Com’era verde l’Italia al tempo di Giuliano Gemma. Un Italia in cui era possibile entrare a Cinecittà come stuntman e uscire non solo come attore, ma anche come delicato interprete di film d’autore come < il  Gattopardo>.  Era l’Italia energica  e vitale che produceva 300 film all’anno, e che sapeva imporre i suoi sogni al resto del mondo. Dopo il neorealismo e dopo Fellini, anche il cinema commerciale, divertente ma non corrivo, dei Valerii, del Leone, dei Tessori, seppe conquistare le platee di mezzo mondo. Ringo divenne celebre a Toronto come a Tokio, un eroe senza macchia senza paura e pure senza patria. E qualcosa valeva davvero, se ancora oggi uno come Tarantino lo prende a ispirazione. Era un Italia che sapeva affrontare il mondo a viso aperto senza timore, con sfacciataggine e un po di impudenza, sempre all’attacco mai in difesa. Un Italia che aveva saputo scippare il più grande mito americano : il Far West. E reinventarlo  secondo canoni mediterranei. Pianure spagnole e cowboy frusinati, eroi sporchi che mangino fagioli, pistoleri che bucano i dollari.  Un invenzione geniale come la 500 che permise a un genere in affanno di trovare altri vent’anni di vita. L’Italia dell’ingegno, della fantasia, dell’azzardo, sapeva fare anche questo. Con l’Italia di oggi rattrappita si se stessa, timorosa e insicura, Giuliano gemma che a 75 nuotava e giocava a tennis, c’entrava poco. La sua uscita di scena appare purtroppo come il crepuscolare declino di un  Italia che c’era fino a poco tempo fa. Ma ti giri per guardarla ed ecco, all’improvviso non c’è più.

letta3

Sulla crisi di governo non c’è niente da ridere

Quella del 2 ottobre non è stata una svolta storica. Tutt’altro.

Continua a leggere