Era ora : i partiti, volenti o nolenti, più nolenti che volenti, dovranno rinunciare al finanziamento pubblico. E’ davvero una bella notizia, di quelle che fanno onore a una democrazia e che riscuotono il favore plebiscitario dell’opinione pubblica. Quando la notizia è stata annunciata mi sono sentito fiero di essere italiano. Poi mi hanno detto che l’abolizione non era contestuale all’annuncio, che bisognava avere pazienza fino al 2017.  A questo punto  ho messo insieme i miei pochi risparmi, sono entrato nel primo negozio di attrezzi agricoli e ho acquistato un forcone. Un forcone rozzo, dal manico robusto e dalle punte ben affilate. Alla prima occasione scenderò in piazza e guiderò il corteo dei sanculotti all’attacco delle bastiglie  del potere.  Questo governo come ogni governo democratico, ammesso che il nostro lo sia, non ha il diritto di scorbacchiarci, ma il dovere di amministrare la cosa pubblica che, essendo pubblica, è anche nostra.  Ma chi indegnamente ci rappresenta,  del popolo di cui ha ottenuto i consensi, s’infischia, s’infischia allegramente. Continua imperturbabile a fare quello che ha sempre fatto : niente o solo danni. Barricato per  lustri in una torre d’avorio, foderata di lamine auree, tempestate di brillanti, non si è accorto che è sprofondato in un buco nero, in un  marasma di rifiuti solidi, di cui non avverte più nemmeno il fetore, impregnato com’è dei suoi miasmi.  POI negli ultimi vent’anni, dopo tangentopoli, che doveva ripulire le stalle di Augia, la musica è ripresa sempre più stonata, trasformando in una greppia e in un trogolo lo stivale. Vent’anni buttati via in liti da suburra, in promesse non mantenute, in giuramenti traditi. nessuno ha onorato i propri impegni, occupato e preoccupato solo a prendere voti e a far bottino per se stesso e i propri cari.  Il paese è andato sempre più a rotoli e nessuna riforma seria è stata fatta.

si sa… all’inizio del nuovo anno si mette un po’ d’ordine buttando via la roba che non serve

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