oltre 9mila chilometri dal vulcano. (…)

Le cause dirette dello tsunami non sono ancora completamente note. Quelli indotti dalle attività vulcaniche sottomarine derivano di solito dallo spostamento in acqua di grandi quantità di roccia, come può per esempio avvenire quando si verifica un crollo di parte di un edificio vulcanico. L’esplosione stessa può comunque avere un ruolo nella formazione delle onde anomale, ma occorreranno giorni per studiare meglio le caratteristiche delle onde d’urto che si sono prodotte e che potrebbero avere influito sulla formazione dello tsunami.

Le onde generate dall’eruzione hanno attraversato buona parte dell’oceano Pacifico, con forti ondate in Giappone e lungo le coste di Cile, Perù ed Ecuador.

La violenza dell’eruzione ha portato a un marcato cambiamento dello Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, come si vede chiaramente dalle immagini satellitari.

Le parti che erano affiorate nel 2014-2015 sono scomparse e due isole, che esistevano ancora prima dell’eruzione del 2009, sono quasi completamente sparite. (…)

Il Post

dal web

dal web

Il greenpass non serve a un cazzo

La premessa: come chi segue questo blog … saprà, il primo gennaio sono risultato positivo a un tampone covid. Quindi mi sono chiuso in casa come raccomandato dalla SCIENZA e ho raccontato la quarantena in un diario che ho chiamato – con il mio solito guizzo da fantasista – “10 giorni a gennaio”.

Ma siccome il vignettista è come il maiale e di lui non si butta nulla, ho raccontato una delle parti più interessanti dell’esperienza Covid in questa tavola pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 15 gennaio 2022. …alla fine ho optato per un titolo che riassumesse il senso della mia esperienza: ‘il greenpass non serve a un cazzo’.

Nella tavola vi racconto la mia esperienza, che però si intreccia a quella di tanti amici e conoscenti che hanno vissuto disagi simili.

E ora, buona lettura.

Mario Natangelo

In poche parole, corredate da fatti e articoli della Costituzione, tre ex Presidenti della Corte Costituzionale come Zagrebelsky, Silvestri e Onida hanno sottoscritto l’appello della Fondazione Basso e smontato (definitivamente) la candidatura di Berlusconi al Quirinale.

“Riteniamo un’offesa alla dignità della Repubblica e di milioni di cittadini italiani il fatto che venga candidato a Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica deve essere espressione dell”unità nazionale, come richiede l’articolo 87, primo comma della Costituzione. È garante di questa Costituzione e deve assicurare fedeltà ad essa come impone l’articolo 91. L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica, come è preteso dall’articolo 84, secondo comma. Egli presiede il Consiglio superiore della magistratura a garanzia dell’autonomia e indipendenza dell’ordine della magistratura da qualsiasi altro potere, come è scritto negli articoli 87 e 104.
Silvio Berlusconi, protagonista di uno scontro che per lunghi anni ha diviso il nostro Paese, già esponente della loggia P2 che aveva come fine l’instaurazione in Italia di un’altra Repubblica, titolare tuttora di un vistoso conflitto di interessi, condannato per gravi reati, prosciolto per prescrizione da delitti di corruzione e tuttora imputato in procedimenti penali, non ha i requisiti per poter svolgere le funzioni di Capo dello Stato. Riteniamo pertanto un’offesa alla dignità della Repubblica e di milioni di cittadini italiani il fatto che venga candidato a Presidente della Repubblica”.

Difficile dirlo meglio.

Lorenzo Tosa

Pietro Osvaldo Campana

Pietro Osvaldo Campana

Mario Natangelo
Mahatma Grandi
Trovo vergognoso che Verdini stia usufruendo di “permessi” dagli arresti domiciliari per venire a Roma due volte al mese, giustificandole con “visite dentistiche”.
I domiciliari li fa a Firenze, dove evidentemente non ci son dentisti. Perché viene a...

Trovo vergognoso che Verdini stia usufruendo di “permessi” dagli arresti domiciliari per venire a Roma due volte al mese, giustificandole con “visite dentistiche”.

I domiciliari li fa a Firenze, dove evidentemente non ci son dentisti. Perché viene a Roma da quello di fiducia (due volte al mese per 48 ore a turno, da ormai mesi), e guarda caso quando è nella Capitale fa mille e più incontri, dà consigli su come far eleggere Berlusconi al Quirinale, fa politica.

Verdini è ai domiciliari per bancarotta, non bruscolini.

Che lo Stato consenta questa presa in giro è assurdo.

Ed è un’offesa alla legge, che per qualcuno evidentemente è più uguale che per altri.

Leonardo Cecchi

“Salvini 2013” e “Quando i leghisti e Berlusconi si volevano tanto bene…”

(Cesare Di Trocchio e Il Pugno Chiuso)

Adrano, Catania
17 Gennaio 1951

La polizia apre il fuoco sui militanti di sinistra che protestano contro la visita del generale USA Eisenhower, uccidendo Girolamo Rosano, bracciante 19enne iscritto alla Cisl e ferendo altre 11 persone fra i quali, gravissimo, il 16enne Francesco Greco. Una donna muore per attacco cardiaco, poco dopo la sparatoria.

La prima carica, con uso di armi da fuoco, avviene davanti alla Camera del lavoro dove i manifestanti si stavano concentrando, la seconda contro il corteo, effettuata con mitra e lacrimogeni.

Secondo il quotidiano “L’Unità” si sarebbe sparato anche dal balcone di tale Filadelfio Cancio, iscritto al Msi e dell’avvocato Danielo, già segretario del Fascio.

Fonte: Osservatorio Repressione
Stella Colombo

Due settimane dopo essere stato investito da un veicolo delle forze di occupazione israeliane, il ministero della Salute palestinese annuncia il martirio di Suleiman Al-Hathlin, una delle icone della resistenza popolare a Hebron.
Cheikh Al-Hathlin,...

Due settimane dopo essere stato investito da un veicolo delle forze di occupazione israeliane, il ministero della Salute palestinese annuncia il martirio di Suleiman Al-Hathlin, una delle icone della resistenza popolare a Hebron.

Cheikh Al-Hathlin, 80 anni, è stato gravemente ferito all’ingresso del villaggio di Umm Al-Khair a Masafer Yatta, a sud di Hebron, dopo essere stato investito da un veicolo delle forze di occupazione il 5 gennaio, ed è stato ricoverato all’ospedale Al-Mizan per cure mediche.

Il martire era considerato un simbolo della fermezza e della resistenza palestinese contro i piani dell’occupazione israeliana di espellere la popolazione dal suo villaggio, Umm Al-Khair, nella Cisgiordania occupata.
Nonostante la sua età avanzata, Al-Hathlin aveva preso il bastone col quale si sorreggeva e si era opposto alle forze di occupazione, protestando contro l’oppressione israeliana, l’assedio e la demolizione delle case palestinesi nel suo villaggio.

FreePalestine – PalestinaLibera

(Cheyenne Rebelde)

OSSESSIONE
E’ anche un film.
Diretto nel 43’ da Luchino Visconti e liberamente tratto da “Il Postino suona sempre due volte” di James M. Cain.
Narrando la storia sentimentale dei due interpreti, Visconti disegna sulla pellicola non solo la torbida e...

OSSESSIONE

E’ anche un film.
Diretto nel 43’ da Luchino Visconti e liberamente tratto da “Il Postino suona sempre due volte” di James M. Cain.

Narrando la storia sentimentale dei due interpreti, Visconti disegna sulla pellicola non solo la torbida e sensuale storia di un “amore malato” ma apre con il suo neo-realismo la visione a quella atmosfera compressa e bigotta tanto cara al fascismo e alle sue certezze d’esistenza, contrapponendeola alla vita “diversa” basata sulla speranza e quindi sul sogno.

La durezza della realtà contro l’illusione del cambiamento.
Ed il cambiamento ne viene sconfitto.
Come quasi sempre accade, colpito e vittima dello status quo, del lasciare inalterate le cose affinchè non si debba avere l’onere (ed il dolore della fatica) di ricostruirle.

Ossessione é un termine che deriva dal latino “assediare, occupare”.
Come la realtà che spesso occupa abusivamente i nostri sogni frantumando le nostre speranze.

Come oggi.
Viviamo nell’ossessione del “ristabilire” l’ordine; di recuperare certezze, accontentandoci del classico uovo a scapito di una futura (ed incerta) gallina.

E’ l’ossessione, non a caso tanto cara ai nuovi fascisti e agli idioti legaioli di Pontida, a spingere le masse-bovine verso le barriere, gli steccati, i rifiuti.
Essi sono ossessionati da quel sogno interrazziale e multietnico che preme sulle coscienze, da quel messaggio “cristiano” di fratellanza che rifiutano d’accettare pur definendoszi “veri cristiani” facendo ciondolare catenine del rosario.

Quindi, come nel film, assistiamo alla guerra di due eserciti che saranno entrambi sconfitti.
Gli ossessivi non potranno fermare a lungo l’avanzata del nuovo e gli ossessionati dal cambiamento potrebbero vedere i loro desideri naufragare nella paura stessa della diversità.

Ma i primi, pavidi e codardi coglioni, rinchiusi nelle mura di presunte certezze; prima o poi verranno spazzati via da quella inarrestabile forza che si chiama Futuro.

Non potete mantenere a lungo i vostri fili spinati, i vostri muri; le vostre inique Leggi.
Prima o poi cadrete.
E noi aspetteremo quel momento per trasformare il sogno in realtà.

Mi rivolgo oggi a tutti coloro che nel giardino della mente coltivano il sogno; che lo curano, lo proteggono, lo innaffiano con tutto l’amore che possiedono.
Non stancatevi mai di farlo.
Siate ostinati.
Vivete la vostra ossessione sbarrando la strada all’altra.
Siate forti della vostra speranza, non barattatela mai con la malefica casa di una presunta stabilità.

Un Uomo che fugge dalla disperazione, sia che lo faccia attraverso sentieri di montagna, scavalcando dune di sabbia o sfidando il mare, é simile a Noi.
Siamo Noi quell’Uomo, quella Donna, quel Bambino.
Abbiamo lo stesso sangue, lo stesso Pensiero e, in minima parte, la stessa Disperazione.
Noi come Loro, cerchiamo di trasformare l’oggi in un domani diverso.
Per farlo, essi rischiano la vita.
Noi possiamo solo far di tutto per salvarla.

Per essere Degni di vivere.
Per essere Fratelli, caricandoci anche in minima parte del loro dolore, di stringere quelle mani che cercano aiuto.

Se non vogliamo farlo, se non riusciamo a farlo, mi dite che senso ha continuare a vivere ?

Claudio Khaled Ser

Almeno un quarto di coloro che cercano rifugio in Europa sono bambini – nei primi sei mesi di quest’anno, più di 106.000 bambini hanno chiesto asilo in Europa. E non dobbiamo mai dimenticare ciò che sta dietro le tante storie delle famiglie che...

Almeno un quarto di coloro che cercano rifugio in Europa sono bambini – nei primi sei mesi di quest’anno, più di 106.000 bambini hanno chiesto asilo in Europa. E non dobbiamo mai dimenticare ciò che sta dietro le tante storie delle famiglie che cercano rifugio in Europa: terribili conflitti come quello in Siria, che già ha costretto circa 2 milioni di bambini a fuggire dal loro paese.

Anthony Lake, direttore UNICEF

(Giancarlo Raimondo Due)

Mai più…..
18 gennaio 1945
Auschwitz: inizia la marcia della morte.
Quando l'Armata Rossa è ormai in territorio polacco, a poca distanza da Cracovia, le autorità naziste decidono di evacuare il campo di concentramento di Auschwitz - Birkenau e dei...

Mai più…..

18 gennaio 1945

Auschwitz: inizia la marcia della morte.

Quando l’Armata Rossa è ormai in territorio polacco, a poca distanza da Cracovia, le autorità naziste decidono di evacuare il campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau e dei sottocampi nelle vicinanze.

Il 17 gennaio, il totale dei prigionieri nei campi di Auschwitz- Birkenau e nei sottocampi di Babitz, Budy e Plawny ammonta a 31.894 persone. Nei piani nazisti sarebbe partito solo chi fosse stato in grado di affrontare una lunga marcia a piedi nel gelo dell’inverno polacco. Tuttavia, all’ appello dei comandanti del lager risposero anche prigionieri fortemente debilitati o malati nonché donne e bambini. Molti di loro erano infatti convinti che una volta lasciati nel campo, sarebbero stati sterminati dalle SS in fuga.
Lo stesso giorno il comandante del campo di Auschwitz, l’ SS – Sturmbahfuhrer Richard Baer, ordinò l’organizzazione delle colonne di internati. I responsabili dell’evacuazione furono scelti tra i due più feroci e sanguinari ufficiali del Lager: l’ SS- Oberscharfuher Wilhelm Boger e il suo vice Osvald Kaduk. L’ ordine perentorio era di uccidere tutti i prigionieri che avessero tentato la fuga durante le operazioni di evacuazione.

L’evacuazione di Auschwitz – Birkenau comincia il 18 gennaio. Prima sono formate le colonne di donne e bambini,

seguono gli uomini, mentre alcune squadre di prigionieri scelti dalle SS rimangono con il compito di demolire i forni crematori. Alla sera, una colonna infinita di prigionieri ai quali si sono aggiunti gli internati del campo di lavoro di Monowice marcia verso ovest in direzione della Slesia, per lo smistamento successivo tramite ferrovia.

Già nelle prime ore della marcia i caduti sono 172, sepolti ai lati della strada in fosse comuni.

I prigionieri esausti si trascinavano nella neve e chi si fermava veniva ucciso sul posto dalla scorta delle SS. A centinaia morirono poche ore prima della Liberazione,dopo aver resistito a lungo all’orrore della vita nel lager.Si calcola che solamente nell’area di Auschwitz nei primi giorni dell’evacuazione, siano morti oltre 3.000 prigionieri.

Mentre il campo di Auschwitz veniva evacuato,i tedeschi cominciarono la distruzione delle prove della carneficina.

Il 20 gennaio fanno saltare in aria i crematori II e III. Sei giorni dopo è la volta del complesso di magazzini noto col nome di “ Kanada II”, dove erano stoccati i beni acquisiti ai prigionieri.

Ben 9.000 internati erano rimasti nel campo di Auschwitz ( Stammlager Auschwitz I ) e Birkenau ( Auschwitz II ). Le intenzioni dei Tedeschi erano quelle di eliminarne la maggior parte prima dell’ arrivo dei sovietici. Solamente la fretta dei nazisti fece in modo che la maggior parte dei prigionieri fossero risparmiati, ad eccezione di circa 700 prigionieri ebrei uccisi nei sottocampi poche ore prima dell’arrivo dei soldati dell’Armata Rossa il 27 gennaio 1945.

Amici Anpi (Il Pugno Chiuso)

Mai più….
Aveva le lacrime agli occhi…
Krysia Trzesniewska (1929 - 1943), 14enne polacca assassinata nel campo di sterminio tedesco KL Auschwitz.
Krysia è stata portata da Zamosc al campo di morte il 13 dicembre 1942 e registrata come prigioniera...

Mai più….

Aveva le lacrime agli occhi…

Krysia Trzesniewska (1929 – 1943), 14enne polacca assassinata nel campo di sterminio tedesco KL Auschwitz.
Krysia è stata portata da Zamosc al campo di morte il 13 dicembre 1942 e registrata come prigioniera politica con n. 27129.

Foto scattate durante la registrazione al campo di concentramento.
Mikołaj Kaczmarek – Kolor Historii

Amici Anpi (Il Pugno Chiuso)

L'Olocausto dei bambini ad Auschwitz
Nel lager di Auschwitz furono circa 230mila i bambini e gli adolescenti che furono prigioneri, il numero più numeroso gli ebrei, ma anche rom, polacchi e slavi.
Quasi tutti
furono uccisi nelle camere a gas, altri...

L’Olocausto dei bambini ad Auschwitz

Nel lager di Auschwitz furono circa 230mila i bambini e gli adolescenti che furono prigioneri, il numero più numeroso gli ebrei, ma anche rom, polacchi e slavi.
Quasi tutti
furono uccisi nelle camere a gas, altri perirono di stenti o di malattie.

Il 27 gennaio 1945
giorno della Liberazione del lager si contarono solo 700 bambini e adolescenti, di cui 200 erano i superstiti dei bambini selezionati da Josef Mengele per i suoi esperimenti medici.

I bambini ebrei e rom furono condotti ad Auschwitz essenzialmente a morire, 216mila piccoli ebrei finirono nelle camere a gas, 67mila adolescenti superarono la selezione e furono assegnati al lavoro coatto, lavoro durissimo, molti non riuscirono a superare le fatiche e perirono.

I bambini rom: 11mila furono inizialmente assegnati al campo per le famiglie rom, poi il famigerato Josef Mengele fece costruire per questi bambini un Kindergarden, ma solo per facilitare i suoi esperimenti, le condizioni igeniche erano terribili.
Moltissimi furono i bambini morti o per malattia o soppressi con iniezioni di fenolo da Mengele, il boia non forniva ai bambini nessuna cura medica e si limitava a studiare i progressi delle loro malattie per le sue ricerche.
Liliana Segre
Fu una delle adolescenti sopravvissute, numero di matricola 75190.
Durante la sua prigionia ad Auschwitz, fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens, subì altre tre selezioni.

Gennaio 1945
dopo l’evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.

1 Maggio
Venne liberata dal campo di Malchow, dall’Armata Rossa.

Dai 776 Bambini italiani deportati ad Auschwitz furono solo 25 i sopravvissuti fra questi Liliana Segre testimone della Shoah.
“Ammanettarono mio padre, lui che era stato ufficiale della prima guerra mondiale che era orgoglioso di essere italiano, che era laureato alla Bocconi e aveva un bel lavoro ed era un galantuomo. Ricordo che le sue belle mani e i suoi bei polsi avevano le manette, non riusciva a parlare e aveva gli occhi rossi. Ci condussero al carcere di Varese prima e a quello di Como e in testa avevo sempre le stesse domande, ossia non riuscivo a capire cosa avessimo fatto per essere perseguitati. Poi ci spostarono a San Vittore, che fu l’ultimo ambiente che dividemmo. Era terribile e spesso piangeva scusandosi con me per avermi messa al mondo, nonostante tutto però eravamo ancora insieme. A calci e pugni ci fecero salire su vagoni bestiame. Fu il primo passo verso Auschwitz – Birkenau.
(..) Uomini a destra e donne a sinistra.
E poi non lo vidi più. Anche se vivessi altri cento anni quel momento resterebbe indelebile perché fa parte di me. Come papà.”

Liliana Segre al ritorno di Auschwitz, visse prima con gli zii e poi con i nonni materni, di origine marchigiana, gli unici superstiti della sua famiglia.

Liliana: “ Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimento e spensieratezza ”

Oggi come ieri Che cosa si dirà dei lager in Libia, dei campi profughi in Croazia, dei migranti torturati, uccisi, dei bambini nati dagli stupri in questi lager, grazie ad un’Europa sorda ed egoista come durante il nazifascismo.

Santina Sconza

Francesca Mannocchi
· 17 gennaio Kabul .

Francesca Mannocchi

· 17 gennaio Kabul .

Dopo un anno non ho ancora capito questa grande svolta dei ‘migliori’
Secondo Max Weber l’autorità di un capo “carismatico” è “fondata sulla devozione all’eccezionale santità, eroismo o carattere esemplare di una singola persona”. La storia ci offre...

Dopo un anno non ho ancora capito questa grande svolta dei ‘migliori’

Secondo Max Weber l’autorità di un capo “carismatico” è “fondata sulla devozione all’eccezionale santità, eroismo o carattere esemplare di una singola persona”. La storia ci offre molti esempi di capi carismatici positivi o negativi, da Gesù a Hitler, e comunque, seppure in modi diversi, tutte queste figure rappresentavano un’autorità unica, assoluta, non certo eletta democraticamente, ma impostasi grazie, appunto, al loro carisma.

Mi è tornato alla mente questo principio, ascoltando in questi ultimi mesi gli innumerevoli osanna al governo dei “migliori” e alla figura di Mario Draghi, che peraltro non si è imposto, ma è stato imposto, vista la pochezza del Parlamento. Ciò che colpisce è il coro di peana a prescindere. Premetto, non sono un analista politico e non mi cimento in questo campo, ma sono un cittadino che vota e cerca di farlo alla luce dei fatti e, sinceramente, a un anno di distanza non sono riuscito a capire in cosa consista questa grande svolta promossa dai “migliori”.

Riguardo alla scuola, al di là di un susseguirsi di normative sempre più confuse e di una assenza di regole certe, non si è fatto pressoché nulla: ci si ritrova più o meno nella situazione precedente. Non sono aumentate le aule e neppure sono stati adeguati i trasporti scolastici. Inoltre è scomparso anche quel piccolo aiuto alle famiglie che consisteva nel cosiddetto bonus psicologo, visti i sempre maggiori problemi riscontrati dalle ragazze e dai ragazzi in seguito alle restrizioni dovute al virus. La pandemia ha messo in luce molto chiaramente quanto sia necessario rafforzare la medicina territoriale, nonché l’organico sanitario a tutti i livelli, vista la carenza di personale e di spazi adeguati.

Cosa è stato fatto? Si è destinata una quota minima del Pnrr, l’8,2%, di cui una piccola parte alla ricerca. Non certo un gran trampolino per il futuro. Per non parlare della cosiddetta “transizione ecologica”, che non prevede nessuna svolta significativa rispetto al consumo energetico e al rispetto dell’ambiente. La grande novità è stato rispolverare il nucleare, con gli impianti di quarta generazione (Matteo Salvini dixit), che al di là della resa, come ha affermato l’ingegner Angelo Tartaglia, “semplicemente non esistono”. Il finanziamento prolungato del bonus casa, oltre a far aumentare i prezzi, finisce per fare guadagnare chi è già più ricco, come le nuove norme fiscali. I migliori non si sono certo impegnati troppo nel ridurre le disuguaglianze sempre crescenti, basti pensare alla reazione alla timida proposta di Enrico Letta di tassare i patrimoni sopra i 100 milioni: “Non è ora di prendere”.

Se poi prendiamo il famigerato Pnrr, che in realtà si chiama Next Generation Eu, sarebbe dovuto servire a innescare una svolta futura, per i giovani. Per farlo, però, occorre avere una visione del futuro e quella di questo governo è chiara: “Andare avanti così come si va ora”, senza nemmeno una gattopardesca finzione di modificare un minimo lo status quo. Dove sarebbe la svolta? Quale paese immaginiamo? A vocazione industriale, turistica, agricola? Si è paragonato il Next Generation Eu a una sorta di Piano Marshall, ma De Gasperi ce l’aveva una visione del futuro e l’Italia è passata da paese agricolo a industriale.

Non sono un elettore 5 Stelle, ma non sono riuscito a percepire questa grande svolta rispetto al governo precedente, che peraltro ha dovuto gestire una situazione anche più difficile e che comunque è stato quello che ha ottenuto quei fondi europei che Draghi e i suoi possono gestire. Forse non era proprio questo che intendeva Platone, quando auspicava il governo dei migliori. Diciamo piuttosto che in democrazia, nella migliore tradizione italica, affidarsi all’uomo forte è un bel modo per scaricarsi da ogni responsabilità.

Marco Aime

Donne e lavoro: sempre più precarie e sfruttate
C’è un mito che aleggia sulle nostre vite, dall’ormai lontano marzo 2020: la pandemia, una sciagura biblica che ha luogo nei tempi moderni, colpirebbe trasversalmente e indistintamente tutti.
Una piaga...

Donne e lavoro: sempre più precarie e sfruttate

C’è un mito che aleggia sulle nostre vite, dall’ormai lontano marzo 2020: la pandemia, una sciagura biblica che ha luogo nei tempi moderni, colpirebbe trasversalmente e indistintamente tutti.

Una piaga che non si fermerebbe davanti a nulla e a nessuno, affliggendo in egual modo ricchi e poveri, uomini e donne, bianchi e neri. A distanza di ormai due anni dall’inizio dell’emergenza, stiamo scoprendo, dati alla mano, che le conseguenze della crisi da Covid sono tutt’altro che simmetriche.

Non è questa la sede per parlare delle possibili differenze negli effetti del virus in termini di letalità, sebbene sia ormai assodato che il Covid abbia conseguenze più gravi nelle fasce meno abbienti della popolazione, spesso maggiormente affette da patologie pregresse e malcurate proprio a causa del disagio economico in cui si trovano. (…)

Abbiamo già visto come durante le fasi più acute dell’emergenza, quelle dei lockdown totali o parziali (per intenderci, da marzo a luglio 2020) i paperoni d’Italia e del mondo hanno visto aumentare sensibilmente la loro ricchezza: in piena emergenza sanitaria, mentre si moriva perché in ospedale mancavano i posti letto e i respiratori, mentre lavoratori e disoccupati faticavano ad arrivare alla fine del mese, qualcuno si arricchiva sensibilmente.

La questione dell’asimmetria degli effetti sociali della pandemia si inserisce a pennello nell’ampio affresco della situazione occupazionale in Italia così profondamente segnata da una disparità tra i sessi. La crisi si è portata appresso un crollo dell’occupazione che, dato il quadro preesistente, ha colpito prevalentemente le donne, tra le quali è maggiormente diffuso il fenomeno del lavoro precario e discontinuo, e anche per questo sottopagato.

Per avere un’idea delle dimensioni del problema, dei 444mila occupati in meno registrati in Italia nel primo anno di crisi (il 2020), 312 mila erano donne e 132 mila uomini. In altri termini, il 70% era costituito da donne, i cui contratti in scadenza, spesso e volentieri, non sono stati rinnovati.

Dal report emerge che nel primo semestre del 2021 i nuovi contratti attivati sono stati 3 milioni e trecentomila. Di questi, solo il 39,6% del totale ha riguardato le donne. Ciò significa che l’occupazione femminile, già più penalizzata di quella maschile nella fase di distruzione dei posti di lavoro, è anche cresciuta molto meno nella fase di ripresa.

Ma non è tutto: sebbene la gran parte dei nuovi contratti sia a termine (sia per gli uomini che per le donne), l’incidenza del precariato è molto più elevata per le donne che per gli uomini.

Citando testualmente il report: “La crescita è chiaramente trainata dai contratti a termine e discontinui sia per uomini che per donne, ma con una differenza. I contratti delle donne, numericamente inferiori a quelli maschili, presentano al loro interno un’incidenza comparativamente maggiore della precarietà contrattuale.”

Questa tendenza testimonia che la crisi ha ulteriormente aumentato le diseguaglianze di genere: basti pensare che l’attuale tasso di occupazione maschile è di circa il 68%, mentre quello femminile non arriva al 50%.

A questa crescente precarietà, a tali evidenti disuguaglianze, si aggiunge un ormai consolidato cambiamento nella struttura dell’occupazione femminile. Tale mutamento si sostanzia in una diminuzione del numero di donne impiegate in settori con paghe più elevate e uno spostamento verso lavori a bassa qualifica.

E non si tratta di un fenomeno che riguarda soltanto specifici livelli di istruzione e formazione (per giunta, le donne in Italia sono mediamente più istruite degli uomini), bensì di un processo generalizzato, nel quale le donne guadagnano meno degli uomini e trovano più difficile progredire nella loro carriera.

Si tratta, in altri termini, di un supplemento di sfruttamento a cui le donne sono sottoposte per il solo fatto di essere donne, elemento che ad oggi è purtroppo ancora sufficiente a renderle più ricattabili dal punto di vista del salario e delle condizioni di lavoro. (…)

In questa fase di riflusso del ruolo dello Stato nel sostegno ai lavoratori, dopo la breve e ben misera parentesi della pandemia, a essere particolarmente colpite sono proprio le donne. Lo smantellamento in corso del welfare, a partire dalle misure di conciliazione tra vita privata e lavoro, finisce per pesare in maniera preponderante proprio sulle donne, spesso le più attive nei compiti di cura familiare e, per questo, messe ai margini del mondo del lavoro.

(…) In questo meccanismo infernale, serve sempre un nuovo soggetto da sfruttare almeno un po’ di più, che sia il migrante, la donna, il disoccupato. Solo mettendo in discussione l’intero impianto che regola e disciplina le nostre vite, a partire da precarietà e riduzione dello stato sociale, potremo pensare di risolvere il problema di tutti gli sfruttamenti e di tutte le disuguaglianze.

Coniare Rivolta

Fabio Magnasciutti
Oxfam, la variante miliardari colpisce sempre di più
Secondo l’organizzazione umanitaria Oxfam, tra marzo 2020 e novembre 2021 i miliardari nel mondo sono passati da 2.095 a a 2.660, con un incremento di 565 unità dall’inizio della pandemia.
(…)...

Oxfam, la variante miliardari colpisce sempre di più

Secondo l’organizzazione umanitaria Oxfam, tra marzo 2020 e novembre 2021 i miliardari nel mondo sono passati da 2.095 a a 2.660, con un incremento di 565 unità dall’inizio della pandemia.

(…) Ricorrendo a dati della Lista Forbes dei miliardari ed estendo l’analisi fino alla parte conclusiva del 2021, gli analisti di Oxfam hanno osservato come il patrimonio netto dei 10 miliardari più ricchi sia più che raddoppiato (+119%), in termini reali, dall’inizio della pandemia, superando il valore aggregato di 1.500 miliardi di dollari, oltre 6 volte lo stock di ricchezza netta del 40% più povero, in termini patrimoniali, dei cittadini adulti di tutto il mondo.

Alcuni esempi di grandezze per meglio comprendere a cosa corrispondono questi dati:
– i 10 ultra-miliardari necessiterebbero di 414 anni per spendere le loro fortune al ritmo di 1 milione di dollari al giorno ciascuno.

– se il valore della ricchezza netta dei 10 miliardari più ricchi calasse del 99,993% ognuno di loro rimarrebbe ancora all’interno del top-1% della distribuzione globale di ricchezza con riferimento alla soglia di ingresso nell’ultimo percentile della distribuzione pari a 1.055.337 dollari a fine 2020.

– il surplus patrimoniale, in termini reali, del solo Jeff Bezos nei primi 21 mesi della pandemia (+81,5 miliardi di dollari) equivale al costo completo della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale con il costo per dose fissato al costo di produzione del vaccino a mRNA di Pfizer stimato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra.

– 252 miliardari uomini possedevano a novembre 2021 un patrimonio netto aggregato superiore alla ricchezza posseduta complessivamente dalle donne e dalle ragazze dell’intero continente africano, del Sud America e dell’area dei Caraibi.

Kulturjam

buon pomeriggio

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "ugna a ci pensate che fra due anni, quando rimarranno vivi solo i no-vax, il festival di Sanremo lo vincerà sempre Povia? pietro ingargiola"

Chi è causa del suo mal….
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Mortacci loro.. 😡

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l’idea è : confondere le idee al virus

Le fornaci della vergogna

Migliaia di minori lavorano in fabbriche di mattoni in Nepal in condizioni malsane e pericolose.

La difficile situazione economica, la chiusura delle scuole in tutto il Paese e il limitato accesso alla formazione a distanza hanno contribuito in modo determinante a l’aumento del lavoro minorile in Nepal. Secondo gli ultimi dati, i bambini che lavorano sono più di un milione.

blocchi di argilla sono il principale materiale da costruzione in Nepal. Negli ultimi anni, questo settore è esploso ed è diventato una fonte di reddito per molte famiglie e bambini piccoli a seguito del terremoto del 2015 e della pandemia di covid-19.

La maggior parte dei fabbricanti di mattoni nel sud del paese proviene dall’India perché i salari in Nepal sono più alti. Questi lavoratori arrivano alla fine del monsone e rimangono fino alla fine di marzo. Vivendo questo tipo di vita seminomade, molti di questi bambini abbandonano la scuola perché non possono superare gli esami e passano al ciclo educativo successivo.

Le persone che si trasferiscono per lavorare nell’industria dei mattoni arrivano all’inizio di novembre per iniziare a costruire le loro case a pochi metri dalla fabbrica. Nella maggior parte dei casi non hanno accesso all’acqua e raramente all’elettricità.

Secondo gli ultimi dati, il 20% dei lavoratori minorenni svolge il proprio lavoro in ambienti pericolosi come l’agricoltura, l’edilizia e l’industria dei laterizi. I rapporti pubblicati nel 2021 dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) mostrano che tra i 20.000 e i 30.000 bambini lavorano nei forni del Nepal.

Portare così tanto peso provoca problemi alle mani, alla schiena e alle ginocchia e la polvere e il fumo sono dannosi per gli occhi e i polmoni.
Vivere e lavorare in questo ambiente malsano fa sì che molti bambini e adulti soffrano di malattie respiratorie.

lo sfruttamento minorile è ancora presente, tollerato e visto da molte famiglie povere come un’opportunità per sfuggire alla miseria per i suoi immediati benefici economici.

foto SIMONE BOCCACCIO

DUE MAGLIETTE ROSSE NELLO STADIO DELLA MORTE.
IL GIORNO CHE PANATTA SFIDÒ PINOCHET
Ritengo che pochi eventi quanto i rifiuti, o le proteste, degli sportivi siano in grado di raccontare l'orrore delle dittature sudamericane degli anni settanta del...

DUE MAGLIETTE ROSSE NELLO STADIO DELLA MORTE.
IL GIORNO CHE PANATTA SFIDÒ PINOCHET

Ritengo che pochi eventi quanto i rifiuti, o le proteste, degli sportivi siano in grado di raccontare l’orrore delle dittature sudamericane degli anni settanta del secolo scorso.

Questa volta non c’è un pallone da inseguire o una palla ovale insanguinata. In questo racconto non c’è un hombre vertical che si oppone a un regime.
Questa volta ci sono delle racchette da tennis e delle magliette rosse.
Ricostruiamo gli eventi che portarono quelle maglie rosse nella storia.
Tra il 24 e il 27 settembre del 1976 si svolsero le semifinali di coppa Davis. A Roma si incontrarono l’Italia e l’Australia. Vinse la nostra nazionale 3 – 2 grazie alle vittorie nei singolari di Panatta e Barazzutti ed alla vittoria del doppio composto da Bertolucci e lo stesso Panatta.
Nell’altra semifinale avrebbero dovuto incontrarsi l’Unione Sovietica e il Cile ma l’Unione Sovietica si rifiutò di scendere in campo in segno di protesta contro il regime di Pinochet: il Cile passò quindi in finale senza aver disputato l’incontro.

In conseguenza al boicottaggio della semifinale, l’URSS fu sospesa dalle due seguenti edizioni della Coppa Davis.

Subito dopo il successo in semifinale, in Italia cominciò un dibattito circa l’opportunità di partecipare alla finale. La gara, infatti, si sarebbe disputata in Cile, paese retto dalla dittatura di Pinochet e il campo di gioco si trovava nel complesso dello Stadio Nazionale, divenuto uno dei simboli della repressione del regime perché, negli anni precedenti, era stato usato come campo di concentramento per gli oppositori politici.
La partecipazione italiana era contestata da numerosi gruppi politici, soprattutto di sinistra, con proteste a mezzo stampa e in piazza.

Un gruppo di giovani arrivò ad occupare i locali della Federtennis urlando “Non si giocano volée con il boia Pinochet”. Cortei e cori presero di mira Panatta, reduce da una stagione felice in cui aveva conquistato i due più importanti tornei del mondo su terra rossa: Roma, sconfiggendo l’argentino Guillermo Vilas; e Parigi, battendo l’americano Harold Solomon.

“Panatta milionario, Pinochet sanguinario”, era lo slogan più frequente. Adriano, animo di sinistra per tradizione familiare, soffrì la contestazione. Il governo, guidato da Giulio Andreotti, e il Coni preferirono non prendere posizione, lasciando la decisione alla Federazione italiana tennis. In tutto questo fragore chi giocò un ruolo fondamentale fu Berlinguer. Panatta, raccontò con queste parole l’intervento del leader del Pci: “Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa finisse nelle mani del Cile del regime-Pinochet piuttosto che nelle nostre. Da lì in poi la strada verso la partenza si fece in discesa. Fu come un libera-tutti. Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest’ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere. Grazie a Berlinguer”.

Adriano conobbe alcuni dettagli solo anni dopo, “Come il fatto che Berlinguer si era in qualche modo sentito con il leader comunista cileno Luis Corvalan e che quest’ultimo lo aveva messo in guardia sulle ricadute politiche, favorevoli al dittatore, di un eventuale boicottaggio”. In realtà, dietro l’intervento del segretario del Pci ci fu il concreto rischio che l’ipotesi boicottaggio potesse saldare un improvviso consenso nazionalistico in Cile, utilizzabile poi da Pinochet.

In conclusione la Federazione italiana Tennis autorizzò la partecipazione.
Il 17 dicembre 1976 l’Italia si giocò la Coppa Davis in Cile, in un clima surreale.

I primi due singolari furono vinti da Barazzutti e Panatta. Il giorno seguente era un programma il doppio. Il mattino Panatta chiese a Bertolucci, suo compagno, d’indossare una maglietta rossa e non la classica divisa. Dopo un’accesa discussione tra i due, Paolo Bertolucci accettò la provocazione di Panatta.

Fillol e Cornejo indossarono polo bianche e calzoncini celesti; Panatta e Bertolucci magliette rosso fuoco e calzoncini bianchi.
Gli italiani vinsero il doppio e la Coppa Davis onorando le vittime della repressione di Pinochet.

Perché utilizzarono le magliette di color rosso?
ll rosso era il colore dell’opposizione a Pinochet.
il colore che le donne portavano nelle piazze, il colore della protesta, del coraggio e del sangue.

Il colore utilizzato dalle donne cilene, i cui figli, fratelli, padri o mariti erano stati torturati, uccisi.

Fabio Casalini

Il 17 gennaio 1966 Simon & Garfunkel pubblicano la loro pietra miliare “Sounds of Silence”

Salve oscurità, mia vecchia amica ho ripreso a parlarti ancora perchè una visione che fa dolcemente rabbrividire ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo e la visione che è stata piantata nel mio cervello ancora persiste nel suono del silenzio

Nei sogni agitati io camminavo solo attraverso strade strette e ciottolose nell’alone della luce dei lampioni sollevando il bavero contro il freddo e l’umidità quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon che attraversò la notte e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi migliaia di persone, o forse più persone che parlavano senza emettere suoni persone che ascoltavano senza udire persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato e nessuno osava disturbare il suono del silenzio

Stupidi io dissi, voi non sapete che il silenzio cresce come un cancro ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi, aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi

Ma le mie parole caddero come goccie di pioggia, e riecheggiarono nei pozzi del silenzio e la gente si inchinava e pregava al Dio neon che avevano creato. e l’insegna proiettò il suo avvertimento, tra le parole che stava delineando.

E l’insegna disse “le parole dei profeti sono scritte sui muri delle metropolitane e sui muri delle case popolari. E sussurrò nel suono del silenzio

(Roberto Ranfagni)

(Fonte: youtube.com)

Mauro Biani
Il testamento di Tito è, insieme ad Amico fragile, la mia miglior canzone. Dà un’idea di come potrebbero essere le leggi se fossero scritte da chi il potere non ce l’ha. È un altro di quei pezzi scritti col cuore, senza paura di apparire retorici,...

Il testamento di Tito è, insieme ad Amico fragile, la mia miglior canzone. Dà un’idea di come potrebbero essere le leggi se fossero scritte da chi il potere non ce l’ha. È un altro di quei pezzi scritti col cuore, senza paura di apparire retorici, che riesco a cantare ancora oggi, senza stancarmene. Avevo urgenza di salvare il cristianesimo dal cattolicesimo. Inteso come fondazione della Chiesa, il cattolicesimo ha rovinato tutto. I vangeli apocrifi sono una lettura bellissima con molti punti di contatto con l’ideologia anarchica.

Fabrizio De André

Viene sempre il momento in cui le scelte idiote si pagano!
Stefano Stefani

Viene sempre il momento in cui le scelte idiote si pagano!

Stefano Stefani

“Sono malata di cancro e forse non avrò ancora molto da vivere, è per questo che ho deciso di scrivere una lettera aperta a coloro che, facendo finta di essersi vaccinati, hanno mostrato egoismo e mancanza di senso civico. Sono garantista, ma se...

“Sono malata di cancro e forse non avrò ancora molto da vivere, è per questo che ho deciso di scrivere una lettera aperta a coloro che, facendo finta di essersi vaccinati, hanno mostrato egoismo e mancanza di senso civico. Sono garantista, ma se quanto emerso sarà confermato significa davvero che la nostra società ha subito una pesante involuzione e non ci meritiamo più niente”.

“Ho scritto questa lettera per far riflettere. Malati oncologici come me e tanti altri malati continuano ad avere problemi di ospedalizzazione, ogni volta facciamo fatica a trovare posto negli ospedali”.

Così Claudia Baiocco, portavoce del sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica, all’indomani dell’inchiesta della Procura di Ancora su un presunto giro di Green pass falsi.

Parole perfette. Gli ultrà novax hanno e avranno colpe eterne. Egoisti, ignoranti, violenti. È gente senza morale, che non capisce niente e fa semplicemente schifo.

Andrea Scanzi

Perché ogni giorno a scuola arrivano undici milioni di mascherine che nessuno indossa?
di Alex Corlazzoli
Perché ogni giorno vengono distribuite nelle scuole di tutt’Italia undici milioni di mascherine chirurgiche che nessuno indossa? La domanda è...

Perché ogni giorno a scuola arrivano undici milioni di mascherine che nessuno indossa?

di Alex Corlazzoli

Perché ogni giorno vengono distribuite nelle scuole di tutt’Italia undici milioni di mascherine chirurgiche che nessuno indossa? La domanda è semplice semplice. So per certo che il ministro dell’Istruzione la leggerà, ma so anche che non risponderà; non certo per mancanza di cortesia ma forse perché non può svelare la verità che da mesi gira e rigira nella mia (e non solo) testa. Faccio un breve riassunto per chi non si ricordasse la vicenda.

Con lo scoppio della pandemia, il Governo Conte, attraverso il Commissario straordinario Domenico Arcuri, diede inizio alla distribuzione scuola per scuola di mascherine chirurgiche. Ricordo che le prime che arrivarono erano simili a quelle che acquistiamo in farmacia: azzurre con l’elastico che si allunga attorno alle orecchie. Tempo qualche settimane e questi dispostivi sparirono per lasciare posto a delle mascherine di colore bianco con elastici di vario tipo.

Da maestro ogni giorno le distribuii come hanno fatto tutti ma pian piano mi accorsi che nessuno le portava. A quel punto feci un sondaggio tra i miei alunno: non le indossavano perché scomode da portare per sei o otto ore di fila; perché erano troppo strette; perché a volte puzzavano. Le provai anch’io: non avevano tutti i torti.

Feci quel che dovevo fare: da una parte, come maestro, avvisai i miei superiori. Dall’altra come giornalista iniziai a indagare e scrivere sul caso. Spuntarono alcune interrogazioni parlamentari; la promessa di Bianchi d’intervenire; dichiarazioni qua e là contro queste mascherine ma nulla di concreto.

Nel frattempo, attraverso un post su Facebook, mi accorsi che erano in centinaia, in migliaia ad avere lo stesso problema. I bambini le chiamavano “mutanda”; i genitori le usavano per spolverare. Con un’amica dei Castelli Romani ci venne l’idea di fare quello che si chiama “una piccola goccia nell’oceano”. Abbiamo lanciato una raccolta di mascherine-mutanda che abbiamo donato alla Sant’Egidio e ad altre associazioni che potevano darle a persone che le avrebbero indossate non certo per sei o otto ore ma per qualche ora. Ne arrivarono migliaia.

Intanto anche nelle scuole continuava imperterrita la distribuzione. Arrivato il nuovo Governo e il nuovo Commissario Figliuolo sono tornato alla carica. Il portavoce del Generale, tenente colonnello Mario Renna, mi disse che il contratto (fine prevista a settembre) non poteva essere sospeso altrimenti avremmo pagato delle penali. Ho sperato. Nulla da fare: non è cambiato nulla. Le mascherine “mutanda” continuano ad arrivare. Sul sito del ministero dell’Istruzione il monitoraggio della distribuzione è fermo al 6 aprile 2021: perché?

Nelle scuole si sono accumulati centinaia di scatoloni che i presidi non sanno più dove mettere e che farne. Molti di loro temono di buttarle perché potrebbe intervenire la Corte dei Conti. Una sola, Amanda Ferrario, ha chiesto a Figliuolo di non inviarne più e così è stato. La mia cantina è pure piena perché, ora, non le vogliono più nemmeno le associazioni del Terzo Settore. Andrea Crisanti, microbiologo di fame mondiale, in un’intervista mi ha spiegato che con Omicron e Delta, nelle classi servono Ffp2 non chirurgiche.

Ora, Giulio Andreotti (che non amo mai citare) tuttavia da esperto di peccati diceva: “A pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina”. Una nota: se guardate chi produce la maggior parte delle mascherine-mutanda troverete scritto dietro la confezione Fca (Fiat Chrysler Automobiles) e Luxottica. Torniamo alla domanda iniziale: perché ogni giorno vengono distribuite nelle scuole di tutt’Italia undici milioni di mascherine chirurgiche che nessuno indossa?

Dopo le mascherine rosa, nuova polemica nella Polizia dopo la fornitura dei nuovi manganelli.
😜😜😜😜😘
Roberto Ranfagni

Dopo le mascherine rosa, nuova polemica nella Polizia dopo la fornitura dei nuovi manganelli.

😜😜😜😜😘

Roberto Ranfagni

Lucillola
Allora, stamani c’è Verdini (ai domiciliari per bancarotta) che scrive pubblicamente a Dell’Utri (condannato per mafia) per dargli consigli su come eleggere Berlusconi (condannato per frode fiscale) al Quirinale.
In un qualunque altro Paese, eccetto...

Allora, stamani c’è Verdini (ai domiciliari per bancarotta) che scrive pubblicamente a Dell’Utri (condannato per mafia) per dargli consigli su come eleggere Berlusconi (condannato per frode fiscale) al Quirinale.

In un qualunque altro Paese, eccetto forse qualche stato pirata del XVIII secolo, una roba del genere farebbe strabuzzare gli occhi. Perché questa roba grottesca, questo circuito imbarazzante, fa immaginare di vivere un film.

Qui da noi invece è realtà ed è normale routine.
È normale routine che gente con condanne (gravi) vada nel dibattito pubblico con serenità, cercando di fare il bello e il cattivo tempo.

Quella normale routine, è il segno di un sistema al collasso. Imbarbarito, impoverito. Arresosi al torbido.

O si mette un freno a questa decadenza o presto la bandiera nazionale sarà quella pirata.

Perché lì stiamo.

leonardo Cecchi

Aldo Mimmo Lombezzi
*******************
sottile differenza…

Aldo Mimmo Lombezzi
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sottile differenza…

Mahatma Grandi
No, ragazzi, non riesco proprio a stare con quelli che, in una sorta di “tanto peggio, tanto meglio”, oggi dicono: “se fanno Silvio presidente ci ammazziamo dalle risate”.
Perché forse alcuni l’hanno scordato, ma Berlusconi non è solo il simpatico...

No, ragazzi, non riesco proprio a stare con quelli che, in una sorta di “tanto peggio, tanto meglio”, oggi dicono: “se fanno Silvio presidente ci ammazziamo dalle risate”.

Perché forse alcuni l’hanno scordato, ma Berlusconi non è solo il simpatico buffone che fa le corna nelle foto istituzionali e dà della “culona inchiavabile” alla Merkel, non è una macchietta da film pecoreccio anni ‘70 con Alvaro Vitali ed Edwige Fenech.

Berlusconi è quello condannato per una maxi evasione fiscale, è quello delle leggi ad personam fatte apposta per evitare i processi e le condanne, è quello dei festini con le minorenni, è quello che telefonava alla polizia per far rilasciare le stesse minorenni spacciandole per nipoti di dittatori esteri.
Ed è quello che ha fatto votare un intero Parlamento per dire che, in effetti, lui era convinto che la minorenne Ruby Rubacuori, di cognome facesse “Mubarak”.
È quello dello stalliere mafioso e degli amici condannati per concorso esterno con la mafia, è quello dei processi rimandati all’infinito per portare alla prescrizione le accuse.
È quello che si vantava di aver portato “i fascisti al governo”.

È quello della repressione nel sangue delle proteste al G8 di Genova, è quello di Carlo Giuliani, di Bolzaneto e della Diaz.

Berlusconi non è lo zio mezzo matto e inopportuno che ci fa ridere con le sue buffonate alle cene di famiglia, è un personaggio che, per anni, ha rappresentato il peggio che il nostro paese sapesse esprimere.
E oggi, pensare che esista una concreta possibilità che venga eletto “Garante della Costituzione”, un ruolo che teoricamente dovrebbe prevedere una moralità specchiata e un alto senso delle istituzioni, è semplicemente spaventoso.

Perché se c’è un uomo che storicamente, con le istituzioni, ci si è al massimo pulito il culo, quello è Berlusconi.
È spaventoso anche solo pensare che, per un’intera parte politica, sia davvero un’opzione percorribile.

No, amici, non mi fa ridere per niente, mi dispiace.

Emiliano Rubbi

IL VOCIO + tenor

Famiglia distrutta dal Covid in poche di settimane: prima il decesso dei nonni novantenni, poi è morto il nipote 42enne e infine il padre 69enne di quest’ultimo

continua su: https://www.fanpage.it/attualita/covid-distrugge-intera-famiglia-a-torino-morti-nonni-padre-e-figlio-nessuno-era-vaccinato/
https://www.fanpage.it/

buon pomeriggio

Chiarimenti storici
“Sulla copertina de “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa c’è la foto di un uomo, mani dietro la nuca, esposto a pubblica gogna per le strade di Milano, scortato da partigiani armati. Nella didascalia viene descritto...

Chiarimenti storici

“Sulla copertina de “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa c’è la foto di un uomo, mani dietro la nuca, esposto a pubblica gogna per le strade di Milano, scortato da partigiani armati. Nella didascalia viene descritto genericamente come “fascista ucciso il 28 aprile 1945”.

Quell’uomo era Carlo Barzaghi,il “Boia del Verziere”, della legione autonoma mobile Ettore Muti di Milano, esponente di spicco della Repubblica di Salò e responsabile di numerosi crimini di guerra tra cui la compilazione degli elenchi di ebrei ed oppositori da deportare e la fucilazione di quindici partigiani in Piazzale Loreto, avvenuta il 10 agosto 1944 su ordine del capitano della Gestapo Theodor Saevecke. Quest’ultimo dopo la guerra divenne agente dei servizi USA e fece carriera nella Germania Federale, giungendo a ricoprire il grado di vicedirettore dei servizi di sicurezza. A Torino fu condannato all’ergastolo dal Tribunale Militare, ma non fu mai estradato né subì alcun processo in patria.

L’uomo sulla copertina del libro di Giampaolo Pansa è dunque il “povero” fascista “vittima” dei partigiani verso il quale l’autore avrebbe voluto muovere a compassione.

Ora che Pansa ha smesso di produrre immondizia commemoratelo pure.”

Marioluca Bariona

La legge Bossi Fini non è altro che la legge Napolitano Turco peggiorata in alcuni punti.
Il centro sinistra è stato un disastro su tutti i fronti, sull'immigrazione così come sul lavoro, precariato, pensioni, sanità, scuola, …
È stato il...

La legge Bossi Fini non è altro che la legge Napolitano Turco peggiorata in alcuni punti.

Il centro sinistra è stato un disastro su tutti i fronti, sull’immigrazione così come sul lavoro, precariato, pensioni, sanità, scuola, …

È stato il centrosinistra come con la precarietà sul lavoro e tutto il resto a spianare la strada per le destre anche sull’immigrazione.

Bossi e Fini arrivati al governo e trovandosi con una legge cosi leghista e di destra l’hanno confermata tutta peggiorandola qua e là in alcuni punti. L’ossatura, la cultura e filosofia di destra era già tutta presente nella legge Napolitano Turco:

– I centri di permanenza temporaea (ora centri di detenzione) dove gli immigrati vengono privati della loro libertà personale e rinclusi senza aver mai commesso un reato sono stati introdotti dalla Napolitano Turco. L’equazione clandestini = criminali faceva già parte di quella legge, Bossi e Fini hanno soltanto aumentato il periodo di detenzione da 30 a 60 giorni.

– La legge Napolitano Turco ha per prima introdotto il reato di clandestinità per chi rientra in Italia dopo essere stato espulso, Bossi e Fini hanno esteso tale reato anche a chi entra in Italia per la prima volta senza visto.

– La legge Napolitano Turco ha introdotto anche per prima la norma secondo la quale chi perde il lavoro perde anche il permesso di soggiorno se non trova lavoro (entro 12 mesi). Anche per chi è regolamente soggiornante in Italia da 20 o 30 anni scatta l’espulsione.
Bossi e Fini non hanno fatto altro che anticipare l’espulsione a 6 mesi dopo aver perso il lavoro inventando un nome “Contratto di Soggiorno” a qualcosa che c’era già nella cultura e nella filosofia di Napolitano Turco.

– la Napolitano Turco ha per prima introdotto delle norme che escludevano gli immigrati da alcune prestazioni economiche del welfare limitandoli ai possessori della Carta di Soggiorno escludendo i regolari con il solo permesso di soggiorno. Bossi e Fini e poi i sindaci leghisti l’hanno esteso a tutte le prestazioni del welfare come assegno maternità (di allora), iscrizione alle liste per le case popolari, asilo nido ecc. Ed hanno aumentato hli anni di residenza regolare per poter accedere a tali prestazioni fino a 10 anni (superando i 5 anni richiesti per poter ottenere la carta di soggiorno).

– La Napolitano Turco ha escluso gli immigrati regolari da molti diritti che la costituzione prevede per tutti i membri dalla comunità: niente diritto al voto, niente diritto di lavorare nel pubblico impiego, … Bossi e Fini non hanno dovuto nemmeno intervenire.

– La Napolitano Turco non ha dato la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia. Bossi e Fini non si sono dovuti intervenire.

– La Napolitano Turco non ha aperto le frontiere agli ingressi regolari (cosa primaria per limitare gli ingressi irregolari): nel 2001 a Genova, delle 800 domande di assunzioni internazionali presentate sono state accettate soltanto 100, e delle 3000 domande di Sponsor presentate sono state accettate soltanto 226. Bossi e Fini non hanno dovuto intervenire.

L’elenco è lungo.

La domanda è: Esiste una politica dell’immigrazione di sinistra? Esistono politiche sulla sicurezza di sinistra o è come amavano ripetere i vari Veltroni e Fassino che la sicurezza non è di sinistra né di destra.
Esiste la sinistra?

Saleh Zaghloul

Giancarlo Raimondo Due
Come riconoscere i fascisti d'oggi?
Da chi occorre stare attenti anche se canta Bella Ciao?
Cos'è oggi il fascismo?
- Fascismo è cercare di piegare le convinzioni degli altri ricorrendo a qualsiasi forma di violenza, fisica, verbale o psicologica.
-...

Come riconoscere i fascisti d’oggi?

Da chi occorre stare attenti anche se canta Bella Ciao?

Cos’è oggi il fascismo?

– Fascismo è cercare di piegare le convinzioni degli altri ricorrendo a qualsiasi forma di violenza, fisica, verbale o psicologica.

– Fascismo è l’intolleranza, lo scherno, la mancanza di rispetto, l’arroganza del potere e quando la forza diventa il criterio per decidere chi ha ragione, chi merita rispetto.

– Fascismo è umiliare una persona per le sue origini, il colore della sua pelle, gli handicap, le scelte religiose o sessuali; fascismo è il razzismo.

– Fascismo è produrre e vendere armi, bombardare, invadere, occupare e colonizzare altri popoli.

Saleh Zaghloul

Fabrizio Delprete
Mahatma Grandi
La vignetta di Scod

La vignetta di Scod

Paolo TuttoTroppo
Mahatma Grandi
I Leopardiani
1000papaverirossi

1000papaverirossi

LE BUGIE DI CHI VORREBBE SILVIO BERLUSCONI COME PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
“Silvio al Colle” è la pagina che i Seniores di Forza Italia hanno pubblicato sul Giornale di famiglia.
E’ andata così: i Seniores del partito hanno elencato in...

LE BUGIE DI CHI VORREBBE SILVIO BERLUSCONI COME PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

“Silvio al Colle” è la pagina che i Seniores di Forza Italia hanno pubblicato sul Giornale di famiglia.

E’ andata così: i Seniores del partito hanno elencato in pubblica piazza i motivi per cui Silvio Berlusconi sarebbe (secondo loro) il prossimo miglior presidente della Repubblica Italiana, e la notizia è che non stavano scherzando.

La cosa più divertente (sì, tragica) è che tutti i punti che hanno elencato non corrispondono al vero. O con l’ironia, o mettendoli di fronte alle condanne del Cavaliere, tutti quanti i punti in elenco sono smontabili. Non c’è un solo passaggio tecnicamente vero fra tutti quelli che scrivono, se non (forse) che Silvio Berlusconi ha davvero 5 figli.

“Una persona buona e generosa”.
Certo. Ha dato lavoro anche a Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, pluriomicida legato a cosa Nostra, che quel cattivone di Paolo Borsellino definì una delle “teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia”. Invece Silvio Berlusconi “buono e generoso” gli ha dato lavoro come stalliere e lo ha chiamato – virgolettato – “eroe”.

“Un amico di tutti”.
Mio, no. E di sicuro non era amico neanche di Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro, fatti fuori dalla Rai con il cosiddetto ‘Editto Bulgaro’.
Però, è vero, era amico di molta gente: Putin e Gheddafi, per dirne due.

“Tra i primi contribuenti italiani”.
Io ricordo soprattutto le condanna passata in Cassazione per frode fiscale gestendo i diritti tv di Mediaset.

“Il fondatore della Tv commerciale in Europa”.
Sarebbe proprio un grandissimo presidente della Repubblica, in effetti, colui che ha prodotto con Fininvest “Colpo Grosso” e contribuito alla creazione dell’immaginario della donna oggetto, con programmi che sono passati alla storia con la dizione Tv-spazzatura.

“Fondatore del centro-destra cristiano”.
Ricordiamo tutti la barzelletta su Rosy Bindi e la bestemmia finale dell’ex premier, vero?

“Fondatore del centro-destra europeista”.
Sarà per questo che era alleato con la Lega di Bossi che voleva separare la Padania dall’Italia, e oggi è alleato con la Lega di Salvini che fino a ieri voleva fare un referendum per uscire dall’Europa.

“Il presidente del Consiglio che in soli sei mesi ha ridato una casa ai terremotati dell’Aquila”.
Falso. Erano alloggi costruiti per essere temporanei, e la maggioranza di quelle persone ancora oggi non ha una casa vera.
Non è solo colpa di Silvio Berlusconi ma lui è stato il primo, e che proprio lui abbia ridato una casa ai terremotati, e che i suoi Seniors lo rivendichino, proprio no.

“Il presidente del Consiglio che mise fine alla guerra fredda con l’accordo Putin-Bush (2002)”.
In verità la Guerra fredda è finita nel 1989, con la Caduta del Muro di Berlino.

“E soprattutto l’eroe della libertà che, con grande sprezzo del pericolo, è sceso in campo nel ’94 per evitare a tutti noi un regime autoritario e illiberale”.
Qui siamo alla pura agiografia, ma restiamo calmi. Nel ’94 Berlusconi vinse le elezioni, ma durò solo sei mesi perché Bossi fece cadere il governo. Poi l’Italia tornò alle elezioni e vinse Romano Prodi, dunque non esattamente un regime autoritario e illiberale, come hanno dimostrato poi i successivi due anni di governo.

Saverio Tommasi per www.fanpage.it

Bedda Matrix
UNA DONNA AL QUIRINALE
Vauro

UNA DONNA AL QUIRINALE

Vauro

Perché Drusilla Foer è una donna e non un travestito
di Saverio Tommasi
La mia idea di orrore somiglia molto a un Simone Pillon che sente la necessità pubblica di chiamare “travestito” Drusilla Foer.
Quell'inchiodare una persona alla croce dei suoi...

Perché Drusilla Foer è una donna e non un travestito

di Saverio Tommasi

La mia idea di orrore somiglia molto a un Simone Pillon che sente la necessità pubblica di chiamare “travestito” Drusilla Foer.


Quell’inchiodare una persona alla croce dei suoi pre-giudizi, mi perturba.

Quel continuo richiamo che fa Pillon al genere e al ruolo, attribuendosi la conoscenza del pensiero di Dio, mi imbarazza come errare un congiuntivo in una lettera indirizzata a Umberto Eco.

L’idea di un Dio che guarda attraverso le mutande delle persone, che scruta dal buco della serratura gli orientamenti e poi decide il valore delle persone in base a un rossetto, mi sconvolge. Perché l’idea di un Dio così interessato alle parti intime delle persone è un’idea perversa, che tra l’altro niente ha a che fare con la religione cristiana.

Perfino quell’idea che ha della donna Simone Pillon – una donna per forza e sempre “piena di grazia e luce”, per citarlo – la trovo offensiva. Le donne sono a modo loro, ognuna con un cervello e un proprio carattere, che quello deve essere anche a rischio che un conservatore si offenda. Senatore Pillon, nel caso ce ne faremo una ragione.


L’uomo bianco ricco, a cui prude la voglia etichettare, si metta l’animo in pace: Drusilla Foer è senza dubbio una donna.

Drusilla Foer è una donna e quando in un’intervista le chiedono se conosce Gianluca Gigo Gori (l’attore che ha dato vita con Drusilla a una parte di sé), lei ha gentilmente risposto: “Non conosco nessun Gianluca”.

Hanno due siti internet separati, Drusilla non è un’interpretazione di Gianluca, non sono due metà. Sono due insiemi anche se provengono dalla stessa persona.


Parlando delle materie che compongono la femminilità, Drusilla Foer ha risposto: “La femminilità è composta dall’accettazione e dal rispetto della propria parte femminea”. Ecco chi è Drusilla Foer.

Drusilla e Gianluca Gori vivono due mondi separati, e quando esiste Drusilla Giancarlo scompare. Per questo – quando parliamo a Drusilla Foer, è giusto (e necessario) usare le declinazioni femminili, perché stiamo parlando con una donna.

Il termine “travestito”, ormai desueto e accompagnato da odio, non rappresenta né Giancarlo Gori né Drusilla.


Che se lo metta bene in testa il senatore della Lega Pillon: invocare a Sanremo la presenza di “un conservatore” per pareggiare la presenza di Drusilla Foer, non è semplicemente sbagliato, è senza senso.

Lorena Cesarini, oltre ad essere un’ottima attrice, è la prima afro-italiana a condurre il Festival di Sanremo.
Neanche il tempo di annunciare il suo nome, che è stata immediatamente investita da un “diluvio” - come lo definisce lei - di messaggi...

Lorena Cesarini, oltre ad essere un’ottima attrice, è la prima afro-italiana a condurre il Festival di Sanremo.

Neanche il tempo di annunciare il suo nome, che è stata immediatamente investita da un “diluvio” – come lo definisce lei – di messaggi d’odio.

“Ma chi è questa?” “Non se lo merita”. “È lì solo perché è nera”. “Forse l’hanno chiamata per lavare le scale e innaffiare i fiori”. “Un’extracomunitaria”, e via con le solite schifezze razziste.

Proprio a lei che è nata e cresciuta a Roma, è italiana in tutto e per tutto (come se facesse differenza…), laureata in Storia Contemporanea, e parla italiano infinitamente meglio dell’hater medio, anche se ci vuole poco.

Agli odiatori ha deciso che risponderà così, direttamente dal palco dell’Ariston, con un monologo sull’inclusione.

La miglior risposta possibile alle bestie. Con tutto il rispetto per le bestie.

(Lorenzo Tosa)