La differenza fra Germania (ma non solo…) e Italia si fa chiara soprattutto se si sottolineano quegli aspetti: là una visione strategica (e diffusamente condivisa da un elettorato piuttosto “consapevole” [della posta in gioco, del ruolo che può giocare la Germania in Europa e oltre, ecc.]) e qui l’incapacità di vedere al di là dell’oggi – giacché si preferisce scommettere sulla benevolenza del “potente” al cui servizio (reale o figurato) ci si pone. La visione strategica e di ampio respiro viene in secondo o addirittura in terzo piano, è l’ultima delle preoccupazioni. Sembra che in Italia ci si arrovelli in particolar modo per capire quale sia il “signore” (in senso feudale, appunto – anche se, oggi più di ieri, il “signore” può essere anche un gruppo di potere che eventualmente usa un singolo come “front man” -) al cui servizio è più conveniente porsi o alla cui “generosa guida” è preferibile affidarsi, con uno spirito cortigiano (e di “fazione” nell’accezione meno “moderna” possibile…) che non sembra cambiato molto nei contenuti e nei fini (tolto qualche inevitabile “aggiornamento ai tempi”) rispetto all’epoca delle corti rinascimentali. E se certi “intellettuali” (fra i quali oggi dobbiamo comprendere anche un buon numero di “tecnici” del diritto, dell’economia, ecc.) continuano qua e là a profondersi in lodi per il loro “signore” di riferimento (proprio come secoli fa…) anziché lavorare affinché si butti alle ortiche tutto il decrepito sistema tardo-feudale che ci circonda, si comprende quanto sia arduo sperare in un qualche “cambiamento endogeno”.

sb

run  papy  run  papy  run  e poi inciampa, dai