PAPA Francesco ha pronunciato ieri  la formula della canonizzazione dei predecessori Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in latino. Non in inglese come vorrebbe internet, ma proprio in latino, che è la lingua ufficiale della chiesa di Roma. Forse oltre due miliardi di persone l’hanno ascoltato in diretta televisiva nel mondo. C’è da porre la domanda al ministro della Pubblica Istruzione sul perché si sia deciso di abolire l’antica lingua universale nell’insegnamento scolastico : e se invece diventasse lingua regolare già nel primo anno scolastico? Papa Francesco ha dimostrato che il latino è tuttora la prima lingua intesa al mondo e il fatto che lui l’abbia usata ne fa una lingua viva, non una morta come intende la didattica. E lo ha fatto da Roma, che rimane forse la città più nota al mondo, l’Urbs per eccellenza dalla quale si parla urbi et orbi, alla città e quindi al mondo. Lo ha fatto da Roma dove quella lingua si parla da oltre due millenni e mezzo e da dove lui trae il suo titolo ch’era una volta quello dell’imperatore, e cioè quello di Pontifex   Maximus, che secondo l’interpretazione che ne dava Marco Terenzio Varrone già nel 47 prima dell’era cristiana era titolo legato inizialmente alla prima costruzione dei ponti sul Tevere e successivamente alla conservazione delle tradizioni sacerdotali. Poi Roma divenne capitale d’Italia Unita, ma non è colpa sua. E l’italiano di dante e di Manzoni divenne lingua ufficiale della medesima Italia Unita, ma non è colpa loro. Umberto Bossi voleva tornare al varesotto come lingua ufficiale e a Mantova come capitale, ma non era nemmeno quello colpa sua. La stoeia è la più potente delle attrici in questo caso. E se per gli italiani d’oggi Roma è il luogo del Parlamento, dei ministri e del Quirinale, per il resto del mondo Roma rimane una realtà ben diversa e ben più significativa. Roma rimane per molti Caput Mundi, La testa del mondo. Lo è per via di San Pietro, non solo l’edificio del vaticano ma pure il discepolo di Gesù che lì fondò la chiesa e morì martire. Solo un’altra città, nelle tradizioni delle culture, ha la medesima importanza : Gerusalemme. A pensarci bene vengono le vertigini : la nostra civiltà  proviene da queste due città. E sarebbe finita qui, se una vocina non mi avrebbe chiesto di riflettere sul fatto che noi , umani, dobbiamo spettacolizzare ogni cosa.  Se Colui  che  sta nei cieli, ha permesso, ai sopracitati Papi di compiere miracoli, c’era forse bisogno che noi poveri mortali, miseri credenti o presunti tali, di ribadire con cerimonie faraoniche e spostamenti di masse in lacrime, quello che è già stato stabilito dal Signore dei cieli?