Tre anni per non dimenticarne ventisette. Chi era bambino negli anni ottanta aveva solo sentito distrattamente ripetere <free Mandela>. Poi capita che ci si imbatte in un disco in levare degli Specials, inglesi devoti alla musica ska. E’ il 1984, e si sente uscire dagli altoparlanti dello stereo qualcosa come <free Nelson Mandela>. Ma chi è Mandela? Alle elementari negli anni ottanta non lo spiegano ancora.  E se il tuo eroe calcistico dell’epoca, Ruud Gullit, prima di indossare la maglia del Milan, /1987) sfodera una t-shirt con la scritta <stop apartheid) c’è anche da chiedersi che cosa sia l’apartheid. E ritorna Mandela, perché Gullit-siamo già alla fine del 1987-dedica la vittoria del pallone d’oro a quel Mandela lì che-hai scoperto nel frattempo- trascorre da 24 anni le sue giornate in carcere. La storia di Mandela inseguendo t-shirt con la sua faccia e i suoi slogan, libri, canzoni, film e qualche <illuminato> calciatore(ne esistono) è come un romanzo di formazione per chi ora ha superato la trentina. L’immagine di Mandela e la foto della storica stretta di mano con De Klerk, sono qualcosa che rimangono impresse nella mente, non solo perché passano e ripassano in te ma perché rappresentano quella linea d’ombra, che conduce al passaggio successivo delle età : l’adolescenza. Nel frattempo hai imparato che quell’uomo  lì, che sta sulle t-shirt e che viene citato sempre più spesso, è quello che ha reso possibile ciò che, fino a qualche anno prima, sembrava impossibile: che i neri abbiano gli stessi diritti dei bianchi e che, se eletti, abbiano anche il diritto e il dovere di governare un paese. Un ‘icona si, ma in carne ed ossa. Un ‘icona popolare, ma per una volta l’aggettivo non è usato al ribasso : si porta con sé invece un concetto di condizione globale. Ecco, sapere che lui c’era e che non viveva solo nelle magliette e in citazioni da infilare in discorsi  o scrivere sui diari   o su qualche muro, era un sollievo perché riusciva a racchiudere una visione del mondo che non è solo speranza di cambiamento. Ma è il  cambiamento stesso.

mandela