<Sai, dobbiamo andare e non fermarci finchè non arriviamo.

-Per andare dove amico?

-Non lo so. ma dobbiamo andare>.

Vieni qui”.
“Puoi ripeterlo, per favore?”
“Vieni qui”.

E’ una preghiera, un sussurro, un sospiro.
C’è tutto un mondo, in quel “vieni qui”.

Vieni qui che voglio stringerti, vieni qui da me. Vieni qui e dimenticati del mondo, delle notti che spaventano per quanto sono lunghe, delle canzoni che allargano le ferite, dei sogni morti e di quelli rotti, della speranza che non hai più, delle persone che non sono rimaste e di quelle che non se ne vogliono andare. Vieni qui, vedi, io non ti farò mai male. Neanche volendo, neanche potendo.

Vieni qui, io non me ne vado. Vieni qui, chiudi gli occhi e spegni il rumore, ci penso io a portarti via.

Vieni qui, non hai bisogno di guardare per andar dritto per la tua strada, ci sono io, ci sono io che guardo per te. Ci sono io.

 allora vieni qui, vieni qui se ti fidi. Vieni qui e io prometto di pensarti quando saremo lontani, prometto di chiamarti solo per dirti che mi manchi da impazzire, prometto di restar sveglio a guardarti dormire quando tornerai bambino e avrai di nuovo paura dei mostri nell’armadio. Vieni qui, prometto di ricordarti così come sei, così come ti ho conosciuto, prometto di non dimenticare il modo in cui ridi, prometto di portarti dentro ovunque andrò.

Lo vedi? Ti stringo e tremo.

Vieni qui, posa la testa sul mio petto e respira con me.