Cum parole non si mantengono gli stati. così sentenziò nel ‘500 Niccolò Macchiavelli, il più geniale spregiudicato e pragmatico politico del suo tempo, maestro dei tiranni, mentore lucido e sagace dei governanti d’ogni epoca. Mussolini aveva divorato Il Principe,  Mao lo teneva sul comodino, Stalin aveva fatto tesoro dei suoi precetti. L’avevano letto anche Churchill Roosevelt e de Gaulle, perché la lezione del ” segretario fiorentino” resta la più cinica , la più inflessibile ma anche la sola che tenga conto di ciò che guida l’uomo nell’esercizio del potere: interessi e passioni. Niente ipocrisie nel suo spartano magistero, niente cedimenti al buonismo, nessuna pietas verso il nemico che resiste e poca, e oculata, verso quello che si arrende in attesa subdola e silente del riscatto, della revanche. La politica per Macchiavelli, non c’entra non la morale.  La prima appartiene alla sfera terrena e mondana, con le sue torbide astuzie,  le sue inconfessabili trame,  i suoi complotti e quella Ragion di Stato, segreta e terribile che  si alimenta di efferatezze e di lordure per difendere le istituzioni.  La seconda, la morale, ha una valenza etica, trascendente che ubbidisce alle voci della coscienza, ai principi durevoli dello spirito, che non tollera, rifiuta e condanna ogni forma di compromesso men che onorevole e di ambigue concessioni, che ne mettono a repentaglio e ne inficiano la credibilità e la rispettabilità.  Chi comanda deve saper comandare, mettendo in conto i rovesci della fortuna e i capricci del caso. deve saper dire si o no. Può anche in certi casi simulare e dissimulare, come il grande e astuto Mazarino primo ministro di Francia ai tempi della minorità di Luigi XIV futuro Re Sole. Ma, alla resa dei conti deve prendere posizione. L’opposto di quello che per quasi mezzo secolo hanno fatto i nostri governanti, navigati ed enigmatici professionisti di una politica degradata a manovre di corridoio, velleitari e pusillanimi, arroganti e intriganti. Governanti che hanno un nome e un cognome, un volto. Sedicenti statisti come Moro, Andreotti, De Mita, Scalfaro, Caparbiamente ligi al motto di Talleyrand : < Dio ha dato all’uomo la parola per meglio nascondere il pensiero>.  Fra gli affondatori della Prima Repubblica ci sono loro, ma anche nella seconda ci sono piccoli protagonisti che stanno facendo di peggio. Oggi le aule parlamentari si sono riempite di gaglioffi tuttofare che niente sapevano fare, di arrivisti senz’arte ne parte, di zoccole e zoccolette, arruffoni e lumaconi. Tutti a parlare senza dire nulla, ,tutti a sproloquiare di riforme, di diritti civili, di lavoro ai giovani, di cui “Lorsignori” (e li conosciamo bene) si strainfischiano. hanno a cuore solo i loro guiderdoni e i loro privilegi, tanto più scandalosi quanto più immeritati, le loro inaudite immunità. lasciamoli cuocere nel loro brodo, ormai diventato un immondo consommé.

(GOOOD MORNING VIETNAAAM)

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