Immagine (153)

 

Il corpo  delle donne serve anche a questo: arivelare l’ottusità di alcuni uomini: Michelle Obama è una signora dal formidabile talento politico ed è considerata la principale artefice della rielezioe del marito alla presidenza. Per denigrarla alcuni suoi avversari si stanno impegnando  non a criticare le sue scelte o le sue opinioni ma il suo sedere. Un deputato repubblicano lo ha acccusato di essere “un posteriore enorme”, un conduttore radiofonico lo ha bollato come un “culone”, un allenatore dell’Alabama “un deretano da gorilla grassa”. della first lady questi suoi detrattori non vogliono discutere nè il ruolo, nè i comportamenti, preferiscono tentare di delegittimarla accanendosi sulla sua anatomia, paraltro apprezzata da molti, e addebitandole come colpe imperdonabili forme considerate imperfette. Ma il tentativo di far retrocedere una delle figure più influenti dell’America contemporanea giù giù nel sottoscala della massima irrilevanza femminile, quello dove le donne vengono misurate solo in centimetri, appare un operazione non solo estremamente fastidiosa ma anche insensata.  In passato nessuno ha emesso  bocciature sulla morfologia delle natiche dell’ex cancelliere helmut Kohl, di sicuro assai imperfette se confrontate con le rotondità di un Roberto Bolle, ma c’è chi si è esercitato in spericolate battute sulla Merkel. A scegliere il corpo delle donne, anche e sprattutto delle donne di potere,  come palestra per sentenze lanciate da virili imprudenze, di solito sono anziani analfabeti della parità. Sul tema però si esibiscono anche analfabeti di ritorno. A volte volte si tratta di giovni spaventati che nell’immagine delle donne a una dimensione, quella della carne, anzi della bistecca, cercano un rifugioper le loro insicurezze. Ma i corpi femminili stanno diventando corpi contundenti. Usarli come bersaglio per sberleffi dettati da un estetica da strapazzo è controproducente. nella loro sgangherata scempiaggine infatti questi giudizi denunciano vistosamente solo la penosa inadeguatezza di chi li pronuncia.