Buongiorno…
– N’giorno…
– Ma, cosa mangi?
– La pizza di ieri sera.
– Ma sono le otto del mattino! Ma che schifo!
– Tu non capisci proprio un cazzo.
– Io non capisco un cazzo? E tu che fai colazione con la pizza sei un genio? Un caffè? Un latte e biscotti come tutti?
– Vedi che non cogli la poesia? La pizza la mattina è un’azione simbolica, un atto di romanticismo, uno degli ultimi atti di romanticismo che la società ci permette di compiere. La pizza non la devi considerare solo un alimento, la pizza è una metafora, la pizza è quella donna che ti entra in casa quando non sai cosa fare, sei gettato sul divano, troppo pigro per qualunque cosa, una donna che chiami e risponde subito, che arriva esattamente come tu l’hai voluta, con le caratteristiche che sono i tuoi desideri, che ti si siede sulle gambe, ti fa compagnia sul divano, si lascia fare di tutto, come una vecchia amica che conosce a memoria i tuoi gusti e sa quello che ti piace. Tu la divori, la possiedi e quando ne hai abbastanza chiudi il cartone, la metti a dormire e fai altrettanto al suo fianco. Poi, la mattina dopo, ti svegli e la guardi e lei sta lì ancora con gli occhi chiusi, così bella che non puoi lasciarla in pace, la devi svegliare, allora fai quella cosa che riesce solo con le avventure da una notte e via, ti svegli e fai l’amore e te ne freghi se è sudata e non vi siete fatti la doccia e non vi siete lavati i denti. Sai che devi farci l’amore subito perché poi sarà troppo tardi e arriverà il pranzo e ti sarai distratto e lei ne approfitterà per rivestirsi e andarsene via dalla porta sul retro, senza darti una seconda occasione. Devi possederla di nuovo, darle solo un altro morso, sentire che è stata reale, non un fantastico sogno. Hai capito?
– Tu hai veramente bisogno di una ragazza.
– Si, però crudo e mascarpone.

“I più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le loro bambole che svestono e rivestono, girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso i dolci, e quando infine riescono a ottenere quanto desiderano, lo divorano a piena bocca gridando: “Ancora!”.”

Johann Wolfgang Goethe