quando il mare è calmo ogni stronzo è marinaio

ipreferlush:
“Happy dance, it’s Friyay!
”

Happy dance, it’s Friyay!

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Ti devi futilizzare.

rosariaritortoblog:
“ ROBERT MUSIL, Sulla stupidità (Conferenza, Vienna 1937).
La stupidità autentica è un po’ dura di comprendonio, come si dice. È povera di idee e parole, nonché maldestra nell'usarne. Preferisce le cose comuni, che continuamente...

ROBERT MUSIL, Sulla stupidità (Conferenza, Vienna 1937).

La stupidità autentica è un po’ dura di comprendonio, come si dice. È povera di idee e parole, nonché maldestra nell’usarne. Preferisce le cose comuni, che continuamente ripetute le si imprimono bene in testa. Se afferra qualcosa, non se la fa scappare. Non analizza né sottilizza. Sue sono niente di meno che le rosee guance della vita! È vero che pensa in modo vago e basta una nuova esperienza a far tacere il suo pensiero, ma è anche vero che preferisce ciò che si può sperimentare con i sensi o contare sulle dita. In una parola, è la cara “limpida stupidità” che, se non fosse a volte così credulona, confusionaria e addirittura incorreggibile testona, da portare alla disperazione, sarebbe addirittura graziosa. […]

(via teodorovna)

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Un caso? Io non credo…

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ricordatevi di queste cose

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lamagabaol:

Se credete di vivere in una famiglia litigiosa e ogni anno alle feste comandate avete paura che si vada ai coltelli, pensate sempre che non siete nessuno.

Il Kaiser Guglielmo II di Germania, il re Giorgio V del Regno Unito e lo zar Nicola II di Russia erano cugini di primo grado, figli di due sorelle e un fratello, tutti e tre nipoti della Regina Vittoria del Regno Unito e si sono dichiarati guerra quando erano regnanti.

Di preciso si sono dichiarati la prima guerra mondiale.

just let him have a nap for god’s sake

1917

baby-vintage:
“Marilyn Monroe, How to Marry a Millionaire, 1953
”

baby-vintage:

Marilyn Monroe, How to Marry a Millionaire, 1953

scusi, dove trovo l’uscita dal presente?

Antonella Gonzalez  (Twitter/ Tomás de Rocamora)


Cestista argentina allatta a bordo campo, la foto fa il giro del mondo: «Essere mamme non impedisce di essere atlete»


Eurosport IT@Eurosport_IT

Simonetta Vespucci, (1453 – 1476), fu una gentildonna italiana, tra le più note del Rinascimento.

Venne amata da Giuliano de’ Medici, il fratello minore di Lorenzo il Magnifico, e idolatrata da Sandro Botticelli, che ne fece la sua Musa, rendendola eterna nei suoi più famosi dipinti. La troviamo, infatti, nelle vesti della dea Venere nella Nascita di Venere oppure nella stessa dea, in Flora ed in una delle Tre Grazie (quella al centro) nell’allegoria della Primavera.
Fu musa ispiratrice anche per numerosi altri artisti, tra cui Piero Pollaiolo che dipinse il Ritratto di donna di profilo ispirato a lei

Con il “Torneo di Giuliano”, un torneo cavalleresco svoltosi in piazza Santa Croce nel 1475, Giuliano de’ Medici, promise e dedicò la vittoria a Simonetta, presente tra il pubblico. Portò uno stendardo dipinto dal Botticelli, che raffigurava Simonetta nei panni allegorici di Venere-Minerva con ai piedi Cupido incatenato ed il motto ‘La sans par’ scelto personalmente da Lorenzo. Simonetta fu la trionfatrice e venne proclamata “regina del torneo”, offrendo personalmente a Giuliano il premio della giostra, un elmo di squisita fattura realizzato nella bottega del Verrocchio.La sua grazia aveva ormai conquistato tutti a Firenze, in primis Giuliano diventato suo amante.

L’esistenza di Simonetta, purtroppo, fu una vera e propria fugace meteora, perché il 26 aprile 1476 la giovane donna moriva di tisi (o polmonite all’epoca altrettanto letale), all’età di soli ventitré anni. Il giorno del funerale fu portata attraverso Firenze in una bara scoperta vestita di bianco perché il popolo potesse ammirarla un’ultima volta, un’eccezione fatta solo per personaggi speciali.

Per la sua triste scomparsa Lorenzo il Magnifico scrisse quattro sonetti tra cui il primo inizia così:

“O chiara stella che co’ raggi tuoi
togli alle vicine stelle il lume
perché splendi assai più del tuo costume?…”,
dove la immagina salita in cielo ad arricchire il firmamento.

Ma soprattutto parlano di lei i celebri quadri di Sandro Botticelli, i cui volti femminili furono molto spesso ispirati da Simonetta anche dopo la morte: la Nascita di Venere e la Primavera. Alla sua morte egli lasciò scritto di essere sepolto ai suoi piedi; la tomba del pittore, infatti, si trova nella Chiesa di Ognissanti, patronata dalla famiglia Vespucci. La tomba di Simonetta, però, non esiste più perché fu portata via da una delle tante piene dell’Arno, che aveva invaso la chiesa.

(da Wiki)

Nudism on Ainsdale Beach Southport luglio 1979
Un attivista Evangelico indossa un pannello sandwich con “la fine è vicina” scritta sopra mentre cammina davanti a bagnanti nudi nella più famosa spiaggia per nudisti non ufficiale del Nord Ovest.

Nudism on Ainsdale Beach Southport luglio 1979

Un attivista Evangelico indossa un pannello sandwich con “la fine è vicina” scritta sopra mentre cammina davanti a bagnanti nudi nella più famosa spiaggia per nudisti non ufficiale del Nord Ovest.

No Fiorello, fare il verso all’omosessualità non fa ridere più nessuno
Di Fiorello ho sempre avuto una buona stima e bei ricordi. Dal suo successo al Karaoke fino a poco prima di Sanremo dello scorso anno. In occasione della polemica che travolse...

No Fiorello, fare il verso all’omosessualità non fa ridere più nessuno

Di Fiorello ho sempre avuto una buona stima e bei ricordi. Dal suo successo al Karaoke fino a poco prima di Sanremo dello scorso anno. In occasione della polemica che travolse Amadeus sulle donne che sanno stare un passo indietro. Il presentatore venne accusato di sessismo. E lui cominciò a declinare col suffisso -ismo qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, da “manismo” a “fiorismo” e altri orrori lessicali inventati lì, ad uso e consumo di una comicità dal sapore stantio. Ieri, alla nuova edizione del festival, abbiamo potuto assistere a una serie di sketch di cui non si sentiva alcuna necessità. Perché dico questo?

Cominciamo con l’ouverture. Vediamo un Fiorello scendere dai “famigerati” gradini dell’Ariston – temuti dalle presentatrici e dalle cantanti che devono percorrerli con i tacchi alti – en travesti. Una mise che dovrebbe alludere al trasformismo di Achille Lauro, ma che ricorda molto il solito caricaturismo in cui il gioco tra i generi – che può avere anche una dimensione politica – è ridotto a macchiettistico divertissement. Quindi, lo showman è andato avanti con battute poco felici sul culo, sull’anulo (il quarto dito del piede, pericolosamente vicino alla parola ano), ammiccamenti e faccine che ricordano la solita narrazione ridicolizzante. Indovinate su chi?

E ancora non risparmia il già citato Achille Lauro, quando afferma: «Dice di essere sessualmente tutto? A me basta essere la metà». Ne siamo felici per lui, ma non era un’informazione necessaria ai fini di una buona tenuta del festival. Terribile, infine, e da dimenticare il siparietto in cui balla la lambada con Amadeus, in cui pare ammiccare alla sessualità tra uomini. Ma, al solito, per ridicolizzarla. E mentre queste scene andavano in mondovisione, regalando il peggio di una virilità che per sentirsi tale ha bisogno premere l’acceleratore sui soliti cliché, mi chiedevo se fossi io il problema. Mi sono chiesto, in buona sostanza, se mi fossi talmente radicalizzato da vedere a tutti i costi il male laddove non c’era o se quelle criticità fossero tutte lì, col loro inutile eccesso.

(…) Prendere “di mira” una categoria per indicarne vizi ed eccessi fa parte della missione della satira. La comicità, più in generale, può aiutarci a ridere con la categoria in questione. E ridere di sé a volte è liberatorio. Ci umanizza, ci aiuta a prenderci meno sul serio e può conferire leggerezza alle nostre esistenze. Pensiamo a I Simpson o a South Park, dove non si risparmiava nessuno. Ma si rideva, appunto, con le categorie rappresentate e non di esse. Ridere è un conto. Deridere, invece…

Nella “comicità” di Fiorello non c’è nulla di tutto ciò. Non c’è nemmeno comicità, a dire il vero. Sembra di trovarsi invece – e Amadeus, permettetemi ridotto a spalla incerta tra l’imbarazzato e il divertito non è stato uno spettacolo tra i più edificanti – di fronte a due uomini di mezza età che per esorcizzare paure ataviche, forse (come già accennato) quella dell’omosessualità, facevano il verso a quest’ultima. Senza mai citarla, ok. Ma il sottotesto sembra abbastanza evidente. Ed è triste. È triste pensare che Fiorello, all’età di sessant’anni, abbia scoperto che col termine “culo” si può tirare avanti un’intera puntata di un evento come Sanremo. Chissà quanto gli ci vorrà per capire che quelle battute non fanno ridere più nessuno. Nessuno che non abbia eletto la volgarità come propria cifra comunicativa, per lo meno.

di Dario Accolla

S'io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde
con l'alta marea,
accarezzando la luna.
Vladimir Vladimirovič Majakovskij
(Manuela Dejoannon)

S’io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde
con l’alta marea,
accarezzando la luna.

Vladimir Vladimirovič Majakovskij

(Manuela Dejoannon)

Un giovane degli Emirati gioca tra le dune di sabbia del deserto di Liwa, a circa 250 chilometri a ovest dell'emirato del Golfo di Abu Dhabi.
Foto di Karim Sahib

Un giovane degli Emirati gioca tra le dune di sabbia del deserto di Liwa, a circa 250 chilometri a ovest dell’emirato del Golfo di Abu Dhabi.

Foto di Karim Sahib

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Pensa se una mattina ti svegliassi vento,non sarebbe bello?Sfiorare tutto ciò che che ti circonda,senza attaccarti realmente a niente?

  • (malaromantica)
A volte bisogna accontentarsi
Antonio Schiena

A volte bisogna accontentarsi

Antonio Schiena

L'Aja indaga sui crimini israeliani contro i palestinesi e Netanyahu cerca alibi: “È antisemitismo”
Dispiace che invece di accettare un’inchiesta indipendente e che invece di riflettere sull’uso sproporzionato della forza che l’esercito israeliano ha...

L’Aja indaga sui crimini israeliani contro i palestinesi e Netanyahu cerca alibi: “È antisemitismo”

Dispiace che invece di accettare un’inchiesta indipendente e che invece di riflettere sull’uso sproporzionato della forza che l’esercito israeliano ha fatto soprattutto da quando lui è al potere pensi di autoassolversi e accusare chi indaga di razzismo.

La “faziosa” Corte penale internazionale (Cpi) di L’Aja ha preso una decisione che è “puro antisemitismo”.
Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, commentando la decisione della Cpi di aprire un’inchiesta sui presunti crimini di guerra commessi in Cisgiordania, a Gerusalemme est e nella Striscia di Gaza.

La Cpi “ha deciso che i terroristi sono i nostri soldati coraggiosi che combattono i terroristi crudeli”, ha continuato Netanyahu, citato dal sito del ‘Jerusalem Post’. “Ha deciso che quando costruiamo una casa nella nostra capitale eterna, Gerusalemme, è un crimine di guerra”, ha aggiunto.
Quindi invece di riflettere ha usato l’alibi dell’antisemitismo con il quale una parte della politica israeliana pensa di poter evitare le accuse.

globalist

Le dimissioni di Zingaretti sono una “vittoria” innegabile di Renzi, che dopo avere accoltellato politicamente Conte ha lasciato con sommo piacere che i tanti (quasi tutti) parlamentari renziani del Pd sfibrassero una leadership certo poco...

Le dimissioni di Zingaretti sono una “vittoria” innegabile di Renzi, che dopo avere accoltellato politicamente Conte ha lasciato con sommo piacere che i tanti (quasi tutti) parlamentari renziani del Pd sfibrassero una leadership certo poco carismatica, ma anche coraggiosa nel credere fermamente nell’alleanza con M5S e sinistra radicale.

Se i 5 Stelle sono in pieno dissesto interno, il Pd sta messo pure peggio. E anche qui, a godere, è anzitutto Renzi (e il centrodestra, cioè la stessa cosa).

Ora si tratta di capire chi uscirà vincente dalla snervante lotta che ci sarà da qui alle Primarie piddine.

Se vincerà la linea “dialoghiamo con Calenda e Berlusconi”, il sogno di Renzi (spero non di Bonaccini), i 5 Stelle avranno praterie di consensi davanti, ma torneranno al ruolo di “oppositori di maggioranza”. E il paese andrà in mano alla destraccia nostrana.

Se invece vincerà la linea del “campo progressista”, non so se ancora con Zingaretti o un altro nome, l’alleanza del Conte 2 ne uscirà rafforzata. Ma a oggi pare quantomeno improbabile.

Di sicuro Renzi ha creato deliberatamente un disastro politico dentro una pandemia, confermandosi la più grande sciagura politica mai abbattutasi nel centrosinistra. E adesso è lì che gode come un riccio.

Buona catastrofe.
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By Lucillola
Siamo a livelli estremi!
C’è gente che sta paragonando questa maschera di metallo, un modello che si usava ai tempi della schiavitù, alla mascherina che si usa oggi.
Siete liberi di fare come volete, ma abbiate rispetto per persone schiavizzate oltre...

Siamo a livelli estremi!

C’è gente che sta paragonando questa maschera di metallo, un modello che si usava ai tempi della schiavitù, alla mascherina che si usa oggi.

Siete liberi di fare come volete, ma abbiate rispetto per persone schiavizzate oltre 400 anni, 400 milioni di persone deportate, più di 200 milioni di morti. Persone stuprate, impiccate, umiliate, mani tagliate, gambizzate ecc…

Sapete perché questa maschera di metallo è stata utilizzata durante la schiavitù?

Per 3 motivi principali:

1- Per evitare che gli schiavi mangiassero la frutta come mele, ananas, arance, anacardi, banane, durante il raccolto. Erano costretti a lavorare in maniera continua in tutte le piantagioni.

2- Impedire agli schiavi di cantare i loro canti spirituali africani. Non solo canti spirituali, ma anche canti di guerra, poiché avrebbero potuto motivarli a ribellarsi e combattere.

3- Affinché non insegnassero ai loro figli i dialetti (lingue) africani locali, costringendoli a imparare le lingue straniere.

A volte i padroni degli schiavi mettevano una mela nella bocca dello schiavo prima di usare la maschera di metallo e bloccavano i lucchetti, in modo che non potessero parlare.

Abbiate rispetto….

Soumaila Diawara

Non è ingiusto tutto ciò?
(blastometro.com)

Non è ingiusto tutto ciò?

«Chi vuole rimuovere l'obbligo di indossare le mascherine la pensa come l'uomo di Neanderthal»
Joe Biden
(Fabio Salamida)

«Chi vuole rimuovere l’obbligo di indossare le mascherine la pensa come l’uomo di Neanderthal»

Joe Biden

(Fabio Salamida)

“Ho cominciato ad avere una pessima opinione del comunismo da ragazzina, ancor prima di sapere esattamente cosa fosse. La prima impressione, è proprio il caso di dirlo, è stata quella giusta” dice, anzi scrive, Giorgia Meloni in un libro sul comunismo italiano, vantandosene su Facebook.

Io, invece, alla quella stessa età cominciavo ad avere un’opinione altrettanto chiara sul fascismo, coi cui nostalgici la “donna, madre e cristiana” Meloni si accompagna gioiosamente nei comizi pubblici e rispetto al quale non è ancora riuscita, in 30 anni di disonorata carriera politica, a pronunciare una sola parola chiara di distanza.

A prescindere da ogni contraddizione, se oggi quell’orrore è stato riconsegnato agli abissi della Storia lo dobbiamo in larghissima parte proprio a quel comunismo italiano (italiano!) su cui lei sputa sopra.

E non c’è bisogno di essere comunisti per affermarlo. Basta aver aperto un libro qualunque di Storia. Anche in età adulta. Non è mai troppo tardi. Pure per lei.

Lorenzo Tosa

Tra genio e follia

Tra genio e follia

Prima li ha chiamati così: “Servitori dello Stato”.
Poi, non contento, ha persino aggiunto: “Hanno fatto il loro lavoro”.
Queste sono state le parole che, ieri, Matteo Salvini ha pensato di pronunciare dopo aver visitato il carcere di San...

Prima li ha chiamati così: “Servitori dello Stato”.
Poi, non contento, ha persino aggiunto: “Hanno fatto il loro lavoro”.

Queste sono state le parole che, ieri, Matteo Salvini ha pensato di pronunciare dopo aver visitato il carcere di San Gimignano.

Come se nulla fosse accaduto.
Come se quelle torture non ci fossero mai state.

Ma quelle torture ai danni di un detenuto, invece, ci sono state eccome.

E a certificarlo è stata una sentenza della Procura di Siena che, per la prima volta, ha condannato non uno, non due, non tre ma ben dieci agenti della polizia penitenziaria per le torture ai danni di un detenuto nel carcere di San Gimignano.

Era l’11 ottobre 2018 e, come ricostruito dalla procura, il detenuto fu raggiunto da quindici guardie e trascinato fuori dalla sua cella.

Credeva che lo avrebbero portato in doccia. Invece lo trascinarono per il corridoio del reparto di isolamento, lo strangolarono a terra e poi lo picchiarono, in un’altra cella, con pugni e calci.

“Hanno fatto il loro lavoro”, ma il lavoro di un agente non è questo. E proprio perché “servitori dello Stato”, non può e non deve accadere che si realizzino violenze in nome dello Stato stesso.

Senatore Salvini, nessuno è al di sopra della legge. Non lei, che dai processi ha persino tentato di sfuggire, e non chi ha il compito di far sì che la legge venga rispettata. Ovunque, anche nelle carceri.

Sono queste le basi di uno Stato di diritto ed è gravissimo che un ex Ministro dell’Interno non solo non si renda conto dell’indecenza delle sue affermazioni, ma che il gesto di quei poliziotti ha fatto male anche alle migliaia di servitrici e servitori dello Stato che servono con onore il Paese, e a cui va sempre e comunque il nostro massimo supporto.

Franco Mirabelli

Draghi convoca Salvini a Palazzo Chigi

Luca Marinelli e Claudio Santamaria, “Lo chiamavano Jeeg Robot” (Gabriele Mainetti, 2015)
giffeteria

Luca Marinelli e Claudio Santamaria, “Lo chiamavano Jeeg Robot” (Gabriele Mainetti, 2015)
giffeteria

Finalmente ci siamo tolti davanti Conte e abbiamo un nuovo governo che fa cose diverse.

Sì ok, fa i DPCM di Conte, divide l’Italia in zone gialle, arancioni e rosse come Conte, chiude bar e ristoranti come Conte, permette i pranzi ma non le cene come Conte, tiene chiuse le scuole in certe zone ma lascia alcune decisioni a Regioni e presidi come Conte, che chiude palestre e piscine come Conte, che mette il coprifuoco come Conte, che vieta gli spostamenti tra Regioni come Conte, che consente di visitare amici o parenti una sola volta al giorno come Conte, che annuncia le modifiche pochi giorni prima come Conte e così via come Conte.

Ma ehi, non lo ha fatto Conte. E anzi ora c’è pure qualche restrizione in più.

Però adesso va bene.

Quindi niente battutine, dittatura, proteste, barricate, folle in piazza che bruciano auto per i ristori e urla.

Tutto dimenticato.

Sorge solo una domanda: ma se a fare questo DPCM alla Conte, fosse stato Conte, cosa sarebbe successo oggi?

Emilio Mola

Un grumo purulento: lo storico Eric Gobetti riflette sulle foibe e sugli usi pubblici della storia
Il 10 febbraio del 2007, in occasione della ricorrenza del Giorno del Ricordo, nel corso della consegna di onorificenze ai parenti degli infoibati al...

Un grumo purulento: lo storico Eric Gobetti riflette sulle foibe e sugli usi pubblici della storia

Il 10 febbraio del 2007, in occasione della ricorrenza del Giorno del Ricordo, nel corso della consegna di onorificenze ai parenti degli infoibati al Quirinale, il presidente Napolitano conferisce la medaglia d’oro al merito civile ai familiari di Vincenzo Serrentino. Questi fu tenente colonnello dell’esercito italiano, dirigente dei Fasci di combattimento di Zara sin dagli albori degli anni Venti, dal 1940 primo Seniore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, membro del Tribunale Straordinario della Dalmazia (istituito nel 1941 per debellare la Resistenza jugoslava durante l’occupazione militare italiana), prefetto di Zara e capo della provincia durante l’occupazione militare tedesca dal novembre 1943 all’ottobre 1944, quando la città fu liberata.

Nel 1946 il suo nome compare nella lista stilata dall’apposita Commissione ministeriale d’inchiesta di civili e militari italiani passibili di accusa presso la giustizia penale militare, coloro nella cui condotta erano “venuti meno ai principi del diritto internazionale di guerra e ai doveri dell’umanità”: con lui, tutti i membri del Tribunale Speciale (tra cui il più celebre Pietro Caruso), che aveva celebrato processi “senza il rispetto delle più elementari norme procedurali”, condannando a morte “anche persone minorenni”. Il suo nome figura nell’elenco CROWCASS (Central Registry of War Criminals and Security Suspects, 1947), compilato dagli Alleati anglo-americani, delle persone ricercate dalla Jugoslavia per crimini di guerra. Catturato a Trieste nel maggio 1945, venne processato dalle autorità jugoslave, riconosciuto come criminale di guerra e fucilato nel maggio del 1947. Nel 1987, il comune di Rosolini (Siracusa), suo paese natale, gli ha dedicato una strada.

Nel febbraio del 2012, durante il programma televisivo di Rai 1 Porta a Porta, che affronta lo spinoso argomento della vicenda delle foibe, viene mostrata una fotografia che ritrae un plotone di esecuzione nell’atto di fucilare alla schiena cinque uomini allineati: ai telespettatori viene detto che si tratta di partigiani comunisti jugoslavi che sparano a degli italiani. In realtà, come gli studiosi sanno bene e come si evince chiaramente dagli elmetti dei soldati del plotone di esecuzione, la foto, scattata il 31 luglio 1942, mostra la fucilazione di cinque partigiani sloveni (di cui sono noti i nomi) ad opera di militari italiani durante il periodo dell’occupazione dei territori jugoslavi.


La sera del 10 febbraio 2019 la Rai manda in onda un film di cui è co-produttrice, Rosso d’Istria. La pellicola, tanto inverosimile quanto brutale, è un autentico prodotto propagandistico: diffonde paura e odio attraverso un immaginario razzista e un racconto ben poco attinente alla realtà, raffigurando i partigiani comunisti jugoslavi come bestie assetate di sangue e animate da un sadismo innato che aggrediscono vittime innocenti: degli italiani, fascisti dichiarati. Gli eroi del film sono mostrati in camicia nera, invocano apertamente il Duce e aspettano come manna dal cielo un esercito di “liberazione”, quello nazista, bei giovanottoni che danno l’idea di riportare la pace, laddove gli efferati partigiani slavi avevano scatenato guerra, odi e vendette: con una netta scelta ideologica, lo spettatore è portato a schierarsi con le “vittime” fasciste di un crimine commesso dai comunisti.

Questi tre macroscopici esempi, scelti da una folta schiera di eventi altrettanto gravi, indicano in modo lampante una cosa: nel nostro Paese la complessa vicenda delle foibe e delle violenze nei territori del confine orientale è da anni oggetto di una gravissima distorsione fattuale e di un accentuato uso propagandistico della storia, operati a più livelli: storiografico, istituzionale, dell’immaginario collettivo.

Nel primo caso si intralcia e si destabilizza il lavoro di ricerca e d’una corretta divulgazione degli avvenimenti occorsi sul confine orientale da parte di studiosi seri, che intendono ricostruire accuratamente i fatti e i contesti in cui questi presero forma, il modo in cui vengono narrati. A livello istituzionale, si accreditano versioni false e distorte degli eventi con ambigue dichiarazioni delle più alte cariche dello Stato e paradossali riconoscimenti (uno Stato nato dalla liberazione dal fascismo che conferisce medaglie a fascisti conclamati e criminali di guerra?), sospensioni di contributi finanziari alla ricerca ad associazioni o individui che non si attengono alla comune vulgata diffusa sulla vicenda delle foibe (come nel caso del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia). A livello di immaginario collettivo, con la martellante diffusione di mistificatori luoghi comuni operata dai media, la creazione di fiction non solo televisive che incidono a fuoco nelle menti di spettatori ignari delle patenti falsità storiche, capovolgendo di segno la realtà e il suo significato morale.

Questo atteggiamento largamente condiviso produce un clima culturale favorevole a intimidazioni, minacce, insulti mediatici e infamanti accuse di “negazionismo” e “riduzionismo”, animato dalle forze della destra nazionalista e neofascista e volto a screditare il lavoro degli storici, impedire loro di affrontare un tema delicato, di ricostruire e contestualizzare il fenomeno, di raccontarlo in maniera corretta.

Di questa pericolosa temperie, che fa vacillare la civiltà di un Paese evocando foschi scenari, porta testimonianza diretta lo storico Eric Gobetti, con il libro E allora le foibe? (pp. 116, € 13), pubblicato dall’editore Laterza nella collana “Fact Checking: la Storia alla prova dei fatti”.

Gobetti rilegge la vicenda delle foibe e dell’esodo partendo da alcune domande: Di cosa parliamo quando parliamo di foibe? Cosa è accaduto realmente? In che modo e da chi vengono narrati quegli eventi? Con un argomentare stringente, storicamente probante, il libro getta ampia luce sugli eventi occorsi sul confine orientale a partire dal 1943, ricostruendo il contesto in cui essi presero forma e si manifestarono, la storia che li ha determinati, le cause sociali e politiche per cui essi furono in un primo tempo rimossi, quindi, a partire dagli anni Novanta, la falsificazione cui furono soggetti e la narrazione distorta che se n’è fatta, sino ad approdare all’attuale cancerosa situazione, che ha avuto l’ennesima conferma dal modo in cui è stato vissuto e celebrato il 10 febbraio scorso, Giorno del Ricordo.

(…) Anche lo stereotipo dell’espulsione forzata “corrisponde ben poco alla complessità dei fatti”; quella dei profughi istriano-dalmati è una tragedia umana legata al mutamento dei confini e degli assetti internazionali conseguenti alla sconfitta militare dell’Italia. Soprattutto, “è il risultato estremo di un circolo vizioso innescato dall’imperialismo italiano e poi dal fascismo. Gli esuli sono le vittime ultime della politica aggressiva del regime, dei crimini di guerra commessi dall’esercito italiano e della sconfitta militare in una guerra che Mussolini aveva ottusamente contribuito a scatenare”.

Gobetti affronta anche il problema dei numeri relativi alla vicenda delle foibe: si ripetono infatti, anche da parte di alti esponenti politici e della divulgazione storica, cifre smisuratamente gonfiate (un ministro della Repubblica parlò di “un milione di morti”), che non trovano alcun riscontro fattuale, e che contribuiscono a diffondere falsi miti e una perniciosa disinformazione, cosa, tra l’altro, che non favorisce la memoria e non denota rispetto per le vittime, usate per squallidi fini ideologici e politici.

(…) La conclusione di questo studio è adamantina: invece che rischiare di essere “una commemorazione fascista”, il Giorno del Ricordo “dovrebbe essere una data per ricordare i drammi prodotti dal nazionalismo, dal fascismo, dalla violenza ideologica, dalla guerra e dalla sconfitta militare di un paese mandato al macello in maniera criminale non solo da Mussolini ma da tutta un’élite politica, militare ed economica che non ha mai pagato per le sue colpe”.


Già, ma se così fosse l’Italia sarebbe un Paese civile.

Giuseppe Costigliola

Libro sulle Foibe, minacciato Eric Gobetti: «Comunista appeso, ci vendicheremo»
«Ho paura per me e per i miei figli, non posso negarlo, ma tutto questo odio mi fa capire di essere sulla strada giusta». Eric Gobetti, autore di «E allora le foibe?»...

Libro sulle Foibe, minacciato Eric Gobetti: «Comunista appeso, ci vendicheremo»

«Ho paura per me e per i miei figli, non posso negarlo, ma tutto questo odio mi fa capire di essere sulla strada giusta». Eric Gobetti, autore di «E allora le foibe?» edito da Laterza, ha lanciato un appello su Facebook denunciando le centinaia di messaggi violenti rivolti a lui e ai suoi figli per i quali farà denuncia alle forze dell’ordine, «è inconcepibile che uno non possa fare il proprio lavoro – dice-,capisco chi ha posizioni diverse dalle mie, però questa aggressione rende la mia vita impossibile. Il fatto che facciano riferimento ai miei figli mi preoccupa moltissimo. È dall’inizio, dall’uscita del libro e ancora prima, che scagliano queste offensive contro di me. Aumentano quando escono articoli sui giornali di estrema destra».

Ha bloccato la sua pagina Instagram rendendo il profilo privato perché è in particolare lì che il dibattito si era fatto estremamente violento, su Facebook ci sono gli amici degli amici e quindi i commenti, magari pure molto critici e offensivi, restano di persone mediate. È una condizione di continua pressione quella in cui vive, «non siamo ancora arrivati alle minacce fisiche ma sento di non poter fare il mio lavoro. Questa è gente che non si fa scrupoli a usare la violenza. Penso siano estremisti di destra anche se non ne ho la certezza. Non escludo che possa accadere qualcosa, anche se mi auguro di no. Vorrei uscire al più presto da questo fascio di luce, non ci tengo a stare sotto riflettori. Preferisco tornare a scrivere i miei libri senza che mi facciano impazzire».

Le minacce sono forti, inequivocabili: «Ci prenderemo la nostra vendetta, comunista appeso». E ancora: «Dovrebbero bruciare te e i pezzi di carta che ti autorizzano a dire idiozie». E sono tantissime.

Gobetti prova a replicare sui suoi canali: «Mi riconosco nei valori antifascisti, che sono i valori fondanti della nostra democrazia e della nostra Repubblica, nei quali tutti, a mio avviso, dovremmo riconoscerci. Come qualunque studioso interpreto i fatti storici con i miei strumenti culturali, che dipendono da una molteplicità di aspetti: generazionali, di genere, politici, sociali, legati all’epoca storica in cui vivo, ecc… Tutto ciò non è tendenzioso, è semplicemente onesto. Io almeno ci provo, senza pretendere di avere la verità in tasca. Ma tutti quelli che mi vorrebbero vedere morto (letteralmente) invece li riconoscono i valori della democrazia e della Repubblica?».

di Francesca Angeleri

colleziona albe, la cosa più inafferrabile

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Totò – “I due marescialli” (Sergio Corbucci, 1961)

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Incredibilmente tutti i politici che sino a qualche giorno fa blateravano di riapertura ora si sono accorti che la situazione sta peggiorando. Fa sempre piacere avere la conferma del fatto che non si rendono conto di quello che gli succede sino a quando non ci sbattono la faccia.

lo stato sociale

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RWM Italia S.p.A.- Produzione munizioni e testate di calibro medio-grande – Località Matt’è Conti, SP4.15, 09015 Domusnovas SU.

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Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo.
Quando la borghesia vede che il
potere le sta scivolando dalle mani,
chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi.
Buenaventura Durruti
(Manuela Dejoannon)

Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo.
Quando la borghesia vede che il
potere le sta scivolando dalle mani,
chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi.
Buenaventura Durruti

(Manuela Dejoannon)

Mora de Ebro, Spagna
Gli archeologi scavano scheletri di soldati repubblicani uccisi nella battaglia dell'Ebro durante la guerra civile spagnola
Fotografia: Manuel Medir

Mora de Ebro, Spagna
Gli archeologi scavano scheletri di soldati repubblicani uccisi nella battaglia dell’Ebro durante la guerra civile spagnola
Fotografia: Manuel Medir

Ercis, Turchia
I cittadini stranieri vengono trovati in un camion dopo che il veicolo è stato coinvolto in un incidente stradale
Fotografia: Necmettin Karaca

Ercis, Turchia
I cittadini stranieri vengono trovati in un camion dopo che il veicolo è stato coinvolto in un incidente stradale
Fotografia: Necmettin Karaca

Villa La Angostura, Argentina
Le donne protestano davanti a una stazione di polizia dopo la morte di Guadalupe Curual per mano del suo ex fidanzato
Fotografia: Santiago Menichelli

Villa La Angostura, Argentina
Le donne protestano davanti a una stazione di polizia dopo la morte di Guadalupe Curual per mano del suo ex fidanzato
Fotografia: Santiago Menichelli

Le 279 giovani studentesse rapite la scorsa settimana da una scuola secondaria nel nord-ovest della Nigeria sono stati rilasciati questa mattina martedì, secondo il governatore dello Stato di Zamfara, Bello Matawalle, che ha affermato di non aver...

Le 279 giovani studentesse rapite la scorsa settimana da una scuola secondaria nel nord-ovest della Nigeria sono stati rilasciati questa mattina martedì, secondo il governatore dello Stato di Zamfara, Bello Matawalle, che ha affermato di non aver pagato alcun riscatto, ma ha ammesso di aver negoziato con i rapitori e offrire loro l’amnistia se cedono le armi. Nell’immagine, le ragazze rapite si mettono in fila dopo il loro rilascio martedì.
AFOLABI SOTUNDE

Sana'a, Yemen
Ahmad Farea e la sua famiglia si siedono per un pasto a casa loro
Fotografia: Nusaibah Almuaalemi

Sana’a, Yemen
Ahmad Farea e la sua famiglia si siedono per un pasto a casa loro
Fotografia: Nusaibah Almuaalemi

Patria es humanidad: così Cuba combatte il Covid, inviando vaccini e medici ai Paesi poveri

Patria es humanidad. Josè Carlos Rodriguez Ruiz, ambasciatore di Cuba in Italia, scandisce queste tre parole quando gli chiediamo quale sia il senso del contributo che l’isola caraibica sta offrendo nella lotta al covid: un contributo che si sostanzia in decine di migliaia di medici inviati in tutto il mondo e in un’incessante attività di ricerca scientifica che ha portato a sviluppare quattro candidati vaccini a tempo di record, tutti finanziati esclusivamente dallo Stato e tutti entrati nella fase III di sperimentazione, quella che dovrebbe portare – nel giro di qualche settimana – all’approvazione definitiva e alla somministrazione alla popolazione.

Che un paese povero, da 61 anni sotto embargo economico e commerciale da parte degli Stati Uniti, sia riuscito in questa impresa ha dell’incredibile, ma chi conosce Cuba e i valori della Rivoluzione sa che non c’è niente di strano. Da decenni, infatti, medici e infermieri cubani sono impiegati in tutto il mondo contro epidemie e catastrofi naturali. Da decenni, inoltre, Cuba detiene una fiorente industria biofarmaceutica pubblica che ha sviluppato vaccini e farmaci, molti dei quali sono stati poi somministrati nei paesi più poveri. La lotta al Covid è forse la sfida più grande, insieme a quella – vinta – contro l’Ebola. Ci siamo fatti raccontare dall’ambasciatore Josè Carlos Rodriguez Ruiz i segreti di Cuba.

Cuba sta sviluppando quattro vaccini contro il coronavirus. A che punto sono? Entro quanto tempo confidate di approvarli ufficialmente?

È vero, Cuba sta sviluppando quattro candidati vaccini contro il Covid-19 (…) Stanno tutti entrando nella fase III di sperimentazione e stanno tutti dando risultati molto incoraggianti, migliori delle aspettative; confidiamo di poter pubblicare, alla fine di marzo, i risultati totali della sperimentazione clinica, come chiede l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Poi la parola passerà all’ente regolatorio cubano, Cetmet.

Chi ha finanziato la ricerca sui vaccini cubani?

Lo stato cubano. Al 100%. Siamo gli unici. Tutti gli altri vaccini sono privati o vedono una partecipazione tra pubblico e privato. In questo momento secondo l’OMS i candidati vaccinali cubani contro il Covid -19 rappresentano l’8% di tutti i candidati vaccinali giunti finora alla sperimentazione clinica a livello mondiale.

(..) Cuba ha una lunga tradizione di solidarietà con i paesi più poveri, soprattutto quelli del continente africano. Offrirete loro gratuitamente le cure che state sviluppando?

La missione dell’industria biofarmaceutica e della medicina a Cuba è legata fin dal 1959 ai valori umanistici della Rivoluzione. Il nostro scopo è servire i popoli e in questo modo avanzare nella costruzione di opportunità per tutti. Metteremo in campo forme di cooperazione internazionale per aiutare i paesi più poveri del mondo come abbiamo sempre fatto.

Fare la rivoluzioni con medici e farmaci e non con le armi, quindi?

La filosofia del popolo cubano è ispirata a un semplice concetto espresso dal nostro eroe nazionale, José Marti: patria es humanidad, la nostra patria è l’umanità. (…)

(…) Cuba ha 4 vaccini in dirittura d’arrivo e migliaia di medici in tutto il mondo. È questo il vostro contributo per sconfiggere la pandemia?

(…) Abbiamo dimostrato di essere in grado di offrire il nostro aiuto concreto in tutto il mondo, e su questo non devono esserci dubbi. D’altro canto chi, oggi, in Europa si occupa di paesi come Mali, Guinea, Niger, Angola? Chi lo fa, se non Cuba? Noi abbiamo da sempre un grande rapporto con i popoli africani, ma non abbiamo mai preteso di sfruttare le loro miniere, non abbiamo sottratto le loro risorse naturali. Non abbiamo chiesto niente in cambio, e non faremo operazioni di mercato neanche con i vaccini.

Davide Falcioni

(Manuela Dejoannon)
Staino
Matteo Renzi e i “Rolex d'Arabia”: un precedente illuminante. E c'è di peggio.
Nel “neo-Rinascimento” saudita, Matteo Renzi ci sta da dio. E non da oggi. Perché, tra un’autointervista di marzulliana memoria e fantozziane difese dei suoi dipendenti di...

Matteo Renzi e i “Rolex d’Arabia”: un precedente illuminante. E c’è di peggio.

Nel “neo-Rinascimento” saudita, Matteo Renzi ci sta da dio. E non da oggi. Perché, tra un’autointervista di marzulliana memoria e fantozziane difese dei suoi dipendenti di Italia Viva, ecco riemergere alla memoria una vicenda avvenuta durante il suo mandato come presidente del Consiglio, quando andò a Riyadh insieme a una delegazione di Palazzo Chigi. In quell’occasione gli italiani vennero accolti con lussuosi regali da parte dei rappresentanti del Paese ospitante.

Bisogna ricordare che i dipendenti pubblici non possono accettare omaggi di valore superiori ai 150 euro, in base alle direttive del governo Monti del 2012 e alla legge Patroni Griffi del 2013. Il tetto si alza a 300 euro per premier, ministri e familiari. Oltre queste cifre, i preziosi devono essere messi a disposizione del dipartimento competente in materia di risorse strumentali. A Riyadh la scorta di Matteo Renzi ricevette diversi orologi di lusso, tra cui dei Rolex da 14 mila euro. Ma tra ritardi nella consegna e verbali spariti, la stampa ha sempre sollevato dubbi sull’effettiva restituzione alle istituzioni italiane di tutti i beni ricevuti.

(…) “Al Presidente del Consiglio dei ministri Renzi, Sinistra Italiana chiede se vero che la delegazione abbia accettato cronografi e orologi Rolex in omaggio dall’Arabia Saudita, responsabile, tra l’altro, di violazione di diritti umani fondamentali – si legge nella nota di Sinistra italiana – a chi sono stati consegnati tali regali; se e’ vero che attualmente sono in capo alla Presidenza del Consiglio; se oggi sono nella disponibilità di Palazzo Chigi, quanti sono i cronografi e quanti gli orologi Rolex e se corrispondono con il numero di regali ricevuti a Riyadh”.

Piazzista d’armi


E qui le cose si fanno maledettamente più serie. Perché dai Rolex si passa alle armi.

Come spiega l’ottimo report pubblicato da La Stampa a firma Raphaël Zanotti: “C’è un elemento, in tutta la vicenda dei rapporti tra l’ex premier Matteo Renzi e l’Arabia Saudita, che non è ancora emerso – sottolinea Zanotti -. Il leader di Italia Viva si è ben guardato dall’affrontarlo nella sua recente auto intervista. Eppure è un elemento dirimente perché, al di là delle note perplessità intorno al governo di Riad, proietta una nuova luce su quei rapporti. È un fatto – sebbene non sia mai stato pubblicizzato dall’ex premier – che durante il governo Renzi l’Italia abbia toccato il picco nelle esportazioni di armi. Un record ottenuto anche grazie alle ricche commesse arrivate proprio da Riad.

Nel 2013, l’anno precedente all’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, l’Italia aveva autorizzato l’esportazione di armi per un valore di 2,1 miliardi di euro. Ma questa cifra, nel corso dei 1024 giorni passati al governo, è cresciuta del 581% arrivando a toccare i 14,6 miliardi di euro come documentato da Giorgio Beretta dell’Opal di Brescia, l’osservatorio permanente sulle armi leggere. Un record che ha fatto impallidire persino Silvio Berlusconi che qualche tempo prima, all’inaugurazione dell’M-346 a Venegono, si era proposto come «commesso viaggiatore» per l’industria bellica italiana. Negli anni di Renzi il governo di Riad otterrà l’autorizzazione a ricevere oltre 855 milioni di euro in armamenti contro i poco più di 170 milioni del triennio successivo.

A spingere verso l’alto la cifra c’è l’autorizzazione alla più massiccia esportazione di bombe che l’Italia abbia mai rilasciato. Si tratta di quasi 20.000 ordigni commissionati alla Rwm Italia per un ammontare di 411 milioni di euro. Il numero Mae dell’operazione è il 45650. È un numero importante perché, essendo progressivo, fornisce un’indicazione temporale: è nel 2014, quindi già con Renzi al governo, che iniziano le trattative per la commessa. L’autorizzazione effettiva arriverà però solo nel 2016 ma anche questa indicazione temporale è importante perché all’epoca le Nazioni Unite avevano già condannato i bombardamenti effettuati dalla Royal Saudi Air Force su centri abitati, ospedali e scuole dello Yemen. Azioni militari, secondo il gruppo di esperti dell’Onu, «possono costituire crimini di guerra».

A oggi la guerra in Yemen ha prodotto oltre 133 mila vittime, delle quali 12.000 civili, a cui si aggiungono 3,6 milioni di sfollati. Che nel conflitto siano stati utilizzati gli ordigni che l’Italia ha venduto all’Arabia Saudita è documentato. Un rapporto dell’Onu, infatti, certifica il ritrovamento a seguito di due bombardamenti a Sana’a nel settembre 2016, di più di 5 bombe inerti sganciate dall’aviazione saudita e contrassegnate da una sigla riconducibile alla Rwm Italia”.

(…) Mentre scriviamo, nel neo rinascimentale regno di MbS le prigioni sono piene di attivisti per i diritti umani, molti dei quali rischiano la fustigazione, oltre che il carcere a vita, e alcuni, non pochi, la decapitazione. I lavoratori stranieri vengono sfruttati in modo disumano disumano, le donne vessate e trattate come esseri inferiori. E’ la sharia che si è fatta Stato.

Ad oggi il leader di Italia Viva non ha restituito il denaro ricevuto dai sauditi, non ha fatto un minimo di autocritica, e non si è dimesso da senatore. Far cadere tutto nel dimenticatoio, significa divenire complici. Magari con un Rolex al polso.

Umberto De Giovannangeli

Generale Figliuolo:
nuovo commissario per l'emergenza Covid.
(Mahatma Grandi)

Generale Figliuolo:
nuovo commissario per l’emergenza Covid.

(Mahatma Grandi)

Guarda un po’, in tutta la storia si è insegnato agli uomini che uccidere è una cosa cattiva e da disapprovare.
Chiunque uccide deve essere annientato perché uccidere è un grande peccato, forse il peggiore di tutti. E poi si prende un soldato e gli...

Guarda un po’, in tutta la storia si è insegnato agli uomini che uccidere è una cosa cattiva e da disapprovare.
Chiunque uccide deve essere annientato perché uccidere è un grande peccato, forse il peggiore di tutti. E poi si prende un soldato e gli si dà in mano la morte e gli si dice “fanne buon uso, fanne un uso saggio”. Non gli si impongono restrizioni.
Vai e ammazza il più possibile di una certa specie o categoria di tuoi fratelli.
E noi ti ricompenseremo perché questa è una violazione della tua prima educazione.

John Steinbeck – La valle dell’Eden

(Manuela Dejoannon)

Aveva tolto il cibo a una famiglia di migranti: la Corte Ue condanna l'Ungheria per ‘trattamento disumano’
L'Ungheria è stata di nuovo condannata dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo per violazione dei diritti umani, questa volta nei confronti...

Aveva tolto il cibo a una famiglia di migranti: la Corte Ue condanna l’Ungheria per ‘trattamento disumano’

L’Ungheria è stata di nuovo condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per violazione dei diritti umani, questa volta nei confronti di una famiglia di richiedenti asilo nel 2017, avendo privato il padre del cibo per 4 mesi.

La famiglia, composta da madre, padre e tre bambini, aveva fatto domanda d’asilo ed era stata posta in una zona di transito su un container di 13 metri quadrati e isolata da altri container per alcuni casi positivi all’epatite B. Il padre, che aveva presentato la richiesta di asilo per la terza volta, “non aveva diritto ad avere le razioni di cibo dalle autorità” in base alla legge ungherese, ha scritto la Corte in una nota.

La Corte ha sottolineato che “non potendo lasciare la zona” dipendeva totalmente dalle autorità ungheresi” e “non ha avuto un accesso adeguato al cibo” e quindi si tratta di una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo e “trattamento disumano e degradante”.
Tenendo poi conto “della giovane età dei bambini” (sette mesi, sei e sette anni) e dello stato di salute della madre, incinta, la Corte ha giudicato che anche il resto della famiglia è stata oggetto di trattamento disumano: mancanza di ventilazione, assenza di cure mediche e psichiatriche adeguate e la presenza di agenti di sesso maschile durante le visite ginecologiche tra le accuse mosse.

La maggioranza dei giudici ha anche condannato la violazione “del diritto alla libertà e alla sicurezza”, perché “non c’erano le basi legali definite” per la detenzione di questa famiglia e per i tempi di permanenza nella struttura. L’Ungheria dovrà pagare 4.500 euro a ciascun bambino e 6.500 euro a ognuno dei genitori “per danni morali”.

globalist

Manuela Dejoannon
“Il governo continua a limitare la libertà delle persone… c'è il coprifuoco! Mi sembra una follia. C'è gente che è morta per garantire la libertà”.
Quelle che leggete sono le parole che Giorgia Meloni, ieri, ha pensato di pronunciare nella...

“Il governo continua a limitare la libertà delle persone… c’è il coprifuoco! Mi sembra una follia. C’è gente che è morta per garantire la libertà”.

Quelle che leggete sono le parole che Giorgia Meloni, ieri, ha pensato di pronunciare nella trasmissione “L’Aria che tira”.

Non volevamo crederci e invece è tutto vero: la leader di Fratelli d’Italia ha avuto l’indecenza di paragonare le libertà cancellate dai regimi totalitari a tutte quelle misure volte a contenere un nemico comune: il virus.

Un nemico che, a oggi, ha determinato quasi 100.000 decessi solamente in Italia. Un’enormità. Un’enormità che sarebbe stata persino maggiore se non si fosse deciso di contenere il contagio.

Ecco, a loro, a queste 100.000 persone, la libertà è stata tolta per sempre non da alcune regole provvisorie, ma dal virus. È il virus che ha stravolto le nostre vite e i nostri comportamenti, determinando la necessità di contenerlo.

Ma c’è un’altra cosa del messaggio di Giorgia Meloni che fa impressione: se ‘gli altri’ sono quelli che cancellano la libertà, lei, implicitamente, è la partigiana pronta “a morire per garantirla”.

Lei, che non ha mai avuto il coraggio di condannare Mussolini e il fascismo.

Lei, che non ha mai avuto la decenza minima di celebrare il 25 aprile, i partigiani e la Liberazione.

Lei, presidente di un partito che pullula di nostalgici di un regime che cancellò ogni libertà, persino quella di esistere in quanto ebrei.
“Siamo alla follia”, dice Giorgia Meloni.

Sì, siamo davvero alla follia.

Stefano Vaccari

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
E i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
I cui saggi sono messi a tacere
E i cui fanatici infestano le onde radio
Pietà per la nazione che non alza la propria...

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
E i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
I cui saggi sono messi a tacere
E i cui fanatici infestano le onde radio
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
Tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i violenti come eroi
E che aspira a governare il mondo
Con la forza e la tortura
Pietà per la nazione il cui fiato è denaro
E che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione Oh pietà per gli uomini
Che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
Dolce terra di libertà !

Lawrence Ferlinghetti

(Manuela Dejoannon)

Salvini il ‘cristiano’: “Basta barconi in Italia, non abbiamo tempo per i problemi altrui”
Solo Matteo Salvini riesce, nella stessa frase, a fare il buon cristiano e contemporaneamente dimenticare l'insegnamento cardine del cristianesimo, ossia la...

Salvini il ‘cristiano’: “Basta barconi in Italia, non abbiamo tempo per i problemi altrui”

Solo Matteo Salvini riesce, nella stessa frase, a fare il buon cristiano e contemporaneamente dimenticare l’insegnamento cardine del cristianesimo, ossia la solidarietà. È un teatrino cui ci ha tristemente abituati quando riempiva le piazze italiane sventolando rosari, e il registro in tempo di Coronavirus non è cambiato poi molto: “Presto sarò a Lampedusa, la gente ha voglia di contatto, di presenza, di soluzioni” ha detto Salvini da Livorno, per poi aggiungere: “Io preferisco sempre essere presente, sperando che il buon Dio allontani questo virus. L’Italia non può essere punto di arrivo di barchini e barconi, abbiamo già abbastanza problemi, senza doverci fare carico di quelli altrui”.

globalist

Salvini quando era 34% dichiarava: “Mi fa schifo chi usa i bambini per fare politica.” Poi quando è andato sotto il 30% ha cominciato a pubblicare foto con il volto della figlia parzialmente coperto. Ora che è vicino al 20% pubblica le foto della...

Salvini quando era 34% dichiarava: “Mi fa schifo chi usa i bambini per fare politica.” Poi quando è andato sotto il 30% ha cominciato a pubblicare foto con il volto della figlia parzialmente coperto. Ora che è vicino al 20% pubblica le foto della bambina come se non ci fosse un domani. Dovrebbero fare un DPCM per legalizzare la vergogna.

Cesare Di Trocchio

Ma cos..
(Cesare Di Trocchio)
Ma cos..
(Cesare Di Trocchio)

buon pomeriggio

colibri44love:
“Street Art
”

Street Art

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La strada “pedonale” più lunga del mondo va da Città del Capo (Sud Africa) a Magadan (Russia). Non c’è bisogno di aerei o navi, ci sono ponti. Sono 22.387 km e servono 4.492 ore per percorrerlo. Sarebbero 187 giorni a piedi senza sosta, o 561 giorni a piedi 8 ore al giorno. Lungo il percorso si passa per 17 paesi e sei fusi orari.

prima o poi mi garberebbe provarci

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◼️ 𝟑 𝐌𝐀𝐑𝐙𝐎 𝟏𝟗𝟕𝟕: 𝐅𝐄𝐑𝐑𝐀𝐑𝐀 𝐄 𝐅𝐀𝐒𝐒𝐈𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈𝐋 𝐌𝐎𝐕𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 ◼️

Torino- Giovedì 3 marzo 1977 circa 50 funzionari del PCI e della Fiom tra cui Giuliano Ferrara e Piero Fassino tentano un’incursione dentro Palazzo Nuovo per vendicarsi della cacciata del giorno prima dei militanti del loro partito, da parte dei militanti del Movimento Studentesco e picchiano alcuni studenti.

Ma il Movimento reagisce immediatamente e i PCIsti vengono cacciati dal servizio d’ordine fuori dall’università, dove stazionano a sentire il comizio del presidente e del vicepresidente della Regione Piemonte aspettando l’arrivo della polizia a dar loro man forte.

Ma nel frattempo gli studenti lasciano Palazzo Nuovo in corteo alla volta dell’istituto Avogadro, in quel momento in occupazione, per tenere qui un’assemblea, avendo capito che il PCI avrebbe fatto sgomberare l’università dalla polizia dopo l’attacco fallito.

Ma non contenti di ciò i PCIsti chiamano la polizia all’Avogadro dove i celerini entrano in tenuta antisommossa e dato che gli studenti escono da una porta posteriore dell’istituto i poliziotti iniziano a caricare nelle vie attorno alla scuola.

A Torino come a Roma il PCI supplisce al lavoro sporco che la DC e le sue squadre speciali non riescono a fare.

“Via via la nuova polizia!”

#MemoriaDiClasse

Cheyenne Rebelde (fb)

Perché è comunista?

Prima di tutto io sono nera. Ho consacrato la mia vita alla lotta per la liberazione del popolo nero, il mio popolo asservito, imprigionato!

Io sono comunista, perché il motivo per il quale noi siamo costretti con la violenza a vivere miseramente, ad avere il livello di vita più basso di tutta la società americana, è in stretto rapporto con la natura del capitalismo. Se noi riusciremo un giorno ad emergere dalla nostra oppressione, dalla nostra miseria, se riusciremo un giorno a non essere i bersagli di una mentalità razzista, di poliziotti razzisti, dovremo distruggere il sistema capitalistico americano. Bisognerà sopprimere un sistema nel quale si garantisce a qualche ricco capitalista il privilegio di continuare ad arricchirsi, mentre un intero popolo, costretto a lavorare per i ricchi, non può mai elevarsi in maniera sostanziale, e ciò vale soprattutto per i neri.

Sono comunista perché credo che il popolo nero, il cui lavoro e il cui sangue hanno reso possibile edificare questo paese, ha diritto ad una gran parte delle ricchezze che hanno accumulato gli Hugh, i Rockefeller, i Kennedy, i Dupont, tutti gli strapotenti capitalisti bianchi d’America.

Angela Davis

Emma di cielo bagnata (fb)

La violenza sulle donne è un problema che riguarda gli uomini

E vi preghiamo

quello che succede ogni giorno

non trovatelo naturale.

Di nulla sia detto:

“è naturale”

in questi tempi

di sanguinoso smarrimento,

ordinato disordine,

pianificato arbitrio,

disumana umanità,

così che nulla valga

come cosa immutabile.

(Bertolt Brecht)

Finita la battaglia, i tedeschi iniziarono a massacrare gli italiani. Lo sterminio andò avanti per giorni, su gente ormai inerme.
Era stato Hitler in persona a ordinare quel massacro. Il massacro della Divisione Acqui, stanziata a Cefalonia, Grecia....

Finita la battaglia, i tedeschi iniziarono a massacrare gli italiani. Lo sterminio andò avanti per giorni, su gente ormai inerme.

Era stato Hitler in persona a ordinare quel massacro. Il massacro della Divisione Acqui, stanziata a Cefalonia, Grecia. Dopo l’8 settembre, dopo l’Armistizio, i ragazzi della Acqui avevano infatti deciso, tutti assieme, di non piegarsi ai tedeschi. Erano lombardi, campani, veneti, pugliesi; ragazzi giovani e altri meno giovani. Tutti italiani che decisero di non diventare strumento dei nazisti.

Combatterono per giorni le soverchianti forze tedesche, in inferiorità di mezzi e uomini, ma poi si arresero. E anziché farli prigionieri, vennero massacrati.

Oltre 9mila morirono così, altri vennero deportati in Germania. Altri ancora vennero stipati e rinchiusi in una nave che esplose in mare, e morirono a centinaia, annegati.

In questi giorni Alfred Stork, uno dei responsabili dell’Eccidio di Cefalonia, dello sterminio di migliaia di italiani, è stato dichiarato morto alla veneranda età 97 anni.

Ne fucilò 117 di italiani, in quei giorni. Ma non ha fatto un solo giorno di carcere. È morto nella sua viletta nel Baden-Württemberg, Germania.
E con lui è morta la speranza di fare giustizia per tanti ragazzi e uomini che morirono per aver scelto di non piegarsi, e a cui oggi più che mai va il nostro ricordo.

Ps: con lui dichiarato morto anche sergente Karl Wilhelm Stark, colpevole dell’eccidio di Cervarolo, nel Reggiano. E anche lui neanche un giorno di carcere.

Leonardo Cecchi

Mandalay, Myanmar
Famiglia e parenti pregano accanto al corpo di una donna musulmana, uccisa mentre partecipava a una manifestazione contro il colpo di stato militare durante il suo servizio funebre
Fotografia: AFP /

Mandalay, Myanmar
Famiglia e parenti pregano accanto al corpo di una donna musulmana, uccisa mentre partecipava a una manifestazione contro il colpo di stato militare durante il suo servizio funebre
Fotografia: AFP /

Vorkuta, Russia
L'interno di una casa invasa da neve e ghiaccio in un edificio abbandonato nella regione di Severny nella Repubblica di Komi. Il clima estremamente freddo a Vorkuta, dove le temperature possono scendere fino a meno 50 ° C, e la...

Vorkuta, Russia
L’interno di una casa invasa da neve e ghiaccio in un edificio abbandonato nella regione di Severny nella Repubblica di Komi. Il clima estremamente freddo a Vorkuta, dove le temperature possono scendere fino a meno 50 ° C, e la disoccupazione hanno portato a un esodo di persone, trasformando alcuni insediamenti in città fantasma
Fotografia: Anadolu Agency

Mumbai, India
Un pedone supera un murale raffigurante persone che viaggiano su mezzi pubblici sovraffollati, per sensibilizzare sulle misure di allontanamento sociale e l'uso di maschere
Fotografia: Punit Paranjpe

Mumbai, India
Un pedone supera un murale raffigurante persone che viaggiano su mezzi pubblici sovraffollati, per sensibilizzare sulle misure di allontanamento sociale e l’uso di maschere
Fotografia: Punit Paranjpe

Plock, Polonia
Anna Prus reagisce dopo l'assoluzione di tre attivisti per i diritti dei gay che erano stati accusati di offendere il sentimento religioso dopo aver affisso poster della Vergine Maria con un'aureola arcobaleno
Fotografia: Janek...

Plock, Polonia
Anna Prus reagisce dopo l’assoluzione di tre attivisti per i diritti dei gay che erano stati accusati di offendere il sentimento religioso dopo aver affisso poster della Vergine Maria con un’aureola arcobaleno
Fotografia: Janek Skarżyński

Quei braccianti sfruttati e uccisi nel silenzio.
Fallaye Dabo era un bracciante di 28 anni nato in Mali. In preda alla disperazione si è suicidato, oggi, nelle campagne del Foggiano.
Lo sfruttamento, la sofferenza e la disperazione spinge le persone...

Quei braccianti sfruttati e uccisi nel silenzio.

Fallaye Dabo era un bracciante di 28 anni nato in Mali. In preda alla disperazione si è suicidato, oggi, nelle campagne del Foggiano.

Lo sfruttamento, la sofferenza e la disperazione spinge le persone dimenticate a commettere queste azioni irreparabili. Siamo complici delle loro morti perché indifferenti al loro dolore.

Storie che meritano poche righe sui giornali, presto dimenticate. Nessuno slogan per gli uccisi made in Italy. Invisibili in vita e invisibili dopo la morte.

Che la tua anima possa riposare in pace.

Soumaila Diawara

Porti aperti o chiusi? Draghi risponda ai 363 migranti a bordo della Sea Watch
Dopo 10 giorni di navigazione e diverse operazione di salvataggio, la nave Sea-Watch 3 battente bandiera tedesca è in cerca di un porto sicuro in cui far sbarcare i 363...

Porti aperti o chiusi? Draghi risponda ai 363 migranti a bordo della Sea Watch

Dopo 10 giorni di navigazione e diverse operazione di salvataggio, la nave Sea-Watch 3 battente bandiera tedesca è in cerca di un porto sicuro in cui far sbarcare i 363 migranti presenti a bordo. Due dei tre ponti sono pieni di famiglie, padri con figli, donne con bambini, minori non accompagnati, neonati. Vengono da Sudan, Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Camerun, Ghana, Gambia, Guinea, Niger, Nigeria. Un terzo di tutte le persone salvate nei cinque soccorsi operati tra venerdì e domenica hanno meno di 18 anni.

(…) “Quello che ci aspettiamo dal nuovo governo lo esprimono le circostanze di queste ore e cioè che la nave Sea Watch 3 si trova a sud della Sicilia con 363 persone a bordo soccorse da ormai più di 2 giorni, ammassate sul ponte della nave e soggette a ipotermia, mal di mare, partendo da condizioni di già altissima vulnerabilità. Questo governo non può che avere un approccio fortemente europeista, ci aspettiamo che sia l’Italia il primo Stato membro a dare un esempio di umanità e solidarietà assegnando un porto a queste persone e insistendo sulla necessità condivisione delle responsabilità tra gli stati dell’Unione. Chiediamo gestione strutturale, seria e lungimirante di questo fenomeno. Con la Sea Watch 3 davanti alla Sicilia questo governo ha la possibilità di dare un segnale forte. Non possiamo aspettare a lungo in queste condizioni”, lo afferma a TPI Giorgia Linardi, portavoce di SeaWatch Italia.

A questo punto i riflettori sono puntati sul nuovo premier e sulla nuova squadra di governo: cosa faranno? Messi dinanzi alla prova del 9 quale sarà l’atteggiamento dominante di Mario Draghi?

“La risposta più efficace e duratura passa per una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni europee”: questo è il Draghi-pensiero in tema di immigrazione. Lo ha affermato durante la sua replica nell’Aula del Senato il giorno del suo discorso di insediamento. La linea del nuovo premier è dunque orientata una redistribuzione equa delle responsabilità tra i Paesi dell’Ue. (…)

Il primo marzo, il ministero dell’Interno ha pubblicato i dati relativi agli sbarchi avvenuti tra il 1 gennaio 2021 e il primo marzo. Rispetto al 2020 e al 2019, nei primi tre mesi dell’anno si registra un aumento degli sbarchi.

Numeri che ovviamente andranno ponderati sul resto dell’anno. Con la ripresa delle operazioni in mare delle Ong e con condizioni meteorologiche favorevoli, i tentativi di sbarco andranno moltiplicandosi e il governo dovrà decidere quali misure adottare, per evitare il riproporsi di spiacevoli stazionamenti di navi in rada nei mari italiani, con centinaia di persone stremate in attesa di un approdo.

Di Lara Tomasetta

Io che non credo alla guerra,
non voglio essere seppellito
sotto nessuna bandiera.
Semmai vorrei essere ricordato per i miei sogni. Dovessi un giorno morire
fra cent'anni
vorrei che sulla mia lapide fosse scritto
quello che diceva Nelson Mandela:
“Un...

Io che non credo alla guerra,
non voglio essere seppellito
sotto nessuna bandiera.
Semmai vorrei essere ricordato per i miei sogni. Dovessi un giorno morire
fra cent’anni
vorrei che sulla mia lapide fosse scritto
quello che diceva Nelson Mandela:
“Un vincitore è un sognatore
che non ha mai smesso di sognare”

Vittorio Arrigoni

(Manuela Dejoannon)

Buddhist nuns display images of deposed Myanmar leader Aung San Suu Kyi during a street march in Mandalay, Myanmar
Tensions escalated Thursday on the streets of Yangon, Myanmar’s biggest city, as supporters of Myanmar’s junta attacked people protesting the military government that took power in a coup, using slingshots, iron rods and knives to injure several of the demonstrators.
Photo by AP Photo
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Suore buddiste mostrano le immagini della leader deposta del Myanmar Aung San Suu Kyi durante una marcia di strada a Mandalay, Myanmar
Le tensioni sono aumentate giovedì nelle strade di Yangon, la più grande città del Myanmar, quando i sostenitori della giunta del Myanmar hanno attaccato le persone che protestavano contro il governo militare che ha preso il potere con un colpo di stato, usando fionde, barre di ferro e coltelli per ferire molti dei manifestanti.

La suora in ginocchio implora la polizia di non sparare in Myanmar
La foto notizia del giorno è questa. Una suora cattolica scesa in strada nella città di Myitkyina, nel Nord del Mynamar, supplicando in ginocchio le forze di sicurezza di non sparare...

La suora in ginocchio implora la polizia di non sparare in Myanmar

La foto notizia del giorno è questa. Una suora cattolica scesa in strada nella città di Myitkyina, nel Nord del Mynamar, supplicando in ginocchio le forze di sicurezza di non sparare sui giovani manifestanti che protestavano pacificamente. Suor Ann Nu Thawng, della congregazione religiosa di San Francesco Saverio, è l’icona della giornata di dura repressione della polizia che domenica, secondo le Nazioni Unite, è costata la vita ad almeno 18 persone.

“Nella zona di Myitkyina, finora le manifestazioni sono state sempre pacifiche e senza incidenti. Ma ieri alcuni episodi di violenza rischiavano di far precipitare la situazione”, racconta a Fides Joseph Kung Za Hmung, direttore di “Gloria News Journal”, il primo giornale cattolico su web in Myanmar. “L’azione della suora e la risposta della polizia che, al vedere la supplica della religiosa, si è fermata, hanno sorpreso molti di noi. Suor Ann oggi è un modello per i leader della Chiesa: vescovi e sacerdoti sono chiamati a uscire dalle loro zone di comfort e a prendere esempio dal suo coraggio”, auspica, notando che anche molti non cattolici hanno elogiato suor Thawng. “Più di 100 manifestanti hanno potuto trovare riparo nel suo convento. Li ha salvati dal pestaggio brutale e dall’arresto della polizia”.

globalist

L'Austria annuncia lo strappo con l'Ue e con l'Ema e dice che intende iniziare a produrre vaccini con Israele. Assieme a lei la Danimarca.
Ovviamente questo indebolisce l'Unione tutta, quindi anche noi. Per altro su un tema delicatissimo, perché di...

L’Austria annuncia lo strappo con l’Ue e con l’Ema e dice che intende iniziare a produrre vaccini con Israele. Assieme a lei la Danimarca.

Ovviamente questo indebolisce l’Unione tutta, quindi anche noi. Per altro su un tema delicatissimo, perché di salute.

Io però una cosa voglio capire. Ma come funziona questa cosa che gli straccioni, i casinari, i furbetti da rimproverare e guardare sempre dall’alto in basso siamo sempre noi italiani o comunque mediterranei, però i danni maggiori li fanno i paesi germanici? Perché verso di loro non c’è la durezza, spesso persino paternalista, che si tiene invece verso di noi?
Avessimo fatto noi una cosa del genere oggi saremmo su tutti i quotidiani tedeschi, austriaci, danesi e olandesi con foto di caricaturali baffuti individui con pistole in mano che sparano vaccini, mentre mangiano spaghetti e suonano il mandolino, con annesse opinioni antropologiche sul nostro essere popolo irresponsabile e casinaro.

Lo fanno loro e va tutto bene.

Leonardo Cecchi

lucillola
Arrivato un altro “bel” capitolo delle vicende lombarde.
Ottanta sindaci (sottolineo: ottanta) si sono imbestialiti con il signor Fontana per un motivo un po’ particolare, diciamo.
E il motivo è che hanno appreso che i loro comuni son diventati zona...

Arrivato un altro “bel” capitolo delle vicende lombarde.

Ottanta sindaci (sottolineo: ottanta) si sono imbestialiti con il signor Fontana per un motivo un po’ particolare, diciamo.

E il motivo è che hanno appreso che i loro comuni son diventati zona arancione rinforzato alla televisione e sui giornali. Perché hanno avuto la fortuna di trovarsi a vedere il tg, forse. Mica perché la Regione gliel’ha detto. No e-mail, telefonate, comunicazioni. Niente di niente. D’altronde a ottanta comuni mica devi dare il tempo di organizzarsi, avvisare i cittadini ecc.

Gli fai la sorpresa, diciamo. Ne fanno tante i leghisti in Regione Lombardia di sorprese. Che fanno poco piacere, eh. Però sulla quantità ormai non gli si può dire niente.

Leonardo Cecchi

Lui, lo conoscete, è Massimo Garavaglia, leghista della prima ora e da qualche giorno nuovo ministro del Turismo.
Bene, sapete cosa compare sul sito ufficiale di Garavaglia? Nientedimeno che un vecchio - mai del tutto dimenticato - cavallo di...

Lui, lo conoscete, è Massimo Garavaglia, leghista della prima ora e da qualche giorno nuovo ministro del Turismo.

Bene, sapete cosa compare sul sito ufficiale di Garavaglia? Nientedimeno che un vecchio – mai del tutto dimenticato – cavallo di battaglia della Lega: “Prima il Nord”.

Sì, avete capito bene: abbiamo un ministro della Repubblica italiana che sul proprio sito sbandiera gioiosamente slogan tra il secessionista e l’apertamente razzista nei confronti del Sud.

Alla faccia di tutti quei meridionali che, in piena sindrome di Stoccolma, hanno creduto alle favole di chi per trent’anni ha vomitato sul Tricolore e sputato sul Mezzogiorno, salvo poi andargli a chiedere (e ottenere) i voti.
Che sia un partito a sdoganare certe schifezze è grave.

Che sia un ministro a farlo, in un Paese normale è da dimissioni immediate. In un Paese normale.

Ma voi continuate pure a votarli, mi raccomando.

Lorenzo Tosa

Narni. La Lega denuncia una discarica abusiva. Ma era solo un cumulo di immondizia raccolta da volontari e che sarà tra poco smaltita.

I leghisti di Narni denunciano la discarica abusiva ma era solo un cumulo di rifiuti da portare via

L’immagine parla da sola e fa pensare a l’ennesimo atto di grande inciviltà dei soliti soggetti che alla fine resteranno impuniti. La denuncia dei giovani leghisti di Narni parte da questa visione avvilente, che si è presentata ai loro occhi nei pressi del Lago dell’Aia, in strada delle Pretare.

A parlare è il referente della Lega Comprensorio Flaminia, David Veller: “Ringraziamo i nostri ragazzi, attente sentinelle sul territorio e invitiamo l’amministrazione comunale ad attivarsi prontamente per rimuovere questo scempio. Ne va della salubrità dell’ambiente e dell’immagine del nostro territorio”.

Nella nota, gli iscritti al Carrocchio chiedono a gran voce anche dei sistemi di dissuasione come, ad esempio, la videosorveglianza o foto trappole per “disincentivare gli incivili che hanno preso questa porzione di sponda del lago, per la loro pattumiera. Siamo orgogliosi dei nostri giovani – conclude la nota – perché grazie alle loro puntuali segnalazioni, molte situazioni di degrado stanno venendo alla luce”.

Sul caso è intervenuto successivamente il sindaco di Narni, che sulla sua pagina Facenook ha ridimensionato le interpretazioni dei leghisti, mettendo in luce una realtà molto più semplice: “Quello che vedete in realtà è il frutto della pulitura fatta da un nostro cittadino di una zona boschiva. Si chiama Roberto Scorzoni e colgo l’occasione per ringraziarlo. Al più presto sarà ovviamente portata via”.

Caso chiuso.

Narni Today

Di come Draghi ha messo in crisi i partiti di centrosinistra
Il Governo Draghi non ha solo spostato notevolmente a destra l’asse politico dell’Italia, riesumando fra l’altro personaggi che ci eravamo illusi di aver gettato nella pattumiera della...

Di come Draghi ha messo in crisi i partiti di centrosinistra

Il Governo Draghi non ha solo spostato notevolmente a destra l’asse politico dell’Italia, riesumando fra l’altro personaggi che ci eravamo illusi di aver gettato nella pattumiera della Storia insieme alle loro ricette fallimentari (si vedano gli inutili, anzi deleteri, sforzi di Renato Brunetta di riformare la Pubblica Amministrazione, un settore davvero chiave per il nostro futuro prossimo e no, messo nelle mani di un incompetente provato e conclamato).

Non ha solo rimesso saldamente nelle mani della finanza e della Confindustria la gestione dei fondi europei e più in generale il potere decisionale che il Governo Conte aveva loro, sia pure molto parzialmente e provvisoriamente, sottratto.

Non ha solo ribadito, al di là di ogni ragionevole dubbio, la piena subalternità dell’Italia al quadro atlantico e al predominio degli Stati Uniti in irrefrenabile declino ma ancora pericolosi per la pace (si veda il bombardamento alle milizie sciite col quale Biden ha dato il benvenuto al viaggio in Iraq di Papa Francesco).

Non ha solo rimesso in posti di governo personaggi impresentabili per vari motivi, dall’ostentazione del razzismo a quella di un analfabetismo pressoché totale, agli innumerevoli conflitti di interessi. Mario Draghi è anche riuscito a far piombare in una gravissima crisi tutti e tre i partiti del centrosinistra che erano stati l’anima del Governo Conte: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali.

Quest’ultima impresa è stata invero facilitata, al pari del resto delle altre, dalla mancanza di una vera e propria cultura alternativa di cui questi schieramenti politici e i loro – per così dire – leader fossero in qualche modo provvisti. Sapevamo che il Pd è un coacervo di correnti e gruppi di potere locale, pesantemente infiltrato dalla quinta colonna renziana e visibilmente subalterno, a cominciare dal punto di vista ideologico e culturale, al potere con la P maiuscola, si tratti della Confindustria o della Nato. Anche LeU è uscita spaccata dalla vicenda, data la giusta decisione di Nicola Fratoianni e della stragrande maggioranza di Sinistra italiana di sottrarsi all’esiziale ossequio nei confronti di Draghi.

Quanto ai 5 Stelle, ricordiamo che erano assurti non più di cinque anni or sono ad astro nascente della politica italiana, in grado di convogliare massicci consensi provenienti da masse di gente giustamente delusa dalla finta sinistra e, altrettanto giustamente, diffidenti nei confronti della destra. Ebbene, l’apparentemente irresistibile ascesa di Mario Draghi ai vertici del sistema politico italiano è riuscita, nel giro di poche settimane, a gettarli in una crisi profonda, emarginando notevole parte degli iscritti e dei rappresentanti ed accelerando la loro mutazione genetica irreversibile.

Dalle contraddittorie fumisterie ammannite per oltre un lustro agli italiani, in cui c’era un po’ tutto e il suo contrario, condite con slogan generici e superficiali, del tipo “uno vale uno” e “onestà”, emerge, per riprendere le recenti parole di Di Maio, un partito di stampo “moderato e liberale, che metterà l’accento sulle tematiche ambientali” che, date le premesse, si rivelano essere null’altro che una striminzita foglia di fico.

È proprio il caso di dire che la montagna ha partorito il topolino. Ovvero considerare, in prospettiva storica, come la triste fine dei 5 Stelle risucchiati da Draghi costituisca l’epilogo dell’ennesima storia italiana all’insegna del trasformismo e dell’opportunismo. C’è da temere fortemente che non basterà l’onesto carisma di Giuseppe Conte a trarre il sangue dalle rape, pescando nell’attuale litigioso marasma interno dei “piddini” e dei grillini per costruire un nuovo schieramento di centrosinistra effettivamente in grado di competere colla destra.

Quest’ultima, sostituendo alla leadership arruffona e perdente di Matteo Salvini quella lucida e tranquillizzante di Giancarlo Giorgetti che di Draghi è, da tempo, uno dei consorti politici più stabili e coerenti, potrebbe per tutto un periodo ricollocarsi alla guida della politica italiana. Giocando oltretutto su due tavoli contemporaneamente, grazie all’astuta scelta di Giorgia Meloni di optare per un’opposizione, sia pure tutta di facciata e “responsabile”, a Draghi.

E alla destra di finta lotta e vero governo (sempre e comunque nell’esclusivo interesse dei ceti ristretti che rappresentano) occorrerebbe contrapporre una sinistra altrettanto lucida ma in grado di esercitare, sul popolo e sull’elettorato, quel richiamo che ha perso in seguito alle scelte scellerate compiute almeno dagli anni Novanta in poi. Un cammino verso l’irrilevanza e l’autodistruzione che i malfermi leader del centrosinistra continuano a percorrere come un branco di pecore suicide ansiose di gettarsi nel vuoto, come dimostra l’abbraccio mortale con Draghi per il quale i vari Grillo, Zingaretti & C. stanno pagando e continueranno a pagare un prezzo elevatissimo in termini di credibilità politica.

Tornando ai 5 Stelle, c’è da sperare che l’attuale caos interno sappia distillare la loro parte migliore per farne, seguendo l’esempio delle senatrici Nugnes e Fattori, un importante interlocutore per quella sinistra che sarebbe finalmente ora di costruire in Italia sulle macerie del governo giallorosa.

Fabio Marcelli

Così…pourparler
(Banda POPolare dell'Emilia Rossa)

Così…pourparler

(Banda POPolare dell’Emilia Rossa)

Draghi rimuove Arcuri.
Al suo posto ci sarà un
Generale, dietro la collina
Ci sta la notte crucca e assassina
E in mezzo al prato c’è Italia Viva
Teme ancora Conte, sembra una bambina
Di cinquant’anni e di cinque figli
Cinque elettori cinque sbadigli
Stan dietro a Renzi come soldati
Come sauditi emirati
Generale, dietro la stazione
Ci sta Salvini con la panza al sole
Non va più al Papeete, neanche per pisciare
Si va dritti alle banche senza più pensare
Che l’Euro è bello, anche se fa male
Che torneremo ancora a cantare
a sfottere quelli di colore
solo per farci amare.
Generale, la guerra è finita
Il virus è scappato, è vinto, battuto
Dietro la collina non c’è più nessuno
Solo aghi di pino e silenzio e funghi
Ma poi senti urlare, una voce gridare
e arriva Giorgia quando viene Natale
Quindi i bambini piangono
E a dormire non ci vogliono andare
Generale, non sono un cinque stelle
‘Son più di cinque le lacrime sulla mia pelle
Che senso hanno dentro al rumore di questo governo
Che è mezzo vuoto e mezzo pieno
E va veloce verso il ritorno
Tra due minuti è quasi Conte
È quasi casa, è quasi amore

Don Livio Fanzaga: “Questa epidemia è un progetto del demonio che attraverso menti criminali prepara un colpo di Stato sanitario o massmediatio”
Max Petrus

Don Livio Fanzaga: “Questa epidemia è un progetto del demonio che attraverso menti criminali prepara un colpo di Stato sanitario o massmediatio”

Max Petrus

Queen of Zamunda
11 operatori sanitari No-Vax dell’Alto Adige, di cui 8 medici, 2 farmacisti e uno psicologo, hanno pensato bene di realizzare e diffondere su Facebook un delirante video, in doppia lingua (italiano e tedesco) nel quale fanno terrorismo sul vaccino...

11 operatori sanitari No-Vax dell’Alto Adige, di cui 8 medici, 2 farmacisti e uno psicologo, hanno pensato bene di realizzare e diffondere su Facebook un delirante video, in doppia lingua (italiano e tedesco) nel quale fanno terrorismo sul vaccino anti-Covid.

Durante i quasi otto minuti di filmato, montato in pieno stile complottista, si denunciano senza alcuna prova o fondamento scientifico “effetti collaterali a lungo termine” e vengono proposte come alternative l’utilizzo di vitamina C e D, passando dalla “fiducia nei poteri di autoguarigione” e assicurando:

“Con un atteggiamento positivo rimarrete in salute”.

Il tutto pubblicato su una pagina di cosiddetti esperti (a cui la gente si affida) e condiviso da oltre 3500 persone.

Un fatto gravissimo e inaudito. E purtroppo non isolato.

Per fortuna è finita nell’unico modo in cui può e deve finire una cosa del genere: tutti gli 11 operatori sono stati denunciati dalla Asl Alto Adige per “procurato allarme” e convocati dai rispettivi ordini professionali per chiarimenti.

Denuncia e radiazione dall’albo.

In doppia lingua.
Non c’è altra strada.

Lorenzo Tosa

Ieri a Verona centinaia di persone hanno manifestato contro i vaccini. Senza mascherine e senza rispettare le regole sul distanziamento. Una folla delirante e pericolosa. Lo ripetiamo ancora: il vaccino è la nostra unica arma contro il...

Ieri a Verona centinaia di persone hanno manifestato contro i vaccini. Senza mascherine e senza rispettare le regole sul distanziamento. Una folla delirante e pericolosa. Lo ripetiamo ancora: il vaccino è la nostra unica arma contro il virus.

(Satiraptus)

Nella foto a sinistra, sotto quella tuta bianca, c’è un ragazzo di 30 anni.
Lo sguardo stanco perso nel vuoto, seduto su un letto di terapia intensiva che ha paura di vedere presto occupato.
Nella foto a destra tanti suoi coetanei, assembrati e senza...

Nella foto a sinistra, sotto quella tuta bianca, c’è un ragazzo di 30 anni.

Lo sguardo stanco perso nel vuoto, seduto su un letto di terapia intensiva che ha paura di vedere presto occupato.

Nella foto a destra tanti suoi coetanei, assembrati e senza mascherina, perché sì, sono stanchi.

Stanchi di stare chiusi in casa e di rinunciare a un pezzo della loro vita.
Ma anche Flavio, in quella tuta che è diventata da un anno una seconda, insopportabile pelle, è stanco.

Distrutto.

Stanco fisicamente. Stanco psicologicamente.

Stanco di sapere che dalla stanchezza di chi è fuori in quegli assembramenti arriverà presto nuovo dolore, nuova paura, nuovo lavoro: altra stanchezza.

Perché questo è il circolo vizioso in cui siamo finiti.

Assembrarsi, per qualche giorni, tornare a come eravamo prima perché “siamo stanchi”, e poi finire nuovamente chiusi.

Perché uscire fra tutta quella gente non è un modo di fare un dispetto al virus o al governo.

Ma noi stessi, a tutti noi, a quel noi di cui tutti siamo parte.

“È avvilente – ha scritto Flavio – non avere la più pallida idea di quando questa storia potrà finire. È avvilente il numero dei casi in continuo aumento. È avvilente l’aggressività di queste varianti. È avvilente l’abbassamento dell’età media interessata.

È avvilente dover dire ad un ragazzo di 26 anni che tutto va bene, ma che dovrà essere intubato. È avvilente dover dire ad un padre di 2 bimbi di soli 40 anni che sicuramente rivedrà i suoi piccoli con un nodo alla gola, prima di addormentarsi. È avvilente anche il menefreghismo di tanti.

È avvilente la stanchezza psicologica con la quale sto, personalmente, come tanti colleghi vivendo questo momento. Sono avvilito…”.

Già Flavio.
Lo siamo in tanti.

Cathy La Torre

La stampa francesce attacca Draghi: “Ha detto no all'invio di 13 milioni di vaccini in Africa”
Un deciso cambio di passo con i pugni sbattuti sul tavolo in Europa, visto il ritardo nell’arrivo dei vaccini per l’Italia.
La prima uscita di Mario Draghi...

La stampa francesce attacca Draghi: “Ha detto no all’invio di 13 milioni di vaccini in Africa”

Un deciso cambio di passo con i pugni sbattuti sul tavolo in Europa, visto il ritardo nell’arrivo dei vaccini per l’Italia.

La prima uscita di Mario Draghi da premier a Bruxelles è stata salutata come un successo. E i retroscena hanno descritto l’intervento di Mario Draghi al summit Ue della scorsa settimana come una sferzata all’Europa.

Che l’ex governatore della Bce abbia alzato i toni dinanzi ai parigrado europei è confermato anche dalla stampa estera, compreso il francese Le Monde, il quale ha però sottolineato un altro aspetto dell’intervento di Draghi al vertice Ue: il suo secco no alla proposta di destinare 13milioni di vaccini acquistati da Bruxelles ai Paesi africani, a corto di dosi visti i costi di questi farmaci.

La proposta sarebbe stata avanzata dalla stessa Commissione Ue con il sostegno del presidente francese Emmanuel Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ma, scrive Le Monde, “l’ex presidente della Banca centrale europea non ne vuole sentire parlare”.

Anche altri Paesi, “come Belgio, Svezia, Paesi Bassi o Spagna si sono detti piuttosto favorevoli” alla proposta, anche se preferirebbero procedere alle donazioni una volta ottenute “dosi sufficienti per vaccinare la loro popolazione”.

L’Italia, per voce di Draghi, sembra non avere neppure accennato alla possibilità di posticipare: solo un “no” senza se e senza ma. (…)

“Nessuno a Bruxelles ha commentato e anche in Italia è stata fatta passare sotto silenzio, ma proporre una cosa del genere vuol dire non avere il senso politico di capire i valori politici che esistono nell’Unione europea, oltre che il buon proposito generale di aiutare i più deboli”, commenta Robustelli. (…)

globalist

Secondo il quotidiano francese Le Monde, Francia e Germania, durante il summit europeo della settimana scorsa, avevano appoggiato la proposta di destinare 13 milioni di vaccini acquistati dall’UE ai paesi africani.
Ovvero a quei paesi che non possono...

Secondo il quotidiano francese Le Monde, Francia e Germania, durante il summit europeo della settimana scorsa, avevano appoggiato la proposta di destinare 13 milioni di vaccini acquistati dall’UE ai paesi africani.

Ovvero a quei paesi che non possono permetterseli perché, quando li vanno a comprare, si trovano costretti a pagarli più del doppio rispetto a noi.

Si trattava di una proposta basata su una semplice considerazione, oltre che su una base di ovvia solidarietà: se il virus seguita a circolare nei paesi poveri, le varianti si moltiplicheranno. E questo incubo non avrà fine ancora per molto tempo.

Indovinate chi si è opposto fermamente e ha impedito la cosa?
Esatto: SuperMario Draghi.
Perché i vaccini sono un bene prezioso e ancora raro, per ora, quindi “Prima gli Italiani”.

Ora: io lo capisco se Salvini gioisce, per carità.
È la sua ricetta da sempre, del resto: “prima noi e poi loro”.
L’unica cosa che cambia, di solito, nella narrazione salviniana, è il “noi”, che prima significava i lombardi, poi i padani, poi gli italiani, adesso gli europei.

Lo capisco se sta bene agli elettori della Meloni, che si troveranno perfettamente rappresentati dal ragionamento di Draghi.

Capisco anche se sta bene agli elettori di Forza Italia e Italia Viva, che scodinzolano come cagnolini felici perché il loro idolo Draghi, finalmente, ha riunito i due partiti gemelli sotto la bandiera dello stesso governo.

Ma a tutti voi che fino a ieri combattevate questo genere di forma mentis, a tutti voi che giudicavate disumana l’idea di anteporre l’importanza di una vita umana rispetto a un’altra sulla base di un confine, a tutti voi che vi indignavate per i “prima” leghisti, questo sta bene? Vi sentite rappresentati?

Davvero?

Emiliano Rubbi

buon pomeriggio

Ue-Lega araba, il premier lussemburghese ammutolisce tutti: “Sono sposato con un uomo”

Premier Ue: “Sono sposato con un uomo”. E al vertice con la Lega Araba cala il silenzio

Il leader lussemburghese Xavier Bettel al Summit di Sharm El Sheikh ha così affrontato il tema dell’omofobia di fronte ai leader di Paesi che puniscono l’omosessualità con la pena di morte“

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Tantissima stima

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Veneto – Ciao a tutti, sono il Veneto e sono…

Lombardia – Un alcolista.

Veneto – No, però se cominciamo così io mi chiamo già fuori…

– Buoni per favore. Cerchiamo di essere rispettosi. Queste riunioni hanno uno scopo preciso, lo sapete. Qualcuno vuole ricordarcelo?

Trentino – Andare d’accordo.

– Bravissimo Trentino.

Friuli – Leccaculo.

Trentino – Succhiami il MUSE.

– Per cortesia, ha detto bene il vostro collega. Prima il fatto che vi tolleraste a mala pena o addirittura vi odiaste apertamente era motivo di folklore, adesso però, in piena pandemia, è necessario che andiate tutte d’accordo. In questi incontri cerchiamo di aprirci agli altri e dobbiamo farlo senza timore di venire giudicati. Veneto, ti prego, continua.

Veneto – Niente, dicevo che ovunque vado la gente pensa a me come un alcolizzato retrogrado e sacrilego che non è capace di parlare italiano.

– E invece?

Veneto – E invece sono complesso, pieno di sfaccettature, sapete che scrivo poesie?

Toscana – See, poesie… nelle caverne… coi gessetti…

– Toscana, c’è qualcosa che vuoi condividere con le altre?

Toscana – No, dicevo solo che se volete far finta che siamo tutte la culla dell’arte e la letteratura, io faccio pure finta, però voglio che sia messo agli atti che è il dieci dato al bambino con l’insegnante di sostegno per rafforzare la sua autostima.

Veneto – Non ho capito.

Toscana – Che incredibile colpo di scena.

– Insomma! È possibile che ogni volta debba finire così? Oggi poi è pure una giornata speciale perché la nostra Sardegna passa in zona bianca! Facciamo un bel applauso alla Sardegna.

Sardegna – Grazie ragazzi. Qualcuno sa come faccio a tornare a casa?

Lombardia – Figa, applaudite pure?

– Qualche problema Lombardia?

Lombardia – Ma no, dico, ma scherziamo? È un’isola! Ci mancherebbe altro che non fossero bianchi! La cosa incredibile è che gli sia arrivato il Covid a questi. La verità è che c’hanno un bisogno atavico di partecipare. Un domani che c’è un’invasione zombie son capaci di farsi recapitare un container di infetti per nave solo per non rinunciare a vivere l’esperienza insieme al resto del paese.

Sardegna – State tutti a lamentarvi che non potete andare ai concerti in pandemia, io è tutta la vita che sono in pandemia! Non ci viene nessuno a suonare da me!

Lombardia – Oh, mica è colpa mia se tra i nuraghi e il forum di Assago, hai scelto i nuraghi.

– Credo che si stia andando un po’ fuori tema. Ricordo a tutti che queste riunioni non sono facoltative e che ciascuno di voi è invitato a partecipare. Sto parlando con te Piemonte.

Piemonte – Eh?

– Le cuffiette.

Piemonte – Cheppalle, zio fa.

– È una questione di rispetto.

Piemonte – Dai, sto ascoltando Colapesce. Tu lo conosci Colapesce?

Sicilia – Dici a me?

Piemonte – Sì.

Sicilia – Certo, è mio Colapesce.

Piemonte – No, dai, non scherzare.

Sicilia – È di Solarino. Siracusa.

Piemonte – Minchia, vuoi dirmi che c’è un indie italiano che non è piemontese?

Sicilia – Posso menargli?

– Eventualmente dopo. Piuttosto Sicilia, che ne dici di raccontarci un po’ di te? Sei sempre così silenziosa.

Lombardia – Omertosa, verrebbe da dire.

Sicilia – Ecco! Ecco perché mi stanno sul cazzo ste riunioni. Allora c’ha ragione il Veneto, c’ha. Siamo solo i nostri stereotipi. Io sono piena così di giovani che hanno solo voglia di cambiarmi in meglio, pieni di sensi di colpa che gli avete piazzato voi sulla schiena a forza di chiamarci mafiosi.

Calabria – O non affittarci le stanze.

Sicilia – Gente che sa che deve faticare il doppio degli altri per essere anche solo presa in considerazione. Sì, c’abbiamo la mafia, ma scendiamo pure in piazza a sfidarla, a casa sua, a viso aperto. Quand’è l’ultima volta che qualcuno sopra Bologna è sceso in piazza per protestare contro la mafia?

Lombardia – Dai, ragazzi, voi avete la mafia, noi abbiamo i parcheggi. Ognuno i suoi problemi, non facciamo confusione.

– E, a proposito di problemi, ci sarebbe un’altra persona che vorrebbe parlare oggi. Molise, prego…

Molise – Ciao a tutti… io sono il… uhm… il Molise…

Lombardia – E io sono il nobile regno di Wakanda.

– Eddai! Molise, ti prego, continua…

Molise – No… ecco io… io…

Piemonte – Voce!

Molise – …niente… scusate… niente di importante…

Abruzzo – Io ce l’avrei una cosa da dire.

– Oh, bene. Condividi pure, Abruzzo.

Abruzzo – Ho un sogno da sempre, ma un po’ me ne vergogno.

– Non devi. Qui puoi dire tutto ciò che vuoi.

Abruzzo – Magari mi prenderete in giro…

Trentino – Assolutamente no.

Friuli – Gnanulatamente gnò. Testa di cazzo.

– Confidati pure col gruppo.

Abruzzo – Be’ io… io ho sempre sognato di avere un mio programma spaziale.

Lombardia – …

Veneto – …

Sicilia – …

Campania – …

Calabria – …

Piemonte – …

Friuli – …

Molise – …

Trentino – Ahahaha, un programma spaziale abruzzese! Per aspera ad arrosticinum! Scusate eh, ma mi fa troppo ridere. Coi lupi in sala controllo e i camosci con la tuta da astronauta?

Friuli – Lo vedete come fa? C’ha un museo con due baobab, un quartiere a marchio Quechua, tremila centri termali e si crede stocazzo. Non può far incazzare solo me sta cosa, dai!

Abruzzo – Ecco, uno non vi può dire una cosa che fate subito le snob.

Valle D’Aosta – Ignoforafalifi, sofonofo sofolofo ifinvifidifiofosifi.

Calabria – Che ha detto?

Abruzzo – È la lingua segreta dei possessori di parchi nazionali. Solo chi possiede un parco nazionale può parlarla.

Calabria – Dai, è una cazzata.

Valle D’Aosta – Qufuafandofo glifi afalbeferifi mafarceferafannofo safarefetefe ifi prifimifi afa cafadeferefe.

Toscana – Sentite, io dico smettiamola di fare le ipocrite e ammettiamolo una volta per tutte: ci sono regioni di serie A e regioni di serie B. Non c’è niente di male a essere una regione di serie B, anzi. Vero Marche?

Marche – Io sono una Toscana economica!

Toscana – Guardatela com’è contenta. No, quello non si mangia! L’hai preso da terra, ti fa male! E comunque non pensiate che essere di serie A non abbia il suo bel carico di responsabilità. Non è facile essere la patria del Rinascimento e l’ultima regione dove tiene ancora botta la sinistra italiana.

Emilia-Romagna – Non ho capito.

Toscana – Io…

Emilia-Romagna – Perché mi è sembrato di sentirti dire qualcosa, ma sicuramente mi devo essere sbagliata.

Toscana – … scusa…

Emilia-Romagna – Come dici?

Toscana – … scusi…

Emilia-Romagna – Ecco, meglio.

– Per favore, per favore. Non ci sono regioni di serie A e di serie B…

Liguria – De André.

– A parte la Liguria. Ciascuna di voi ha i propri punti di forza e le proprie debolezze, come tutti. Siamo qui per provare a discuterne e ad accettarli.

Roma – Ben detto, zi’.

– Roma, ancora. Ne abbiamo già parlato, tu non sei una regione.

Roma – Hai ragione, scusa. Colpa mia. Il termine tecnico è impero.

– Non cominciamo. Non puoi stare qui, c’è già il Lazio.

Roma – Chi?

– Il Lazio.

Roma – Non ho presente? Sta sopra o sotto la Basilicata?

Lazio – Fa sempre così. È una vita di abusi.

Roma – Ma è colpa mia se sono il centro del mondo? È colpa mia se sono bella e simpatica? Se c’ho Lundini e Propaganda Live e Mastandrea e Marinelli? Se mi faccio i film su Totti che mi guardo solo io in piazza d’estate? Se quando dico “attaccatarcazzo” ridono tutti e quando lo dite voi non ride nessuno?

Veneto – Pure Pennacchi c’avete rubato.

Roma – Ao, se state fuori dal raccordo siete provincia di voi stessi. Prima ce fate pace, prima ve passa.

– Ragazze, questo non è il modo, io ve lo dico. Piuttosto l’ultima volta vi ho chiesto di venire a questa riunione proponendo un esercizio da fare insieme. Qualcuno ha una proposta?

Veneto – Io ho pensato, perché non facciamo una domanda alle altre regioni che ci incuriosisce? Magari così scopriamo di avere più cose in comune di quelle che immaginiamo.

– E bravo Veneto!

Lombardia – Figa, l’Uruk-hai se n’è uscito con una bella idea.

– Ignoralo. È un ottimo esercizio per favorire condivisione e fratellanza, due cose di cui avete disperatamente bisogno. Visto che l’hai proposto, inizia pure tu, Veneto.

Veneto – A quanto lo mettete lo spritz?

Lombardia – 7.

Piemonte – 5.

Toscana – 7.

Emilia Romagna – 5.

Roma – Trastevere anche 8.50.

Veneto – Siete morte cazzo! Morte!

– C’è qualche altra domanda?

Basilicata – Su le mani chi è riuscito a far nominare dei sassi patrimonio dell’UNESCO. Oh, sono l’unica con la mano alzata? E com’è?

– Signore, cerchiamo di non cadere nelle solite faziosità e proviamo ad andare un po’ oltre.

Campania – Ecco, io a proposito di stereotipi vorrei, se posso, dire una cosa.

– Prego.

Campania – Non nascondiamoci dietro un dito, io più di tante altre, ho subito e subisco la dolorosa semplificazione che accompagna cliché e stereotipi. Eppure, nascosti spesso sotto l’ombra dei miei difetti, esistono grandi pregi. Sono attrice e poetessa, scrittrice e cantante. Sono libertà, passione, fratellanza, amicizia e sì, anche cultura.

– Ben detto Campania.

Campania – La vuole una sfogliatella, dotto’?

– No, grazie, non mi piacciono le sfogliatelle.

Campania – Lei si è fatto una nemica per tutta la vita.

Lombardia – Va be’, adesso riabilitiamo pure i terroni? Chi è sono i prossimi? I Chippewa? I Piedi Neri?

– Allora, Lombardia, è dall’inizio dell’incontro che sei ostile. Si può sapere cosa c’è?

Lombardia – Ma niente, figa. È che questi ciuciamanuber te le tirano fuori di bocca…

– Tu sai che questo è un luogo sicuro?

Lombardia – Ma sì, ma sì…

– E che puoi parlarci di qualsiasi cosa?

Lombardia – Ué, ma se ti ho detto di sì. Ma guarda questo…

– Non è colpa tua.

Lombardia – Dottore, che cosa sta facendo?

– Non è colpa tua.

Lombardia – La smetta!

– Non è colpa tua.

Lombardia – Invece sì! Tutti quei morti! Le bare! Manco il tempo per un funerale! E continuano ad aumentare. Io non dormo più, non vivo più. Io c’ho una paura fottuta! Io… mi dispiace… è che sono sempre stata quella che… la più… e adesso non… non sono riuscita… non riesco… è così… così difficile…

– Grazie Lombardia. Ora avete capito perché facciamo questi incontri? Trentino giù la mano, era una domanda retorica. Li facciamo perché è difficile. Perché la gente sta morendo e sta morendo dappertutto. Perché siamo tutti coinvolti, tutti spaventati e per uscirne e necessario mettere via i campanilismi, i colori diversi, le divisioni e cominciare, dopo duecento anni, a comportarci come una nazione. Perché, che vi piaccia o no, siamo tutti sulla stessa barca.

Puglia – Scusate, ragazzi, è già iniziata? Ero al mare.

Umbria – Cos’è il mare?

Non è successo niente (fb)

da bambino volevo guarire i ciliegi quando rossi di frutta li credevo feriti

Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio».

Antonio Gramsci

E andiamo avanti

Buddhist monks wearing face masks pray during a ceremony to commemorate Makha Bucha Day at the Wat Phra Dhammakaya temple in Pathum Thani province, Thailand
Makha Bucha Day, one of the most important Buddhist festivals, usually attracts tens of...

Buddhist monks wearing face masks pray during a ceremony to commemorate Makha Bucha Day at the Wat Phra Dhammakaya temple in Pathum Thani province, Thailand
Makha Bucha Day, one of the most important Buddhist festivals, usually attracts tens of thousands of believers to the Dhammakaya Temple on the outskirts of Bangkok.

Photo by Athit Perawongmetha
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monaci buddisti che indossano maschere facciali pregano durante una cerimonia per commemorare il Makha Bucha Day al Wat Phra Dhammakaya tempio nella provincia di Pathum Thani, Thailandia
Il Makha Bucha Day, una delle feste buddiste più importanti, attira solitamente decine di migliaia di fedeli al Tempio Dhammakaya, alla periferia di Bangkok.

Women wearing flamenco dresses take part in a protest against the crisis in the flamenco fashion sector generated by the coronavirus disease (COVID-19) pandemic, in Seville, Spain
Photo by Marcelo del Pozo

Women wearing flamenco dresses take part in a protest against the crisis in the flamenco fashion sector generated by the coronavirus disease (COVID-19) pandemic, in Seville, Spain

Photo by Marcelo del Pozo

People look towards Mount Etna volcano while the date was sketched into the ashed on the central squre in Zafferana Etnea near Catania, Sicily, Italy, 28 February 2021. A strong rain of lapilli and lava ash is recorded on the east side of the...

People look towards Mount Etna volcano while the date was sketched into the ashed on the central squre in Zafferana Etnea near Catania, Sicily, Italy, 28 February 2021. A strong rain of lapilli and lava ash is recorded on the east side of the volcano. In particular, there are two eruptive vents and the height reached by the activity is about 300 meters. It is the seventh eruption recorded since 16 February.
(Photo by Orietta Scardino/EPA/EFE

Carabinieri, Italian police officers, patrol the Naviglio Grande canal, in Milan, Italy, Saturday, February 27, 2021. Police vans blocked entrance to Milan’s trendy Navigli neighborhood Saturday evening after the mayor announced increased patrols to...

Carabinieri, Italian police officers, patrol the Naviglio Grande canal, in Milan, Italy, Saturday, February 27, 2021. Police vans blocked entrance to Milan’s trendy Navigli neighborhood Saturday evening after the mayor announced increased patrols to prevent gatherings during a spring-like weekend. The Lombardy region where Milan is located is heading toward a partial lockdown on Monday, and Mayor Giuseppe Sala said in a video message that he was disturbed by scenes of people gathering in public places, often with their masks down.
(Photo by Luca Bruno/AP Photo)

Avax News
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Carabinieri, agenti di polizia italiani, pattugliano il Naviglio Grande, a Milano, sabato 27 febbraio 2021. I furgoni della polizia hanno bloccato l’ingresso al quartiere alla moda dei Navigli di Milano sabato sera dopo che il sindaco ha annunciato un aumento delle pattuglie per evitare raduni durante un fine settimana primaverile . La regione Lombardia in cui si trova Milano si sta dirigendo verso un blocco parziale lunedì, e il sindaco Giuseppe Sala ha detto in un videomessaggio di essere stato disturbato da scene di persone che si radunavano in luoghi pubblici, spesso con le maschere abbassate.

“Così si intimidisce l'opposizione”, “Prove tecniche di regime”, “Abuso contro l'unica forza dell'opposizione”.
Da ieri Meloni e Fdi sono sul piede di guerra per il ritorno della “dittatura”, che si è manifestata in tutta la sua violenza contro...

“Così si intimidisce l’opposizione”, “Prove tecniche di regime”, “Abuso contro l’unica forza dell’opposizione”.

Da ieri Meloni e Fdi sono sul piede di guerra per il ritorno della “dittatura”, che si è manifestata in tutta la sua violenza contro l’opposizione.

Ma cosa è successo? Hanno arrestato i parlamentari di Fdi? Hanno chiuso le loro sedi?

Qualcosa di più grave. A Reggio Emilia c’è stata una conferenza del partito, che ha accolto l’ingresso nel partito della Meloni l’on. Vinci, che prima stava con la Lega*. Al termine della conferenza, hanno tutti avuto la bella idea di scendere in strada a festeggiare con lo spumante.

La municipale li ha visti e li ha multati tutti perché in evidente assembramento.

Ovviamente, ne hanno fatto un caso nazionale. Con la municipale che d’un tratto sembra diventata il braccio armato della nuova dittatura.
Vogliono addirittura interrogare la Lamorgese adesso, che è evidentemente la mandante di questo terribile strumento di oppressione noto come Polizia municipale.

Attendiamo quindi con ansia sviluppi.

*Gianluca Vinci è il deputato leghista che qualche settimana fa chiedeva polemico perché fossero aperti i bar negli ospedali dove c’erano i pazienti Covid e non quelli in strada. Quindi i complimenti a Fdi per aver aver tirato in barca questo fulmine di guerra sono un obbligo morale.

Leonardo Cecchi

Soppressatira
lucillola
Si fa fatica a crederci, ma purtroppo è vero.
Spirlì, Presidente della Calabria in quota Lega, ha fatto partire “un'indagine” sulle scuole calabresi chiuse per Covid a partire dal 1 gennaio.
Un'accuratissima indagine che funziona così. Spirlì si è...

Si fa fatica a crederci, ma purtroppo è vero.

Spirlì, Presidente della Calabria in quota Lega, ha fatto partire “un’indagine” sulle scuole calabresi chiuse per Covid a partire dal 1 gennaio.

Un’accuratissima indagine che funziona così. Spirlì si è messo al pc, ha aperto Facebook e ha scritto: “Per favore comunicatemi le scuole dei vostri figli chiuse per contagi dal 1 gennaio 2021. Grazie”.

Su Facebook. Cioè il Presidente della Regione Calabria, non sapendo quante scuole son chiuse nella regione che governa, ha fatto un post su Facebook sperando che le mamme gli scrivano per comunicarglielo, in posta privata o in commento al post.

Vanno allora tutti i complimenti per questo metodo innovativo, che sorpassa, di volata, l’interlocuzione con gli uffici istituzionali, l’assessorato alla scuola e il Provveditorato.

In che mani, ragazzi. In che mani.

Leonardo Cecchi

Contagi e vaccini, vi racconto le differenze abissali tra Italia e Regno Unito
Dopo un lungo e durissimo lockdown londinese e la prima vaccinazione sono rientrata in Italia per alcune settimane. La cronistoria del mio viaggio e di ciò che ho visto di...

Contagi e vaccini, vi racconto le differenze abissali tra Italia e Regno Unito

Dopo un lungo e durissimo lockdown londinese e la prima vaccinazione sono rientrata in Italia per alcune settimane. La cronistoria del mio viaggio e di ciò che ho visto di certo non fa notizia, ma ho pensato di raccontarla per illustrare le differenze abissali tra l’Italia ed il Regno Unito in materia di gestione del Covid e vaccinazioni.

La prima cosa che balza agli occhi quando si atterra in Italia è la confusione di ordinanze. Non esiste una regola applicata a tutta la nazione, ma tante, diverse, in costante cambiamento a livello regionale, provinciale e persino comunale. E questo è un male perché la gente si perde e finisce per non sapere cosa deve fare. In secondo luogo, in Italia si riempiono moduli su moduli che nessuno ha idea se servano davvero o se finiscano nel riciclaggio della carta, ma alla fine c’è poco controllo dei movimenti. Infine, a differenza del Regno Unito, in Italia si ha la netta sensazione che il virus non sia poi così pericoloso, che il peggio sia passato e quindi sia giusto riprendere le vecchie abitudini.

Faccio un esempio: in aereo da Londra non c’erano inglesi, a loro è vietato viaggiare, mentre a noi italiani è permesso grazie al nostro passaporto. Atterrati a Milano, come di prassi, la British Airways ha specificato che avrebbero sbarcato per file, hanno chiamato le prime sei, io ero alla undicesima e diverse persone intorno a me si sono alzate. Quando ho fatto notare che non era il nostro turno sono stata aggredita. Un signore che mi aveva riconosciuta, anche se avevo due mascherine, ha urlato che mi ha sempre detestata perché scrivo per questo giornale.

Sul bus e in fila per il controllo passaporti nessuno ha mantenuto la distanza sociale, erano tutti belli appiccicati gli uni agli altri, pronti per schizzare fuori dall’aeroporto. Alla fila per il tampone le solite lamentele, e quando la polizia ha fatto passare una famiglia con un bambino piccolo sono partite le occhiate di disapprovazione. Nessuno a Linate ha voluto vedere i risultati del mio tampone londinese, né il certificato di vaccinazione, ma si sono presi l’autocertificazione senza neppure leggerla; quando ho chiesto quando avrei avuto i risultati del tampone che mi stavano facendo, mi hanno risposto “se è negativa mai”. E così, sono uscita dall’aeroporto. Perché vivo nel Regno Unito da quarant’anni non mi è neppure passato per la testa di non fare la quarantena. Nessuno però ha controllato, né chiamato, avrei potuto infischiarmene, insomma!

Finita la quarantena sono andata a vedere cosa succede nelle stazioni sciistiche della Lombardia, che sono aperte fino a lunedì. Nel weekend fiumi di gente si sono riversati lungo le strade, bar strapieni fino alle 18:00; da quell’ora in poi quelli degli hotel si popolano dei loro clienti, nessuno controlla se con loro ci sono amici non residenti nell’albergo. Discorso analogo vale per i ristoranti degli alberghi dove i clienti mangiano ai tavoli decisamente non distanziati. E non potevano mancare tra i commensali i raccomandati del luogo, lascio alla vostra immaginazione la scelta di chi sono costoro.

Secondo punto cruciale: le vaccinazioni. Nel Regno Unito la politica perseguita da Boris Johnson è stata la seguente: lockdown totale, vaccinazione a tappeto e riapertura graduale dopo aver vaccinato tutti gli operatori sanitari, quelli che hanno più di 60 anni e chi è a rischio a causa di patologie specifiche. È chiaro che questo programma ha funzionato benissimo perché ci sono i vaccini. Ed è bene spiegare il motivo: ci sono perché, a differenza di Bruxelles, Londra li ha ordinati e pagati prima che venissero approvati dalle autorità preposte, ha rischiato e ne è valsa la pena. La storia che non ci sono vaccini a sufficienza perché le case produttrici li hanno venduti a caro prezzo, anche agli inglesi, è una frottola, in Italia come in Francia, Spagna e nel resto dell’Unione Europea i vaccini scarseggiano perché Bruxelles li ha ordinati tardi.

Anche per le vaccinazioni in Italia ci sono mille regole, a seconda delle regioni o di chi è a capo del governo, ma così non si va bene avanti. Di certo il fatto che io, 65enne, sia stata vaccinata a Londra un mese e mezzo fa e mia madre 88enne residente a Roma lo sarà il 30 marzo non depone a favore del sistema italiano. Tralascio l’assurdità di far prenotare gli ultra-ottantenni online, mi piacerebbe sapere quanti lo hanno fatto da soli… Nel Regno Unito il sistema è infinitamente più semplice: i medici di base chiamano le persone seguendo un ordine specifico, identico in tutto il paese. Le vaccinazioni vengono somministrate in posti diversi, dagli ambulatori agli stadi. Un sistema elettronico nazionale fa sì che, una volta chiamati, ci si vaccini in 20 minuti: 5 per avere l’iniezione e 15 di osservazione, nel caso si verificasse uno shock anafilattico. Non si compila nessun documento, né si mostrano le tessere sanitarie, basta il nome, il cognome e la data di nascita e il sistema viene aggiornato. Si potrebbe anche parlare delle liste di attesa alle quali ci si può iscrivere per avere alla fine della giornata le dosi restanti dei vaccini, quelli che devono essere scongelati a 6 dosi alla volta, ad esempio.

Ma basta quanto detto per illustrare ai lettori perché le cose funzionano meglio nel Regno Unito e quali sono i veri problemi del contagio e delle vaccinazioni in Italia.

Loretta Napoleoni
Economista

tra alcol e musica, alla Darsena di Milano si svolge un rave party con un centinaio di idioti, che sfocia in una rissa.
Disappunto da parte della Madonnina.
Lou Cilio - Satira a matita

ra alcol e musica, alla Darsena di Milano si svolge un rave party con un centinaio di idioti, che sfocia in una rissa.
Disappunto da parte della Madonnina.

Lou Cilio – Satira a matita

Noi ex-comunisti italiani: scemi e grulli, con le nostre famose facce idiote…
(…) Ditemi come fa gente che viene da un partito granitico e meritocratico, avvezzo alla segretezza interna e guidato da persone di grande preparazione culturale, ad aver...

Noi ex-comunisti italiani: scemi e grulli, con le nostre famose facce idiote…

(…) Ditemi come fa gente che viene da un partito granitico e meritocratico, avvezzo alla segretezza interna e guidato da persone di grande preparazione culturale, ad aver perduto tutto, una base elettorale vera e palpitante, il suo giornale e adesso pure una qualche credibilità nei consessi mediatici… Guardate certe dichiarazioni di Zingaretti, oppure l’ironia, quando non l’insofferenza, che prende i più di fronte alle apparizioni televisive di D’Alema o di Veltroni, o la feroce critica che piove da più parti di fronte all’insensato modulo strategico di Mister Bettini.

Oltre ad aver perso il partito stesso: infatti il Pd è ormai in mano agli ex-democristiani della vecchia Margherita, checché ne dica qualcuno che riconosce un fil rouge tra il vecchio partito delle Botteghe Oscure e la segreteria di Zingaretti. Qualche ex-margherito, ed ex-piddino poi ha pure provato a sfasciare la parte “ex-comunista” del Pd. Renzi aveva e ha un obiettivo: far dimenticare la sinistra al partito di sinistra rimasto attivo e consistente, distruggere il legame col passato anche soltanto cercando di proseguire a rottamare politicamente l’eco degli ex-comunisti.

Molti anni fa Nanni Moretti disse: “D’Alema dì qualcosa di sinistra”. Si poneva così la questione ai dirigenti di un partito che si vergognava di essere stato quello che era stato. Forse il loro era il pudore del senso di colpa – in poche parole un’apoteosi di masochismo, o la necessaria ristrutturazione casalinga.

(…) Davvero gli ex-Pci sono una razza di grulli, come dice un ex-socialista? Oppure, per autodefinizione, si tende a far passare anche soltanto l’ipotesi che al ruolo “uomo di partito” sia aderente la figura dello scemo? (…)Fatto sta che sembra ormai essersi realizzata la profezia che scrisse Antonello Venditti nella sua canzone forse più bella: Modena.

Dice il testo:

Con le nostre famose facce idiote, eccoci qui.
Con i nostri sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi
E non c’è niente da scoprire, niente da salvare
Nelle nostre parole.
Ricordi, libri da buttare, frasi da imputare
Di due bandiere dritte in faccia al sole.
Ma cos’è questa nuova paura che ho?
Ma cos’è questa voglia di uscire, andare via?
Ma cos’è questo strano rumore di piazza lontana,
Sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane?
Ma siamo qui, a Modena,
Io resto qui a guardarti negli occhi, lo sai.
E non c’è tempo per cambiare,
Tempo per scoprire una nuova illusione.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
Di un padre troppo tempo amato.

Quanto valeva, aver parlato già da allora,
Quando tutto era da fare e tu non eri importante.
Ma siamo qui, a Modena,
Io resto qui, con un bicchiere vuoto nella mano.
E non c’è tempo per scoprire,
Tempo per cambiare cosa abbiamo sbagliato.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
Di un ordine che non abbiamo mai voluto.
Ma cos’è questa nuova paura che ho?
Ma cos’è questa voglia di uscire, andare via?
Ma cos’è questo strano rumore di piazza lontana?
Una nuova tenerezza o un dubbio che rimane.


Questa canzone (più e meglio di altre) parla del Partito Comunista Italiano, di quella compagine di persone che sono state per tanti anni fedeli a un’ideale, di quei grulli e scemi, ingenui forse, che hanno creduto nella possibilità di fare l’Italia migliorando piano piano gli italiani, di coloro che una volta persa la mamma-partito sono rimasti per sempre orfani.

I sorrisi tristi erano quelli di Berlinguer, le parole indifendibili quelle che stavano a metà del guado, tra il padre troppo tempo amato della rivoluzione russa e la Coca-Cola fredda nella gola. E poi un ritardo o un’anticipazione? Cos’è stato quel tempo mancato per cambiare? E tutto era stata un’illusione?

E la paura di crescere e far svanire il sogno, o il desiderio di fuga da un ordine non riconosciuto, da un’Italia sempre peggiore di come ce la immaginavamo.

Eccoci qua, in questa Modena, città-tempio della canzone e fenomeno di una condizione metafisica, simbolica, esemplare, con tutti i dubbi che scalpitano e spesso procurano dolore. Eccola qua tutta la nostra tenerezza. Quella di noi ex-comunisti italiani: scemi e grulli, con le nostre famose facce idiote…

Ma forse, in una qualche nuova forma, si paleserà di nuovo un rumore di piazza lontana. Chissà?

di Alessandro Agostinelli

Mediterraneo, il mare della morte e i silenzi del Palazzo (Chigi)
Quei morti sono usciti fuori dai radar della comunicazione mainstream. Non fanno più notizia. Cosa grave. Ma lo è ancor di più il silenzio dei palazzi della politica e istituzionali di...

editerraneo, il mare della morte e i silenzi del Palazzo (Chigi)

Quei morti sono usciti fuori dai radar della comunicazione mainstream. Non fanno più notizia. Cosa grave. Ma lo è ancor di più il silenzio dei palazzi della politica e istituzionali di Roma. A cominciare da Palazzo Chigi

In altre faccende affaccendato, tutte importanti ci mancherebbe, il presidente del Consiglio non sembra trovare del tempo per occuparsi della tragedia umanitaria che si consuma senza soluzione di continuità nel Mediterraneo. (…)

Il team di Unhcr, presente a Porto Empedocle in attesa dello sbarco dalla nave mercantile Vos Triton di 77 migranti e rifugiati, ha raccolto testimonianze accurate circa il naufragio avvenuto sabato 20 febbraio nel Mediterraneo Centrale che confermano come almeno 41 persone sarebbero annegate e sono ora disperse.

120 persone si trovavano su un gommone partito dalla Libia giovedì 18 febbraio, fra le quali 6 donne, di cui una in stato di gravidanza, e 4 bambini. Dopo circa 15 ore il gommone ha cominciato ad imbarcare acqua e le persone a bordo hanno provato in ogni modo a chiedere soccorso. In quelle ore, 6 persone sono morte cadendo in acqua mentre altre due, avendo avvistato un’imbarcazione in lontananza hanno provato a raggiungerla a nuoto, annegando. Dopo circa tre ore la Vos Triton si è avvicinata per effettuare un salvataggio ma nella difficile e delicata operazione moltissime persone hanno perso la vita in mare. Solo un corpo è stato recuperato. Fra i dispersi ci sarebbero, 3 bambini e 4 donne, di cui una lascia un neonato attualmente accolto a Lampedusa.

Ad oggi sarebbero già circa 160 le vittime del 2021 nel Mediterraneo centrale. Lungo tutta la rotta che porta, attraverso la Libia, al Mediterraneo centrale, sono decine di migliaia le persone vittime di inenarrabili brutalità per mano di trafficanti e miliziani.
Secondo i dati pubblicati da Unhcr, su un totale di oltre 3800 persone arrivate in Italia via mare dal 1 gennaio al 21 febbraio, 2527 sono partite dalle coste libiche.
Secondo i dati raccolti dall’Oim, nello stesso periodo sono state oltre 3.580 le persone intercettate in mare e riportate in Libia, dove – costrette a subire una condizione di detenzione arbitraria – corrono il rischio di diventare vittime di abusi, violenze e gravi violazioni di diritti umani. (…)

Scrive Filippo Miraglia su Il Manifesto: “Garantire che non si torni indietro sui risultati importanti ottenuti durante il Conte2 e presidiare alcuni dossier delicati, come quello del salvataggio in mare e del rispetto dei diritti umani alle frontiere, è un obiettivo che va perseguito con forza, senza lasciare alcuno spazio alle destre e all’ideologia sovranista”.

Presidiare significa anche non fare sconti, neanche al premier “salva Italia” quando in ballo è la vita di migliaia di disperati. I più indifesi tra gli indifesi.

Umberto De Giovannangeli

buon pomeriggio

https://fb.watch/3Yud_0YA8t/

se questo è il governo dei migliori?

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ORTI GLI ULTIMI DUE NAZISTI CONDANNATI IN ITALIA – GAZZETTA DI PARMA

Morti gli ultimi due nazisti condannati in Italia – Gazzetta di ParmaGAZZETTA DI PARMA

Gli ultimi due militari di guerra tedeschi superstiti condannati definitivamente all’ergastolo per l’uccisione indiscriminata di militari e civili italiani sono morti: si tratta, come conferma all’ANSA il procuratore generale militare Marco De Paolis, del centenario Karl Wilhelm Stark, accusato di vari eccidi commessi nel 1944 in varie località dell’Appennino tosco-emiliano e di Alfred Stork (97 anni), ritenuto responsabile di una delle stragi avvenute sull’isola di Cefalonia nel settembre 1943 nei confronti dei militari della Divisione Acqui.
Nessuno dei due ha mai fatto un giorno di carcere o di detenzione domiciliare.

sceltalibera:

falcemartello:

sdkfz2344:

mammhut:

Imperia , Sanremo e zone limitrofe diventeranno zone gialle con ristoranti aperti giorno e notte per 3000 persone che sono coinvolte nel circo globalista del Festival.

Ma voi mi raccomando credete alle varianti, ai casi e puttanate varie.

Cojoni

….. e magari, subito dopo il Festival, in cui Rai e sponsor vari (Tim) tanto hanno investito attendendosi lauti ritorni economici dalla vendita di spazi pubblicitari all’interno delle dirette dall’Ariston, divenire zona arancio scuro rafforzato con nuance di rosso pompeiano e rosso cremisi medio. Ovviamente a causa della salita della curva dei contagi. Curva e contagi determinati dal non rispetto delle regole, delle distanze di sicurezza essoreta!

——-

Ma no dai, basta polemiche, ci stanno solo prendendo per il culo..

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tutta la Liguria è tornata gialla; e per maggiore chiarezza:

A Sanremo resteranno chiuse le scuole e i parchi: a questo si aggiungono le restrizioni comunali che dal 2 al 7 marzo ‘blinderanno’ il centro città proprio a causa del Festival . Tra le restrizioni, il divieto di stazionamento, dalle 8 alle 14, nella zona antistante l’Ariston e di transito pedonale, dalle 14 a fine Festival tranne per chi deve recarsi in un negozio di quell’area, a cui sarà consentito il passaggio. Divieto di assembramento vicino ad alberghi e altre strutture ricettive cittadine, dove saranno ospitati cantanti e artisti che richiamano pubblico. I ristoranti vicini all’Ariston che fanno servizio mensa per il personale del festival, sono chiusi al pubblico. Restano, inoltre, sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale e spazi chiusi e anche all’aperto e il divieto di ogni attività che possa richiamare gente: attività musicali o di intrattenimento in aree pubbliche o aperte al pubblico e in aree private visibili dal pubblico. (PrimoCanale.it)

Mi piace il Contro Festival Sovranista Eja Eja Alalà di Sanremo; soprattutto perché sono bene informati. Coccoloni.

Con Mauro, contro la persecuzione di Matteo Salvini

Il leader della Lega, ex ministro dell’interno e attuale componente della nuova maggioranza del governo Draghi Matteo Salvini ha da tempo deciso di strumentalizzare quel pericoloso piano inclinato di odio e di violenza che lui stesso ha alimentato con politiche che hanno alimentato il razzismo e la xenofobia. Questa continua campagna d’odio viene svolta in tutte le forme possibili e l’ingrediente principale è sempre lo stesso, l’individuazione di capro espiatorio politico, di un bersaglio dove indirizzare tutta la propaganda leghista.

Non ci sono capri espiatori più importanti di altri. Il metro di misura è solo quello della copertura mediatica che il bersaglio scelto può dare in questo determinato momento. Per Matteo Salvini conta prima di tutto il consenso, i sondaggi settimanali e il numero di like e follower. Non è davvero importante equiparare l’esistenza dei rifugiati e dei richiedenti asilo ad un grave crimine o aver sostenuto deportazioni, politiche di internamento nelle galere per migranti e i respingimenti.

Non c’è da essere stupiti infatti se oggi tutte queste mostruosità per la Lega sono meno importanti della garanzia di un sereno ingresso nel governo di Mario Draghi. La svolta apparentemente moderata di Salvini sui migranti in cui ha dichiarato che “A noi va bene applicare le regole europee” è funzionale a questa sua quotidiana battaglia per il consenso.

Fare questa premessa era importante per comprendere le ragioni della nuova udienza odierna del processo che vede come imputato Mauro Aresu, una persona impegnata e attiva nel lottare per una idea di società diversa, accogliente e inclusiva con le persone emarginate e non più ostaggio dell’occupazione militare e delle industrie che hanno avvelenato la Sardegna.

Condivido le parole delle attiviste e degli attivisti dell’associazione Libertade per cui “Mauro è sotto processo per un articolo, apparso sulle reti sociali, di critica politica indirizzata all’ex ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini. Il contenuto dello scritto contestava un politico che ha fatto dell’odio e della paura verso i più deboli, uno strumento di costruzione del consenso verso politiche xenofobe e antipopolari”. Quanto costa denunciare l’odio del leader della Lega? 30 mila euro. Per questo, Mauro Aresu è imputato per i reati di diffamazione, istigazione a delinquere e minaccia all’indirizzo di Salvini, il quale vorrebbe essere risarcito come parte offesa.

La redazione del manifesto sardo esprime solidarietà e vicinanza a Mauro Aresu e si oppone a questo ennesimo tentativo di persecuzione messo in atto esclusivamente per avvelenare ogni forma di opposizione politica e sociale alla marea nera dell’intolleranza. Solidarietà a Mauro e a tutte le persone libere che non hanno paura di alzare la voce.

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Giorni fa Milena Gabanelli aveva lanciato un grido: “Ne ammazzano una al giorno, uomini dove siete?”

E gli uomini, finalmente, hanno risposto presenti all’appello. Ovunque, in tutta Italia, a migliaia, in quello che è a tutti gli effetti il primo flashmob interamente al maschile contro il femminicidio.

Da Savona a Torino, da Milano a Potenza, passando per Biella, dove centinaia di uomini sono scesi in piazza e marciato con indosso scarpe e mascherine rosse ed esibendo cartelli contro questa piaga senza fine.

Per affermare la più semplice e incontrovertibili delle verità:

“La violenza sulle donne è un problema che riguarda gli uomini”.

Finalmente.

*Lorenzo Tosa*Fonte: 69-niki

non ridere perchè sono caduto, ma scappa perchè mi sto rialzando

Una toccante foto del 1918, nella quale sono raffigurati 650 soldati sopravvissuti alla Prima Guerra Mondiale, schierati per rendere omaggio ai loro compagni a quattro zampe morti in battaglia: in guerra morirono oltre 8 milioni tra cavalli, muli e asini.

Cosa volete? Non ho più vent’anni. Quando ero giovane, mi dicevano che bisogna sapersi annoiare.

E io mi sforzavo. Ma adesso, è più forte di me.

Alla mia età bisogna fare quel che si vuole.

La vita è troppo corta.

Annoiarmi, frequentare degli stupidi, fingere, mostrare di trovarli intelligenti…No, no, non ce la faccio. Via, coraggio.

Non c’è tempo da perdere.

(Marcel Proust, da “La prigioniera”)

pedalare fa bene al fisico

I gruppi neonazisti negli Stati Uniti hanno fatto molti più attentati dei terroristi islamici

I gruppi neonazisti negli Stati Uniti hanno fatto molti più attentati dei terroristi islamici – L’Espresso (repubblica.it)

Quindi sarebbe ora di bombardarsi.

Fra Gattino campanaro suona tu…

ministri normali in Italia?