Caro Giorgio, ci siamo. Come per i protagonisti di un romanzo di appendice, anche per noi si preparano giorni pieni di sospiri, sofferenze, malinconie, lacrime e inconsolabili irrefrenabili palpiti del cuore.  Tranquillo è solo un modo di dire, tu sei a posto, hai due by pass ancora in garanzia. Sono in partenza. No, niente Cannes né Cortina,. Niente Africa o Amazzonia, nessuna cascata o dirupo, nessuna altezza vertiginosa. Nessuna vacanza romantica o viaggio avventuroso, questa volta. Mentre tu, finalmente cedevi, e dichiaravi su queste stesse pagina, di voler gettare il cuore oltre l’ostacolo, io prendevo una drastica e irrevocabile decisione, certa ormai che tu avessi dimenticato le meravigliose ore trascorse assieme. Dimenticato, si, forse per carenza di fosforo-pensavo-o forse per paura che si chiama Gertrude, e che spesso “vince” sul tuo scarso coraggio. Vado via. Per qualche tempo non sentirai più parlare di me. Non avrai altro che i tuoi ricordi, se nel frattempo ti saranno tornati alla mente.  Parteciperò come volontaria ad una missione segreta sperimentale internazionale-voglio essere modesta e non la chiamo interplanetaria-che si propone di analizzare a fondo tutti i problemi del vivere moderno. Vado via. E’ questo il nome in codice della missione, che è in parte un esperimento antropologico, in parte meditazione filosofica, e in parte, ancora, un esercizio di sopravvivenza. Azzererò le comunicazioni con il mondo esterno, sarò circondata da oggetti semplici e in compagnia di esseri scarsamente evoluti,(i politici italiani?) prelevati per l’occasione da una dimensione parallela, una dimensione in cui per parlare con qualcuno lo si guarda in faccia si muove la bocca e si emettono dei suoni : si fanno tutte queste cose con gran dispendio calorico, invece che digitare un tweet o un sms. Niente cellulare, niente computer, nessuna diavoleria elettronica, che pure tanto amo. Resisterò? Tu ti prego aspetta il mio ritorno. Tua tecnologicamente sfuggente REBECCA.

Cara Rebecca, con vivo disappunto  e cocente invidia, non posso omettere una premessa : lei scrive meglio di George Sand. Temo che dietro la sua penna si nasconda quella di una Ghostwriter che si è messa al suo servizio. Più che un amica, una complice che, temo, abbia di me una opinione non benevola. Lei evoca i romanzi di appendice, e non posso darle torto, che, dandoglielo, lo farei ai maestri insigni Dumas e Balzac. Lei, non lo nego, mi ha fatto sospirare e, forse, l’ho fatta sospirare anch’io. Baci, carezze, palpiti appartengono  al passato e non avrò pace finchè non recupererò le soavi estasi condivise in quei fugaci intermezzi di ellenica felicità che ci hanno trascinato in alto per poi, come Icaro,  farmi precipitare nelle acque di una moderna utopica Sarno: Lei, con indiscrezione pari al suo   talento letterario, rivela, o ricorda a tutti miei by pass. Non farà, né con me né con altri, mi auguro vacanze romantiche. So per esperienza che dalle sue decisioni non recede. Se ne va, non mi dici dove né per quanto. rendendo ancora più amara la mia solitudine. Non paga di una crudeltà che potrebbe, se non annientarmi, annichilirmi, infierisce su di me, annunciandomi che non si farà viva. Sull’impellenza e nobiltà della sua missione non nutro dubbi. Una sola cosa le chiedo  : non spenga il cellulare. Non renda ancora più straziante il distacco e la lontananza. lei sa che io potrei fare a meno di tutto, anche di me stesso, ma non di lei. Mi lasci pure, come Enea lasciò Didone . ma non mi dimentichi. Non ne vale la pena.