Caro libro ti voglio bene. A condividere il mio sentimento , c’è l’entusiasmo che ha cirecondato la ventisettesima edizione del Salone internazionale del libro.A manifestare affetto verso un oggetto così  importante, a Torino, c’erano tutti, dai più blasonati autori stranieri, agli idoli dei lettori di casa nostra, agli editori e addetti del settore, a chi, credendo nelle proprie capacità, si era autopubblicato il sogno in un cassetto. In predicato non c’era  soltanto la nostra stupenda occupazione rosicchiata dai morsi della crisi, ma l’avvenire della cultura nella nazione che, del sapere, deve fare la propria bandiera. Eppure, solo poco tempo fa, qualcuno affermava che di cultura non si mangia. Il meritato schiaffo a una dichiarazione  contraria all’indole del paese dell’arte e dei geni del rinascimento, è stato vibrato da quelli che di cultura si cibano scorrendo pagine ed entusiasmandosi per la loro magia. I VERI  protagonisti della sperata inversione di tendenza sono stati gli studenti che affollavano i padiglioni e gli insegnanti che li accompagnavano; sono stati i lettori che calcolavano i tempi a disposizione per essere presenti al maggior numero di eventi; sono stati tutti quelli che sfogliavano milioni di pagine dei volumi in mostra. Perché è bello tirarsi fuori dalle magagne che ci circondano, dalla frenesia di arrivare a tutti i costi, dalla pervicace volontà di primeggiare. E non è difficile. Sono sufficienti poche battute di uno scritto per calarsi in un mondo parallelo fatto della più semplice delle magie : quella della parola. Le parole sono capaci di accendere immagini, far vivere sensazioni, appassionare. Continuano  a ripeterci che il nostro sia un paese dove si legge poco. Prendete un libro in mano. E viaggiate con la mente. Per tenerla in esercizio, pewr renderla meno rigida, per crescere. E alla fine dire soddisfatti : caro libro ti voglio bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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