expo

 

COME DICE la canzone di Battisti : che anno è che giorno è…. il 2014 o il 1992 ? E deprime la sensazione di vivere in un paese senza tempo. Dove non è neppure vero che tutto cambia perché nulla cambi, perché il potere è diventato così sfacciato da permettersi persino che nulla cambi perché sia ben chiaro a tutti, e sia monito a tutti che tutto deve perfettamente rimanere uguale a sempre,  a cominciare dai ladri e dai corrotti. Suona perfino eufemistico chiedersi se si sia mai interrotto il filo della corruzione e del legame perverso tra politica e affari. L’arresto del compagno Greganti, implicato nella tangentopoli  del 1992  e dell’ex democristiano Frigerio, poi messosi al servizio di altri padroni, può suonare come una novità per un Renzi all’epoca  poco più di un ragazzino. Ma noi, non più giovanissimi, superata la prima sorpresa con un bonario : chi si rivede!, poi sprofonda nella depressione nera nell’accorgersi che tutto è rimasto tale e quale ad allora, anzi peggio. E con l’antimafia all’Expo stiamo perdendo la faccia di fronte al mondo. CI CHIEDIAMO quando cambieremo e corriamo dietro le illusioni, le intenzioni direi, di vedere un paese normale, dietro le illusioni che questo possa essere possibile affidandosi a generazioni che non abbiano niente in comune con altre irrimediabilmente inquinate dall’immortalità, ci diciamo che questo voler diventare diversi merita sia riposto nelle mani di coloro che dicono : ce la possiamo fare, abbiate fiducia, un altra Italia è possibile. Poi però una mattina ti accorgi che tutto è rimasto uguale a prima, che hanno arrestato personaggi che sfruttano  e derubano il denaro pubblico, ovvero raccolto con le tasse che abbiamo pagato, per dividerlo tra loro. In una mattina scopri che il solito noto si è venduto l’anima per arrivare allo scopo, il solito noto o ignoto che dice :<Vi do tutto gli appalti che volete ma fatemi fare carriera>.  C’è una lettera del maestro Giuseppe Verdi all’amico senatore del Regno Giuseppe Piroli. <Il Governo-scrive Verdi-pensa ad aumentare le imposte, a far strade ferrate che non sono di prima necessità……E’ veramente uno scherno. Ma per Dio, se avete milioni, spendeteli a fare tutti lavori ai fiumi prima che allaghino! Poveri noi, in che mani siamo!…. O ambiziosi, o ignoranti. A me poco importa dei bianchi, dei rossi,  dei destri, dei sinistri, ma vorrei degli uomini capaci e pratici. E ve ne accorgerete quando non saremo più capaci di pagare le imposte>. Sono parole scritte nel 1879 ed è disarmante pensare che oggi diciamo le stese cose di 130 anni fa. E’ l’Italia che non cabia mai.