Una volta mio nonno per parlare con un qualsiasi amico doveva partire e farsela a piedi fino casa dell’amico e gli andava bene se lo trovava in casa, al massimo però poteva cercarlo tra i campi o nelle stalle.
Vero è che con tutti i braccianti del luogo vi si ritrovava nelle serate, nei tardi pomeriggi, appuntamenti già decisi, rituali a cui difficilmente ci si sottraeva, anche solo per il fatto che fossero distrazioni immerse nel vino a parlare di lavoro e animali, di meteo e di donne, mai, quasi mai di politica o cronaca al di fuori dei dieci chilometri.
Quando mia cugina era ancora meno che adolescente, verso la fine degli anni settanta, era solita uscire di scuola e andare da nonna, senza avvisare la madre, mia zia.
Nonna abitava in collina e zia più giù, più vicino al mare.
Quando passavano i minuti e mia cugina non tornava, mia zia si affacciava dalla finestra e guardava verso casa di nonna, se al balcone era steso un lenzuolo bianco voleva dire che mia cugina era lì.
Quando ancora io ero adolescente e vivevo dai miei, verso la fine degli anni novanta, nella mia compagnia non si aveva i telefonini, d’estate quando si doveva scendere al mare ci si doveva accordare, era convenzione che all’inizio della stagione si decidesse quale spot di mare sarebbe stato il nostro ritrovo e il segnale del primo che scendeva in spiaggia e portava di sicuro un ombrellone era uno squillo, al telefono di casa, ogni giorno.
Lo squillo voleva dire: “ok, io ho finito di mangiare/mi sono svegliato, sto scendendo al mare porto l’ombrellone, ci si vede al solito posto, ciao
E funzionava.
Settimana scorsa dovevo andare a trovare mia cugina che per motivi sia miei che suoi ormai non vedo quasi più, ha avuto un bimbo sei mesi fa, io non l’ho ancora visto e nonostante avessimo telefonini, pc e quant’altro, non siamo riuscite a metterci d’accordo per vederci, causa poco tempo a disposizione di entrambe.

Il mio ex professore di storia economica, il Prof. Toniolo, un veneziano antipaticissimo che mi ha fatto amare la materia a dismisura diceva sempre: se confrontate quello che avevano alla fine del 1800 con quello che abbiamo adesso, noterete che vivevano in maniera quasi più simile alla preistoria che a noi, abbiamo fatto più progressi nell’ultimo secolo che non nei primi 1900 anni.
E quando lo diceva lui non avevamo ancora nemmeno facebook.

A me questo un po’ faceva paura, perchè mi rendo conto che il progresso va più veloce della nostra maturità tecnologica e noi stiamo rovinando tutto.
O lo abbiamo già fatto.

E comunque è arrivato il 2015 e ancora mi pulisco il culo con il prodotto di un albero.