Oggi niente politica, niente congresso di Vienna,  o conferenza del premier letta. Oggi niente frivole rievocazioni. Oggi vogliamo affrontare, sine ire et studio, come diceva il maestro Tacito, temi più alti, più nobili, più decisivi pr le sorti dell’umanità. Oggi vogliamo parlare di gambe femminili, su cui abbiamo in animo di scrivere un poderoso saggio che dia conto della loro evoluzione e della loro importanza. Ogni donna ha le sue gambe, e noi, rispettosi di ogni forma e consistenza di gambe, intendiamo qui rendere loro i dovuti  omaggi e onori.  Noi abbiamo un forte debole, un attrazione irresistibile per quelle dritte, non eccessivamente magre.. Esse esercitano su di noi un fascino magico, un turbamento magnetico. L’intreccio produce la più pruriginosa delle estasi. Nella loro filiforme sagoma c’è l’eros allo stato puro, a diciotto carati. Anzi a ventiquattro, La gamba segaligna, ha il grande e ineffabile pregio di essere agile,  svelta nell’incrociarsi  e nello svincolarsi. Può assumere  senza difficoltà qualunque posizione  anche le più acrobatiche, mettendo a dura prova quelle maschili.  C’è poi la falsa magra, che promette quello che non dà.  Una gamba elegante, rispettabile, da non sottovalutare, ma che comunque e meno elastica e più impacciata di quella relativamente magra. C’è la gamba solida, non abbastanza tornita, che rende più  complicato e meno incisivo il divino amplesso. Infine, a zampa di elefante, come quella di Martina, dalle dimensioni abnormi, fra la mxi mortadella e il paracarro.  in un afoso pomeriggio di agosto, Carlo, il quale si vantava di avere fra le dita delle mani quello che gli uomini, secondo lui avevano fra le dita dei piedi, Martina lo accolse nella sua casa in visita sul divano a gambe scoperte( due gambe simili a una pipeline) sudata , grassa gelatinosa. Carlo si tolse la giacca  e le fu sopra. Ma non le fu facile trovare la via maestra.

Carlo chiese : < Martina cara ,  ci sono?>

< Caro Carlo ci sei>

<Marti mia , mi senti?>

<Carlo mio amore, ti sento>

<Marti, ti credo sulla parola>

Fra le braccia della partner , accarezzate con sapienza le sue cosce, meglio se lunghe e asciutte, nivee o abbronzate, poco importa. Indugiate finchè l’estasi non vi strapperà a quel doveroso omaggio. Se avete la fortuna, ahimè, sempre più rara di imbattervi in una donna con calze e reggicalze guardatevi bene dal chiederle di liberarsene. E’ vero che le vostre dita avranno a disposizione un pascolo più angusto, ma quanto più soavemente, fra le sue feraci e fragranti  verzure, potrà vagare la vostra ariostesca fantasia.

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