“[…]La cosa più inquietante della bolla mediatica del femminicidio è che certifica come probabilmente per la prima volta l’universo politico di sinistra abbia sdoganato, con una nonchalance che fa venire i brividi, le strategie comunicative tipiche della destra conservatrice. Ha portato avanti sui giornali e sulle televisioni la rappresentazione di un fenomeno sociale come emergenza in crescita esponenziale in totale spregio dei dati reali e, cosa ancora più grave, ha avallato un ricatto morale per cui chi chiedeva realmente conto di questa bolla mediatica si schierava automaticamente sul lato degli uomini che compiono violenza sulle donne. Ancora una volta: un’equazione inaccettabile. Compito di una sinistra che possa dirsi tale non è solo portare avanti i suoi valori (come ad esempio la parità fra i sessi) ma farlo anche attraverso un dibattito pubblico che rispetti i requisiti di verità dei dati e di dialogo fra le parti, accetti il confronto e si muova sulle ali di una ragione (sfaccettata, multiforme e composita) e non su quelle dell’emozione che cancella il dibattito e la realtà dei fatti per sostituirli con slogan emozionali (apparentemente condivisibili) ma che nascondono pesanti contraddizioni; comportamento questo che è sempre stato prerogativa delle destre da quando esistono le democrazie di massa. Nel caso specifico della bolla del femminicidio le gravi contraddizioni nascoste sotto l’ondata di emozione sono state: L’indifferenza verso i dati e la confusione dei piani del discorso. Non esiste alcuna emergenza omicidi femminili, e sotto il cappello di “femminicidio” è finito di tutto e di più. Una confusione informativa inaccettabile e controproducente, che finisce per non restituire un quadro reale di un fenomeno pur non avendo il carattere dell’emergenza, è grave e va affrontato. Le soluzioni proposte. Un’aggravante che si applichi esclusivamente alle vittime donne sarebbe palesemente anticostituzionale. Che in pochi si siano alzati per dirlo è spiegabile con il timore dell’ostracismo che genera la narrazione d’emergenza in chi la riconosce come tale, oltre che con il fatto che molti dei soggetti che influenzano l’opinione pubblica approfondiscono molto poco gli argomenti di cui si occupano. È molto più comodo avallare la tendenza dominante, consegnare il pezzo e andare a giocare a tennis con gli amici. Che la sinistra possa cadere mani e piedi dentro una narrazione d’emergenza con tratti così populistici e falsificanti lo si può spiegare solo in due modi Il populismo è diventato la forma primaria del dibattito pubblico nel nostro paese, grazie soprattutto alle nuove tecnologie che fondono in maniera inscindibile e pervicace le emozioni con le argomentazioni politiche. La storia ci ha già insegnato dove porta la sovrapposizione sistematica di questi piani, ma sembriamo non aver imparato granché. Molti esponenti della sinistra (sulla destra stendiamo un velo pietoso), e mi duole dirlo soprattutto quelli più giovani, non sembrano avere la forma mentis necessaria per affrontare problemi complessi e snidare la semplificazione là dove si annida: nella comunicazione virale. Esemplare da questo punto di vista è stata la sonora lezione impartita da Rodotà (fino al giorno precedente idolo degli attivisti) alla Boldrini sul tema della censura del web, un altro argomento affrontato attraverso una narrazione dell’emergenza, e perciò a cazzo di cane. Rodotà, uomo anziano e quindi come spesso capita in possesso di un solido apparato interpretativo, ha spiegato candidamente alla Boldrini che le leggi sulla diffamazione sono più che sufficienti, tutto sta nell’applicarle. Ogni tanto emergono nel dibattito questi vecchi che hanno ancora la lucidità, la calma e l’autorità per dire: “Ragazzi, staccatevi da twitter e vedete di ragione con freddezza, stiamo parlando di leggi dello Stato, non di gattini che suonano il piano su youtube”. […]”

“FEMMINICIDIO”, LA BOLLA MEDIATICA DI ULTIMA GENERAZIONE (Deconstructing Italy 01)

da leggere tutto, assolutamente