Leggo dal Diario Intimo di Miguel de Unamuno, il grande filosofo spagnolo di Bilbao : la morte è un mistero?  anche la vita lo è. Come mai gli uomini nascono uomini? Quante volte mi sono passate queste domande, o fatte queste riflessioni, ho meditato si questi angoscianti e angosciosi interrogativi.  Non mi sono mai dato una risposta e la mia inquietudine si è esacerbata. Il mistero, il sublime atroce mistero della vita nessuno l’ha mai risolto. Si è immaginato, e s’immagina tutto, tutto si è cercato di dimostrare, ma senza delle prove che suffragano una soluzione convincente e, ciò che più conta, definitiva. Una soluzione netta, che non dà adito a dubbi, che taglia per sempre la testa al toro dell’incertezza. I veri fedeli credono ad un benigno aldilà, che non estingua la scintilla divina.  Ci sono anche molti sedicenti fedeli, fedeli e praticanti o addirittura militanti, che hanno mille dubbi ma non  sanno di averli. I bilanci della vita si dovrebbero fare ogni giorno, ma c’è un bilancio che contabilizziamo alla fine dell’esistenza, quando i giochi sono fatti, quando l’ineluttabilità della morte  incombe come una spada di Damocle sulle nostre teste e le cesoie di Atropo possono da un momento all’altro tranciare il filo dell’esistenza. La vita di un uomo si giudica solo quando sta per perderla, quando, se in stato di lucida coscienza, sa che è giunto alla meta, sa che sta tagliando per sempre il traguardo della più straordinaria avventura che dio e la natura ci abbiano concesso. Ci sono poi fanatici che si condannano da sé, astrusi dalla realtà che vagheggiano chimeri approdi ultraterreni, e per tutta la vita hanno imposto o cercato di imporre agli spiriti communi, all’uomo scevro di superstizioni, allergico a facili palingenesi, le loro mistiche epifanie riservate a una schiera di adepti. la cosa più strana della vita è la sua complessità, ma anche l’assoluta oscurità di un dilemma che ci macera e ci tormenta dalla nascita : quando le parche avranno deciso la nostra sorte, la più inquietante, suggellando per sempre il nostro destino terreno? periremo per sempre o una metamorfosi stupefacente e arcana ci trasformerà in un altro qualcuno in carne ed ossa, o in un entità cosmica, armonizzata da un occulto, invisibile, onnisciente e onnipotente legislatore e demiurgo? In balia del caos nel caos sprofonderemo e di noi si perderà e dissolverà ogni traccia? Non saremo più nulla nemmeno dei fantasmi, annientati da imperscrutabili e assurdi, accidentali decreti, usciti dalle mente di un folle, sopravvissuto per caso al Bin Ben,  al perpetuo marasma cosmico? Lo ignoro, preferisco stare coi i piedi per terra e compiere con diligenza e onestà il mio dovere piccolo o grande che sia. Ho sempre diffidato degli speculatori del pensiero, specialmente di quello esoterico e metafisico, che s’illudono con questa inutile operazione di trovare la causa ultima di un Fato che non ci metterà, su questa terra, su questa terra, mai in grado di coglierla. Rassegniamoci al nostro fato e auguriamoci che dopo di noi, ci sia qualcosa che non estingua l’ultima essenza della nostra individualità. Accontentiamoci di quel che siamo e cerchiamo con la volontà e il ispetto degli altri di diventare migliori.