Alle superiori avevo i capelli lunghi, facevo il rappresentante d’istituto, guidavo le assemblee, sparavo stronzate, le ragazze scrivevano il mio nome sui muri, mi gasavo, gridavo ancora di più alla rivoluzione, a pausa un kinder bueno e poi si occupava. Ora dei capelli lunghi neanche più l’ombra, quando passo la mano attraverso i superstiti sento ancora le grida di cambiamento che pronunciavamo nella palestra.
Occupiamo! Occupiamo! Occupiamo!
200 lire per chiamare mamma e dire che stanotte non si torna a casa. Speriamo che a scuola ci resti anche quella della 3aB. Mi torna in mente e, con lo stesso spirito di allora, mi alzo e vado in bagno. Mi chiudo dentro. Oggi ero in treno, Trento-Bolzano. La gente bussava “toc toc” e io da dentro urlavo “OCCUPATO! LA LOTTA NON FINISCE MAI!”
“Guardi che il bagno è di tutti! Se non esce chiamo il capotreno!”
“OCCUPATO! OCCUPATO! NON CI AVRETE MAI!”
“Signor Capotreno, è qui!”
“Lasciate fare a me, sarà un altro di quelli nati negli 80 che ancora non riesce a darsi pace. Ne troviamo dieci alla settimana in queste condizioni. Suvvia! Ragazzo! Apra! Non avete cambiato un cazzo con le vostre rivoluzioni, è ora che impariate ad accettarlo!”
Il treno arriva in stazione, apro la porta, esco dal bagno con lo sguardo fiero e rivolto al futuro. Dietro di me, una fila di persone se la sono quasi fatta addosso, ma hanno imparato una lezione. (yomo)

Era il 1995, la trasmissione di Santoro si chiamava “Tempo reale”. Parlava il leader di Forza Italia. Per sostenere che “un condannato in via definitiva deve avere il buongusto di mettersi da parte.