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il vizio maggiore è la mancanza di carattere. Non l’abbiamo, salvo eccezioni, mai avuto, e una ragione c’è.  Siamo stati per secoli non cittadini, ma sudditi. Sudditi di due padroni : gli stranieri e la chiesa. Dalla caduta dell’impero romano, dalla deposizione di Romolo Augustolo nel 476 dopo Cristo, siamo stati tutti al servizio di tutti : ostrogoto, visigoti, longobardi, franchi, tedeschi, francesi, austriaci. Per sbarcare il lunario abbiamo dovuto piegare la testa, la schiena le ginocchia, adottandone i costumi e recependone il pensiero. E questo per vivere in pace o averne almeno, l’illusione. Abbiamo rinunciato alle nostre idee e ai nostri ideali  e ci siamo battuti solo per la nostra sopravvivenza. Chi porta il cervello all’ammasso non ha cervello. Altro vizio è la mancanza di senso civico, frutto della mancanza di quello dello stato. Ma noi questo non l’abbiamo mai avuto o l’abbiamo avuto tardi. dato che non gli italiani han fatto l’Italia. Ma un èlite piemontese ispirata dal genio politico del conte Camillo Benso di Cavour. Il popolo sicuramente non ne faceva parte, circa 30 milioni di persone , di cui all’80 per cento analfabeta non sapeva cosa fosse. era troppo occupato a legare il pranzo con la cena e a non farsi dissanguare dalle gabelle. L’unità d’Italia fu fatta da pochi. sulle spalle e sulla testa degli italiani.

Altra magagna. Se sulla carta, ma solo sulla carta, siamo quasi tutti cattolici, in realtà più che in Dio crediamo nei santi, san Gennaro, san Cirillo, san Crispino, santa Rita, santa Caterina, Ma ad una condizione : che facciano il miracolo. Ma non al nostro vicino di casa o al nostro collega di ufficio : a noi. E ce lo facciano subito. Non abbiamo fede, quella vera, quella che ci fa affrontare con coraggio il dolore e con dignità la morte. siamo superstiziosi, e l’idea di sederci a tavola in 13 ci spaventa più di un plotone di esecuzione. Un gatto nero più di un serial killer. Privi come siamo(e abbiamo visto perché) di senso civico, ci sentiamo individualisti perché attraversiamo col rosso, calpestiamo le aiuole, non raccogliamo i bisogni del nostro cane.  un equivoco duro a morire. Siamo, delle pecore anarchiche che appena possono fuggono dal gregge e cercano un padrone che gli dia più mangime. E le virtù? Nell’arte di arrangiarsi, nella versione levantina e bizantina del pragmatismo anglosassone, siamo maestri. Nell’emergenza quella seria siamo solidali. Abbiamo intelligenza e fantasia, di cui non sempre ne facciamo buon uso. Amiamo l’Italia, a dispetto dei doveri che ci impone.