Non è possibile tornare indietro. Puoi solo immaginare di farlo.

questa l’indovino alla prima:

ma era facile.

democrazia è il fucile in spalla agli operai potere operaio

La nuotatrice australiana Emma McKeon mette in mostra il suo bottino di quattro medaglie d'oro e tre di bronzo a Tokyo.
Fotografia: Joe Giddens
The Guardian

La nuotatrice australiana Emma McKeon mette in mostra il suo bottino di quattro medaglie d’oro e tre di bronzo a Tokyo.
Fotografia: Joe Giddens

The Guardian

Città del Messico, Messico
Due giovani portano una figura di Santa Muerte all'interno di un vagone della metropolitana
Fotografia: Gerardo Vieyra
The Guardian

Città del Messico, Messico
Due giovani portano una figura di Santa Muerte all’interno di un vagone della metropolitana
Fotografia: Gerardo Vieyra

The Guardian

Kabul, Afghanistan
Un'assistente sociale parla alle donne afghane delle presunte violazioni dei diritti umani contro le donne da parte del regime talebano
Fotografia: Sajjad Hussain
The Guardian

Kabul, Afghanistan
Un’assistente sociale parla alle donne afghane delle presunte violazioni dei diritti umani contro le donne da parte del regime talebano
Fotografia: Sajjad Hussain

The Guardian

Dalle menzogne Statunitensi del Golfo del Tonchino alla guerra del Vietnam.

Era il 2 agosto 1964, quando i bugiardi Statunitensi, si inventarono un falso incidente, di un presunto attacco di barche vietnamite al cacciatorpediniere americano Maddox, con falsa bandiera. Ovvero la causa scatenante della Guerra dei Diecimila giorni. Naturalmente l’attacco non era mai avvenuto. Il mattino del 5 agosto 1964 Lyndon B. Johnson, scagliò gli Stati Uniti nella bufera del Vietnam. Costò 200 miliardi di dollari ai contribuenti USA, la vita di 58 mila americani e di tre milioni di vietnamiti. Per la gioia delle casse dei poteri forti, il Vietnam venne così martoriato da ben 7 milioni di tonnellate di bombe, circa tre volte tanto la quantità di esplosivo utilizzato durante tutta la Seconda guerra mondiale. Semplicemente dei criminali.

Roberto Ranfagni

Lucillola
Che dire?
Quando il cervello è ridotto ai minimi termini, si scrivono cose simili nel 2021
Il fascismo non passerà
Roberto Ranfagni

Che dire?
Quando il cervello è ridotto ai minimi termini, si scrivono cose simili nel 2021
Il fascismo non passerà

Roberto Ranfagni

…leggi…rimani in silenzio e rifletti…
R. Ranfagni

…leggi…rimani in silenzio e rifletti…

R. Ranfagni

Lega da record
Alessandro Negrini

Lega da record

Alessandro Negrini

Gianmarco “Gimbo” Tamberi e Mutaz Essa Barshim, entrambi sul gradino più alto del podio.
Entrambi per la prima volta.
Entrambi dopo un infortunio (identico) alla caviglia.
E non si sono limitati a ricevere la medaglia d’oro che hanno scelto di...

Gianmarco “Gimbo” Tamberi e Mutaz Essa Barshim, entrambi sul gradino più alto del podio.

Entrambi per la prima volta.
Entrambi dopo un infortunio (identico) alla caviglia.
E non si sono limitati a ricevere la medaglia d’oro che hanno scelto di condividere.

Se la sono scambiata, premiandosi l’uno con l’altro, come due vecchi amici, insieme, nel momento più bello della loro vita.

Un’altra istantanea che non dimenticheremo mai di questa Olimpiade.

L. Tosa

Ieri il campione tedesco Sebastian Vettel si è presentato in pista a Budapest con mascherina e maglia arcobaleno che recitava un concetto tanto meraviglioso quanto elementare: “Same love”.
Ma a casa di Orban, nell’Ungheria delle leggi omofobe che...

Ieri il campione tedesco Sebastian Vettel si è presentato in pista a Budapest con mascherina e maglia arcobaleno che recitava un concetto tanto meraviglioso quanto elementare: “Same love”.

Ma a casa di Orban, nell’Ungheria delle leggi omofobe che vietano anche solo di parlare di omosessualità ai minori di 18 anni, quei colori e quelle semplici parole diventano incendiarie, pericolose.

È finita con un’ammonizione da parte della Fia per “violazione del regolamento”. Ma Vettel, alla notizia di un’indagine aperta nei suoi confronti, non si è fatto certo impressionare.

“L’ho fatto a sostegno di tutti coloro che soffrono per le regole di questa nazione, in cui invece di proteggere i bambini, li minacciano e ne compromettono la crescita. Sono felice se mi squalificano. Possono farmi quello che vogliono, non mi interessa. Lo rifarei”.

Ecco, questo è un altro modo di essere campioni. Decisamente il più importante.

Lorenzo Tosa

2 agosto 1980. Il ricordo, con Mauro Biani

2 agosto 1980. Il ricordo, con Mauro Biani

I BAGAGLI DELLA STORIA NEUTRA
Tanti anni fa, quando mi trovavo in Sud America, l'amico Gerardo che mi faceva da compagno di avventure e infallibile procuratore di birra, parlando di Pinochet mi disse una cosa che mi rimase nella testa. Esiste un modo...

I BAGAGLI DELLA STORIA NEUTRA

Tanti anni fa, quando mi trovavo in Sud America, l’amico Gerardo che mi faceva da compagno di avventure e infallibile procuratore di birra, parlando di Pinochet mi disse una cosa che mi rimase nella testa. Esiste un modo di commemorare la Storia in Sudamerica e non solo – neutralizzandola. Raccontando l’effetto, e non le cause. Nominando il dolore e non l’artefice. Togliendo un anello dalla catena della storia di modo che il racconto si fermi a metà, ma facendo credere che sia tutta la Storia. È la Storia neutra, quella il cui racconto neutralizza l’ipotesi di – poter veramente sapere. Depositandone le trame nel deposito dei bagagli storici mai reclamati.

La strage di Bologna è stata una strage neo-fascista finanziata dalla Loggia P2 di Licio Gelli con l’aiuto e la copertura di pezzi dei servizi segreti, che inoltre depistarono sistematicamente le indagini.
Perché? Per impedire a un paese di virare – veramente – a Sinistra.
Se si omette questo, diventa omelia inutile.

Resistenza è anche combattere la Storia neutra, toglierla dal deposito bagagli.

La Storia è un corpo vivo che va difeso.

Alessandro Negrini

Vauro

Vauro

STRAGE DI BOLOGNA, MA COSA VOLEVA LICIO GELLI? L’ITALIA DI OGGI

Licio Gelli, fascista della repubblica di Salò, imprenditore di successo, affarista e massone, uomo di tanti intrighi e trame ai danni della nostra democrazia, è stato riconosciuto come il mandante e l’organizzatore della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. La più sanguinosa della storia repubblicana. Una strage fascista e di stato come tutte quelle che hanno colpito il nostro paese.

Ma cosa voleva davvero il criminale fascista Licio Gelli? Non la restaurazione del fascismo, ma un regime autoritario liberale e liberista. Nel “Piano di rinascita democratica” della Loggia P2, cui erano iscritti imprenditori, politici, burocrati, generali, giornalisti, da Silvio Berlusconi a Carlo Alberto Dalla Chiesa a Maurizio Costanzo; in quel piano erano definiti gli obiettivi di fondo per il nostro paese.

L’Italia avrebbe dovuto avere un Parlamento molto più ridotto, di cinquecento seicento persone al massimo tra Camera e Senato. Il governo avrebbe dovuto contare molto più delle Camere, sulla base del principio che conta chi comanda. Le alternanze di governo avrebbero dovuto essere tra forze liberal democratiche e forze conservatrici, togliendo dal campo politico i comunisti e ogni sinistra anti sistema e sdoganando i fascisti. La magistratura avrebbe dovuto essere posta sotto il controllo del potere politico.

Avrebbero dovuto essere aboliti la scala mobile sui salari e l’articolo 18, ridotto il peso dei contratti nazionali, cambiato il sistema pensionistico. Avrebbe dovuto essere esteso il sistema privato, dall’industria, alle banche, ai servizi pubblici, alla scuola, alla sanità. E poi l’Italia avrebbe dovuto essere il più fedele ed entusiasta alleato degli Stati Uniti, un paese fanatico della NATO.

Licio Gelli avrebbe voluto una restaurazione padronale, moderata e euro-atlantica, nell’Italia che negli anni settanta stava per la prima volta attuando i principi sociali, civili e democratici proclamati nella Costituzione antifascista e fino ad allora negati. Per questo da Piazza Fontana in poi Licio Gelli e altri come lui organizzarono le stragi. Con esse pensavano di ottenere subito quella restaurazione padronale ed autoritaria cui aspiravano.

Invece ci volle molto più tempo, ma, a quarantuno anni dalla strage di Bologna, dobbiamo ammettere che gran parte del programma della Loggia P2 è stato realizzato e che il sistema politico e sociale dell’Italia di oggi somiglia molto a quello che voleva il criminale fascista Licio Gelli.

Giorgio Cremaschi

Angela Fresu 3 anni . La vittima più giovane della strage fascista del 2 Agosto 1980.
(Sandro Bracciotti)

Angela Fresu 3 anni . La vittima più giovane della strage fascista del 2 Agosto 1980.

(Sandro Bracciotti)

buon pomeriggio

nicolacava:

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Così è meglio

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a quelli a destra ovviamente

La coerenza. Questa sconosciuta.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, persone in piedi, attività all'aperto e il seguente testo "SAME LOVE AS"

(✏️ Giorgio Terruzzi) Che una maglietta possa determinare una azione disciplinare è una assurdità difficile da comprendere. Eppure Sebastian Vettel, sotto processo in Ungheria per aver ostentato una t-shirt arcobaleno — con la scritta «Same love» e mascherina coordinata — durante la cerimonia che precede il Grand Premio. Atteggiamento a quanto pare giudicato irrispettoso nel Paese che l’arcobaleno vieta, al pari di altre libertà, secondo il volere del primo ministro Victor Orban.«Squalificatemi, ne sono ben felice», ha commentato il pilota tedesco, secondo dietro l’Alpine di Ocon a Budapest. «Durante l’inno nazionale ho tenuto la maglietta. L’ho fatto in sostegno di quelle persone che soffrono in questa nazione perché alcuni fanno leggi che anziché proteggere i bambini probabilmente li minacciano e ne compromettono la crescita. Sono ben felice di incassare qualunque penalità mi vogliano comminare». 👉 articolo completo sul sito del @corriere (📸 LaPresse)

Aveva 3 anni Angela Fresu. Il 2 agosto 1980, morì alla stazione di Bologna assieme ad altre 85 persone. Fu la vittima più giovane.
Per non dimenticare dove possano spingersi alcuni individui più simili a vermi che a uomini, per non dimenticare di...

Aveva 3 anni Angela Fresu. Il 2 agosto 1980, morì alla stazione di Bologna assieme ad altre 85 persone. Fu la vittima più giovane.

Per non dimenticare dove possano spingersi alcuni individui più simili a vermi che a uomini, per non dimenticare di quale vigliaccheria è stato capace lo stragismo neofascista in Italia.

(Leonardo Cecchi)

b0ringasfuck:
“larruffata:
“soldan56:
“un tweet offensivo; la topa di fogna a favore di depistaggio da sempre
”
Una delle tante, che evita di far emergere la verità.
”
Lei non è neofascista ma…
”
…dice Giorgia che non sono stati loro?
ma allora è più...
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momenti di gloria

Lamont Marcell Jacobs of Italy unexpectedly wins the men’s 100m final.
Photograph: Cameron Spencer
THE GUARDIAN

Lamont Marcell Jacobs of Italy unexpectedly wins the men’s 100m final.
Photograph: Cameron Spencer

THE GUARDIAN

Gianmarco Tamberi of Italy celebrates after it was decided that he and Mutaz Essa Barshim of Qatar would share first place in the high jump final and each get a gold medal. He is holding a cast from an old injury on which is inscribed ‘Road to Tokyo...

Gianmarco Tamberi of Italy celebrates after it was decided that he and Mutaz Essa Barshim of Qatar would share first place in the high jump final and each get a gold medal. He is holding a cast from an old injury on which is inscribed ‘Road to Tokyo 2020, 2021’
Photograph: Matthias Hangst

THE GUARDIAN

Il sogno di competere a Parigi 2024

Quattro ginnaste del Ciad hanno lasciato le loro famiglie lontano per allenarsi in Spagna in strutture adeguate grazie al sostegno di una fondazione. Una quinta arriverà a settembre. Il loro obiettivo è partecipare ai prossimi Giochi Olimpici

1 – Achta esegue un salto in una delle aule della scuola San Francisco Javier di Toukra (Ciad). È una delle quattro ragazze che si sono trasferite a Pozuelo, in Spagna, per formarsi in strutture idonee grazie al sostegno della Fondazione Ramón Grosso. L’obiettivo è partecipare ai prossimi Giochi Olimpici di Parigi, nel 2024.

2 – La palestra di Chad non ha attrezzature, lavorano con coreografie a terra. La ragazza in rosso è Bonté, la più piccola tra quelle selezionate per venire in Spagna. A causa della sua età, non ha ottenuto il permesso di viaggiare con i suoi compagni. Ha appena compiuto dieci anni e la Comunità di Madrid ha approvato la sua accoglienza in Spagna, a settembre si unirà alla squadra.

3 – Da sinistra a destra. Anne Maria, Grace, Achta e Cecilia costituiscono la squadra di ginnastica artistica ciadiana che si allena a Pozuelo.

4 – All’arrivo a casa di una delle famiglie affidatarie, Grace si perse nel guardare il caminetto, finché il dolore del suo dito che toccava il vetro della cassetta la fece desistere dalla sua estasi.

ANTONIO LOPEZ DIAZ
EL PAIS

Il velocista italiano Lamont Marcell Jacobs, a destra, prende il primo posto nella finale dei 100 metri maschili.
foto DAVID J. PHILLIP

Il velocista italiano Lamont Marcell Jacobs, a destra, prende il primo posto nella finale dei 100 metri maschili.
foto DAVID J. PHILLIP

L'atleta americana Raven Saunders, nella finale di lancio del peso femminile.
foto DAVID J. PHILLIP

L’atleta americana Raven Saunders, nella finale di lancio del peso femminile.

foto DAVID J. PHILLIP

Contro le dichiarazioni di Renzi, non serve indignarsi. Serve questo.
Eduardo Sorge

Contro le dichiarazioni di Renzi, non serve indignarsi. Serve questo.

Eduardo Sorge

Non bastano 10.000 agenti per fermare i No Tav

Il grido No Tav ha di nuovo squarciato il silenzio in Val di Susa. In 7.000, nonostante un tempo incerto, hanno infilato scarpe e scarponi per lasciare le tende del Weekend Alta Felicità alla volta del cantiere della nuova Torino-Lione.

Un lungo serpentone ha iniziato dalle 14:30 a snodarsi dalle strade di Venaus, composto dai tantissimi che hanno voluto vedere con i propri occhi il mostro che ha cominciato a mangiare alberi e torrenti della Val Clarea. No tav storici, valsusini, ma anche tantissimi giovani venuti a respirare a pieni polmoni un’aria che si è fatta sempre più rara: quella della lotta e della libertà. Una gioia immensa vedere queste facce nuove, con la voglia di partecipare, con la convinzione di essere dalla parte giusta, arrivate col sorriso per mettere finalmente da parte il virtuale e tornare al reale. Solo la lotta è vita.

Il corteo ha da prima raggiunto il centro abitato di Giaglione per poi spostarsi sul sentiero gallo romano, su cui gravava ancora una volta la vergognosa interdizione di transito emanata dal prefetto. A rendere concreta la sospensione del diritto di circolazione in questo territorio occupato chiamato Val di Susa, c’era un jersey di cemento armato e filo spinato a sbarrare la via nel bosco.
Mentre alcuni No Tav provavano a tirare giù la barriera con mezzi di fortuna, un altro centinaio ha deciso di prendere i sentieri alti dove ha ingaggiato una serie di azioni di disturbo alle forze dell’ordine impegnate nella difesa del cantiere della vergogna. Nei due casi gli agenti, ne sono stati inviati quasi 10.000 nel solo mese di luglio, hanno gasato i manifestanti confermando il loro ruolo di forze di sicurezza private pagate dallo stato per garantire la tranquillità di qualche multinazionale del cemento.

Nonostante questo enorme dispiegamento di forze un terzo gruppo di No Tav , scendendo dai boschi, è riuscito ad entrare all’interno del cantiere nei pressi dell’area archeologica di Chiomonte tagliando le reti e mettendo fuori uso una jeep lince dell’esercito. Tante azioni che dimostrano che nulla può un esercito mercenario e spaesato contro la determinazione e la conoscenza del territorio di chi è radicato in questa valle.

Usciamo da questa giornata sorpresi una volta di più della capacità del movimento No Tav di coinvolgere tante generazioni differenti a partire da bisogni ed esigenze diverse che si incontrano in uno sguardo comune sul mondo. A conferma di ciò abbiamo visto una marcia attraversata da moltissimi giovani e giovanissimi che ritrovano nel No Tav un campo di lotta pratica contro i responsabili la crisi climatica e nel Festival un momento per tessere relazioni e rapporti in un contesto privo della logica del consumo e dello sfruttamento.
Mentre la politica istituzionale invecchia sui suoi scranni parlamentari, in Val Susa, generazione dopo generazione, la lotta contro la grande opera inutile ed ecocida si rinnova e conquista nuove speranze e motivazioni.

Fa ridere di gusto infine notare come la strategia di silenziamento del movimento No Tav messa in atto dalla maggior parte dei giornali mainstream (con alcune eccezioni), in concerto con la questura, va immediatamente in cortocircuito quando si verificano giornate del genere ed alcuni giornalisti si trovano ad elemosinare notizie e fotografie o a pubblicare articoli inesatti basati sulle veline della questura. Li invitiamo nuovamente a venire a vedere con i loro occhi quanto succede da queste parti e a godere un po’ di aria valsusina.

Da notav.info

PAROLE INEQUIVOCABILI
Oggi alla Camera le norme-scandalo sul processo penale. Parla il procuratore di Reggio Calabria: “Grave punire chi cerca di scovare criminali, noi abbiamo bisogno dell'aiuto dei cittadini per raccogliere prove. Il limite di 3...

PAROLE INEQUIVOCABILI

Oggi alla Camera le norme-scandalo sul processo penale. Parla il procuratore di Reggio Calabria: “Grave punire chi cerca di scovare criminali, noi abbiamo bisogno dell’aiuto dei cittadini per raccogliere prove. Il limite di 3 mesi per finire le inchieste? Ridicolo. Il Parlamento? Sembra un lavandino otturato”

“Un grande regalo ai criminali”: il giudice Nicola Gratteri fatica a prendere seriamente quei provvedimenti nascosti nella riforma del processo penale che renderebbero di fatto “impossibili le indagini di mafia”.

Gratteri, partiamo dal divieto di registrare un colloquio di nascosto: si rischiano fino a quattro anni di carcere.

Noi sproniamo continuamente i cittadini a collaborare con lo Stato nella lotta alle mafie, chiediamo che denuncino, che non siano omertosi. È davvero molto grave lanciare il messaggio che lo Stato adesso vuole l’opposto, ovvero punire l’imprenditore che ha la prontezza di registrare col cellulare chi lo minaccia o gli chiede il pizzo. Anche perché gli avvertimenti avvengono una volta sola, poi arrivano le bombe. Non possiamo permettere contraddizioni così evidenti, e abbiamo davvero bisogno dell’aiuto della gente nella raccolta della prova.

Saverio Masi

C’è una scena che resterà impressa nella Storia delle Olimpiadi e nella memoria di tutti.
Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, da sempre grandi rivali e grandi amici, sono appaiati in testa alla gara di salto in alto con la misura di 2.37 e tre...

C’è una scena che resterà impressa nella Storia delle Olimpiadi e nella memoria di tutti.

Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, da sempre grandi rivali e grandi amici, sono appaiati in testa alla gara di salto in alto con la misura di 2.37 e tre nulli a 2.39.

L’arbitro gli spiega che possono proseguire con un salto aggiuntivo per determinare il vincitore.

Barshim allora domanda al giudice:
“Possiamo vincere l’oro entrambi?”

Risposta:
“È possibile. Se decidete, siete campioni.”

Barshim, a quel punto, si volta verso Tamberi.
“Let’s make History, man!” Facciamo la Storia.

E Tamberi allora gli salta addosso pazzo di gioia, uniti nello sport, nell’amicizia, nell’infortunio (la stessa caviglia) e ora anche nell’oro, che hanno deciso di dividere e condividere.

Tutto il senso dello sport in un esatto momento che solo le Olimpiadi sanno regalare. Che meraviglia.

Lorenzo Tosa

Questa è la nazionale americana di Spada alle Olimpiadi di Tokyo.
Ieri tre dei loro membri si sono presentati in pedana indossando una mascherina rosa per manifestare la propria solidarietà verso tutte le donne vittime di abusi sessuali e rimarcare...

Questa è la nazionale americana di Spada alle Olimpiadi di Tokyo.

Ieri tre dei loro membri si sono presentati in pedana indossando una mascherina rosa per manifestare la propria solidarietà verso tutte le donne vittime di abusi sessuali e rimarcare con forza la loro posizione dopo le polemiche per la presenza a Tokyo di Alen Hadzic (il primo a sinistra) accusato di abuso sessuale da tre diverse donne tra il 2013 e il 2015.

A prescindere dal caso specifico, su cui spetterà solo ai giudici far chiarezza, resta il gesto potente e simbolico di vicinanza e solidarietà verso tutte le vittime di violenza.

Uomini che manifestano per i diritti delle donne.

Ditelo a loro che “lo sport è solo sport”.

Lorenzo Tosa

Cosa penso del green pass? Nessuno andava in piazza prima per cambiare quella vita assurda
di Simone Perotti, scrittore
Mi chiedono cosa pensi io delle limitazioni, dei green pass… Mi chiedono perché dopo le ultime prese di posizione dei filosofi e...

Cosa penso del green pass? Nessuno andava in piazza prima per cambiare quella vita assurda

di Simone Perotti, scrittore

Mi chiedono cosa pensi io delle limitazioni, dei green pass… Mi chiedono perché dopo le ultime prese di posizione dei filosofi e dei giornali io non dica la mia.

Ma cosa ne devo dire, cosa devo pensare… Assisto impietrito alla follia interpretativa, cifra chiara e netta del sovvertimento dell’ordine dei fattori. Siamo nell’ipocrisia più ampia mai vista, nell’errore più marchiano… Cosa ne dovrei dire…?

(…) Ho dunque già detto, e lo ribadisco oggi, che nessuno si lamentava delle illibertà prima di questo virus. Nessuno andava nella sua piazza (non in piazza) a manifestare contro se stesso (se stesso…) per aver accettato tutte (ma dico tutte) le più antiche e moderne schiavitù. (…)

Se fino a un anno e mezzo fa accennavi appena alla descrizione del deserto emotivo dilagante, di quello spirituale incipiente, dell’insensatezza delle azioni ripetute maniacalmente… ti prendevano per radicale, oltranzista, perfino folle.

Se cercavi di spiegare il costo esistenziale di questo nostro modello di vita basato su lavoro-denaro-consumo-spreco, scelto da ognuno ogni giorno, mai avversato da nessuno, e che nessuno ancora oggi tenta di modificare… se provavi a illustrare l’errore di rotta ambientale, produttivo, delle risorse, o il fuori pista esiziale delle energie… ti additavano come un folle…

E adesso, solo adesso, qualcuno impedito a fare la vita precedente, quella assurda vita, parla di violazione delle libertà per un certificato obbligatorio o di garanzie di libertà grazie a un certificato? E qualcuno, oggi, solo oggi, parla del rischio di cittadini di serie A o di serie B, come se fino a ieri questo non fosse già, chiaro ed evidente davanti agli occhi di tutti?

Nelle “vostre” lotte per rifare la vita sbagliata che facevamo ieri, non tiratemi dentro. Non coinvolgetemi nella difesa dell’assurdo. Nessuna limitazione che venga da fuori ci può togliere la libertà che non avevamo, non abbiamo, non avremo. Eravamo già immersi tutti in una vita estrema, logorante, piena di mancanze libertà o di finte libertà, cittadini di Serie A, B, C per mille motivi che nessuno discuteva, nessuno metteva in dubbio, prospettando nessun’altra vita possibile. Nessuno andava in piazza per cambiare vita, per lottare per la propria libertà, perché per farlo avremmo dovuto vedere la nostra schiavitù, cioè guardarci, con onestà.

La libertà viene da dentro. La libertà vera si sceglie. E si combatte per essa. Il suo premio è alto, non ha nulla a che vedere con l’autorizzazione a andare a un concerto al quale non andremmo mai, o in un ristorante dove quasi certamente mangeremmo malissimo al prezzo assurdo della bontà che non avremo.

Dei “vostri” green pass, odiati o amati, io non voglio nemmeno sentir parlare. Rifiuto di far parte di questi due ciechi schieramenti. Non mi associo a chi prende le parti di questo o di quel gruppo per ingraziarsi voti, lettori, follower.

Io sto faticando per la libertà, mia e altrui, da anni, per la via più lunga e faticosa. Lo faccio (lo facciamo, perché siamo tanti, anche se nessuno si accorge di noi) dai tempi in cui nessuno avrebbe rinunciato a nulla pur di modificare l’impostazione della sua vita, di questa vita, il cui impatto enorme sul pianeta (solo per dire dell’aspetto più macroscopico) pagheremo presto tutti amaramente. Non perdiamo tempo in piazza o sui social. Siamo correi di questa società. È una società sbagliata che si circoli o che si resti a casa. Con o senza mascherina, andava rifiutata, rifondata, cambiata già ieri. Lottare oggi, invocare la Costituzione, per tornare a quella vita, è semplicemente assurdo.

Eugene Hütz, “Filth and Wisdom” (Madonna, 2008)
giffeteria

Eugene Hütz, “Filth and Wisdom” (Madonna, 2008)

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“Voglio riaffermare l'idea che la gente "deve soffrire”, rischiare, giocarsela. I nostri nonni hanno fatto l'Italia sudando e spaccandosi la schiena, non prendendo soldi dallo Stato".
Ecco, se dovessi dirvi qual è il politico che disprezzo di più in...

“Voglio riaffermare l’idea che la gente “deve soffrire”, rischiare, giocarsela. I nostri nonni hanno fatto l’Italia sudando e spaccandosi la schiena, non prendendo soldi dallo Stato”.

Ecco, se dovessi dirvi qual è il politico che disprezzo di più in assoluto, non avrei dubbi: lui.

Più di Salvini, più di Pillon o di Adinolfi, più di chiunque altro.
Perché le macerie del renzismo, in termini di società, le scaveremo ancora per anni.

Il giorno in cui uscirà dal Parlamento, il giorno in cui finalmente il nostro Paese riuscirà a liberarsi definitivamente di lui, in futuro dovrà essere per forza decretato festa nazionale.

Emiliano Rubbi

Alba Rohrwacher, “Hungry Hearts” (Saverio Costanzo, 2014)
giffeteria

Alba Rohrwacher, “Hungry Hearts” (Saverio Costanzo, 2014)

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Le parole di Isabel Allende riguardo la pandemia e la paura:

Da quando Paula (mia figlia) è morta 27 anni fa, ho perso la paura della morte. Innanzitutto, perché l’ho vista morire tra le mie braccia e ho capito che la morte è come la nascita, è una transizione, una soglia e ho perso la sua paura personalmente.

Ora, se il virus mi cattura, appartengo alla popolazione più vulnerabile, gli anziani, ho 77 anni e so che se lo prendo, morirò. Quindi la possibilità della morte mi è molto chiara in questo momento, la vedo con curiosità e senza paura.

Ciò che la pandemia mi ha insegnato è di lasciar andare le cose, di rendermi conto di quanto poco ho bisogno.

Non ho bisogno di comprare, non ho bisogno di più vestiti, non ho bisogno di andare da nessuna parte o viaggiare. Penso di averne troppo.

Mi guardo intorno e mi chiedo perché tutto questo. Perché ho bisogno di più di due piatti? Quindi scopri chi sono i veri amici e le persone con cui voglio stare. Cosa pensi che la pandemia ci insegni a tutti? Ci sta insegnando le priorità e ci sta mostrando una realtà. La realtà della disuguaglianza. Come alcune persone passano la pandemia su uno yacht ai Caraibi e altre persone muoiono di fame. Ci ha anche insegnato che siamo una famiglia.

Quello che succede a un essere umano a Wuhan, succede al pianeta, succede a tutti noi. Non esiste questa idea tribale che siamo separati dal gruppo e che possiamo difendere il gruppo mentre il resto della gente se ne frega. Non ci sono muri, non ci sono pareti che possono separare le persone. I creatori, gli artisti, gli scienziati, tutti i giovani, molte donne, stanno prendendo in considerazione una nuova normalità. Non vogliono tornare a ciò che era normale.

Si chiedono quale mondo vogliamo. Questa è la domanda più importante in questo momento. Quel sogno di un mondo diverso: dobbiamo andare lì.

E rifletto: a un certo punto mi sono resa conto che si viene al mondo per perdere tutto. Più a lungo vivi, più perdi. In primo luogo stai perdendo i tuoi genitori, a volte persone molto care intorno a te, i tuoi animali domestici, i luoghi e anche le tue facoltà.

Non puoi vivere nella paura, perché ti fa immaginare cose che non accadono e soffri il doppio.

Dobbiamo rilassarci un po’, provare a goderci quello che abbiamo e vivere nel presente.

Isabel Allende

(via mucillo)

i remember datalis at you

Quando penso a fare l’amore, a quella forma di sesso in cui ti smarrisci come
fosse per sempre, penso a questo.

Uno spazio scomodo, inatteso, un luogo, a cui non avresti mai pensato.

Un bacio casto, una voglia che ti prende, immediata – una voglia a cui, lo
capisci subito, nessuna parte di te, di lei, del mondo può resistere. Lo spirito
del mondo che si fa vento, necessità.

Penso a tutti i nostri libri, tutt’intorno come spettatori indisciplinati,
tante pagine ingiallite, pressate, consumate eppure vive e pulsanti – perchè
l’amore bisogna consumarlo, e consumarlo più che si può, per farlo vivere.

Penso ai tuoi piedi incrociati, ancora per poco, alle tue mani calde sulle
mie spalle, ai battiti nel mio collo, appena sotto il tuo pollice, mentre ti
avvicini.

Penso alle mille parole che useremo, per dire solo quella, la stessa, sempre
quella. E a te che sorridi, perchè è il tuo sorriso, alla fine di tutto, ciò per
cui ci stringeremo, fino a perdere il respiro insieme.

buona domenica

Yusra Mardini aveva 17 anni, solamente 17, quando decise che era arrivato il momento di fuggire dalla Siria. Lei che, a seguito dei bombardamenti durante la guerra civile, aveva visto saltare in aria persino la sua casa.
Ci fu un momento in...

Yusra Mardini aveva 17 anni, solamente 17, quando decise che era arrivato il momento di fuggire dalla Siria. Lei che, a seguito dei bombardamenti durante la guerra civile, aveva visto saltare in aria persino la sua casa.

Ci fu un momento in particolare in cui Yusra prese la sua scelta. Era una mattina e lei si trovava in piscina, a Damasco, in compagnia di sua sorella Sarah. All’improvviso, una bomba squarciò il soffitto, cadde in acqua e solo per un difetto di costruzione non esplose.

Fu lì che Yusra capì che era necessario salvare lei stessa e la vita di sua sorella. Prese allora una decisione: quella di abbandonare la sua terra per trasferirsi in Germania.

E sapete come lo fecero? Con un barcone, diretto verso l’isola di Lesbo.

Con un barcone che aveva appena 9 posti disponibili e che, quella notte di agosto, stipava in realtà 20 persone. Ammassate l’una sull’altra, come tante, troppe volte, abbiamo visto nel Mediterraneo.

E come se non bastasse, durante la traversata, su di loro si abbatté un temporale. Il barcone iniziò a imbarcare acqua e Yusra e Sarah, alternandosi con due uomini, decisero di tuffarsi in mare. Per far cosa? Per sorreggere la barca e tenerla in equilibrio, e lo fecero per più di 3 ore.

Fu così che arrivarono in Grecia. Fu così che arrivarono in Europa.

Oggi Yusra, che è una degli 80 milioni di rifugiati nel mondo, non ha più 17 anni, ne ha 23.

Non vive più a Damasco, ma in Germania.

Non nuota più sotto le bombe.

Nuota alle Olimpiadi.

Marco Furfaro

Senza medici

Dall’inizio di agosto, quando andrà in pensione l’ultimo medico di famiglia rimasto in paese, i mille abitanti di Monte Santa Maria Tiberina, un comune in provincia di Perugia, dovranno fare una ventina di chilometri per raggiungere un ambulatorio a Città di Castello. Lì potranno farsi visitare da altri medici che si divideranno i pazienti rimasti senza assistenza. Molti sono anziani, malati cronici che riescono a uscire da casa solo con grande difficoltà. I due medici che erano rimasti in paese avrebbero potuto lavorare per altri due anni, ma hanno deciso di lasciare la professione appena hanno raggiunto i requisiti per la pensione.

Monte Santa Maria Tiberina è uno delle centinaia di paesi che nei prossimi anni rimarranno senza un medico, una situazione che entro il 2030 rischia di coinvolgere 15 milioni di persone, secondo le stime della FIMMG, il principale sindacato dei medici di medicina generale. (…)

Secondo l’ultimo annuario statistico del ministero della Salute relativo ai dati del 2019, in Italia i medici di famiglia sono 42.428 e i pediatri 7.408. La maggior parte – il 78 per cento – ha un’anzianità di laurea di oltre 27 anni: significa che molti di questi medici andranno in pensione in pochi anni, se non nei prossimi mesi.

Non è un problema nuovo. Ne parla da almeno un decennio la FIMMG, la federazione italiana dei medici di medicina generale, che ogni anno rivede le sue stime: secondo gli ultimi dati, entro il 2030 lasceranno sicuramente la professione 35.047 medici che raggiungeranno i 70 anni. Solo nel 2020 ne sono andati in pensione 3.266.

Le regioni più in difficoltà saranno la Lombardia, dove solo nel 2022 andranno in pensione 448 medici, la Campania con 425 medici, il Lazio con 334. In rapporto alla popolazione, non sono meno preoccupanti le possibili mancanze previste dalla FIMMG in altre regioni più piccole come le Marche, con 137 medici verso la pensione, 87 in Liguria, 116 in Abruzzo e 81 in Friuli Venezia Giulia.

(…) «Alla fine non rimarrà che chiedere all’esercito di darci una mano per sopperire alle carenze sul territorio», dice Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri. «È stato un anno difficile: tra i medici ci sono stati casi di burn-out (la sindrome da stress lavorativo, ndr) ed è stato proibitivo svolgere il proprio lavoro durante l’epidemia. Ci sono oggi ampie aree senza medici di famiglia, non solo in zone impervie o rurali, ma anche nel centro delle città: il 118 è senza personale, i medici di continuità assistenziale sono sempre meno, l’assistenza turistica è ormai compromessa».

Se i medici prossimi alla pensione sono sempre di più, dipende inevitabilmente anche dall’accesso limitato alla professione. Prima del 1995 chiunque riusciva a laurearsi in Medicina e Chirurgia poteva diventare medico di base. I laureati dopo il 1995 invece hanno dovuto iniziare a seguire corsi di formazione specifica in Medicina generale per poter fare i medici di famiglia.

Questi corsi sono organizzati dalle Regioni e durano tre anni con una parte di lezioni e un’altra, più consistente, di servizio nei reparti ospedalieri, in poliambulatori delle aziende sanitarie o nello studio di un medico di famiglia. Per frequentare il corso, i laureati abilitati alla professione ricevono una borsa di studio di 800 euro al mese e per poter accedere è necessario superare un esame che si tiene una volta l’anno. Il concorso, a numero chiuso, è bandito dal ministero della Salute e organizzato dalle Regioni.

Tra il 2014 e il 2017 la media annuale di borse finanziate per la medicina generale è stata di poco superiore a mille. (…) Secondo ​​Maurizio Scassola, segretario generale della FIMMG del Veneto, seguire un così alto numero di pazienti può avere ricadute negative sull’assistenza. Scassola sostiene che è una soluzione semplicistica, non promettente, che mostra una mancanza di idee e che non risolverà il problema nei prossimi anni. «Cosa pensiamo di fare dando trecento pazienti in più a un medico? Lo soffochiamo e basta. Servirebbe invece più programmazione da parte delle Regioni, e sostegni per cercare di far evolvere questa professione attraverso l’aggregazione di più medici, eliminando la burocrazia che spesso ci trasforma in impiegati».

In Veneto, come in tante altre Regioni, ci sono anche problemi più immediati. Così come era successo lo scorso anno, dopo la prima ondata dell’epidemia, anche quest’estate molti medici non potranno andare in ferie perché non sono riusciti a trovare un sostituto. La mancanza di professionisti si nota anche dagli esiti dei bandi presentati dalle aziende sanitarie per trovare guardie mediche turistiche: molti sono andati deserti.

(…) In molte zone, soprattutto in montagna, saranno impiegati infermieri, con possibilità di assistenza limitate rispetto a un medico. (…) «A quel punto il paziente fa prima a pagarsi una medicazione privata. Noi siamo per consentire ai medici di fare i medici. Farli stare più vicini al letto del malato. Vanno a casa del paziente, valutano come intervenire, e l’infermiere può iniziare subito a medicare, senza le procedure burocratiche che caratterizzano i distretti sociosanitari». (…)

Isaia Invernizzi

Mauro Biani
Renzi afferma che “la gente deve soffrire”.
Lui, “loro”, non sono “la gente”. A loro il godimento, a noi la sofferenza.
È talmente immerso nel privilegio che non si accorge o fa finta di non accorgersi che la nostra gente già “soffre”. E non da...

Renzi afferma che “la gente deve soffrire”.

Lui, “loro”, non sono “la gente”. A loro il godimento, a noi la sofferenza.
È talmente immerso nel privilegio che non si accorge o fa finta di non accorgersi che la nostra gente già “soffre”. E non da oggi.

Non troviamo lavoro e, quando lo troviamo, è sempre più spesso un lavoro super precario, con salario da fame e con un deserto di diritti. Grazie anche al Jobs Act, promosso proprio dal Governo Renzi.

Lavoriamo più di tutti i Paesi dell’area Euro, fatta eccezione per Grecia ed Estonia. 7 ore in più a settimana di un lavoratore tedesco, giusto per capirci.

Abbiamo 571.000 infortuni denunciati ogni anno all’INAIL.

1.538 morti sui posti di lavoro, che fanno più di 3 omicidi bianchi al giorno, tutti i santi giorni dell’anno, senza escludere nemmeno domeniche e festivi.

3 milioni di lavoratori e lavoratrici a nero.

Offerte di lavoro che propongono stipendi da 2€ l’ora.

Uomini e donne che lavorano per 20€, 6 giorni a settimana, 8-10 ore al giorno.

1 milione di emigrati dal Sud negli ultimi 10 anni perché in cerca di lavori dignitosi e rispetto, stanchi delle umiliazioni quotidiane.

La retorica degli italiani che si godono l’abbondanza del reddito di cittadinanza ha rotto.

È semplicemente una balla. E, questa sì, fortemente diseducativa: vuole imporre la narrazione del cittadino come pigro e scansafatiche su cui addossare la responsabilità di ogni fallimento.

La verità è un’altra.

La verità è che se malgrado la “sofferenza” quotidiana della stragrande maggioranza della nostra gente siamo dove siamo, è perché abbiamo la peggior classe dirigente del continente. Una classe dirigente – tutta: politici, imprenditori, “intellettuali” – inetta e incapace e avida.

Come un parassita succhia il sangue del corpo cui si attacca – noi e la nostra gente.

Quello che serve alla nostra gente e al nostro Paese non sono i rimbrotti moralistici e falsi di un Renzi qualsiasi, ma una nuova classe dirigente.
Quella che, passo dopo passo, dobbiamo costruire insieme e che abbia il progetto della liberazione dalla sofferenza, non la sua moltiplicazione.

Giuliano Granato

TROFEO “LUIGI BERLUSCONI”, ma chi era veramente Luigi Berlusconi oltre ad essere il padre del Silvio nazionale ?? per saperne di più digitare “BANCA RASINI”….la banca che riciclava i soldi della mafia, nella quale il paparino di Silviuccio fece una...

TROFEO “LUIGI BERLUSCONI”, ma chi era veramente Luigi Berlusconi oltre ad essere il padre del Silvio nazionale ?? per saperne di più digitare “BANCA RASINI”….la banca che riciclava i soldi della mafia, nella quale il paparino di Silviuccio fece una brillante carriera, da usciere ne diventò direttore…tutto documentato. magari il prossimo trofeo calcistico sarà: TROFEO “TOTO’ RIINA”

Manrico Casini

Ieri sono stata ospite di David Parenzo e Concita De Gregorio. Ho sentito dalla viva voce del Procuratore Gratteri dire che con questa riforma della Giustizia il mio processo vero, contro i carabinieri autori del pestaggio mortale inflitto a Stefano...

Ieri sono stata ospite di David Parenzo e Concita De Gregorio. Ho sentito dalla viva voce del Procuratore Gratteri dire che con questa riforma della Giustizia il mio processo vero, contro i carabinieri autori del pestaggio mortale inflitto a Stefano Cucchi ed i loro superiori che poi depistarono le indagini, non si sarebbero mai potuti tenere.

Questa sera ho sentito poi parlare di carenza di organici della magistratura e, ciò che ascoltare mi ha fatto più male, ho ancora sentito dire dal Presidente Sabino Cassese che non bisogna ascoltare chi ha più voce, riferendosi proprio a me. Non sono una giurista e mai mi permetterei di ingerirmi in una materia cosi delicata e tecnica come quella della riforma della Giustizia. Tantomeno di giudicare la ministra Cartabia ed il presidente Draghi che stimo e rispetto.

Posso solo dire, come cittadina, che ho passato 12 anni della mia vita nelle aule e stanze dei tribunali senza pause e senza tregua.

Che io ed i miei genitori abbiamo partecipato ad oltre 140 udienze, 100 delle quali in Corte d’Assise.

Udienze tutte estenuanti che iniziavano la mattina e terminavano la sera cosi come sta accadendo tutt’ora.

Posso solo dire che tutto questo è potuto accadere solo ed esclusivamente per responsabilità di qualcuno. Compresi coloro che videro mio fratello all’udienza di convalida in quelle terribili condizioni senza fare assolutamente nulla.

Se poi ora si dice che io non debba essere ascoltata, allora penso che forse sia il momento che io stia zitta.

In fin dei conti io sono solo una normale ed ignorante cittadina che è stata costretta a trascorrere la sua vita in Tribunale e che avrebbe tanto preferito non aver avuto voce davanti ad uno Stato che però avesse fatto il proprio semplice dovere.

Ilaria Cucchi

Tortura, maltrattamenti, lesioni, depistaggio, falso.
Per questi reati, secondo la nuova riforma, “i tempi del processo d’appello vengono fissati in soli 24 mesi, trascorsi i quali scatta l’improcedibilità, in pratica la cancellazione del processo e...

Tortura, maltrattamenti, lesioni, depistaggio, falso.

Per questi reati, secondo la nuova riforma, “i tempi del processo d’appello vengono fissati in soli 24 mesi, trascorsi i quali scatta l’improcedibilità, in pratica la cancellazione del processo e quindi del reato”.

È materialmente impossibile che un processo con più di 100 imputati e centinaia di parti lese possa concludersi in questi tempi.

In pratica gli agenti, i dirigenti e il personale medico coinvolti nella mattanza di Santa Maria Capua Vetere sono già stati assolti.

Questa non è giustizia.

Gianpiero Laurenzano

1ttSpo1ns oegmShrede ·
“ Auschwitz è fuori di noi
ma è intorno a noi
è nell'aria
la peste si è spenta
ma l'infezione serpeggia ”
Il 31 luglio 1919 nasce a Torino
Primo Levi ❤️
Grande Partigiano antifascista
(Gabriella Giaveri)

1ttSpo1ns oegmShrede ·
“ Auschwitz è fuori di noi
ma è intorno a noi
è nell’aria
la peste si è spenta
ma l’infezione serpeggia ”
Il 31 luglio 1919 nasce a Torino

Primo Levi ❤️
Grande Partigiano antifascista

(Gabriella Giaveri)

Quando Johann Wilhelm Trollmann pianse di gioia, perché aveva vinto il titolo di campione dei pesi mediomassimi di boxe, le sue lacrime non furono tollerate.
Trollman era un pugile, un uomo e non poteva commuoversi. Non solo: Trollman era poco...

Quando Johann Wilhelm Trollmann pianse di gioia, perché aveva vinto il titolo di campione dei pesi mediomassimi di boxe, le sue lacrime non furono tollerate.

Trollman era un pugile, un uomo e non poteva commuoversi. Non solo: Trollman era poco tedesco e poco ariano. Era di origine sinti, e nel 1933 non andava affatto bene che uno “zigeuner” potesse sconfiggere il campione tedesco in carica, Adolf Witt. Già qualche anno prima, nel 1928, sebbene Trollman si fosse qualificato per le olimpiadi di Amsterdam, gli fu impedito di partecipare, perché un sinti non poteva rappresentare la Germania.

E per lo stesso motivo, alla ricerca disperata di un pretesto, dopo pochi giorni dalla vittoria di Trollman su Witt, la federazione tedesca della boxe pensò bene di annullare il risultato. La motivazione ufficiale era che con le sue lacrime Trollman aveva offerto uno spettacolo poco decoroso, in contrasto con la virilità intrinseca del pugilato. Inoltre, il pugile veniva accusato di aver tenuto un comportamento antisportivo con il suo particolare stile, quasi da ballerino che salta sul ring da una parte all’altra.

L’incontro, quindi, doveva essere disputato di nuovo, ma questa volta contro un altro campione, Gustav Eder. Inoltre Trollman doveva ballare meno, doveva stare fermo al centro del ring, a pena di squalifica.

Era chiaramente una pagliacciata per favorire l’antagonista tedesco, ed evitare che un “non ariano” si aggiudicasse il titolo.

E se pagliacciata doveva essere, allora Trollman decise di farla fino in fondo: si presentò sul ring cosparso di farina, per sembrare bianco, e si tinse i capelli di biondo. Una perfetta parodia di tedesco ariano, bianco e biondo. E come doveva essere, si fece mandare al tappeto. Una volta persa la partita e ristabilito l’orgoglio nazista in teoria la vicenda si sarebbe potuta considerare conclusa.

E invece no. Gli fu ritirata la licenza da pugile e nel 1934 fu mandato ai lavori forzati. Provò a scappare per salvarsi dalla sterilizzazione imposta agli zingari, ma per salvare la moglie e la figlia che erano minacciate dalla Gestapo, decise non solo di subire la sterilizzazione, ma anche di divorziare, in modo che loro potessero cambiare cognome e non condividere il suo destino, che ormai appariva sempre più cupo e drammatico.

Nel 1939, infatti, fu costretto ad arruolarsi nella Wehrmacht, ma quando poi fu ferito, nel 1941, fu deportato nel campo di concentramento di Neuengamme. Ma lì Trollman sempre più deperito, debole e malato, fu riconosciuto come pugile un tempo famoso, e fu costretto a combattere contro nazisti, kapò, collaborazionisti. Ovviamente Trollman perdeva perché non era in forze, finché un giorno, incredibilmente, riuscì a vincere contro un kapò ex pugile. che non sopportando l’umiliazione, il 31 marzo 1944 lo uccise a badilate.

Solo nel 2003 la federazione pugilistica tedesca ha restituito a Johann Wilhelm Trollmann il titolo ingiustamente sottratto settanta anni prima.


(La farfalla della gentilezza)

Sulla drammatica storia di Johann Wilhelm Trollmann, l’indimenticato Dario Fo ha scritto “Razza di zingaro” Chiarelettere, 2015.

L’ennesimo sfregio alla natura: le mega-panchine in montagna
In Liguria noi le chiamiamo “belinate”. Penso che non sia il caso di chiarire il significato. Con termine più volgare “stronzate”, “puttanate”. O “porcherie”, a essere meno volgari. Non ne...

L’ennesimo sfregio alla natura: le mega-panchine in montagna

In Liguria noi le chiamiamo “belinate”. Penso che non sia il caso di chiarire il significato. Con termine più volgare “stronzate”, “puttanate”. O “porcherie”, a essere meno volgari. Non ne sapevo nulla, le ho conosciute un giorno in cui un pastore delle Valli di Lanzo mi ha riferito con disgusto che l’avrebbero posata su un certo colle: una panchina, ma non una panchina normale, una panchina enorme, in quel caso rosa.

Io nella mia ingenuità pensai che fosse legata al Giro d’Italia, che tutte le mega panchine fossero rosa, per ricordare il passaggio degli atleti. No, la corsa ciclistica non c’entrava nulla. C’entrava invece il nostro ritornare bambini. Sì, avete capito bene: panchine enormi e coloratissime su cui l’uomo qualunque, adulto, si siede e le gambe ciondolano perché non toccano terra e lui ritorna bambino. Peccato che le mega panchine vengano realizzate in luoghi spesso integri e con ampia veduta: posti panoramici.

Incuriosito, sono andato all’origine dell’inventore delle mega panchine. Perché c’è, esiste una mente sopraffina che le ha concepite e che è pure contenta che dilaghino. È Google che ci informa: “L’iniziativa no profit delle panchine giganti nasce grazie all’intuizione di Chris Bangle e sua moglie Catherine. Due professionisti in cerca di libertà: lui di origini americane, lei svizzere, ma, dal 2009, cittadini italiani e, più precisamente, di Clavesana, in provincia di Cuneo”. Un americano e una svizzera, quindi, che hanno concepito le mega panchine, o meglio le Big Bench. Ed esiste anche un Big Bench Community Project per incentivare la posa di nuove mega panchine.

A oggi sono 165. Dunque le panchine che, suppostamente, ti fanno tornare bambino e, realisticamente, rovinano luoghi intonsi: “La Grande Panchina deve essere costruita in un punto con vista panoramica e contemplativa, ed essere liberamente accessibile al pubblico”. Bella roba. Una volta, quanto meno, c’era la scusa della religione, che ti faceva innalzare croci sulle vette dei monti, adesso neanche più la spinta religiosa, ma semplicemente la regressione all’infanzia: “Speriamo di vedere costruite molte altre Grandi Panchine per farci sentire di nuovo bambini quando ci arrampichiamo su di esse e che nuovi visitatori arrivino in questa zona per godersi la vista spettacolare del paesaggio”.

L’ennesimo sfregio alla natura per sottolineare il potere dell’uomo. A me, che dell’uomo non importa nulla, piace pensare quando quelle belinate saranno coperte di rovi, gli uccelli ci defecheranno sopra, e nessun umano ci si siederà. Perché nessun umano ci sarà più. Amen.

Fabio Balocco

Zero calcare sulla nuova inchiesta contro i NO TAV
Angelo D'arcangeli

Zero calcare sulla nuova inchiesta contro i NO TAV

Angelo D’arcangeli

Trentino, sugli orsi vincono impunità e disprezzo. Con una giustizia così ci si perde tutti
di Lucia Borroni
Da quando gli orsi trentini, prima M49 e poi M57, sono stati rinchiusi in pochi metri quadri di cemento al Casteller, sono state presentate...

Trentino, sugli orsi vincono impunità e disprezzo. Con una giustizia così ci si perde tutti

di Lucia Borroni

Da quando gli orsi trentini, prima M49 e poi M57, sono stati rinchiusi in pochi metri quadri di cemento al Casteller, sono state presentate alla Procura di Trento numerose denunce per maltrattamenti nei confronti della Provincia Autonoma di Trento. Le denunce sono basate sulla relazione dei Carabinieri del Cites, che l’allora Ministro Costa aveva mandato ad ispezionare la struttura del Casteller. La prima delle tante è stata presentata a settembre. Sono ormai passati ben più di sei mesi, e tutto tace. Inerzia.

Il giovane orso M57, catturato dopo un episodio mai perfettamente acclarato, è stato imprigionato su ordine comunicato a voce dal presidente di Provincia Fugatti, che dimostra ancora una volta un disprezzo assoluto per le direttive Pacobace, la Direttiva Habitat, la convenzione di Berna, il Dpr 357 del 1997 e il Dpr 120 del 2003. Arroganza, arbitrarietà, senso di impunità.

Le vicende giudiziarie a carico dell’ex presidente di Provincia Rossi per l’uccisione dell’orsa Kj2 durano dal 2017. Lungaggini.

Le interrogazioni presentate da consiglieri provinciali per avere delucidazioni sulle condizioni degli orsi e sulle spese del Casteller, cui secondo normativa va data risposta entro 30 giorni, vengono ignorate. Mancanza di trasparenza.

Con una giustizia così ci si perde tutti, orsi compresi.

Nel Paese alla rovescia sono gratis i parcheggi nei centri commerciali e si pagano quelli negli ospedali.
Nel Paese alla rovescia fa più scandalo un'espressione colorita di un giornalista libero che la stomachevole genuflessione di gran parte della...

Nel Paese alla rovescia sono gratis i parcheggi nei centri commerciali e si pagano quelli negli ospedali.

Nel Paese alla rovescia fa più scandalo un’espressione colorita di un giornalista libero che la stomachevole genuflessione di gran parte della carta stampata al cospetto del Presidente del Consiglio, trattato come Gesù Cristo sebbene il Messia (quello vero) non abbia mai moltiplicato i licenziati.

Nel Paese alla rovescia chi perde il lavoro diventa un fantasma e le battaglie degli operai trovano meno spazio sui giornali delle auto di Cristiano Ronaldo.

Nel Paese alla rovescia Draghi prima avalla il più grande assembramento degli ultimi mesi (la festa on the road attorno al bus degli azzurri) cedendo alle pressioni di Bonucci, poi fa il duro in conferenza stampa.

Nel Paese alla rovescia il ministro della Giustizia prima dice che la sua legge non toccherà i reati di mafia, poi apre alle modifiche per escludere dalla sua legge proprio i reati di mafia. E nessuno chiede le sue dimissioni.

Nel Paese alla rovescia quando andava rafforzato è stato sciolto il Corpo forestale dello Stato.

Nel Paese alla rovescia sono stati spesi miliardi di euro per comprare i caccia F35 ma poi si chiede aiuto agli altri paesi perché mancano i canadair.

Nel Paese alla rovescia ancora non si capisce che la pena per chi incendia deve essere l’ergastolo perché nell’era dei cambiamenti climatici un ecocidio è, di fatto, un genocidio.

Nell’Italia alla rovescia muoiono carbonizzati gli animali e vengono distrutti gli alberi millenari ma l’ipocrisia gode di ottima salute.

Alessandro Di Battista

Sogniamo ancora con questa bella destra nostalgica e fascista!
Lei è Chiara Cercaci, consigliera comunale di destra a Jesi. In passato aveva già dato ampia prova delle sue idee politiche, ora polemizzando con l’Anpi e ora esaltandosi oltremodo per il...

Sogniamo ancora con questa bella destra nostalgica e fascista!

Lei è Chiara Cercaci, consigliera comunale di destra a Jesi. In passato aveva già dato ampia prova delle sue idee politiche, ora polemizzando con l’Anpi e ora esaltandosi oltremodo per il ritrovamento di una scritta originale mussoliniana all’Anagrafe.

Durante una diretta streaming della Commissione Consiliare 3 a cui ha partecipato via zoom da remoto, la nostalgica Cercaci si è difesa ieri caldo sventolando una bandiera fascista della repubblica di Salò (ovvero la cloaca della cloaca del fascismo). Di fronte alle polemiche, è caduta dalle nuvole dicendo che era a casa sua, aveva caldo e che a quel punto ha usato il tappetino del mouse.

Questa gente è così intrisa di ignoranza politica e nostalgia fascista da non rendersi neanche conto che, di per sé, è già gravissimo anche solo pensare di avere un tappetino del mouse con simbologie fasciste. Figuriamoci comprarlo sul serio. E poi magari fare pure politica!

Siamo proprio al grado zero della politica. A quando l’olio di ricino per i dissidenti?

Andrea Scanzi

Non avvertite ancora voi, nell’aria, profumo di sogno e leggenda? E sogniamo, allora!
Dietro questa bella faccia arguta e sveglia si cela Andrea Asciuti, consigliere comunale della Lega a Firenze.
Tal genio, in un intervento dentro il quale è...

Non avvertite ancora voi, nell’aria, profumo di sogno e leggenda? E sogniamo, allora!

Dietro questa bella faccia arguta e sveglia si cela Andrea Asciuti, consigliere comunale della Lega a Firenze.

Tal genio, in un intervento dentro il quale è riuscito a citare anche me (attribuendomi peraltro una frase che non ho mai né detto, scritto o pensato), ha parlato di Green pass. E cosa ha detto l’esimio Asciuti? Che cominciò così anche lo sterminio degli ebrei.

(Giuro. Lo ha detto davvero). Ascoltiamo l’Asciuti.

Green pass? “Cominciò così anche lo sterminio degli ebrei”. Poi una citazione da Primo Levi, quindi il delirio. “Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. Iniziò con i politici che dividevano le persone tra ‘noi’ e ‘loro’. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione”.

Gran finale: “Ormai è ufficiale, dopo un anno e mezzo di imposizioni assurde, dopo un periodo in cui i Governi hanno calpestato i più elementari diritti dei cittadini – garantiti dal Diritto Naturale e dalla Costituzione – lo Stato di diritto è stato ufficialmente cancellato il 22 luglio, una data che resterà nerissima nella Storia d’Italia con l’obbligo del Green Pass che ha, di fatto, instaurato un governo autoritario (..) Ma le tenebre non hanno ancora vinto”.

Siamo prossimi al crepuscolo. La politica ha raggiunto livelli da vomito.

Parafrasando George Bernard Shaw e Giorgio Gaber, verrebbe da dire ironicamente: “Non è che per essere salviniani è indispensabile essere stupidi… però aiuta”.

Andrea Scanzi

La Lega ci fa sognare. Ogni giorno di più.
Lui è Gaetano Aronica, 48 anni. Nel 2018 è stato eletto, da civico, a Licata con la lista Lega Noi con Salvini. Ieri ha sparato quattro colpi di pistola contro un suo socio di 71 anni, Pino Caico, per...

La Lega ci fa sognare. Ogni giorno di più.

Lui è Gaetano Aronica, 48 anni. Nel 2018 è stato eletto, da civico, a Licata con la lista Lega Noi con Salvini. Ieri ha sparato quattro colpi di pistola contro un suo socio di 71 anni, Pino Caico, per fortuna ferito soltanto da un proiettile al braccio sinistro.

Prima di sparare al socio, come ricorda Open, “Aronica aveva presenziato alla seduta del consiglio comunale di Licata votando il nuovo regolamento sulla Tari. Poi è stato ripreso dalle telecamere di un negozio a pochi passi dal comune mentre inseguiva l’auto del socio impugnando la pistola. Un’ora dopo aver sparato, Aronica si è presentato con il suo avvocato dai carabinieri. E ha fatto ritrovare la pistola, una calibro 22 con matricola abrasa”.

Genio vero.

Il tenero Aronica è ora indagato per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Pare che abbia sparato per una vera e propria “faida” legata alla gestione di una ditta di pompe funebri (non sto scherzando). In uno dei video di sorveglianza (ancora Open) lo “si vede inseguire di corsa armato la Fiat Panda guidata dal socio ed esplodere diversi colpi di pistola contro l’autista della vettura dal lato del finestrino del guidatore”.

Siamo oltre ogni leggenda.

Travolta dall’ennesimo caso che dimostra come sia spesso pietoso il livello della sua classe dirigente, la Lega ha spiegato piccata che Aronica non è tesserato con il Carroccio, né ricopre o ha ricoperto altri ruoli all’interno del partito. Se però è così, perché il leghista Alessandro Pagano si congratulò con Aronica all’epoca della sua elezione definendolo uno dei due «primi consiglieri eletti in Sicilia sotto il simbolo Lega Salvini Premier»?

Prima l’assessore sceriffo a Voghera. Poi il candidato sindaco a Milano di centrodestra che ogni tanto si portava di notte la pistola in ospedale quando lavorava. Ora questo vendicatore di pompe funebri. Ma vi rendete anche solo vagamente idea di ciò che sta accadendo, vero?

Andrea Scanzi

LA FILASTROCCA INFINITA
C'era una volta un Re che disse alla sua serva, raccontami una storia.
E la serva incomincio’ : C'era una volta un Re che disse alla sua serva, raccontami una storia e la serva incomincio’…..C'era una volta un Re ……
La Sandra...

LA FILASTROCCA INFINITA

C’era una volta un Re che disse alla sua serva, raccontami una storia.
E la serva incomincio’ : C’era una volta un Re che disse alla sua serva, raccontami una storia e la serva incomincio’…..C’era una volta un Re ……

La Sandra m’addormentava di noia.
Incominciava questa tiritera ed io per non ascoltarla più, disperato dormivo.
Mai una volta che la serva dicesse al Re : Ma vaffanculo te e la tua storia, dormi e basta.
I servi si prestano a raccontare quello che i Re vogliono ascoltare.
E viceversa.

La noia m’assale di prima mattina leggendo i giornali.
Cerco scampo rovistando tra le notizie francesi, fuggo in mezzo alle arabe e disperato mi butto sulle inglesi.
Sempre la solita filastrocca.
Covid, barche che salpano, barche che affondano, guerra da qualche parte, governi scricchiolanti, un po’ di fame ed un po’ di sete, Diritti negati, Diritti calpestati.
Tutto qui.
L’esistenza umana é solo una noiosa filastrocca infinita senza un minimo di novità.

Ogni tanto (per fortuna e per natura) muore qualcuno di noto ed é un fatto inusuale.
Ci toglie dal torpore.
Ma tre giorni dopo il funerale si ritorna a parlare del Re e della sua serva.
Si arriva a sperare nella “morte eccellente” per dare una scossa al viver quieto.

“Tutto il resto é noia” cantava Califano.
E quanto aveva ragione.
La vita é una collana di perle, tutte uguali e sempre le stesse.
E’ preziosa, come la collana, ma che due balle indossarla ogni giorno.

Questa sequenza di attimi, di giorni, sempre uguali, sono la morte della straordinarietà e ci relegano nel coma dell’ovvio dove tutto é scontato, dove nessuna notizia in fondo ci inebria regalandoci un sussulto vitale.
“ Fatti (non) foste a viver come bruti ” e noi ci adeguiamo.

Ma davvero é tutto qui ?
Quello, ci ha messo 7 giorni per costruire sta cosa ?
Davvero il fine ultimo dell’Uomo é ripetere e ripetersi all’infinito ?

Lasciamo stare l’ordinaria amministrazione tipo lavarsi, vestirsi, uscire.
Cosa c’é oltre ?
Perfino l’Amore é un rito omologato.
Ci hanno detto chi amare e chi no, con chi fare sesso e con chi é proibito.
Hanno stabilito che Uomo+Donna é giusto, Uomo+Uomo o Donna+Donna é sbagliato.
Ma a chi cazzo é venuto in testa questo teorema ?
E ancora oggi, dopo circa 11 mila anni dal Primo Uomo, siamo qui a discutere del mio Diritto d’andare a letto con un qualsiasi Achille senza che nessuno abbia qualcosa da dire.

I Diritti (cosi’ come i Doveri) stanno dentro L’Uomo, sono naturali.
Non dovrebbero nemmeno essere citati, ma dati per scontati, come lo sono le foglie di un albero o i pesci nel mare.
Invece stiamo qui a discutere se rispettare la Natura o negarla.
Scusate ma lo ripeto : Che due balle.

Caro Dio, se esisti,
scaricaci addosso una scintilla divina.
E se é una folgore va bene lo stesso.
Perché non abbiamo imparato niente in questi millenni.
Facciamo ancora guerre, creiamo virus letali, soffochiamo le Libertà altrui.
Il tutto nella noia esistenziale di un cane che si morde la coda.

Proviamo ogni tanto ad essere straordinari, ad uscire dall’ordinarietà delle cose stabilite.
Proviamo a ribellarci al quieto vivere, a questi passi sempre uguali che hanno perso emozione.
Facciamo i folli.
Perché l’unica cosa che puo’ salvarci é la follia.

Mettiamo in discussione l’Esistere facendo a pezzi i suoi riti sempre uguali.
Dobbiamo imparare ad essere imprevedibili.
Cosi’ nessuno ci darà per “scontati”
Rivendichiamo il Pensiero come energia dell’azione, rifiutando i canoni del Pensiero Comune ed esprimiamo il nostro.
Impariamo il NO.

Rifiutiamo l’Autorità Costituita e Centralizzata, rivendicando il nostro Diritto a non vivere in una bolla pre-costituita ma costruendo una Società dove l’Uomo E’.
Non dove le leggi dicono cosa E’, cosa deve fare, cosa non puo’.
Una Società basata sull’ideale libertario di un ordine fondato sull’autonomia e sulla libertà degli individui, contrapposto a ogni forma di potere costituito, in primis quello statale.
Cancellare il Potere per essere noi stessi Potere.

Distruggere la filastrocca infinita e creare una Nuova Storia.
Si chiama ANARCHIA.
E prima di dare sciocchi giudizi sommari su “questa cosa” si prega d’informarsi in modo da non spacciarla per “caos”

Che invece é esattamente quello che stiamo vivendo.
Un caos costruito a tavolino.
Per farci sentire utili a qualcosa.

C’era una volta un Re che disse alla sua serva…….

Claudio Khaled Ser

Franco Bianco Vignaiuolo
goodbearblind:
““Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare”
(Bertolt...

“Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare”

(Bertolt Brecht)
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#bertoldbrecht
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Piana degli albanesi, stanotte.

Ci si sveglia di mattina presto, per il forte odore di bruciato. La mia terra sta bruciando tutta, forse il troppo caldo, siamo arrivati a 45 gradi, forse perché dolosi, chissà.

(via soldan56)

buoin pomeriggio

Un tribunale distrettuale degli Stati Uniti ha emesso martedì una sentenza che minaccia nuovamente il principio della libertà di stampa e il diritto dei cittadini di conoscere i crimini commessi dal proprio governo.
Il 33enne ex analista...

Un tribunale distrettuale degli Stati Uniti ha emesso martedì una sentenza che minaccia nuovamente il principio della libertà di stampa e il diritto dei cittadini di conoscere i crimini commessi dal proprio governo.

Il 33enne ex analista dell’intelligence militare, Daniel Hale, è stato infatti condannato a quasi quattro anni di carcere con l’accusa di avere passato alla stampa documenti riservati sul programma di assassini operati con velivoli senza pilota (droni) durante la presidenza Obama.

In pratica gente seduta davanti un computer a migliaia di km di distanza, che uccide persone semplicemente schiacciando un pulsante, come in un videogioco, ma dove i morti ammazzati sono veri, anche se gli assassini non possono sentire l’olezzo della carne bruciata o le strazianti grida di dolore dei sopravvissuti.

Hale è stato accusato dall’Espionage Act per aver divulgato documenti nel 2015 che mostravano i costi civili del programma di assassinio dei droni militari statunitensi in Afghanistan, Somalia e Yemen.

Ben lontano da essere un crimine, il gesto di Daniel Hale permise di conoscere alcuni dettagli esplosivi di un programma di assassini mirati che l’amministrazione Obama aveva intensificato enormemente soprattutto in paesi come Afghanistan, Pakistan e Yemen.

La nuova strategia dell’allora presidente democratico era stata propagandata come una svolta nella “guerra al terrore”, in grado di superare gli eccessi del suo predecessore, mentre la verità era che Obama continuava sulla stessa linea se non peggio.

Tra le altre rivelazioni pubblicate da The Intercept grazie a Daniel Hale c’era in primo luogo quella che dimostrava l’esistenza di un vero e proprio elenco segreto di bersagli da eliminare “extragiudiziariamente” con i droni.

Inoltre, il materiale riservato dimostrava che, nonostante la pretesa ufficiale dell’amministrazione Obama di utilizzare un programma di bombardamenti mirati con precisione “chirurgica”, circa il 90% delle vittime dei droni erano civili che non facevano parte della lista degli obiettivi da colpire .

′′Con la guerra dei droni, a volte nove persone su 10 sono innocenti,“ ha detto Hale martedì durante la sua udienza.

In una lettera al giudice del processo Hale si chiedeva come “si possa credere ancora che per proteggere gli Stati Uniti sia necessario uccidere persone [in Afghanistan] che non hanno avuto nessuna responsabilità negli attacchi dell’11 settembre [2001].

Le operazioni di drone degli Stati Uniti all’estero hanno ucciso fino a 17,000 persone dal 2004, tra cui 2,200 bambini.

Ma secondo i documenti divulgati di Hale, questi numeri ufficiali sono inferiori a quelli che sono in realtà, data la tendenza dell’esercito statunitense a etichettare con tragica superficialità le persone come “nemici uccisi in azione” senza che vi fosse nessuna evidenza della cosa.

Cheyenne Rebelde

Con il cuore gonfio di dolore comunico la scomparsa, avvenuta questa notte, di Noemi Pianegonda.
Era nata il 30 novembre 1930 a Sant'Antonio del Pasubio (VI), dove poi visse l'infanzia e la giovinezza con i genitori Valentino e Maria Bariola, il...

Con il cuore gonfio di dolore comunico la scomparsa, avvenuta questa notte, di Noemi Pianegonda.

Era nata il 30 novembre 1930 a Sant’Antonio del Pasubio (VI), dove poi visse l’infanzia e la giovinezza con i genitori Valentino e Maria Bariola, il fratello Walter e le sorelle Adriana e Valentina.

Dopo l’8 settembre 1943 la sua casa diventò un punto d’appoggio fondamentale per la Resistenza armata, nella quale si tennero importanti riunioni tra il Comando della Brigata “Garemi” e i Comandi superiori, e un passaggio obbligato per gli ex prigionieri angloamericani e gli ebrei che venivano accompagnati fino alla frontiera con la Svizzera. Chiunque fosse di passaggio in quei luoghi sapeva di poter trovare un tetto sicuro e un pasto.

Seguendo l’esempio dei genitori, del fratello Walter, comandante partigiano con il nome di battaglia “Rado”, e delle sorelle, divenute “Kira” e “Kora”, anche Noemi iniziò a collaborare con le formazioni armate dislocate nell’alta Val Leogra come staffetta con il nome di copertura “Piccola”.

Faceva quotidianamente la spola tra la sua abitazione, il comando di Brigata stanziato a Malunga e le basi delle pattuglie della zona.

Nell’autunno 1944 l’organizzazione venne individuata a seguito di una soffiata. Solo il padre Valentino, ex carabiniere, riuscì a scampare all’arresto, mentre tutta la famiglia venne catturata. Domenica 19 novembre 1944, al mattino, Noemi venne prelevata da due fascisti all’Istituto Canossiano di Schio, dove studiava come interna, e condotta al carcere di Rovereto, nel quale si trovavano già la madre e le sorelle. Non avendo ancora compiuto 14 anni, il direttore del carcere si rifiutò di accettarla e la mise agli arresti domiciliari nel vicino Istituto della Sacra Famiglia. Il 30 novembre, suo compleanno, Noemi fu trasferita al carcere di Rovereto, dove si ricongiunse con le altre donne della sua famiglia e anche con Walter, che poco dopo fu deportato a Dachau.

Vi rimasero fino ai primi di febbraio, allorché furono trasferite al lager di transito di Bolzano, caricate su un camion con le mani legate dietro alla schiena. Al lager furono impiegate nei servizi del campo, vestite con la divisa a righe e il triangolo rosso dei deportati politici, con impresso il numero di matricola. Il suo era “9155”.

Nella desolazione in cui era caduta per la detenzione, il freddo, la denutrizione, Noemi poté godere del conforto di Egidio Meneghetti, prorettore dell’Università di Padova, anch’egli detenuto per antifascismo. La vide di lontano e, avvicinatosi, le chiese come mai, così piccola, portasse il triangolo rosso. Lei rispose: “Perché sono sorella di un comandante partigiano”.

E lui le disse: “Portalo con orgoglio!”.

Noemi rientrò in Val Leogra nel maggio 1945. Si sposò, ebbe due figli, condusse una vita normale e felice, ma anziché rimuovere la tragica esperienza, volle condividerla con le nuove generazioni, recandosi per lunghi anni nelle scuole. Per molti anni fu segretaria della sezione ANED di Schio, assieme a Gianna Zanon, figlia di Andrea, partigiano territoriale deceduto a Gusen.

Ho avuto l’onore di conoscerla, di conquistare la sua amicizia e la sua stima, raccogliendo in più occasioni la sua testimonianza.

Il vuoto che lascia è enorme, in città, nell’intera Val Leogra, tra quanti l’hanno conosciuta e amata, tra tutte le persone sinceramente antifasciste e democratiche

Lunedì mattina la saluteremo per sempre, ma il suo ricordo non morirà mai.

Hasta siempre, “Piccola”!

Ugo De Grandis

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La conoscevo anch’io: grande donna ✊

Un incredibile negozio di matite nel mercato coperto di Teheran
Il negozio di matite di Mr Rafieh, a Teheran

presentandcorrect

“Il 29 luglio, quando matura il grano,
han fatto una retata in stile americano”.
Questo, 76 anni esatti or sono, diventò il passaparola tra i partigiani di Schio che avevano assistito alla prima retata organizzata dopo l'inizio delle indagini...

“Il 29 luglio, quando matura il grano,
han fatto una retata in stile americano”.

Questo, 76 anni esatti or sono, diventò il passaparola tra i partigiani di Schio che avevano assistito alla prima retata organizzata dopo l’inizio delle indagini sull’eccidio dei fascisti alle carceri mandamentali.

L’operazione scattò alle 00:50 del 29 luglio 1945, a opera di due Compagnie del 2° Battaglione del 135° Fanteria – 34a Divisione, al comando del Lt. Col. Castile, sistemate su 17 autocarri, a bordo di ognuno dei quali vi era un ufficiale. Nelle prime ore dell’alba furono arrestate 66 persone, residenti a Schio e nei paesi circostanti: ex partigiani, membri del CLN, della Commissione di Assistenza Istruttoria e anche il sindaco, Domenico Baron, reduce da anni di confino a Ponza e Ventotene.

E cosa si intendesse per “stile americano” fu presto chiaro quando alle autorità comunali iniziarono a giungere le denunce di quanti avevano subìto le attenzioni dei soldati americani.

Così scrisse Maria Fochesato:
“… alle ore sei e trenta, mentre mi trovavo nell’orto vidi la mia abitazione circondata da una pattuglia di polizia americana che, scavalcando il cancello e la rete metallica, assalirono la casa come si trattasse di andare all’assalto di un fortino.
Senza neppure profferire parola penetrarono in casa e si misero a rovistare in ogni luogo gettando tutto alla rinfusa e nel massimo caos”.

Ma ancor più interessante, oltre all’elenco dei danni a porte, finestre, mobili e soprammobili, è quello dei furti commessi dai militari americani, qui di seguito necessariamente sintetizzato.

Maria Fochesato: un fucile da caccia con astuccio e un rotolo di cartucciere, uno specchio comune, una camicia del tipo esercito americano e sigarette per un valore di 230 lire.

Ernesto Costalunga, via Rovereto n. 25: n. 1 orologio da polso, n. 2 anelli in oro, n. 2 spille in oro, n. 2 paia orecchini in oro.

Pietro Bogotto, Torrebelvicino, via Silvio Pellico: un orologio da tasca d’argento a quindici rubis di marca “Antimagnetique”.

Giuseppe Boschetti, Torrebelvicino, via Silvio Pellico, n. 16: un fucile da caccia regolarmente denunciato.

Caterina De Facci in Boschetti, Torrebelvicino, via Roma, n. 20: un orologio, un binocolo e 3.200 lire.

Maria Fontana, abitante a Torrebelvicino in via Paré, n. 10: due orologi d’argento tascabili, una collana a quattro file con stella pure d’oro, una spilla d’oro e due anelli matrimoniali d’oro.

Pia Veronese in Lorenzetti, Torrebelvicino, via Roma, n. 56: un orologio d’argento con catenella.

Francesco Broccardo, abitante a Santorso, in via Roma, n. 56: tremila lire in contanti, un orologio d’argento, un quadro con fotografia.

Giuseppe Ciscato, abitante a Santorso in via Roma, n. 56/b: un fucile a caccia a retrocarica a due canne regolarmente denunciato.

Linda Pagliaro, che lamentò la sottrazione di oltre 10.000 lire, così denunciò:
“Durante l‟arresto mio marito è stato sottoposto, senza giustificato motivo, a spinte con mitra e fucili e in un tentativo di sosta per legarsi una scarpa è stato colpito da un soldato che per poco non lo mandava a ruzzoloni per terra, tanto che di fronte a un simile spettacolo il più vecchio dei miei bambini ha gridato: «Vigliacchi fascisti!». Non è la prima volta che i miei bambini si trovano di fronte a simili procedimenti e la loro tenera età ha impedito di distinguere i metodi di procedere”

La caccia ai responsabili dell’eccidio motivò quello che fu a tutti gli effetti un pogrom antipartigiano, che proseguì nei giorni successivi con l’arresto di altre decine di ex combattenti della libertà residenti in aree lontane e slegate dall’ambiente di Schio, in un’area estesa da Recoaro a Lastebasse.

Era iniziata la guerra fredda.

Altan

La nave Ever Given è arrivata infine a destinazione

Giovedì mattina la nave Ever Given è arrivata nel porto di Rotterdam, nei Paesi Bassi, quattro mesi dopo essere rimasta incagliata nel Canale di Suez, in Egitto. La nave era stata disincagliata il 29 marzo ma fino al 7 luglio era rimasta bloccata a Suez in attesa che le autorità che gestiscono il canale e l’azienda proprietaria della nave, la giapponese Shoei Kisen, concordassero una penale per i danni causati.

A bordo della Ever Given ci sono circa 18.300 container che contengono merci e materiale appartenente a numerose aziende, tra cui IKEA e Lenovo, per un valore stimato tra i 500 e i 600 milioni di euro. La nave trasporta anche prodotti di diverse importanti aziende di abbigliamento, tra cui abiti per la stagione estiva, che ormai arriveranno a destinazione troppo tardi per poter essere commercializzati. La nave scaricherà alcuni dei container a Rotterdam, e poi ripartirà alla volta del Regno Unito, dove arriverà il mese prossimo per consegnare tutti quelli restanti.

(…) La nave, che è gestita dalla compagnia di navigazione taiwanese Evergreen, era partita l’8 marzo da Yantian, in Cina, ma poco dopo essere entrata nel Canale di Suez aveva iniziato a sbandare a destra e sinistra, per poi mettersi di traverso e incagliare la prua nell’argine di roccia e sabbia. L’incidente aveva impedito il passaggio di altre navi attraverso il Canale, una delle vie marittime commerciali più importanti al mondo, causando gravi ritardi nei trasporti e conseguenze sull’economia di tutto il mondo.

Il Post

Il caldo estremo ha cotto vivi i salmoni
Decine di migliaia di salmoni in pericolo nei fiumi Colombia e Lower Snake, nello stato di Washington, dove la recente ondata di caldo record che si è verificata nel Nord-Ovest del Pacifico sta palesemente...

Il caldo estremo ha cotto vivi i salmoni

Decine di migliaia di salmoni in pericolo nei fiumi Colombia e Lower Snake, nello stato di Washington, dove la recente ondata di caldo record che si è verificata nel Nord-Ovest del Pacifico sta palesemente minacciando la vita umana e animale. (…)

Le immagini mostrano come le acque troppo calde abbiano visibilmente stressato i salmoni, causando lesioni rosse e macchie bianche lungo tutto il corpo dei pesci. Il video è stato registrato dopo l’ondata di caldo che ha colpito la costa occidentale degli Stati Uniti, in un giorno in cui la temperatura dell’acqua ha superato i 21 °C, una temperatura letale per questi pesci quando esposti per lunghi periodi.

(…) Il video è l’ennesima prova del tragico bilancio della recente ondata di caldo che negli Usa ha ucciso centinaia di persone nel Nord-Ovest del Pacifico e in Canada, probabilmente causando la morte di oltre 1 miliardo di animali marini e contribuendo agli incendi. …

Alessia Aiello

Emmanuel Macron sui test nucleari nella Polinesia francese
Mercoledì 28 luglio, nell’ultimo giorno della sua visita di stato nella Polinesia francese, il presidente Emmanuel Macron ha parlato dei test nucleari che la Francia realizzò nel Pacifico tra...

Emmanuel Macron sui test nucleari nella Polinesia francese

Mercoledì 28 luglio, nell’ultimo giorno della sua visita di stato nella Polinesia francese, il presidente Emmanuel Macron ha parlato dei test nucleari che la Francia realizzò nel Pacifico tra il 1966 e il 1996, un tema ampiamente dibattuto che ha portato, nel corso del tempo, a richieste di indennizzi e maggiori indagini.

Varie organizzazioni polinesiane avevano chiesto che durante la sua visita Macron chiedesse scusa a nome della Francia per queste attività nucleari, che secondo diversi studi hanno avuto un grave impatto sull’ambiente e sulla salute delle persone. Il presidente non ha pronunciato ufficialmente le scuse, ma ha detto che la Francia «ha un debito nei confronti della Polinesia francese», ha chiesto «verità» e «trasparenza» e un risarcimento migliore per le famiglie delle vittime.

«Voglio dirvi chiaramente che i militari che li hanno effettuati non vi hanno mentito (…) Sono stati presi dei rischi che non sono stati misurati, neanche dai militari (…) Penso sia vero che non avremmo fatto quegli stessi test nella Creuse (dipartimento francese nella regione della Nuova Aquitania, nella Francia continentale, ndr) o in Bretagna. L’abbiamo fatto qui perché era più lontano, perché era (un luogo, ndr) sperduto in mezzo al Pacifico».

La Polinesia francese è una “collettività d’oltremare”, una suddivisione territoriale della Francia che gode di ampie autonomie e con la possibilità di avere un proprio presidente per il governo locale. Nella seconda metà del Novecento, la Francia effettuò in questi arcipelaghi 193 esperimenti nucleari, di cui 46 atmosferici e 147 sotterranei, in particolare negli atolli di Mururoa e di Fangataufa. Le conseguenze di questi test sulla salute delle persone non sono ancora del tutto chiare. (…)

Il Post

Altan
La disperata lettera di Zaki alla ragazza: “Non sono ottimista, la situazione peggiora”
Occorre fare più presto possibile per far ritornare Patrick in Italia, prima che accada qualcosa di cui potremmo pentirci.
“Non sono molto ottimista, la...

La disperata lettera di Zaki alla ragazza: “Non sono ottimista, la situazione peggiora”

Occorre fare più presto possibile per far ritornare Patrick in Italia, prima che accada qualcosa di cui potremmo pentirci.

“Non sono molto ottimista, la situazione peggiora di giorno in giorno”. Sono parole scritte da Patrick Zaki in una lettera indirizzata alla sua ragazza e pubblicata sulla pagina Facebook “Patrick libero”.
Lo studente dell’Università di Bologna è imprigionato in Egitto, il suo Paese d’origine, dal febbraio 2020.

“Speravo di riavere la mia libertà ma è chiaro che non accadrà presto”, ha aggiunto lo studente.

“Avevamo così tanti progetti” – L’ultima decisione della Corte risale al 14 luglio quando, per l’ennesima volta, la custodia cautelare di Zaki è stata prolungata di altri 45 giorni. Il ricercatore è accusato di terrorismo e propaganda sovversiva.

“Nei nostri sogni più selvaggi mai avremmo immaginato questa situazione, e fin da quando sono partito per Bologna avevamo così tanti progetti, il primo era quello che tu mi raggiungessi e potessimo girare per l’Italia assieme. Mi rende veramente triste che questo non possa succedere presto visto che la mia situazione sta peggiorando giorno dopo giorno”, si legge nella lettera scritta dal giovane. La lettera è stata consegnata ai familiari che lo hanno visitato di recente nel carcere del Cairo dove è imprigionato.

“Avete sopportato l’insopportabile” – “La mia indagine è ripresa, il che potrebbe significare che un giorno andrò in tribunale e avrò un processo e questo è molto peggio di quanto mi aspettassi. Dopo un anno e mezzo, non potevo fare a meno di pensare che avrò presto la mia libertà, ma ora è chiaro che non accadrà presto. So che siete stati pazienti e avete sopportato l’insopportabile, mi scuso sinceramente per questo. Infine, vorrei congratularmi con tutti coloro che sono stati lasciati andare di recente, ma non sono affatto ottimista sulla mia situazione. Con molto amore, Patrick”.

Si conclude così la lettera di Zaki rivolta ai familiari e alla sua ragazza.

globalist

Altro che giovani sfaticati: il caso di Grafica Veneta dimostra che certi imprenditori cercano solo schiavi
di Giulio Cavalli
Eccolo qua il bubbone che scoppia con la Grafica Veneta Spa di Trebaseleghe, l’azienda che un certo Nord si portava addosso...

Altro che giovani sfaticati: il caso di Grafica Veneta dimostra che certi imprenditori cercano solo schiavi

di Giulio Cavalli

Eccolo qua il bubbone che scoppia con la Grafica Veneta Spa di Trebaseleghe, l’azienda che un certo Nord si portava addosso come fiore all’occhiello della produttività settentrionale e che esplode con tutto il puzzo dello schiavismo, della violenza e dei diritti che vanno a farsi fottere in nome del fatturato.

Si potrebbe sperare che l’azienda leader nel suo settore, quello che ha stampato tutti i libri di Harry Potter che stanno su tutti i comodini, possa godere dello stesso strombazzamento tossico di certo giornalismo che in questi mesi si è compulsivamente inorridito ogni volta che il proprietario di qualche alberghetto ha puntato il dito contro i giovani che non vogliono lavorare o contro il reddito di cittadinanza.

Chissà se qualcuno ora rileggerà con un altro sguardo il lamento del patron dell’azienda Fabio Franceschi che nel 2018 si lamentava di non trovare schiavi dicendo che solo “qualche ragazzotto che dà la disponibilità c’è ma poco dopo rinunciano per via dei turni”.

“Ragazzotti” li aveva chiamati con quell’insopportabile boria padronale così diffusa mentre avrebbe potuto più semplicemente chiamarli schiavi. E il sistema è sempre lo stesso: si ricorre a ditte esterne per subappaltare i diritti e la precarietà (grazie alle riforme che hanno macellato il mondo del lavoro) in un sottobosco in cui gli sfruttati puntano al massimo a diventare nuovi caporali, i dirigenti si condonano la coscienza con un bonifico mensile per il “servizio” senza nemmeno dovere fare i conti con l’etica, i prezzi appaiono concorrenziali nella grande globalizzazione e gli stessi stranieri contro cui vomita la propaganda leghista diventano indispensabili per sostenere da invisibili le fabbrichiate dei loro elettori.


Così cadono contemporaneamente due enormi bugie della narrazione contemporanea: i giovani “sfaticati” sono in realtà persone che si possono permettere ancora (chissà per quanto) di preservare la propria dignità e “gli stranieri che ci rubano il lavoro” sono un pezzo dell’economia di un’imprenditoria che ha una questione morale enorme eppure passa tutti i giorni a fare la morale agli altri.

E non è un caso che il patron dell’azienda corra a dire che “Grafica Veneta ha sempre onorato con puntualità agli accordi economici con tutti i propri fornitori e così anche con gli appaltatori”: l’unico diritto tangibile per l’oro è la valuta del bonifico. Cosa ci sia dietro a quel bonifico a loro non interessa, sono troppo impegnati a insegnarci come dovrebbe funzionare il mondo.

La campagna vaginale e altre mirabilie di Luca Zaia
La commedia dell’arte è uno dei tanti contributi offerti dal nostro meraviglioso paese alla cultura mondiale.
Forma di spettacolo nata nel XVI secolo e tramontata nel XVIII, conosce adesso una nuova...

La campagna vaginale e altre mirabilie di Luca Zaia

La commedia dell’arte è uno dei tanti contributi offerti dal nostro meraviglioso paese alla cultura mondiale.

Forma di spettacolo nata nel XVI secolo e tramontata nel XVIII, conosce adesso una nuova meravigliosa giovinezza, grazie all’apporto di fantasmagorici personaggi che nulla hanno da invidiare ad Arlecchino, Balanzone e altre popolari maschere di questo genere recitativo.

Su tutti, è doveroso riconoscere l’innegabile ruolo svolto dall’ormai mitico Luca Zaia da Conegliano Veneto, che ha saputo riformare la commedia come e più di un Goldoni, trasformandola in qualcosa a metà strada tra Ionesco e il cinepanettone.

(…) Ancora sconosciuto a più, Luca Zaia si mise in evidenza proprio all’inizio della pandemia, quando dichiarò “li abbiamo visti tutti i cinesi mangiare topi vivi”.

Immortale dichiarazione che rinsaldò senza ombra di dubbio i vincoli affettivi con il laborioso popolo cinese, giovando certo all’export del Veneto e dell’Italia tutta.

Non pago di tale alloro, pochi mesi dopo propose di affidare l’esecuzione dei tamponi ai veterinari “i quali conoscono il numero di vertebre cervicali dei mammiferi”. Fermandosi qui, senza per il momento passare dalla diagnosi alla terapia. Cosa che, almeno nel suo caso, avrebbe significato il ricorso a forme di cura omeopatica.

Last but not least, affermò categoricamente di capirne di virus “avendo fatto due anni di veterinaria”.

…Qui si giganteggia, relegando Chaplin e Totò nella categoria dei modesti caratteristi.

Perfettamente comprensibile dunque, che come tutti i grandi mattatori, Zaia ogni tanto senta la necessità di rinnovare il repertorio.

L’ultima risale a poche ore fa quando, nelle more di una visita all’ospedale di Asiago, snocciolando le sue innumerevoli competenze virologiche, ha parlato di “campagna vaginale”.

Esattamente.

Che a far campagne vaccinali siam capaci tutti, dal generale Figliuolo all’ultimo dei caporali, ma è quando il gioco si fa duro che i duri entrano in campo.

Avremo forse, a stretto di giro di posta, dopo quella vaginale anche una campagna clitoridea, giusto per non scontentare nessuno?

Si teme soltanto che il celeberrimo governatore del Veneto, forse non ancora del tutto conscio della propria grandezza, possa fare qualche passo indietro, sbugiardando le epocali affermazioni seraficamente proferite.

Pare infatti che, subito dopo aver propugnato l’ormai leggendaria CV (Campagna Vaginale) si sia giustificato, invocando a sua attenuante “il passato da veterinario”.

Cosa c’entri la vagina con la frequentazione dei primi 2 anni di veterinaria, Dio solo lo sa, ma anche questa è manifestazione di talento.

…Ecco. Non vi è nulla in comune tra la vagina umana e la frequenza in medicina veterinaria, niente che leghi i due fattori, che li unifichi in un comune percorso.

Ma là dove noi comuni mortali vediamo limiti e confini, i grandi vedono opportunità e nulla ci vieta di ipotizzare che pur dedicandosi allo studio più alacre, Zaia pensasse costantemente alla vagina. Unendo le due cose in una sintesi forse non hegeliana, ma più probabilmente hengeriana, giacché all’epoca in cui il caro Luca studiava, assurgeva a gloria cinematografica l’immensa Eva Henger.

Checché ne dicano i suoi, pochi, detrattori, Zaia esiste e ci sovrasta dall’alto del suo innegabile genio, con l’immaginifica proiezione lessicale di un pensiero che non ha nulla di umano e, veleggiando per le deserte latitudini del nonsense, si consegna all’immortalità.

Superfluo aggiungere che adesso, noi tutti, attendiamo con il fiato sospeso una sua proposta di riforma del Codice Penale.

By Alessio Pracanica

colibri44love:
“Condannati per omicidio colposo.
Sono i “datori di lavoro” di una grossa cooperativa del torinese che costringevano i lavoratori a fare turni di 19 ore (19 ore!). Che trattavano i dipendenti come bestie.
Una sera uno di loro, Manuel,...

Condannati per omicidio colposo. 

Sono i “datori di lavoro” di una grossa cooperativa del torinese che costringevano i lavoratori a fare turni di 19 ore (19 ore!). Che trattavano i dipendenti come bestie. 

Una sera uno di loro, Manuel, dopo aver staccato da quell’inferno si mise alla guida di un pullmino con i colleghi sfruttati come lui per tornare a casa. Perse il controllo del mezzo e si schiantò. Morì una ragazza di 22 anni. 

Morì una persona perché qualcuno chiedeva e imponeva condizioni anormali, bestiali, in nome del profitto. Un qualcosa che oggi avviene in tutta Italia ogni santissimo giorno. 

Niente al mondo riporterà in vita quella ragazza. Ma un pochino di giustizia oggi è stata fatta. E quello che possiamo fare noi è non smettere neanche per un secondo di lavorare affinché questo schifo finisca.

(Leonardo Cecchi)

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Questa specie di etica della sofferenza che mi ricorda tanto le altrettante balzane idee della sadica di Calcutta ha francamente scassato le palle.

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Vogliamo ricordarlo così, mentre soffre.

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Non ne usciremo mai. Se ne usciremo, ne usciremo a pezzi.

Giustizia, anche se Conte ha migliorato la riforma non me la sento di gioire
(…) non mi sento di gioire: questa riforma è profondamente ingiusta in se stessa. Difatti, pur essendo salvi i processi di mafia, andranno in fumo moltissimi altri processi...

Giustizia, anche se Conte ha migliorato la riforma non me la sento di gioire

(…) non mi sento di gioire: questa riforma è profondamente ingiusta in se stessa. Difatti, pur essendo salvi i processi di mafia, andranno in fumo moltissimi altri processi per reati assai gravi, come ad esempio la corruzione, vero cancro del nostro Paese, e tutti gli altri: dal furto d’auto alla rapina. Questa riforma, inoltre, renderà assai convenienti gli appelli dilatori e le perdite di tempo in appello, allungando così i già prolissi tempi della giustizia penale.

Ma, come se questo non bastasse, c’è un secondo punto in questa riforma del processo penale: infatti, d’ora innanzi, a decidere con quale priorità le Procure della Repubblica dovranno indagare e perseguire un reato piuttosto che un altro sarà nientemeno che il Parlamento. Ora, secondo voi a quali reati verrà accordata una corsia prioritaria? Forse a quelli più dannosi per il Paese, come la corruzione e i reati dei colletti bianchi? Giammai, verrà accordata ai soliti reati predatori della strada, che – come ci ha ben insegnato Piercamillo Davigo con l’esempio del processo per “Parmalat” – fanno danni in misura enormemente minore rispetto a quest’ultimi.

Ad esempio, il processo “Parmalat” aveva 45mila vittime, le quali avevano perso con la bolla dei bond Parmalat i risparmi di tutta una vita. Ora, uno scippatore quanto tempo impiega per fare un simile numero di vittime? E, anche qualora lo facesse, queste verrebbero private, al massimo, di una mensilità di pensione, non dei risparmi di tutta una vita!

Questa riforma non è un fulmine a ciel sereno nel panorama della politica: è l’ennesima dimostrazione di come in questo Paese il legislatore si ostini a rendere il delinquere assai più conveniente dell’essere onesti. E, se la strada che intendiamo percorre sarà sempre più questa, non dovremo lamentarci del fatto che l’Italia sia ancorata a uno stato di disonestà e illegalità diffusa che ne impedisce la crescita economica!

di Andrea Maglia

Scartabia

di Marco Travaglio | 30 LUGLIO 2021
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Già il fatto di porsi questa domanda su un governo che ha tentato fino all’ultimo di mandare al macero centinaia di migliaia di processi per reati gravissimi segnala il livello criminale delle classi dirigenti che lo esprimono.

Comunque la risposta è: più pieno che vuoto. Il compromesso al ribasso che salvava solo i processi per associazione mafiosa e voto di scambio, condannando all’improcedibilità tutti i delitti “strumento” dei clan – corruzione, estorsione, usura, riciclaggio, turbativa d’asta, truffa, frode, traffico di droga, armi, rifiuti tossici, prostituzione ecc. – è stato evitato dall’intransigenza di Conte, in una trattativa che partiva disperata: i processi d’appello per tutti i reati con l’aggravante mafiosa potranno durare 6 anni fino al 2024 e poi 5. E quelli per associazione mafiosa, voto di scambio, terrorismo, droga e reati sessuali avranno proroghe senza limiti. In più la sabbia nella clessidra inizierà a scendere non alla sentenza di primo grado, ma 90 giorni dopo.

Per gli altri processi d’appello, gli anni non sono più i 2 voluti dalla Cartabia, ma 3+1, poi scenderanno di 1 solo se l’apposito Comitato tecnico dirà che il sistema è pronto. Non solo: se si riapre l’istruttoria dibattimentale per nuovi atti d’indagine o interrogatori, la clessidra si ferma: così i 3+1 o i 2+1 valgono solo per i processi che ridiscutono carte e sentenze di tribunale; per gli altri il termine sale.

Resta lo scempio (sia pure annacquato) del Parlamento che indica alle Procure i reati prioritari, ma lì si spera che intervenga la Consulta; e l’obbligatorietà dell’azione penale tutela ogni pm che osi indagare sui delitti “fuori menu”.

I pericoli peggiori (anche se non tutti) della schiforma Cartabia sembrano sventati: basta confrontare il testo originario con quello stravolto dall’accordo di ieri. I 5Stelle, dopo mille cedimenti e sbandate, ridanno agli elettori un motivo per votarli. Lega, FI e i renziani del Pd e di Iv si confermano i santi patroni dell’impunità. Ma questo già si sapeva, anche se il M5S, la parte sana del Pd e Leu dovrebbero prenderne atto.

A uscirne con le ossa rotte sono la cosiddetta ministra della Giustizia e Draghi che, o per malafede o per incompetenza (non si scappa: delle due l’una), hanno fino all’ultimo negato l’evidenza e tentato di imporre un testo che tutti gli addetti ai lavori (oltre al Fatto) giudicavano un Salvamafia&ladri. Una Guardasigilli che nega in Parlamento qualsiasi effetto sui processi di mafia e poi ingoia quel po’ po’ di eccezioni imposte da Conte sui reati di mafia (416bis, 416bis.1 e 416ter), dovrebbe scusarsi e dimettersi. Da ieri è ufficiale che o non sa quel che dice, o ci ha provato e le è andata male. Altro che aspirare al Quirinale: dovrebbe andarsene a casa.

di Marco travaglio
Delenda Cartabia
Stupirsi perché l’informazione non informa, anzi disinforma, è come meravigliarsi perché la pioggia non è asciutta. Eppure, a vedere le tv e i giornali sulla “riforma” Cartabia, c’è da rabbrividire.
L’Anm, che non...

di Marco travaglio

Delenda Cartabia

Stupirsi perché l’informazione non informa, anzi disinforma, è come meravigliarsi perché la pioggia non è asciutta. Eppure, a vedere le tv e i giornali sulla “riforma” Cartabia, c’è da rabbrividire.

L’Anm, che non è un covo di terroristi ma il sindacato dei magistrati, prevede la morte di 150 mila processi in corso e chissà quanti futuri.

Cafiero de Raho, che non è una testa calda ma il procuratore nazionale antimafia, dichiara in Parlamento che l’improcedibilità in appello dopo 2 anni dalla sentenza di primo grado e in Cassazione dopo 1 anno da quella d’appello “mina la sicurezza e la democrazia” perché manda impuniti “reati gravissimi di mafia, terrorismo e corruzione”; e affidare al Parlamento la scelta dei reati da perseguire o ignorare “non è conforme alla Costituzione”.

Gli stessi concetti, condivisi da magistrati, giuristi e avvocati, li esprimerà oggi il Csm, che non è un covo di tupamaros ma un organo costituzionale presieduto dal capo dello Stato, se finalmente il Colle gli leverà il bavaglio. Davigo dimostra sul Fatto, sentenze Cedu alla mano, che la procedura d’infrazione, scampata grazie alla blocca-prescrizione Bonafede, ora è assicurata.

Cosa arriva ai cittadini dell’immane catastrofe che sta per abbattersi sulla giustizia, sulla sicurezza, sulla Costituzione, sul dovere dello Stato di punire i colpevoli, sul diritto delle vittime a essere risarcite e degl’innocenti a essere assolti?

Nulla, se non che c’è uno “scontro” fra il cattivo Conte e i “giustizialisti” 5Stelle da una parte e i bravi e onniscienti Draghi e Cartabia dall’altra per mettere i bastoni fra le ruote ai Migliori.

Sul merito, non una sillaba.

Sulle decine di migliaia di processi di mafia, corruzione, stupro, rapina, frode fiscale, giù giù fino ai reati minori (un saluto affettuoso alla legge Zan) al macero, tutti zitti.

Dove sono i grandi costituzionalisti che si stracciavano le vesti nel 2009, quando B. tentò la stessa porcata (un po’ meno porca) col “processo breve”?
Spariti.

Dove sono i Saviano e gl’intellettuali antimafia e anticamorra da parata e da anniversario?

Estinti.

Nessuno si prende neppure la briga di smentire De Raho, Davigo, l’Anm, il Csm. L’unica cosa che conta è non disturbare il governo, che peraltro nessuno disturba.

A questo punto è inutile avvitarsi in mediazioni al ribasso, come se evitare di incenerire 150 mila processi

non fosse un dovere di Draghi & Cartabia, ma una gentile concessione a Conte (e naturalmente al Fatto).

Molto meglio lasciar passare la porcata così com’è.

Chi la vuole vota sì, chi non la vuole vota no.

Ciascuno si assume le proprie responsabilità.

Poi, ai primi mafiosi, stupratori e rapinatori improcedibili cioè impuniti, le vittime

sapranno chi andare a ringraziare.

E anche i lettori e gli elettori.

F.Q. 29 luglio

“Sempre sulla fiaba: non troviamo gente disposta a lavorare.
Oggi ho avuto a colloquio una mia studentessa, per la tesi triennale. Le ho dato della letteratura e mi ha risposto che la leggerà, mentre lavora. Per mantenersi a Roma infatti fa vari...

Sempre sulla fiaba: non troviamo gente disposta a lavorare.

Oggi ho avuto a colloquio una mia studentessa, per la tesi triennale. Le ho dato della letteratura e mi ha risposto che la leggerà, mentre lavora. Per mantenersi a Roma infatti fa vari lavori.

E non basta: andrà a fare la vendemmia in Francia.

Ho chiesto “Perché in Francia?”, quasi convinto che il fine sarebbe stato esercitarsi con le lingue. Ma no, la risposta è stata un’altra:

“Perché mi danno dieci euro l’ora, in Italia invece tre euro l’ora. Senza contare vitto e alloggio”.

“Cioè in Italia spero le darebbero almeno vitto e alloggio”.

“No”, mi ha risposto “In Francia 10 euro l’ora più vitto e alloggio. In Italia solo 3 euro l’ora”.

Ora, ho pensato:

1) Considerato che in Francia non c’è esattamente la pace sociale, ma (comprensibilmente) una protesta perlopiù costante, mi sovviene in modo sempre più insistente un pensiero, come mai prima: non votare (che può non a caso essere un comportamento molto impegnato) ha un senso di profonda disistima politica: chi non capisce l’enorme potenziale di consenso presente in questa lotta semplicemente non è degno di fare il politico. Per lo meno non di un partito di sinistra o meglio ancora socialista. E chi mi conosce sa che non parlo di guerriglia. Parlo di lotta decisa, ma riformista, purché la parola riformismo non sia più distorta ed evirata come negli ultimi decenni.

2) A proposito di distorsioni, chiarisco: Non è solo una questione morale, o “di civiltà”. Questo viene semmai dopo. È in primo luogo importante non accettare mai più la manipolazione evidente, e spesso indegna, per cui saremmo di fronte a un mercato del lavoro di viziati (“choosy” come disse una signora esperta di pensioni, oggi mi pare consulente del governo). O per cui saremmo di fronte ad un mercato distorto dal RdC. E aggiungo: da storico mi sento di affermare che al 90% chi manipola in questo modo non ha in testa alcun piano competitivo degno del nome. Ma il contrario esatto: abbassare ogni costo possibile, a cominciare come sempre dal salario, per incapacità di imboccare o almeno concepire qualunque strada alternativa, razionale e civile.

Mi consola una cosa: nel frattempo ho una causa a cui votarmi: sono questi ragazzi, i miei studenti innanzitutto, spesso bravi e proprio il contrario di “viziati”. I quali, vi assicuro, hanno capito benissimo dove sono capitati. È tanto, ma tanto più politico impegnarmi per loro che per chi da politico si maschera soltanto”.

Il giusto sfogo di Paolo Borioni, docente, che senza dubbio ha molti, moltissimi punti che sarebbe sbagliato ignorare.

(L.Cecchi)

🛑 Forse costei dimentica che il green pass è stato votato anche dai suoi compari di destra.
Quando le fa comodo, la “signora” ha la memoria molto, ma molto corta.
In tutto questo, chi si comporta in maniera SUBDOLA (parola che, evidentemente, le...

🛑 Forse costei dimentica che il green pass è stato votato anche dai suoi compari di destra.

Quando le fa comodo, la “signora” ha la memoria molto, ma molto corta.
In tutto questo, chi si comporta in maniera SUBDOLA (parola che, evidentemente, le piace molto, forse perché la rappresenta) è solo lei!
E tutta la sua storia politica ne è la prova. E anche la gente di cui si circonda.

Questa “Giorgia-donna-madre-cristiana-italiana” è solo una grandissima furba, che fa leva sull’ignoranza delle piazze, alimentando odio e confusione. Tutto per raccattare voti.

E da fascistella qual è, è proprio l’ultima che dovrebbe permettersi di parlare di “libertà”.

Mi limito a risponderle con le parole di un Politico vero, il nostro Presidente Mattarella:

➡️ “Chi limita oggi la nostra libertà è il virus, non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo.”

Capito, camerata Giorgia? O per te è un concetto troppo difficile da assimilare…?

Giulia Bettini

La miserabile propaganda fascista devastata e distrutta da un commento.
Fabrizio Delprete

La miserabile propaganda fascista devastata e distrutta da un commento.

Fabrizio Delprete

Il virologo Anthony Fauci rilascia una dichiarazione in cui afferma che, in RARISSIMI CASI, può capitare che un vaccinato possa trasmettere il Covid a qualcuno.
E ci tiene a specificare chiaramente che si tratta di casi “estremamente rari”.
La...

Il virologo Anthony Fauci rilascia una dichiarazione in cui afferma che, in RARISSIMI CASI, può capitare che un vaccinato possa trasmettere il Covid a qualcuno.
E ci tiene a specificare chiaramente che si tratta di casi “estremamente rari”.

La notizia rimbalza sui profili e sulle pagine dei No Vax, che tagliuzzano il discorso di Fauci per far credere che lui abbia detto che i vaccinati e i non vaccinati sono contagiosi allo stesso modo.

La stampa italiana, che non vede l’ora di avere sotto mano un titolone acchiappa click, strilla che Fauci avrebbe detto che i vaccinati e i non vaccinati sono ugualmente contagiosi, avvalorando il discorso falso dei No Vax.
Poi, certo, alcuni giornali nel corpo dell’articolo spiegano che si tratterebbe di casi sporadici e rarissimi, ma chi lo legge l’articolo?
Di sicuro non i novax e neanche la maggioranza delle persone.
Alcune testate, tra l’altro, rendono l’articolo disponibile solo per gli abbonati.
E loro lo sanno benissimo, semplicemente se ne fregano.

L’importante è avere più click, attirare più lettori.
E chi se ne frega delle conseguenze.
Se qualcuno deciderà di non vaccinarsi, convinto da un titolo che riportava una notizia falsa, e poi si ammalerà di Covid, la responsabilità non sarà loro.

Bravi, davvero.
Complimenti.

Emiliano Rubbi

Vauro per Left

Vauro per Left

Inaudito, 10 mila agenti in più per sorvegliare i cantieri Tav. No alle truppe di occupazione. Avanti con la lotta notav
Come in guerra. Non credo esistano tanti posti al mondo, neanche nei peggiori sistemi repressivi e autoritari, ad avere una...

Inaudito, 10 mila agenti in più per sorvegliare i cantieri Tav. No alle truppe di occupazione. Avanti con la lotta notav

Come in guerra. Non credo esistano tanti posti al mondo, neanche nei peggiori sistemi repressivi e autoritari, ad avere una presenza così imponente di militari o meglio di forze di occupazione.

La Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha annunciato nel corso del question time alla Camera che in #Valsusa saranno assegnati 10 mila agenti di rinforzo per sorvegliare i lavori relativi alla realizzazione del #Tav. “Le proteste saranno seguite con la massima attenzione e con un notevole dispiegamento delle forze di polizia” ha aggiunto ancora Lamorgese.

Inaudito, l’ennesima dimostrazione dell’ottusità di un sistema di potere che non sente ragioni. Un sistema che punta a realizzare un’opera inutile e affaristica a qualsiasi costo. Anche a costo di immani distruzioni ambientali, di uno spreco colossale di denaro pubblico, della militarizzazione di una interva valle, della repressione di centinaia e centinaia di attivisti Notav.

Siamo al di là di ogni limite di decenza. W la resistenza in Valsusa. Avanti con la lotta notav contro le truppe di occupazione

Ezio Locatelli, segretario di Rifondazione Comunista Torino

L’ultima sparata di Pillon: sopravvivere attaccati a un macchinario è “naturale”
Il senatore leghista Simone Pillon odia le persone, le odia ferocemente come riescono a odiare solo gli irrisolti che trovano conforto nella sofferenza degli altri e la...

L’ultima sparata di Pillon: sopravvivere attaccati a un macchinario è “naturale”

Il senatore leghista Simone Pillon odia le persone, le odia ferocemente come riescono a odiare solo gli irrisolti che trovano conforto nella sofferenza degli altri e la travestono da fede presunta per un presunto dio e chiama tutto questo “pietà”.

Spremuto nella sua continua propaganda social (poi un giorno parleremo di questi politici che investono tutte le loro energie e i nostri soldi per concimare ogni mattina la propaganda tra le proprie truppe) ora ha deciso di sparare a palle incatenate contro la legge sull’eutanasia (una legge che sta già nelle sentenze ma che rimane impigliata tra le maglie del bigottismo parlamentare) ha deciso di ripescare un articolo in cui si racconta di un poliziotto che ha salvato un uomo disperato al limite del suicidio e ci ha ricamato sopra un vomitevole tweet: “Alla Camera PD e M5S stanno procedendo spediti con la legge sull’eutanasia. Se dovesse passare, il poliziotto che ha salvato quest’uomo dal suicidio potrebbe trovarsi sotto processo per violenza privata. Pensiamoci bene prima di provare a cambiare la legge naturale”.

Smontiamo la feccia, pezzo per pezzo. Al solito Pillon ha bisogno di usare la paura (ma non è immorale tirare il guinzaglio della paura?): l’unico infame modo che hanno per bloccare i diritti dei pochi sta nel convincerci che siano una perdita di libertà per tutti gli altri.

Un giochetto sudicio e elementare che si sbriciola in un secondo: per chi non vuole ricorrere all’eutanasia quella eventuale legge non cambierà una virgola della sua vita. Fine della sparata.

Poi, come avviene per il ddl Zan, c’è bisogno di creare false notizie di eventuali “buoni” che rimarrebbero impigliati: il reato di favoreggiamento alla sopravvivenza che si è inventato Pillon non esiste. Purtroppo però esiste Pillon, questo sì.

Poi c’è il cuore di tutta la sua pericolosa ferocia: non avendo argomento ancora una volta si estrae dal cilindro una presunta “legge naturale” che non andrebbe scalfita per non turbare la digestione del dio di Pillon (Pillon ne ha un modello tutto suo).

Sarebbe “naturale” consumarsi attaccati a un macchinario che allunga lo stillicidio di un dolore pompando vitalità contraffatta tra tubi e sensori? Per Pillon sì.

Succede così: le persone incapaci di scorgere nuovi diritti possono trovare la propria realizzazione solo picconando i diritti degli altri, chiusi nel loro cortile ristretto vorrebbero imporre il proprio sentire come chiave di lettura collettiva del mondo. Come deve essere dura ogni giorno confermarsi Pillon.

di Giulio Cavalli

Questo è lo spettacolo ignobile che sta andando in scena in questi minuti alla Camera, con i deputati di Fratelli d’Italia che hanno occupato l’emiciclo sventolando cartelli contro il Green Pass e delirando di dittatura sanitaria.
Obiettivo? Impedire...

Questo è lo spettacolo ignobile che sta andando in scena in questi minuti alla Camera, con i deputati di Fratelli d’Italia che hanno occupato l’emiciclo sventolando cartelli contro il Green Pass e delirando di dittatura sanitaria.

Obiettivo? Impedire alla maggioranza di votare per un provvedimento di buon senso che permetterebbe al Paese di uscire finalmente dall’incubo.

Ecco chi è Giorgia Meloni.

Ecco la fotografia esatta di una destra impresentabile.

Non è una strana idea di democrazia. È la LORO idea di democrazia. La sua totale assenza.

Povero Paese.

Lorenzo Tosa

GREEN PASS
VAURO

GREEN PASS

VAURO

Ehi, ma alla fine è morto solo perché era un tossico.
Che significa che oh, in fondo un po’ se lo meritava.
Per questo va bene se lo gridiamo in prima pagina ovunque.
Aveva due figli e una moglie?
Bene, così lo sapranno anche loro.
Papà era un...

Ehi, ma alla fine è morto solo perché era un tossico.

Che significa che oh, in fondo un po’ se lo meritava.

Per questo va bene se lo gridiamo in prima pagina ovunque.

Aveva due figli e una moglie?

Bene, così lo sapranno anche loro.

Papà era un tossico, piccoli.

La droga fa male.

“Ragazzi, non drogatevi, ho perso la corsa della vita, a causa di quella robaccia”.

Capito?

Così imparano, è per il loro bene, in fondo.

LA GENTE DEVE SAPERE.

È diritto di cronaca.

E quello che gliel’aveva venduta era del Gambia. Capito?

Non era neanche uno spaccino italiano certificato, era pure africano
E voi che ancora li fate entrare.

È essenziale che ogni povero stronzo in circolazione sappia com’è morto Libero De Rienzo e perché.

Ne va della “libertà di informazione”.

Abbiamo un enorme problema con la comprensione del concetto di “libertà”, nel nostro paese, la verità è questa.

Sciacalli maledetti.

Emiliano Rubbi

Makkox

Makkox

L'ideone di Salvini per festeggiare i 29 anni di Francesca Verdini: invitare Albano e Pupo
Una festa a sorpresa in cui si spera siano osservate tutte le regole anti-Covid.
“Sei così sempre tu da togliermi il respiro. Grazie amore immenso della mia...

L’ideone di Salvini per festeggiare i 29 anni di Francesca Verdini: invitare Albano e Pupo

Una festa a sorpresa in cui si spera siano osservate tutte le regole anti-Covid.

“Sei così sempre tu da togliermi il respiro. Grazie amore immenso della mia vita”.

Con queste parole, scritte su Instagram, Francesca Verdini ringrazia il fidanzato Matteo Salvini per la festa di compleanno che il leader della Lega le ha organizzato. Francesca, figlia di Denis Verdini, ha festeggiato 29 anni e il fidanzato le ha organizzato una festa a sorpresa in uno stabilimento balneare di ostia, sul litorale romano.

Torta, fuochi d’artificio in riva al mare e karaoke con Al Bano e Pupo.

Il leader della Lega si è presentato agli invitati in camicia bianca e jeans. La fidanzata in canottiera e pantaloni con degli strappi.

I due hanno percorso la passerella all’aperto del locale e poi si sono lasciati andare ad un lungo bacio davanti alle macchine fotografiche di parenti e amici.

La festa è stata resa pubblica proprio da Verdini, attraverso il suo profilo social.

Ospiti d’eccezione della festa a sopresa i cantanti Pupo e Al Bano, che si sono esibiti in un tradizionale “tanti augrui a te” rivolto a Verdini. La ragazza si è poi esibita al karaoke con alcune canzoni celebri di Lucio Battisti, a partire da O mare nero.

”È stata una festa bellissima, mi hanno invitato e sono andato- ha spiegato Al Bano – una festa piena di umanità, davvero una grande serata. “Io ho cantato Felicità e l’inno di Mameli”.

globalist

Dal fez e manganello all’elmo con le corna alla pistola con il proiettile in canna.

È questa l’Italia che vogliamo?

E pensare che l’ideologo della Lega fu Renzo Del Carria storico, partigiano che scrisse i 5 volumi: ’ Proletari senza rivoluzione ’, comunista e maoista, libri che studiai e presentai come corso monografico per la materia Storia delle dottrine politiche, che superai con trenta.

Negli anni ottanta Renzo Del Carria cambiò le sue posizioni politiche e fu tra i fondatori dell’Alleanza Toscana, divenuta poi Lega Toscana, poi Lega Nord cui aderì fin dalla nascita.

Bene oggi la sua Lega ha fatto passi avanti, non è più la Lega dell’elmo con le corna, ma l’alleata dell’‘ndrangheta o meglio delle mafie, che cammina con la pistola con il colpo in canna.

Da Voghera in Lombardia a Licata in Sicilia si spara, l’assessore spara un colpo senza titubanza al povero migrante con problemi psichici, a Licata il consigliere comunale leghista, vicino al Municipio, ha sparato quattro colpi contro il suo socio in un’attività di onoranze funebre, il revolver era illegalmente detenuto.

Intanto Lega e Fratelli d’Italia vanno in piazza ad appoggiare i manifestanti contro i green pass, strizzano l’occhio a Forza Nuova e Casapound che fan da padroni in piazze semivuote, vanno sotto casa dei sindaci che non la pensano come loro, in Parlamento i Fratelli d’Italia fanno le prove per superare gli squadristi di Mussolini.

Santina Sconza

Dal fez e manganello all’elmo con le corna alla pistola con il proiettile in canna.

È questa l’Italia che vogliamo?

E pensare che l’ideologo della Lega fu Renzo Del Carria storico, partigiano che scrisse i 5 volumi: ’ Proletari senza rivoluzione ’, comunista e maoista, libri che studiai e presentai come corso monografico per la materia Storia delle dottrine politiche, che superai con trenta.

Negli anni ottanta Renzo Del Carria cambiò le sue posizioni politiche e fu tra i fondatori dell’Alleanza Toscana, divenuta poi Lega Toscana, poi Lega Nord cui aderì fin dalla nascita.

Bene oggi la sua Lega ha fatto passi avanti, non è più la Lega dell’elmo con le corna, ma l’alleata dell’‘ndrangheta o meglio delle mafie, che cammina con la pistola con il colpo in canna.

Da Voghera in Lombardia a Licata in Sicilia si spara, l’assessore spara un colpo senza titubanza al povero migrante con problemi psichici, a Licata il consigliere comunale leghista, vicino al Municipio, ha sparato quattro colpi contro il suo socio in un’attività di onoranze funebre, il revolver era illegalmente detenuto.

Intanto Lega e Fratelli d’Italia vanno in piazza ad appoggiare i manifestanti contro i green pass, strizzano l’occhio a Forza Nuova e Casapound che fan da padroni in piazze semivuote, vanno sotto casa dei sindaci che non la pensano come loro, in Parlamento i Fratelli d’Italia fanno le prove per superare gli squadristi di Mussolini.

buon pomeriggio

😂

Torino, cinquantenne malata di Covid prima di essere intubata: “Che non vi venga in mente di farmi il vaccino” – la Repubblica

https://href.li/?https://www.fondazionehume.it/societa/vaccini-ultima-carta/

democrazia è il fucile in spalla agli operai potere operaio

Foggia, Sinayogo Boubakar: “Mi hanno sparato, ho paura, ma voglio rimanere in Italia”

Caporalato in Italia: il lavoro dal doping dei Sikh di Latina alla Puglia – la Repubblica

Licata, spara al socio al culmine di una lite: l’aggressore è un consigliere comunale della Lega

decorsolento-is-back:

pesybeldragon:

noneun:

soldan56:

Ha 48 anni l’imprenditore di Licata che è stato denunciato, alla Procura di Agrigento, per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuocoL’uomo è un consigliere comunale, eletto con la Lega nel 2018. È accusato di essere l’uomo che, ieri sera, vicino al Municipio, ha sparato quattro colpi di pistola contro il socio in un’attività di onoranze funebri, un settantunenne che è rimasto ferito al braccio sinistro.

Intanto la correlazione è salita a 0.98. Vari studi internazionali stanno intanto cercando di capire se c’è anche nesso di causalità fra l’essere leghisti ed essere potenziali assassini.

sai che stavo pensando alla stessa cosa?

applicando la loro logica: non tutti gli X sono pistoleri ma tutti i pistoleri sono X ?

“Perché la tv mi ha fatto fuori?
Eh! Sono arrivati in Sky dei personaggi che mi facevano la guerra per prendere il mio posto e io ho detto tanti saluti, amici. In Italia a volte viene premiata la raccomandazione e non la competenza. E poi mettono i...

“Perché la tv mi ha fatto fuori?
Eh! Sono arrivati in Sky dei personaggi che mi facevano la guerra per prendere il mio posto e io ho detto tanti saluti, amici. In Italia a volte viene premiata la raccomandazione e non la competenza. E poi mettono i giovani che urlano senza fantasia. Quando li sento abbasso il volume. Io ho inventato il manuale del calcio, il golasso…

Ho la pensione sociale, 700 euro al mese, non ho la pensione da calciatore, non sono riuscito a farla. Diciamo che sono tornato un po’ alle origini, ma le scarpe ce le ho ancora eh.
Quando un uomo vive senza mai pensare ai soldi, i soldi non li fa, e io ho vissuto così.
Non ho mai cercato il denaro. Pensavo solo a divertirmi, in campo e fuori, senza tanti calcoli. I calciatori ai miei tempi non facevano i miliardi e nel mio caso ancora meno perché non avevo quel tipo di testa. Per me il calcio è poesia, è Pelè, è Messi, è Garrincha, è Zizinho. Poeti. E quando uno è poeta non pensa al denaro. 

Premetto che non sono invidioso e non provo gelosia, però leggendo le percentuali che prendono agenti e procuratori dalla vendita dei loro assistiti, inorridisco. Con questo mondo che va alla deriva bisogna darsi una regolata.
Negli anni 60 per rinnovare un contratto eravamo insultati per le nostre richieste, oggi i giocatori dopo due o tre mesi dalla firma del contratto chiedono l’adeguamento. Ridicoli!
Ai miei tempi era difficile che un ragazzo uscisse fuori dai binari, immediatamente si veniva rimproverati.
Come possono i ragazzi prendere esempio dai calciatori di oggi, che ostentano il loro lusso tra yacht, aerei, auto di valore, spese folli? 

Il più grande di tutti? Pelé: destro, sinistro, testa, dribbling, 3 mondiali vinti, 1200 gol. Aveva tutto.
Io ho giocato con lui e so di cosa parlo. Un fenomeno baciato da Dio.
Maradona era bravo, ma Pelé era più completo: in velocità, aveva tutti i colpi e segnava anche in acrobazia”.

Tanti auguri a José Altafini!

(fonte: corriere)

La Volvo regalò al mondo il brevetto della cintura di sicurezza.La compagnia decise che l’invenzione salva-vita era troppo importante per non essere condivisa.
Nel 1959 l’ingegnere della Volvo Nils Bohlin inventò la cintura di sicurezza a tre punti....

La Volvo regalò al mondo il brevetto della cintura di sicurezza.La compagnia decise che l’invenzione salva-vita era troppo importante per non essere condivisa.

Nel 1959 l’ingegnere della Volvo Nils Bohlin inventò la cintura di sicurezza a tre punti. Negli anni ’50, piloti e automobilisti potevano fare affidamento sulle imbracature, ma le cinture erano rudimentali. E durante gli schianti queste cinture facevano più male che bene.

La cintura a tre punti venne adottata per la prima volta nel 1959. La prima auto ad averla fu la Volto 122.

Volvo decise di rendere il brevetto aperto, nell’interesse della sicurezza.

 Qualsiasi altro produttore poté dunque installare liberamente le cinture a tre punti. Alla Volvo decisero che l’invenzione era così fondamentale che occorreva mettere la possibilità di salvare vite davanti a quella di fare profitto.

Nel 2009 è stato stimato che la cintura di sicurezza ha salvato oltre 1 milione di vite.

Ogni riferimento alle case farmaceutiche e ai vaccini è puramente voluto.