Mi è capitato fra le mani il libello del reverentissimo padre  don Renato Louvel, superiore del seminario  di Sèez, dall’inequivocabile titolo “Trattato di castità” . Il libro segreto dei preti stampato per la prima volta nell’anno di grazia, e disgrazia nel 1890. E’ un opuscolo che tutti dovrebbero leggere  e dei cui precetti fare tesoro. Vi basti questo giudizio sul tema, saggio e meditato, di Pietro cantore, un moralista morto nel 1197 : <il rapporto con una donna bella è più grave di quello con una donna brutta perché maggiore è il piacere. La misura del piacere determina la misura del peccato>. Parole sante che avremmo voluto sgorgate dalla nostra penna, anche se non siamo moralisti e non abbiamo mai varcato  la soglia  di un seminario, luogo che tutti i giovani dovrebbero frequentare perché solo in questi avamposti pedagogici della Santa Romana Chiesa si affilano le armi di quella castità che per decenni non abbiamo predicato, alfieri di un vizio che sarebbe riduttivo definire mortale, passibile d’inferno,  girone di Paolo e Francesca, flagellati per l’eternità da una gelida bufera. L’illustre cantore, che immagino sia stato un ecclesiastico di rango, fa un distinguo che noi, con l’umiltà dei più devoto dei fedeli, ci permettiamo di contestare, augurandoci di non incorrere in quelle punizioni esemplari  che imprimono un suggello di sacralità al magistero della più salvifica delle istituzioni su cui paternamente veglia il Vicario di Cristo. nel nostro passato abbiamo gagliardamente peccato. le donne non ci sono mancate. Quelle che non cercavano noi ci cercavano loro. La nostra giovinezza e, purtroppo, la nostra maturità sono state contese  dal piacere ella scrittura e da quello della carne. Tralasciando la scrittura, abbiamo “conosciuto” almeno duecento donne. Donne belle,  brutte, giovani, meno giovani, attempate, Abbiamo biblicamente conosciuto bionde, brune, castane, fulve, albine, tinte. Abbiamo corteggiato commesse e contesse, meretrici di strada e parioline, teologhe e analfabete, segretarie e manager, colf e golfiste, italiane e straniere. Con il   capo cosparso di cenere e con l’umiltà che la mia condizione di reprobo impone, non vorrei mancare di rispetto al reverendissimo cantore, ma i brindisi a Venere più vivi della nostra memoria, ormai increspata dall’età, li abbiamo fatti con le brutte. Non me ne voglia reverendissimo padre, ma la misura del piacere la danno il temperamento  e l’esperienza. provi per credere.