Le sedie allineate e l’aria mesta assicurata dalle espressioni smunte dei politici coi volti parati a lutto e le pupille pronte alla commozione. La commedia , quella teatrale, ancor’oggi parte in scena Plauto e Terenzio, seppure rivisitati e adattati. Anche fuori dal palco il copione è lo stesso : le promesse, i discorsi per un futuro solidale privo di ragazzi annegati mentre inseguono l’ultima spiaggia. Mancherà forse l’acquisto di ville e la promessa di un casinò turistico scacciaguai a Lampedusa. Ma non manca il palcoscenico. I potenti neppure. Si dia inizio allo spettacolo quindi. Peccato che nella fretta, si siano dimenticati di far partecipare gli attori. Perché in un funerale il defunto è, per rispetto, affetto, solidarietà, il solo protagonista della funzione. E non altri. Grave dimenticanza direte, ma ci saranno almeno i parenti a colmare l’assenza col loro dolore. Nulla di tutto questo : i parenti possono solo ricevere notizie da un maxischermo piazzato all’interno della gabbia in cui sono rinchiusi. La prima fila della platea, oltre ai nostri baldi governanti nazionali, vedrà la presenza di personaggi di caratura internazionale, quegli stessi da cui quei poveri corpi senza nome fuggivano. Non so se vi è capitato di vedere le immagini del momento in cui i parenti dei defunti, esasperati, hanno forzato il cancello del centro di accoglienza e si sono riversati a Lampedusa, solo per farci capire che volevano almeno essere liberi di piangere. A sorvegliarli due nostri militari in mimetica che , appena i cardini sono saltati, si sono girati e hanno lasciato defluire le centinaia di parenti e amici esasperati . Quel modo, apprezzabile nella circostanza, è identico a quello della nazione . ti chiudo in gabbia, ti tratto come un delinquente in catene e, non appena darai in escandescenze e spezzerai le catene, mi girerò dall’altra parte e farò finta di niente, sbandierando che avevo ragione a trattarti come un delinquente che sei. Adesso i fari della ribalta sono spenti,  anche sull’isole dei Conigli è sera. Le barche tra poco batteranno il mare e tra i pescatori serpeggerà la stessa paura di ogni notte. Nei volli di stato che tornano da Agrigento non ci sarà il terrore di pescare un annegato ma si discuterà sulle parole più convenienti  pronunciate nel discorso solenne. Altri barconi della morte staranno sfidando il mare. Se davvero questo è il giorno della preghiera e del dolore, pregate per loro, potenti di ogni Paese. Pregate e agite perché quella gente trovi ristoro, diritto all’assistenza e civiltà. Fate un buon volo senza turbolenze.

alfano 23Il ministro dell’Interno è stato fischiato ad Agrigento al termine della
cerimonia di commemorazione delle 366 vittime del naufragio di Lampedusa.
“Assassini” ha gridato qualcuno. “Chi contesta vuole gli scafisti liberi” ha
risposto il vicepremier