Giorgio caro, che dolore, che pena, che tormento. Se non ti conoscessi penserei a te come ad un insensibile rubacuori, uno di quegli uomini che calpestano il più nobile dei sentimenti, quello che ” move il sole e l’altre stelle” per dirla con Dante, mio bizzarro e fantasioso compagno di banco al liceo. Tu passi dal tu al lei al voi, cercando di aumentare la distanza fra noi. Ti capisco, sei confuso probabilmente intimorito,  spaventato dall’idea di far arrabbiare tua moglie, capace se serve di ridurti in polpette, e poi servirle per cena ai tuoi ospiti. Confessi di desiderarmi, ma non voglio credere, non voglio pensare, che tu abbia dimenticato il prezioso tempo vissuto insieme, i momenti avventurosi, come le discese di rafting in Amazzonia e le immersioni sotto la calotta artica o i momenti romantici, come la passeggiata mano nella mano che facemmo lo scorso Natale in Lapponia, attraverso la foresta imbiancata su quel ponte di vetro fatto costruire apposta per noi. Ricordi com’è stato bello ballare il valzer su quella chiatta petrolifera in mezzo all’oceano Indiano? Io, te, le stelle sopra di noi, gli squali sotto. Certo non è astato facile raggiungerla, l’elicottero ha avuto problemi e ci siamo lanciati col paracadute avvolti da un buio pesto. Ma dimmi come puoi aver scordato l’impazzito palpitare del tuo cuore? Era talmente forte che hai voluto chiamare il tuo medico di fiducia col mio telefono satellitare per tranquillizzarti. Giorgio, getta la maschera, prendi un po’ di fosforo e non fare il prezioso. tua rimembrante Rebecca.

Cara Rebecca, voglio essere galante ma non mi chieda troppo : niente voi e niente tu. Lei. Che la mia penna sia “che penna”, il solo a metterla in dubbio ogni tanto sono io(un lusso una vanità che posso permettermi). Mi dia pure del rubacuori. Lo sono stato prima che il professor Rigatti uno dei massimi urologi viventi, temo d’accordo con mia moglie, affondasse l’impietoso bisturi nella mia dongiovannesca possanza. Ma sia chiaro. io non ho mai calpestato sentimenti. Soprattutto femminili. Lei sarà stata anche compagna di banco di Dante, ma io lo sono stato di bisboccia di Ovidio. Ora lei squarcia ogni velo,  mi mette a nudo. (spettacolo tra i più incresciosi). e non mi resta, dopo aver tanto a lungo mentito, che confessarli, che è anche un modo per riviverli. Ricordo-oh come ricordo, le immersioni subacquee sotto la calotta artica(la mia ipertensione data da allora). Ricordo le passeggiate mano nella mano in Lapponia(da allora datano i miei reumatismi). Ricordo il valzer (inglese o viennese?)ballato su una chatta petrolifera, ma non posso dimenticare , galeotto un acrobatico passo, di essere caduto in mare fra le sue  braccia. Estasi divine, momenti di panica felicità. E una paura folle di annegare. Ricordo anche l’elicottero e il lancio con il paracadute, che si concluse con una frattura al ginocchio sinistro. Non mi chieda di gettare la maschera : non ne ho mai indossate. Piuttosto getterò il cuore oltre l’ostacolo. Purchè. al di là , ci sia lì, un ortopedico e un ambulanza.