terraLA GRANDEUR è insita nella genetica umana e ci fa spesso contemplare i successi per avere il sopravvento sul creato come fossero miracoli capaci di affrontarci dall’eterna sudditanza. La visione del Pianeta dalla navicella spaziale orbitante, la grande opera che sfida l’estetica e anche la logica, la semplice vittoria su un malanno, ci avvicinano a quel senso di onnipotenza cui tendiamo senza mai arrivarci.  E’ infatti sufficiente una parete che rotola su La Palud di Courmayeur che immediatamente ci rendiamo conto di quanto piccoli siamo, coi nostri miracoli, con le grandi opere,  con le stazioni orbitanti che si ridurranno  a trasportare in giri per lo spazio nababbi galattici in cerca di emozioni. Ogni volta che la natura si stiracchia, il nostro delirio di onnipotenza va a farsi benedire, Non c’è legge o tecnologia capace di porre freno all’inesorabile rotolamento di massi lungo il declivio : unico rimedio pare sia quello di aspettare che finiscono la loro corsa. E se è così e per una frana senza spargimenti di sangue, figuriamoci che cosa accade quando piove per giorni o la terra trema. ANZI, c’è poco da figurarselo, dato che sono millenni che lo vediamo coi nostri occhi, alla faccia della tecnologia galoppante. I mariani insegnano che, quando il mare è talmente infuriato da rendere ingovernabile la nave, si alza un fazzoletto di vela che garantisce stabilità e ci si mette alla cappa serrando bene i boccaporti. Vale allora la pena di arrabattarci nell’infinita quanto inutile ricerca di piegare la NATURA quando,  mettendoci alla cappa, forse riusciremmo a salvare vite e territori con minore spesa e maggiore utilità? E’ più efficace la competizione per piegare ai nostri voleri il mondo o cercare di capire , prevedere, prevenire? Intendre il progresso come conquista di conoscenza e non come occupazione paramilitare non è un’onta che ci rende meno uomini.  Vero che l’inviolabile superiorità della natura ci fa sentire davvero uomini, ovvero semplici impotenti tasselli di un disegno talmente grande che mai riusciremo a governare. I massi rotolano lungo le valli del Monte Bianco come fanno da millenni e come faranno ancora per millenni. E, se erigeremo un brutto tombamento di cemento per fermarli, riusciranno a mandarlo in frantumi perché un masso che rotola da un dirupo sta nell’equilibrio delle cose. Fuori dell’equilibrio è invece  chi costruisce una casa sotto al pericolo, sopra una frattura, sul greto di un fiume. E a nulla vale gridare al miracolo pensando di avere imbrigliato la NATURA : è assai più saggia e vecchia di noi e non basteranno alcune generazioni di omuncoli per farla tacere.