Caro Diego (non so il tuo vero nome, scelgo il nome del mio amico di infanzia, perché anche lui per altre ragioni sta dove stai tu ora),

tre secondi. Meno di tre secondi ti ci sono voluti per toccare terra da quel balcone, ponendo fine a tutto. So che avevi quattordici anni ed eri omosessuale, ti sentivi emarginato e non sopportavi gli scherzi pieni di cattiveria dei tuoi compagni. Così, in un caldo giorno di agosto, hai deciso di scavalcare quel balcone e buttarti di sotto.

Molti (quelli che hanno il dito sempre pronto) puntano l’indice contro questo o quello per trovare un colpevole: “è colpa degli amici, i bambini a quell’età sono cattivi”, “è colpa della società, ci vuole una legge contro l’omofobia!”, “è colpa della Chiesa, che condanna gli omosessuali a essere vittime dell’odio”, “ma i genitori dov’erano?”.

Io invece, caro Diego, penso che sia colpa mia perché non ho mai fatto nulla per evitare che cose così assurde succedano. Penso che se solo avessi scritto queste righe prima, magari le avresti lette, mi avresti contattato e magari saremmo diventati amici. Ti avrei spiegato che 14 anni non è una bella età per morire! Ti avrei raccontato che anche io, e tantissimi altri, alla tua età abbiamo subito gli stessi scherzi dai compagni di classe, le stesse battute cattive dagli “amici”. Anche io ho visto le gomitate complici e carnefici degli altri, gli indici puntati e anche io ho sentito gli appellativi beceri, gli insulti: frocio, checca, buliccio. O peggio. Chiamavano diverso anche me, anche io ero lo zimbello di tutti. E la cosa continua tuttora, qualche volta, per fortuna molto raramente.

Però ti avrei anche detto che quella è gente ignorante, che il mondo è pieno di altre persone, gente meravigliosa che sa apprezzarti per quello che sei, qualcuno arrivando perfino ad amarti. Che ci sono un sacco di cose da fare e posti da vedere, un sacco di ragazzi da conoscere, qualcuno da baciare, qualcuno di cui innamorarsi. E con cui fare l’amore magari su una spiaggia deserta nella notte di San Lorenzo mentre segreti desideri vengono espressi racchiusi in un autentico abbraccio. E ti avrei spiegato che tutto questo è normale, che i tuoi amici fanno le stesse cose, solo che loro le fanno con le ragazze. Anche loro hanno un sacco di ragazze da conoscere, qualcuna da baciare, qualcuna di cui innamorarsi. E con cui fare l’amore magari su una spiaggia deserta nella notte di san Lorenzo mentre gli stessi desideri vengono espressi racchiusi nello stesso autentico abbraccio.

E poi caro Diego, ti avrei detto che da qualche parte in questo mondo meraviglioso c’è lui, il tuo Mister Right, quello capace di farti perdere la testa. E ti avrei spiegato che, il giorno in cui lo incontri, non devi assolutamente fartelo scappare, ma te lo devi tenere ben stretto e fare di tutto per stare insieme a lui, perché di tutti i sacrifici che farai, ne sarà sempre valsa la pena. Si chiama AMORE! Ti avrei anche augurato, come battuta, di trovarne uno comunitario perché il mio Mr. Right era nascosto in Brasile e per poter vivere con lui nel mio paese ho dovuto fare i salti mortali con la burocrazia dell’immigrazione. E sai perché? Perché siamo italiani e a noi non è dato di sposare chi ci pare, nemmeno possiamo registrarci come coppia di fatto, e quindi avere un semplice permesso di soggiorno, per vivere e amarci nel paese dove siamo nati.

Ecco questa non è esattamente la stessa cosa dei tuoi amici eterosessuali, i quali, se si innamorano di una brasiliana, loro, fortunati, possono vivere qui sposandola, noi no. Noi dobbiamo assumerli come domestici i nostri Mr Right, con mille difficoltà e pagare pure i contributi INPS! Ma tu prova a dire a un tuo amico etero che deve assumere la propria fidanzata come domestica se vuole vivere con lei!

È la legge che ci rende diversi, noi però siamo uguali agli altri, davvero, è solo che non abbiamo i loro diritti!

Ti avrei quindi spiegato caro Diego che purtroppo a noi è capitato di vivere nel terzo mondo dei diritti! Un paese bellissimo l’Italia, ma che lascia soli i suoi figli omosessuali, li abbandona vittime talvolta dell’odio e dell’ignoranza, unico paese dove l’omofobia non è ancora reato. Peggio di noi c’è solo l’Iran dove i gay vengono appesi alle gru, e la Russia dove in questi giorni dei ragazzi della tua età e perfino della mia, vengono TORTURATI da teste rasate, neonazisti, che esistono ancora nel 2013. Pensa che gli pisciano addosso perché pensano così di curarli e farli tornare (?) etero! Urinoterapia la chiamano!

Si, caro Diego siamo tornati al Medioevo! Come al Medioevo stanno i tuoi compagni che ti prendevano in giro.

L’Italia è ancora talmente nel Medioevo in fatto di diritti che addirittura si è fatta superare dal nuovo Papa che racconta l’amore di un Dio finalmente universale, per tutti, anche per gli omosessuali: “Chi sono io per giudicare un gay?”.

Ti avrei scritto queste righe solo per farti capire che non siamo soli, siamo uguali a tantissimi altri: medici, avvocati, panettieri, giornalisti, deputati, preti, suore, insegnanti, impiegati e segretarie.

Purtroppo te le ho scritte dopo quei maledetti 3 secondi e quindi non ti serviranno a nulla. Speriamo però che possano servire a qualche altro ragazzo che si sente emarginato e diverso o (mi illudo) che possa servire a riportare nel 2013 i nostri “amici” strappandoli dal Medioevo!

Ciao tesoro, perdonami per non essere arrivato in tempo. Saluta Diego

Filippo Twitter: @poni

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l’omofobia non è una fobia, perchè non hai paura: sei stronzo -Morgan Freeman

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