Le curde e i curdi contrattaccano, sebbene in svantaggio numerico e privi ancora di armamenti adeguati, specie per effetto del criminale blocco della Turchia che impedisce a mezzi, soccorsi e combattenti di affluire nella zona, così come ha provocato la morte di vari feriti gravi, morti dissanguati alla frontiera. Una politica criminale di sostegno al terrorismo islamico, che come tale va denunciata in tutte le istanze internazionali.
La resistenza di Kobane continua. Come afferma il sito dell’Unione di informazione del Kurdistan: “Le bande di Isis continuano ad attaccare Kobane e le forze delle Ypg/Ypj continuano a resistere insieme alla popolazione…
A Kobane si sta svolgendo una vera e propria guerra di popolo contro il terrorismo dei fondamentalisti. Non ci sono del resto dubbi sul tipo di regime che costoro vorrebbero instaurare in tutta l’area. Una sorta di nazismo in chiave islamica, secondo il quale agli “eletti” sarebbero riservati tutti i beni, mentre gli altri dovrebbero essere costretti alla condizione di schiavi, quando non direttamente uccisi, come è avvenuto a vari giornalisti e all’avvocata Samira Al Nuaimy torturata e uccisa per aver svolto il suo ruolo di difesa delle donne a Mosul e criticato su Facebook i terroristi.

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E’ stata torturata per cinque giorni l’avvocatessa e attivista per i diritti delle donne e delle minoranze, Samira al Nuaimy, ‘giustiziata’ in pubblico a Mosul, nel nord dell’Iraq….Il responsabile della missione dell’Onu a Baghdad, Nikolay Mladenov, ha definito l’uccisione dell’avvocatessa “un crimine rivoltante”.
…Le donne del Kurdistan si percepiscono come le garanti di una società libera. È facile usare adesso le combattenti curde per dare un’immagine simpatetica di un nemico di Is, senza riconoscere i principi che stanno dietro alla loro lotta. L’apprezzamento per queste donne non dovrebbe essere correlato soltanto alla loro lotta militare contro Is, ma anche al riconoscimento della loro politica, delle loro ragioni e visioni. Se ci sarà una vittoria contro Is, avverrà per mano delle donne curde”.(di Fabio Marcelli)

The biggest fear of islamic state: The brave Kurdish women fighters