Il Natale odierno mi fa pensare a quelle anfore romane che ogni tanto i pescatori tirano fuori dal mare con le reti, tutte ricoperte di conchiglie e di incrostazioni marine , che le rendono irriconoscibili. Per ritrovarne la forma, bisogna togliere tutte le incrostazioni. Così il Natale. Per ritrovarne il significato bisognerebbe liberarlo da tutte le incrostazioni consumistiche, festaiole, abitudinarie, cerimoniose. Questo incipit  può sembrare troppo moralista? Allora confesso che non sono parole mie  né di un predicatore. Era nientemeno che Alberto Moravia a iniziare così anni fa un suo articolo natalizio per un noto quotidiano.  Certo il rituale laico di questa festa è spesso analogo ai cine-panettoni e ha come emblema luci al neon e vetrine colme. Tuttavia non si può ignorare che ora molta gente fatica persino ad allestire un pranzo natalizio degno di questo nome. Quante persone  nel giorno di Natale sono sole, dimenticate, davanti ad un telefono che non squilla perché non c’è più nessuno che non si ricorda di loro e al massimo possono parlare solo coi loro cari morti. VOLTAIRE DICEVA che le prediche sono come la spada di Carlo Magno, lunghe e piatte, perché i predicatori quello che non sanno darti in profondità ti danno in lunghezza. E l’aneddoto nei giorni di festa non manca mai, e quei pochi che lo leggeranno sapranno riflettere forse. Il signor Henry Kissinger, famoso segretario di stato americano, visitò lo zoo di Gerusalemme. Egli rimase stupefatto di fronte ad un leone accovacciato davanti ad un agnello che brucava  pacificamente. Si era forse avverata la profezia messianica secondo la quale il leone si sdraierà accanto all’agnello in perfetta armonia? <No- replicò il direttore dello zoo-in verità noi sostituiamo ogni giorno un nuovo agnello…..!!>.

 CHE LA FESTA CONTINUI

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia!

(M.Gandhi)