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<p>[The Crow, reg. Alex Proyas, 1994]<br /><br />

CHE BELLO sentirsi fiero della propria gente. Per una ragione soprattutto.  Avevamo paventato che si lasciassero ancora una volta incantare da un  demagogo di straordinario impatto. La rovinosa sconfitta di Grillo  ci ha restituito invece la fede nella saggezza degli italiani, ci ha dimostrato che ne avevamo sottovalutato  l’intelligenza. Perché in questi ultimi vent’anni l’avevamo sentita messa a dura prova da leader mediatici, carismatici, uomini della provvidenza che firmavano il patto a tavolino con il popolo, da personaggi tentati da esorbitare dalla democrazia. Uomini che è nella natura emotiva del nostro popolo gradire sempre, salvo poi sputarli lontani, una volta varcato il limite della decenza. E GRILLO questo limite l’ha varcato troppe volte, peccando di quella che i greci chiamavano ” tracotanza”. Dirsi erede di Berlinguer, che bestemmia. Darsi già per clementi vincitori, che avrebbero carezzato i vinti, spedendoli a casa, che cattivo gusto. Non ammettere mai dissenso interno, che orrore. Mussolini lasciava almeno la libertà di mugugno,  consentiva a Benedetto Croce di riunire a palazzo Filomarino un salotto del dissenso. I lazzi, le urla, le pagliacciate, le invettive, le volgarità e i doppi sensi neanche tanto doppi del linguaggio del buffone, gli italiani si persuaderanno che funzionano bene a teatro : nel buffone di re LEAR, in Rigoletto alla corte di Mantova, nel giullare Yorick evocato da Amleto, ritrovandone le ossa. La nobile arte del teatro ha un supremo senso in democrazia se la veglia e la rispetta, la stimola e la sprona, non se ne voglia usurpare il trono.  Così funzionava in Atene antica la commedia dissacrante di Aristofane. Certo il buffone è l’unico che possa dire certe verità al re, come ci insegna Bertoldo, ma re Alboino resta sempre il sovrano. Come il popolo italiano che oggi nella vittoria del più giovane premier ritrova la nota giusta, lontana dalle sire e dalla loro mortale lusinga.+

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