Se durante la giornata del World Pride del 2000 a Roma, in quel fiume interminabile e gioioso di gente, qualcuno mi avesse detto: “Ma lo sai che tra quattordici anni non vi sarà stato riconosciuto ancora nulla? Niente legge contro l’omofobia, niente unioni civili, niente matrimoni e niente adozioni”, be’ io non ci avrei creduto.

E se poi quel qualcuno mi avesse detto che oltre a ottenere il nulla più assoluto, avremmo anche avuto persone in strada per assicurarsi che tutto resti così, be’ avrei pensato di parlare con un ubriaco.

Per tanti anni sono andato in giro a dire che i veri omofobi non sono gli italiani, ma la loro classe politica. Ora ho cambiato idea. Così come il problema non è stato Berlusconi, ma gli italiani che l’hanno votato per vent’anni. Il problema, mi dispiace dirlo, sono proprio gli italiani, che sulla questione dell’omosessualità non riescono a capire che si tratta di diritti umani, prima ancora che civili.

SE QUALCUNO SROTOLASSE UN PRESERVATIVO SULLA CATTEDRA

In Svezia l’educazione sessuale è obbligatoria fin dal 1955 e viene proposta fin dalle scuole elementari.

In Danimarca è obbligatoria dal 1970 e nel 1991 fin dalle scuole medie vengono chiamate in cattedra sex workers a parlare di malattie sessualmente trasmissibili e sesso a rischio.

In Olanda si è cominciato a parlarne nel 1960 e fin dal 1990 viene insegnata dall’età di quattro anni.

In Francia dal 1973 e nel 1996 è diventata obbligatoria, con corsi di aggiornamento su malattie sessualmente trasmissibili.

In Germania dal 1977 e obbligatoria dal 1995 dall’età di sei anni.

In Austria è obbligatoria fin dal 1970.

In Italia si usa Youporn.

Non c’è possibilità di salvezza per un paese dove se entri in una farmacia e compri un pacchetto di condom, la gente in fila ti guarda come se dovessi inculare la pecora che hai lasciato legata fuori.
Non c’è via d’uscita se argomenti così importante come la sessualità, il rischio gravidanza e le malattie sessualmente trasmissibili sono lasciate alla famiglia (47% di analfabetismo funzionale) o alla buona volontà di un insegnante che rischia un’accusa di pedofilia o induzione alla prostituzione. O a internet.
Non siamo sull’orlo dell’abisso, ci stiamo precipitando a capofitto, rotolando verso una società di adulti anaffettivi e anempatici, dove la sessualità e il sentimento non vengono più distinti, in favore di un rapporto personale debole e superficiale che ci regalerà solo feti abortiti e bambini soli.