Caro don Matteo, è da un po’ che non le scrivo. E non per pigrizia o perché non oso criticarla. Non le scrivo perché mi sembra tempo perso.  Lei parla parla  parla e, quando non parla chiacchiera di ciance, filastrocche, fanfaluche non ne posso più. E’ alla barra da molti mesi, dopo aver tolto lo scettro al filiforme e monocorde Enrico Letta, vecchio santino democristiano pieno di buona volontà ma privo della sua grinta da ragazzo della via Pal. Io sono qui con mia moglie a fare i conti della spesa, i conti della serva.  Quanti sforzi per farli tornare, ma non tornano. Lei dice che stiamo per risalire a cavallo, sarà, ma io non mi sono mai sentito così appiedato. Lei fa bene a promettere, ma ancora meglio  farebbe a mantenere. Il coraggio non le manca : ma cosa ha fatto in questi mesi? Di nuovo, veramente nuovo non ho visto e non vedo nulla. Devo riconoscere che quando annuncia una riforma o le prossime olimpiade a Roma, i suoi squilli di tromba sono ultimativi, corruschi. Ma non basta volere una cosa per ottenerla. bisogna guadagnarsela, specialmente in questo ruggibondo e bizzarro consenso europeo dove si perde tempo a misurare la longitudine e il diametro  delle banane, le circonferenze del mango e, la morbidezza della carta igienica, la percentuale di cacao di un gianduiotto. Ma il nemico, il nemico vero, i privilegi inauditi, le scandalose franchigie, le inutili province, le corrotte regioni non li ha nemmeno sfiorati. Lei, è come quelle donne che non vedono l’ora di concederti i propri favori, ma non fino in fondo, fino alla cima di quell’albero della cuccagna dove il frutto  più prelibato è maturo per essere colto. lei quel frutto, cui anche noi aspiriamo, lo deve raggiungere, lo deve ghermire, ne deve con noi, noi cittadini, far tesoro. Prenda un machete e faccia piazza pulita di tutto quello che non funziona(e non funziona quasi niente). Non batta cinque che è diventato uno stucchevole tic, ma batta i pugni sul tavolo. Se necessario anche su quelli altrui. Lei si dice un guastatore, di cui nelle emergenze c’è un gran bisogno. Ma qui non basta assediare il ponte levatoio della bastiglia degli sprechi, degli abusi, del malgoverno. Bisogna abbatterlo, a colpi di ariete, di catapulta, di bombarda. Se  ha bisogno di una mano ecco la mia.

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Noi siamo quel popolo che se Greta e Vanessa fossero morte sarebbero state eroine e invece sono libere e vive e sono due troie

(e se fossero stati maschi?)

– per la serie: le missioni umanitarie le devono fare da noi