polveredidrago:

Oggi sono andata all’ASL della mia città a rinnovare la tessera sanitaria. Allo sportello dopo il mio c’era un’impiegata (che se sapessi il nome lo scriverei qui in stampatello) che stava sbrigando delle pratiche per un uomo di colore che, era evidente, aveva dei problemi con l’italiano. La suddetta, spazientita dalla difficile comunicazione, gli ha urlato: Non capisci l’italiano! Non capisci l’inglese! Non capisci nulla! Torna al tuo paese! Cosa sei qua a fare!? La prossima volta torna con qualcuno che capisca l’italiano!!!

Non si tratta di gentilezza o essere trattati con i guanti bianchi, credo che nessuno lo pretenda da una cafona come quella; si tratta bensì di rispetto, che sono convinta che sia dovuto a tutti, anche all’impiegata perché non è colpa sua se è razzista, ignorante, incivile e stronza. Il rispetto è dovuto anche alle sue colleghe che non facevano altro che ridere.

E soprattutto mi sono ricordata che bisogna rispettare tutti quando volevo dirle “sei una troia”, ma poi ho pensato che qualche troia nei paraggi si sarebbe potuta offendere.

La maleducazione non ha nazione nè colore. Detto questo la conoscenza e la comprensione della lingua di un Paese ospitante – o di una lingua parlata a livello internazionale – è necessario in primis come strumento di tutela della persona. E lo dico da cittadino circondato da italiani che non sanno esprimersi in italiano (figuriamoci in inglese o altra lingua straniera)

fortunatamente mi calmo con la musica