]”Tra le cause ufficiali del disastro è attribuito un ruolo significativo alla nebbia che quella sera secondo alcuni gravava sulla zona. I magistrati si sono espressi in favore del cosiddetto fenomeno della nebbia da avvezione, che può provocare la formazione repentina di un banco, anche molto fitto e localizzato, a causa della discesa di aria calda e umida sulla superficie fredda del mare. Il banco di nebbia sarebbe calato all’improvviso sul tratto di mare circostante all’Agip Abruzzo, impedendo al Moby Prince di individuare correttamente la petroliera. La testimonianza dell’unico sopravvissuto nel corso del processo di I° grado viene assunta, unitamente al parere della maggior parte dei consulenti tecnici, dai giudici del Tribunale di Livorno, che scrivono
« …Conclusiva e risolvente in ordine alla presenza di nebbia oscurante la petroliera è infine la deposizione del mozzo Bertrand Alessio (cfr. verbale di udienza 31/10/1996) il quale (sine causa qualificato in un’arringa “losco personaggio”, cui può solo “imputarsi” di essere l’unico sopravvissuto e che non risulta proprio aver mai mentito) ha riferito di aver dopo l’impatto incontrato nel corridoio cabine passeggeri il timoniere Padula che gli disse: “c’era la nebbia e siamo andati contro un’altra nave”… »
[18]
Secondo i figli del comandante Chessa, costituitisi in associazione, esistono tuttavia alcuni elementi che fanno dubitare sulla effettiva presenza di condizioni di scarsa visibilità. In un filmato amatoriale trasmesso dal Tg1 all’epoca dei fatti, sembra evidente che la visibilità nel porto fosse quantomeno buona[6]. L’ipotesi della nebbia è stata comunque smentita da varie testimonianze tra cui quella rilasciata in tribunale dal capitano della Guardia di Finanza Cesare Gentile. A capo di una motovedetta dei soccorritori uscita dal porto di Livorno intorno alle 22:35 ha dichiarato che “in quel momento c’era bellissimo tempo, il mare calmissimo e una visibilità meravigliosa”.[6]”

— Moby Prince was an Italian ferry owned by Navarma Lines(todayMoby Lines ) which crashed near Livorno on April 10, 1991. On April 10, 1991, at 22:23, the ship collided with the oil tanker Agip Abruzzo in Livorno harbour and it caught fire killing 140 people. Not all the deaths were caused by the fire; it has been reported that a large portion of the victims died intoxicated by massive toxic inhalations, while they were gathered in the main internal room of the ship. The operations of rescue were managed badly; the may day sent from the Moby Prince, very weak, was not apparently heard by the radar officers of Livorno. The rescue teams were deployed only on the Agip Abruzzo. Initially the commander of Agip Abruzzo thought that the ship hit was a barge, and also said to the rescuers “Not to confuse our ship with that one”. Only some volunteers managed to approach the ferry, rescuing only a single survivor, a mariner from Naples. Despite this mariner reporting that there were still survivors on the burning ferry, nobody climbed on the wreck to rescue them. When the rescuers entered the wreck the following morning, they found only dead bodies. Initially the crash was attributed to a very thick fog, but some amateur video footage excluded this possibility. (via ilterzouomo)

“Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda.” poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa.”

La Bonino? Molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) alla campagna contro le trattenute sindacali in busta paga. Per non parlare del via libera alle guerre camuffate da “missioni di pace” in ex Jugoslavia, Afghanistan e Irak. E soprattutto della giustizia: separazione delle carriere fra giudici e pm, amnistia, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, responsabilità civile delle toghe e no all’autorizzazione all’arresto per parlamentari accusati di gravi reati: perfino Cosentino, imputato per camorra.

Alle meritorie campagne contro il finanziamento pubblico dei partiti, fa da contrappunto la contraddizione dei soldi pubblici sempre chiesti e incassati per Radio Radicale. Nel 2010 poi, la Bonino fece da sponda all’editto di B.contro Annozero: il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle amministrative.

Con tutto il rispetto per la persona, di questi errori politici è forse il caso di tenere e chiedere conto.