Chi ci ha portati sul ciglio dell’abisso? Chi ha fatto del vascello Italia una zattera della medusa, in balia dei venti, dei marosi, e di un debito da bancarotta, da libri in tribunale? Chi ha ridotto il Bel Paese a una discarica a cielo aperto, a un pozzo nero, a una greppia, a un trogolo? Chi? Lo sappiamo bene; bene conosciamo i nomi, i volti, gli avvisi di garanzia di magliari, marpioni, bucanieri che ci hanno ridotto in queste condizioni, che ci hanno messo in braghe di tela, in mutande, e ora ci stanno togliendo anche queste? Sono gli inquilini del Palazzo, i beneficiari della casta, degradata da decenni a cassa continua, da una folta cricca di profittatori e malversatori. Guardateli in faccia i nostri governanti, ascoltate quello che dicono,  le bugie che raccontano, le promesse che non mantengono, i giuramenti che tradiscono. Mi direte che non sono migliori di chi li ha votati, messi lì, non per profittare dei loro galloni e dei loro ruoli, ma per servire una sedicente nazione che, in assenza di uno stato in cui è rimasto un solo tutore, una sola sentinella,  Giorgio Napolitano ex comunista doc all’equilibrio pensa a se stesso e ai propri affari. Chi ha messo in ginocchio, chi ha mandato al tappeto un popolo già boccheggiante deve pagare, al più presto senza indulgenze, senza attenuanti remore e proroghe. Chi a riscosso mazzette, e tanti troppi, renda il maltolto e reciti il mea culpa dietro le sbarre. Ma non dimentichiamoci di quegli italiani, e sono milioni che per lustri non hanno fatto il loro dovere, hanno battuto la fiacca. Invece di starsene in ufficio a sbrigare pratiche andavano al bar o al supermercato. Non dimentichiamoci di chi per anni ha evaso le tasse e frodato lo stato, o quel che ne resta. Pensate ai falsi invalidi : al cieco che sfrecciava ai duecento all’ora in Yamaha, al sordo che dirigeva la banda del paese, allo zoppo che vinceva il torneo del cha-cha-cha o il valzer viennese. Come non mettere sotto processo la burocrazia oltre che la politica, che ha tollerato simulazioni così sfrontate, elusioni e trasgressioni così flagranti? Chi non ha fatturato riscuotendo profitti in nero, chi, insomma, ha contribuito allo sfascio non invochi perdono. Abbiamo assistito in pieno parlamento, dopo la caduta di Prodi, all’affettazione di una mortadella e al brindisi con spumante nazionale. Abbiamo assistito al tricolore sbeffeggiato, a cappi esibiti, a  fallici proclami “noi ce l’abbiamo duro” dei sedicenti eredi di Alberto da Giussano,  adottato da Umberto Bossi il padre de “il trota”. Ne abbiamo viste sentite subite di tutte i colori e ora siamo stufi. C’è un limite a tutto. Anche all’insipienza e alla acquiescenza, al caos e al casino. O tutti righiamo diritto o ci scaviamo la fossa. C’è un solo modo : assolvere bene e fino in fondo il nostro compito. Noi, pur con tutti i nostri difetti ed errori fatti ci sentiamo a posto con la nostra coscienza, e cerchiamo di fare bene l’unica cosa che sappiamo fare, o comunque al meglio. Il resto non conta. Lo stivale e a pezzi. E’ venuto il tempo dei ciabattini.

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