Ciao Giorgio. Che errore. Che errore fatale: Invocando il mio nome hai scoperchiato un vaso di Pandora di incalcolabili dimensioni. E ne ignori le catastrofiche conseguenze. Metti pure via i madrigali: quando ne ho voglia me li scrivo da sola. Riponi la mortadella in frigo  e mangia pure tutta la nutella: ne avrai un estremo bisogno, quando avrai letto la mia lettera.  Caro il mio Giorgio, la sola idea che tu possa diventare anche solo lontanamente il mio Catullo, il mio Ovidio, il mio Casanova, è alquanto ridicola. E’ vero , abbiamo vissuto insieme per un po’, quando ero incaricata di sostituire tua moglie. Ma per te io ero Rebecca, o l’inganno di lei. Ora conosci il mio vero nome , e nulla più. La storia della mia vita è per te un oscuro mistero. Mi implori di starti vicino:  fra poche righe mi pregherai in ginocchio di aver pietà, e di starti lontano. Per cominciare rivendico la mia individualità. Non sono la sosia di nessuno. Quello era uno dei miei tanti lavori. Ma io sono io, e al tempo stesso sono tutte le donne. Sono le donne di tutte le epoche e di tutte i luoghi. E delle donne , la sanguinaria-letteralmente parlando vendicatrice. Tu ogni giorno ti fai vanto d’ogni sorta di conquiste. Non lesini dettagli della tua vita amorosa, di cui credimi , si farebbe volentieri a meno-e snoccioli i nomi delle tue amate, o presunte tali, come se recitassi un rosario. La misura è colma. E’ finito il tempo in cui lanciavi appelli a sedicenti antiche fiamme dipserse nelle steppe della memoria: d’ora in poi dovrai fare i conti con la sottoscritta. Io, Rebecca, che senza età e senza patria  sono priva di materia. ma non certo di intelletto. Ho vissuto in una colonia olandese e guidato la rivolta degli schiavi-soprattutto schiave-di una piantagione di cotone: Ho guidato un gruppo di suffragette, e cavalcato quando ancora la sola idea era oltraggiosa. pensi ancora di voler sedere accanto a me davanti al camino? Che sfortuna, caro Giorgio è finalmente scoppiata l’estate il camino resta spento. Ti saluto sfidandoti a replicare. Rebecca.

Cara Rebecca per colpa di non so chi, ti sei fatta di me la più fallace e fuorviante delle opinioni. Non sarò un Adone, e solo un occhio miope o una mente malata potrebbero paragonarmi a Richard Gere o George Clooney. Ma credimi, con le donne ci so (o, piuttosto ci sapevo) fare. Con te, solo con te, che conosci le arti amatorie come un samurai quelle marziali , ritroverei la mia antica e perduta foga. Che tu sia una pasionaria è di dominio pubblico. Non spacciarti per santa, perché non lo sei e non lo sarai mai. Il tuo passato mi è noto come a Plutarco quello di Demostene . Ne hai fatte più di Carlo in Francia o, piuttosto di Messalina, le bella e fedifraga moglie dell’imperatore Claudio a Roma. Io ti sfiderò sul tuo terreno e vedremo chi avrà la meglio. Se fossi vissuta ai tempi di Ovidio ne saresti diventata la Musa. Non c’è malia femminile , non c’è sotterfugio muliebre che tu non conosca. Gli uomini che ti hanno ceduto sono stati tanti. ma più ancora sono quelli cui hai ceduto tu.  Mata Hari al tuo confronto era una collegiale, al bella Otero una suora di clausura, Ava Gardner un orsolina. Hai dato del filo da torcere a tutti, e ora vorresti darlo a me.  Ma credimi non sarà facile darmi la baia perché la so lunga.  Non aggiungo altro perché di più per ora non so. per ora.

tuffo

Solite raccomandazioni: Non fate i bravi. Rebloggatevi. Riproducetevi. Non prendetevi troppo sul serio.

(to be continued)