La traversata a nuoto dello stretto di Messina ebbe come ricorderete un eco planetario. A memoria d’uomo mai comico aveva osato tanto. Un coraggio da leone (marino) una resistenza di ferro, una spavalderia omerica. Il nome di Beppe Grillo sulla bocca di tutti, dalla Trinacria al varesotto, dalla Pszta alla Patagonia, dalla Manzanarre al reno, dagli Appennini alle Ande, ed anche oltre. Il suo eroico gesto degno della penna di Erodoto di Travaglio è sulla bocca di tutti. Le elezioni che hanno visto il gran tonfo dello spocchioso Monti, che nessuno salvo lui stesso, prende più sul serio,  l’effimera e patetica vittoria di Pirro del leader democratico piacentino, la rimonta del cavaliere anche se imprevista. Un trionfatore : Grillo e i suoi 8 milioni di grillini che entreranno nelle nostre case per farsi conoscere in nome del Vaffan. Non si parla che di lui, che non parla con nessuno o solo con lo stempiato Casaleggio, che passa per essere il suo guru, e con la stampa straniera, inca e circassa compresa. Il pallino è passato ai grillini e l’apollineo  Bersani è rimasto con palmo di naso e il cerino in mano. Quello che succederà non sappiamo e, con l’aria che tira preferiamo non saperlo. Quello che, invece, sappiamo, e questo lo sappiamo con sicurezza, è che  il comico ormai universale sta organizzando la MARCIA su Roma, il suo 28 ottobre, sulle orme di quello littorio del 1922. Sa che il suo non è un esercito come lo sapeva Mussolini, ma un orda con una gran voglia non solo di riformare le istituzioni, ma anche di fare bisboccia e agitare cartelli da suburra, intonare  canti goliardici, recitare gag da avanspettacolo. In una discarica, come la vecchia casta politica ha ridotto l’Italia, tutto fa brodo. E Grillo fa bene a inzupparci il suo pane casareccio.

(continua)