Quando una ventina di anni fa avevo tenuto le mie Norton Lectures alla Harvard University, come omaggio a Calvino avevo preso le mosse dalla lezione in cui elogiava la rapidità, ricordando tuttavia che la sua apologia della rapidità  non pretendeva negare i piaceri dell’indugio. Perciò al piacere dell’indugio avevo dedicato una delle mie conferenze. L’indugio non piaceva a quel monsieur Humblot il quale,  respingendo per l’editore Ollendorf il manoscritto della “Recherche” di Proust, aveva scritto : <Sarò forse duro di comprendonio, ma non riesco  proprio a capacitarmi del fatto che un signore possa impiegare trenta pagine per descrivere come si giri e rigiri nel letto prima di prendere sonno>. Negare i piaceri dell’indugio ci impedirebbe dunque di leggere Proust. Ma,  parte Proust, Ricordavo un caso tipico di indugio ne “I promessi sposi>. DON ABBONDIO TORNA a casa recitando il suo breviario, e vede qualcosa che non avrebbe desiderato vedere, e cioè due bravi che lo attendono. Un altro autore vorrebbe soddisfare la nostra impazienza di lettori e ci direbbe subito che cosa accade. Invece Manzoni a quel punto impiega alcune pagine a spiegarci chi erano a quel tempo i bravi e, quando ce lo ha detto, indugia ancora, insieme a Don Abbondio che si gira il dito nel colletto per guardarsi indietro, se mai qualcuno potesse venire in suo aiuto. E alla fine don Abbondio si chiede “che fare”? (in anticipo su Lenin). Era  necessario che Manzoni inserisse quelle informazioni storiche? sapeva benissimo che il lettore sarebbe stato tentato di saltarle, e ciascun lettore lo ha fatto almeno la prima volta. ebbene anche il tempo che occorre per sfogliare delle pagine che non si leggono fa parte di una strategia narrativa. L’indugio accresce lo spasimo non solo di don Abbondio ma anche di noi lettori, e rende il suo dramma più memorabile. E ditemi se non è una storia di indugi la Divina Commedia, dove il viaggio di Dante potrebbe svolgersi oniricamente anche in una sola notte, ma per arrivare all’apoteosi finale dobbiamo impegnarci su cento canti. >Per quanto riguarda la letteratura, Buzzola esamina e analizza compitamente le opere di Javier Marias, Ian McEwan,  Bufalino, De Luca, Saramago, Kundera, Deler, Rumiz, Baricco. Ne nasce una fenomenologia delle tecniche dell’indugio alla fine della quale nasce nel lettore il desiderio di imparare a leggere più lentamente- anche se deve indugiare su trenta pagine per capire come qualcuno si giri e rigiri nel letto prima di prendere sonno. Il libro conta 130 pagine escludendo noterelle e bibliografia.