DICEVA il politologo  Burzio: < democratico è quel regime in cui più èlite si propongono alla scelta delle moltitudini, Antidemocratico quel regime in cui un èlite s’impone alle altre rifiutando l’arbitrato popolare>. Gli Stati Uniti sono una democrazia, non so se più liberale o più libertaria, più compassionevole o più arrogante. Una democrazia che con la scusa di esportare se stessa in Paesi che non l’hanno mai conosciuta e ne farebbero uno scempio fratricida, come l’Iraq e l’Afghanistan, punta a conquistare e consolidare nuove posizioni di potere e annettersi bastioni strategici e lucrosi fonti energetici. La gran Bretagna è una democrazia più democratica di quella americana, dove un sovrano regna ma non governa. Dove i principi sono saldi, le regole chiare, le leggi poche e ineludibili.  La Germania è una potenza dove chi comanda è ubbidito. Una potenza che ha nel sangue e nei geni la marzialità, che vuol contare e che conta, solida e laboriosa, priva di fantasia e con il senso dell’umorismo di un luterano in un convento calvinista. La Francia è un grande Paese che sta diventando sempre più piccolo. Giscard d’Estaing, nelle cui vene correva sangue blu, a notte fonda andava a trovare l’amante di turno in Jaguar, elegantissimo e arrapatissimo; Il plebeo Holland raggiunge la favorita in casa di un pregiudicato, in motorino, con un giubbotto di pelle e casco in testa : più un pony express che un capo di stato. La Spagna ha avuto un sacco di guai come l’Italia e la Grecia, ma ha alle spalle uno stato di un vecchio Hidalgo  e l’uzzolo di riscossa. E l’Italia? E’ il più bel paese del mondo e il peggio frequentato. Non siamo una nazione, ma un gregge di pecore anarchiche, che, pur non avendoli mai letti, pensano e agiscono come Guicciardini che come Macchiavelli. Non ha una società perché la famiglia, con i suoi egoismi, i suoi pregiudizi, i suoi tabù, il suo mammismo e opportunismo, non è mai riuscita a trasformarsi in un consorzio civile. passiamo per degli individualisti perché attraversiamo la strada con il rosso e portiamo a spasso i cani senza il guinzaglio, la museruola, il sacchetto d’emergenza. Ci dichiariamo tolleranti ma siamo menefreghisti. Onoriamo il tricolore delle frecce volanti perché rischiano la vita e ci danno i brividi. puntiamo il dito contro chi froda il fisco, ma, se possiamo rifiutiamo al cliente lo scontrino o la ricevuta di pagamento. Ci crediamo cittadini ma non siamo che sudditi che, per 2000 anni hanno servito lo straniero e, dalla caduta dell’Impero romano, nel 476 Dopo Cristo, non hanno mai finito una guerra con lo stesso alleato. Chi ci rappresenta non potrebbe farlo peggio. Non crede in niente, o solo in ciò in cui gli interessa credere, parla a vanvera di cose che non sa, promette la luna nel pozzo, anche quando la luna non c’è e il pozzo è pieno solo di liquame. Fingiamo di credere in Dio, ma invochiamo i santi. Se però, non ci fanno il miracolo li mandiamo a quel paese. Le nostre vere passioni sono il calcio e le donne. la politica è solo uno sfogo di bile, di contumelie, di irrisioni e maledizioni. Allo stadio non tifiamo : berciamo. Non applaudiamo la squadra migliore, ma quella del cuore, anche se esce dal campo sconfitta e umiliata, se si è mostrata indegna del suo rango e delle sue ambizioni. Andiamo alla partita di calcio come ad una crociata, dove non si decidono solo le sorti del campionato, ma dell’umanità e del mondo. Nonostante tutte queste magagne  e questi bubboni stiamo a galla, perché abbiamo nella manica un asso formidabile : l’arte di arrangiarci, versione bizantina del pragmatismo anglosassone. Se avessimo avuto la Riforma, se la Controriforma non avesse vieppiù clericalizzato un popolo che aveva paura dell’inferno e terrore del prete, se non ci fosse stato negato un vero illuminismo, incubatrice di una grande borghesia, se Voltaire fosse nato a Firenze e D’Alembert  a Napoli al posto di San Gennaro, saremmo diventati  anche noi uno Stato. Con o senza Renzi.

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