Lunedì scorso, mentre a Piazza Pulita su la7 Buonanno insultava lei e la sua gente, Dijana tratteneva le lacrime a stento. E nessuno, NESSUNO dei presenti (il conduttore Formenti, ma anche Fassina e Zucconi) le ha chiesto scusa o manifestato la propria comprensione.

Continuiamo così, poi non meravigliamoci se a Taranto viene picchiato un educatore dell’infanzia solo perché gay o a Vicenza una signora fa piangere un bambino in un supermercato perché gli urla in fronte che i “negri” andrebbero ammazzati tutti.

L’Italia ormai è ai livelli di razzismo della repubblica di Weimar in Germania nel dopoguerra della prima guerra mondiale, o degli stati del sud negli Stati Uniti dove prosperava il Ku Klux Klan.

Finché nelle televisioni si invitano i Buonanno, ma anche i Salvini o le Santanché, sarà difficile cambiare la mentalità agli italiani. E’ stato trovato un capro espiatorio nell’extracomunitario, nello zingaro. Troppo comodo. Sono stati al potere per vent’anni, ci hanno portato in queste condizioni, e ora per pararsi il culo usano le tv e i fomentatori d’odio per scaricare altrove le proprie colpe. Troppo comodo.

Credo che sarà molto difficile uscire da questa situazione, per cambiare i pregiudizi nell’immaginario culturale e sociale, ci vorranno anni.
Forse decenni. Se mai ci riusciremo.    (fonte miciomannaro

 

Un momento, calma, la repubblica di Weimar in Germania nel dopoguerra della prima guerra mondiale è stato un fenomeno lungo e complesso, molto composito e con livelli di conflitti sia sociali che politici spesso armati che sono ancora al vaglio degli storici per delineare la/le direttrice/i che portò al potere tutto il cavanserraglio di zio adolf e che non nascono da una componente prettamente razzista, bensì ideologica e di appartenenza.
Per quanto riguarda gli stati americani del sud è un’altro paio di maniche che non c’azzecca una ceppa né con l’italia, né tantomeno con la repubbilica di Weimar, tutt’al più si possono trovare delle similitudini con alcune province del nord che ostentano suv e sottintendono di essere armate e giustiziere, quando altro non sono che comunità rurali diventate ricche negli anni ottanta e adesso terrorizzate nel vedere la prospettiva di dover tornare alla pellagra e alla polenta come misura della miseria che da secoli le ha marchiate.
Ma se dalla miseria economica si sono al tempo riscattate grazie all’indotto e ai laboratori in garage diventati poi capannoni con attugua villetta su colllinetta artificiale, da quella morale, culturale e civile non si sono mai realmente distaccate, e ora che le lunghe grinfie della crisi li ghermiscono altro non sanno fare che dare la colpa a coloro che imperonificano la loro atavica miseria, i poveracci, gli immigrati, i rom, gli ultimi.
Certo non porta molto onore a costoro un simile atteggiamento e che comporta loro l’esser definiti -da chi è consapevole delle parabole e dei ricorsi storici- col riassuntivo termine di Stronzi, ovvero merde.
Ora il punto è questo, in Italia c’è il suffragio universale dal 1946 e votano tutti, anche le merde, la merda ha un peso specifico nel sistema del consenso, in particolar modo ora che il sistema stesso ha di fatto espulso dal suo funzionamento in quest’ultimo trentennio qualsiasi componente ideologica, dopo quella di classe e di appartenenza sociale, livellando tutto solo sull’interesse.
L’interesse è quella cosa che crea un profitto, è la parte che si mette in tasca il bottegaio che vi ha venduto il salame a due euro mentre lui lo ha pagato duemila lire e mentre ve lo consegna si lamenta con voi che l’euro ci sta portando alla miseria.
E fin qui tutto rientra nel normale corso dell’italico chiagn’& fotte, ma se il salame scarseggia per la crisi® il profitto lo si fa vendendo la merda e tutto il sistema di vendita si orienta per farvela piacere, dal marketing alla pubblicità, dalle promozioni al tre per due, alla comparazione noi meglio di voi. Ed ecco quindi L’Uomo in ammollo su tutti gli spot del regno dei media nazionali che vi dice come farebbe lui il bucato più bianco, sta vendendo la buona cara vecchia Merda. Chi assieme a lui la promuove parla solo di quella e omette tutto un mondo che esiste e che non mangia merda né intenderà mai farlo.
Iil discorso pertanto qui è percettivo: come non è affatto vero che siamo invasi dai rom è altrettanto vero che una bella quota d’italiani -che conosce bene il linguaggio e i modi di questa gente- vive con l’umanità composita di questo nostro mondo moderno e sa benissimo distinguere tra realtà e finzione televisiva, tra collaborazione e profitto, tra curiosità e paura, tra l’imprenditore che ospita le roulotte dei rom nella piazzale della sua fabbrica perché lui è nato povero e salvini, tra l’astioso sfigato stanziale sul banco del bar che odia il mondo e chi il mondo lo gira e lo conosce, tra chi sa benissimo com’è composta la merda e di quanto è meglio il salame, e vi assicuro che non sono affatto una minoranza. Certo, non sono rappresentati e non hanno spazio sui media , ma basta spegnere la televisione e farsi un bel panino al salame e consapevolezza per rendersi conto che la realtà è tutt’altra cosa rispetto alla merdosa diffidenza e paura che viene inoculata quotidianamente dai subumani sacerdoti del culto della merda.