E’ stata data come una notizia dell’Italia minore : dopo la politica, dopo gli esteri, dopo i vari dibattiti. E’ la notizia più importante forse. La storia di WALTER BEVILACQUA, un pastore. Si sa poco di lui se non quel che raccontano le sorelle e che qualche cronista ha riportato. C’è la sua foto : un pò stempiato, sguardo maloinconico. Sembra un soggetto di de Riberta, lo Spagnoletto. Walter era un pastore in Val d’Ossola, che ha vissuto tutta la vita allevando animali con i suoi cicli l’alba, la notte, la primavera, l’inverno a decretare le logiche con cui vivere. Si ammala ai renie inizia un calvario di dialisi, ma continua a lavorare. La sua unica salvezza è un trapianto. E un gioirno arriva questa posssibilità : arrivano i reni per lui. Ma quello che fa quest’uomo è rinunciarvi. Rinuncia ai reni perchè non ha famiglia. Ha 68 anni e non ha figli. Vuole lasciarli a persone che hanno bambini, che hanno una famiglia, che sono più giovani. Walter SCEGLIE la vita e la morte per se.  E lo fa con la scelta di chi conosce le regole della natura, di chi ha visto queste regole : gli agnelli che nascono, il vecchio montone che si fa da partequando non puo più dare vita. Regole spietate e chiare della natura, che però lui affrontacon coraggio poetico : quello che rinuncia , che forse la natura non conosce come scelta ma solo come istinto, dovere. Lui invece quella rinuncia la sceglie. In queste ore di dibattito eletttorale sulla famiglia , Wlater è un uomo che con il suo gesto ha dato la definizione che più mi piace di famiglia. In realta non ha pronunciato nessuna parola in tal senso. Ha solo agito e la sua azione non avrebbe fatto notizia se non l’avesse data il parroco del paese. Walter ha dato la migliore definizione di famiglia perchè si è fatto da parte perchè la vita continuasse : per la vita, per far vivere meglio chi costruisce vita. Uomo.donna, uomo-uomo, donna.donna, sikgle con figli, risposati, famiglie allargate, : gruppo di persone che allevano la vita. Senza una codificazione precisa. Il suo gesto si legge così : mentre tutti cercano di codificare il bene per il bambino, il bene per la famiglia, c’è stato un pastore che si è fato da parte senza neanche sapèere a chi andassero i reni che erano per lui. Quando la scelta individuale diventa coraggio per chi osserva questo coraggio; diventa motivo di comprensione. Si comprende attraverso la morte di quest’uomo, che rinuncia al trapianto pur sapendo di morire, quanto si possa amare l’esistenza del vivere al punto tale di riconoscere la propria vita  già abbastanza, già un cammino importante fatto. Un ragionamento coraggioso e profondo come solo un pastore poteva fare. Credo ci abbia insegnato qaulcosa che non conoscevamo e che forse non comprendiamo fino in fondo.