“Toscanoirriverente entra in un bar e si siede al bancone.
Poco dopo arrivano un ebreo e un arabo e si siedono poco distante da lui.
Il barista prende le loro ordinazioni e versa da bere, sotto gli occhi esterrefatti di un tremebondo Toscanoirriverente.
Sicuramente l’arabo è un terrorista e sta tenendo in ostaggio l’israeliano! — pensa, agitandosi sullo sgabello — oppure sono tutte e due terroristi e uno è un infiltrato!
I due uomini parlano a voce bassa e ogni tanto sorridono, bevendo birra e mangiando crostini al bacon.
No! — urla dentro di sé Toscanoirriverente — sono stati esentati dai loro dettami religiosi per confondersi meglio e farsi esplodere in mezzo alla folla!
I due finiscono la birra, l’arabo mette mano al portafoglio ma l’israeliano lo ferma e paga lui — La prossima volta Kassad! — A buon rendere, Noam! — ed escono assieme.
Presto, chiami la polizia! — urla Toscanoirriverente — Quelli sono due terroristi che si apprestano a fare un attentato!
Il barista fissa Toscanoirriverente e poi sussurra a voce bassa — A stronzo…quelli sono du’ studenti d’università che vengono qua a be’ ogni sera…te ‘un t’ho mai visto, vieni dentro, non bevi nulla e rompi ir’cazzo con ragionamenti di merda, quindi vedi d’andattene affanculo di volata!
E, come sempre, così fece.”

— La morale di questa storia è che se l’abito non fa il monaco, chi è testadiazzo ci tiene a fartelo sapere con largo anticipo. (via kon-igi)Reblog per motivi

di francesca Borri
…In Siria il 7 gennaio è stato il primo giorno, in quattro anni, senza vittime. Ma non senza morti: in sei sono finiti assiderati – anche tra chi in teoria è al sicuro: come Majed Badawi, 6 anni, rifugiato in Libano. Hanno segato tutti gli alberi, ormai, ad Aleppo. Bruciato le radici, le porte i banchi di scuola, la spazzatura. Vecchi copertoni. Vecchie scarpe. Non è rimasto più niente.

“Però il freddo stordisce. Non capisci che muori”, mi dice un uomo. Perché ognuno, qui, ha le sue preferenze. Il migliore, all’unanimità, è il missile. Neppure lo senti arrivare, è un botto improvviso. Ti incenerisce, e via – è finita. L’aereo, invece, ha questo rumore, inconfondibile. Questo sibilo. Che si avvicina, e cresce, cresce, sembra rotolarti contro: spazzarti via: l’aereo ti sorvola, la prima volta, in ricognizione, e poi va via, e poi torna, dopo dieci, venti minuti, e va via ancora, ancora torna: con questo rumore, a tratti vicino, a tratti lontano: questa angoscia – ma se non altro, è invisibile. E fino a quando lo senti in realtà è lontano. Fino a quando lo senti, speri colpisca altrove. L’inferno sono i barili esplosivi. Questo elicottero che ti rimane in testa, come un avvoltoio, e sta proprio sopra di te, puoi vederlo, lì che ti volteggia, ti respira addosso, per minuti, e minuti minuti infiniti, ed è inutile correre, inutile tutto, tanto non ci sono scantinati, qui, né muri né niente, solo macerie, non si distrugge, ormai, ad Aleppo, si sminuzza, si tritura – e poi tanto: anche se sopravvivi, non viene a tirarti fuori nessuno. Perché se qualcuno si avventura a soccorrerti, quello è il momento in cui piove il secondo barile.
…Di là dal confine, oltre 4 milioni di siriani aspettano di tornare a casa. Il 14 aprile Nemer Khaled al-Dous, anche lui rifugiato in Libano, si è impiccato.

Anche lui aveva 6 anni.

Aleppo – Syria