Quella notte mi destai di soprassalto convinto si trattasse di un incubo. Ma la notizia era drammaticamente vera : quasi 4000 persone, a bordo di una nave italiana, erano in balia  del mare in una notte invernale. E il mare perdona raramente l’imprudenza. Immediate emersero le responsabilità : eufemisticamente lo chiameremo errore umano, dato che non spetta a noi emettere sentenze. Vero che nella vicenda tragica-mpoteva andare assaipeggio-emersero immediati protagonisti e comprimari, codardi ed eroi, cuori di ghiaccio e anime devote. Perdonatemi il paragone.. ma sembrava il palcoscenico di una sin troppo cruda commedia all’italiana del dopoguerra. Se la notizia diffusa nella notte mi parve un incubo, immagino cosa dovette sembrare a un paese che si destò all’improvviso che si destò dal placido letyargo invernale dell’isola, col colosso che incombeva morente. E la gente corse, raccatò coperte e giubbotti, abbracciò per riscaldare, aprì case e chiese, preparò sorrisi e caffècaldo, perchè c’erano naufraghi treemanti di paura e di freddo. Non so se ricordate il contesto generale, dato che spesso viene soverchaito dal peso della notizia, ma  l’Italia , la nostra bella Italia, era anche lei a un passo dallo scoglio delle Scole, prossima al baratro letale. I titoli canzonatori sui giornali stranieri si sprecarono e l’immagine della Concordia “inclinata” furono utilizzate per dipingere la nostra gente come l’ennesima macchietta. Alllora frememmo di rabbia ma, diciamolo tra noi, non avevano torto. Oltre che con pizza, mandolino, mafia,  pomodoro, ci canzonarono anche col ritornello :  <Torni a bordo cazzo!>.

Se a distanza di un anno dovessi tirare le somme di quei giorni bui, direi che a bordo stiamo risalendo. Con fatica. Lungo una biscaglina incerta e traballante. Ci siamo assicurati con delle cinghie più strette in vita, abbiamo lavorato sodo per rimettere la nave in rotta. Il disastro era grande, il relitto peante, non era facile riportarlo al gallegiamento. La nave è ancora inclinata, ma incomincia a raddrizzarsi, lentamente. per terminare è necessario la forza di tutti . Affinchè nessuno si azzardi più a ridere dei nostri sforzi e delle nostre capacità. E si possa dire : <Siamo a bordo, cazzo !>.