Caro Renzi  ho scritto più lettere a lei che, quando avevo la sua età, scrivevo alla mia amante, che mi rispondeva di a ver fiducia, che prima o poi quella cosa , ( e lei sa quale) l’avremmo fatta. Almeno una volta lamese.  Come le riforme. Ho aspettato 20 anni. Lei si chiama Gloria,  mi ha colmato di promesse, mi ha fatto sognare, e alla fine ha sposato un altro. Non vorrei mi toccasse lo stesso destino. La riforma della nostra più alta e prestigiosa assemblea è, da quando lei ha varcato in camicia bianca e jeans  grifati palazzo Ghigi, il più fisso di suoi chiodi fissi. Non parla  d’altro e, quando ne parla s’infervora : le vene del suo collo s’inturgidiscono, la voce si fa stentorea e le pacche sulle spalle più vigorose, le strette di mano più gagliarde. Il piglio devo ammetterlo non le manca, non le mancano i corbelli, e di questo le do volentieri atto abituato come sono da 30 anni  a visi pallidi, a paraventi di sette cotte a tentennoni, ciondoloni e cialtroni. Quello che le manca, cari sindaco di tutti gli italiani, è la conoscenza di questo paese e dei suoi abitanti. Non si faccia illusioni : della riforma del Senato gli italiani si infischiano, anzi non gliene feega niente. Disprezzano i senatori, li considerano vecchi arnesi, superstiti di un passato morto, ma non ancora sepolto e non perché non ci siano i becchini. Lei crede davvero che i nostri guai si risolvono con una palingenesi parlamentare? Si disinganni. I consiglieri che vorrebbero indossare i panni dei padri coscritti glieli raccomando. Ha presente l’onorevole Fiorito? Ha presente il Trota? Ricorda quello che ha fatto laurea compresa a Tirana? La nostra cosiddetta classe dirigente che non sarebbe in grado di dirigere nemmeno un impresa di pompe funebri a conduzione familiare, è forse, ma senza forse la peggiore d’Europa. Di questa smandrappata e mandrucola sedicente èlite, i consiglieri regionali, con poche eccezioni sono la feccia. Molti sono faccendieri, senz’arte né parte, che puntano solo a fare ciccia per sé e par i loro cari. Altri sono messi lì dai loro padroni e padrini, a votare le leggi che a questi e a quelli, di volta in volta, fanno comodo. Sono dei dilettanti allo sbaraglio che conoscono i loro conti correnti, ma non quelli pubblici : che vivono alla giornata di favori e raccomandazioni, di piccoli intrallazzzi e di grandi spartizioni di bottino, di cui faremmo volentieri a meno se qualcuno avesse il coraggio di toglierceli di torno . C’è tutta una casta da spazzare via. Aboliamo piuttosto il senato, a cominciare dai senatori a vita. Una camera dei deputati ci basta, anche se faremmo a meno della velina Boldrini( mi scuso con le veline) al di sotto delle parti più di qualunque altro. Ci pensi caro premier a quello che ho detto.
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