La letteratura si è sempre occupata dell’amore  e della morte. Per non dire che la storia della filosofia inizia con l’esempio più consueto di premessa maggiore di un sillogismo : <tutti gli uomni sono mortali>. Il problema mi pare un altro, e forse dipende dal fatto che oggi si leggono meno libri: noi contemporanei siamo divenuti incapaci di vemire a patti con la morte. Le religioni, i miti, i riti antichi ci rendevano la morte, seppur sempre terribile, familiare.  Ci abituavano ad accetarla le grandi celebrazioni funebri, gli urli delle prefiche, le grandi messe da requiem.  Don Bosco ,Il Padre buono, che faceva giocare i bambini. Egli ci ricordava sempreche non sappiamo dove ci sorprenderà la morte-se nel nostro letto, per strada, una vena rotta, un fulmine, un terremoto, una febbre, una piaga, appena finito di leggere. Da qui la necesssità di praticare l’esercizio della Buona morte :<Quando i miei piedi immobili mi avvertiranno che la mia acrriera è presssso a finire…Quando le mie mani tremule e intorpidite non potranno più stringervi…. Quando i miei occhi offuscati e stravolti dall’orror della morte imminente… Quando le mie guance pallide e livide inspireranno agli astanti la compassione e il terrore, e i miei capelli bagnati dal sudor della morte, sollevandosi sulla mia testa annunzieranno prossimo il mio fine…Quando avrò perduto tutti i miei sensi… misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Puro sadismo si dirà. Ma la morte si consuma lontano da noi in ospedale, che di solito non si segue più il feretro al cimitero, che i morti non li vediamo più. Anzi, ne vediamo continuamente che schizzano continuamente brandelli di cervello sui finestrini dei taxi, saltano in aria, si sfragellano sui marciapiedi, cadano in fondo al mare coi piedi in cubo di cemento. Ma questi sono attori. La morte è uno spettacolo, persino nei casi in cui i media ci raccontano della ragazza realmente uccisa dal serial Killer. Non vediamo il cadavere perchè sarebbe un modo per farci ricordare la morte. Ci fanno vedere gli a mici e i parenti piangere, e con un sadismo ben peggiore suonano alla porta della madrepr chiederle :<Cosa ha provato quando hanno ucciso sua fiaglia?>. Non si mette in scena la morte, bensì l’amicizia e il dolore materno che ci toccano in modo meno violento. Così la scomparsa ella morte dal nostro orrizonte di esperienza immediato ci renderà molto più terrorizzatiquamdo il momento si approssimerà.