Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr. zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!” storia di una generazione

“Mi suona il cellulare; leggo il nome sullo schermo e rispondo: «Sì, pronto?»
«Pronto, buonasera, senta, la chiamo dal cellulare di mia moglie, dice che spesso riceve chiamate dal suo numero…»
«Sì…»
«Niente, volevo sapere: ma lei è un privato o un azienda?»
«Sono un privato.»
«Ma lei riconosce questo numero? 338…87…91244…»
«Sì, lo riconosco…»
«Lo riconosce?»
«Sì, è il numero di mia madre.»
«No guardi, non è possibile, come può essere il numero di sua madre se è il numero di mia moglie…»
«Si vede che sua moglie è mia madre.»
«Scusi… come fa mia moglie a essere sua madre?»
«Papà sei un rincoglionito.»
«…Filippo?»”   via nonnocelso

“Il presidente del Consiglio regionale del Lazio (Renata Polverini) ha uno stipendio lordo mensile entusiasmante (ovviamente valeva anche nella precedente legislatura): 20.958 euro lordi mensili. Sono 251 mila euro all’anno, poco meno di Barack Obama (275 mila euro). Tra l’altro non va malissimo anche ai due vicepresidenti del Consiglio regionale, Bruno Astorre (Pd) e Raffaele D’Ambrosio (Udc): 20.178 euro lordi mensili.”

una grande regione piena di oppurtinità, vieni anche tu nel Lazio (via solodascavare)

cosi li guadagna?