Un ragazzo, un operaio, è morto in un cantiere. Questo è un fatto.
Questa morte è stata probabilmente causata da insufficienti misure di sicurezza. Anche questo è un fatto.
E di questi fatti qualcuno renderà conto. Il renderne conto non ci restituirà il ragazzo, ma, volendo, ci restituirà giustizia. Forse.
Ha senso parlare di morti di Expo? Ha senso, cioè, legare quella morte ad una ragione, per poter incolpare quella ragione della morte del ragazzo?
Anni fa morì un ragazzo durante l’allestimento di un palco per un concerto di un artista. Non si provò ad incolpare né l’artista né tantomeno l’abitudine di allestire concerti. Nessuno parlò di “morti di musica”.
E io sono certo che sapreste elencare un sacco di ragioni per cui oggi parlate di “morti di Expo” e ieri nessuno ha parlato di “morti di Jovanotti”. Ma non mi interessano.
Parlare di “morti di Expo” non fa cambiare idea sull’Expo. Dà solo l’idea di sciacalli squallidi e schifosi: avere un obiettivo e non farsi nessuno scrupolo a mettere in mezzo i morti, per sostenerlo.
Pensateci, la prossima volta che commenterete un titolaccio di Libero. Pensateci. “Questo, se fosse potuto servire a sostenere le mie ragioni, avrei potuto scriverlo io”.

E questa mi è arrivata in submission.

Nessuno lo nomina  probabilmente perché albanese. Però l’11 aprile ha fatto un volo di 5 metri, all’interno del cantiere della Teem, sbattendo la testa e morendo sul colpo, da un ponteggio dove lavorava senza alcuna imbracatura.
Klodian Elezi, questo era il nome di questo giovane ragazzo da anni residente con tutta la famiglia nel bresciano, che è morto per garantire l’inaugurazione di una galleria nei pressi del futuro casello di Pessano con Bornago, che va inaugurata per l’Expo, perché sarà la prossima futura tangenziale esterna milanese.
Un morto di Expo, volato giù come una mela senza diritto nemmeno ad avere un nome a quanto pare, impiegato in un cantiere ora posto sotto sequestro e da cui son subito sbucate molte irregolarità, tra cui in primis l’assenza dell’imbracatura di sicurezza, che avrebbe permesso a Klodian di assaporare questa primavera e tante altre.

E questo è un pezzo del post incriminato.

Della persona morta mentre allestiva il palco per Jovanotti ne hanno parlato anche ai telegiornali, le radio, i giornali, i quadri appesi ai muri.

Di questo ragazzo, se vuoi trovare la notizia devi scavare negli anfratti dell’etica italiana, sotto pagine e pagine di specchietti per le allodole e magari poi con un po’ di buona volontà puoi spargere la novella a chi interessa.

Ma a chi interessa?

Non sono io che divido i morti in quelli di serie a e quelli di serie b, per quel che posso cerco di dar voce alle ingiustizie e visto che i morti sul lavoro son tutti uguali e tutti vittime io denuncio quel che accade e visto che accade che muore gente per ultimare i lavori dell’expo in condizioni disumane e inaccettabili, perchè ormai la schiavitù è legalizzata convenzionalmente, allora io denuncio i morti ammazzati dal lavoro.

 

G8, la seviziatrice di Bolzaneto ora dà lezione di diritti – Repubblica.it   leggetevi pure questa