Appena sceso dall’autobus dopo aver salutato alcuni amici con i quali ci si vede ogni giorno in quel tratto che va da casa all’ufficio, ogni giorno, scambiando qualche parola, appena quelle che ci stanno in quei minuti che ci dividono dagli impegni improcrastinabili. 

Mi infilo la mano in tasca, quella di dietro, del pantalone scelto per quel giorno e abbinato con il resto, comprato da poco e molto attillato del tipo  ‘a sigaretta’, con la vita giustamente bassa e qualche difficoltà per ritrovare il biglietto opportunamente obliterato che dopo una ricerca non facile, questa è la difficoltà dei pantaloni attillati,  tiro fuori per riporlo negli appositi cassonetti, ché se lo dimentico rischio di lavarlo come del resto è già capitato altre volte, e mentre armeggio con la piegatura del biglietto ormai usato, chissà perché poi lo piego prima di buttarlo ma mi viene così sempre come se dovessi conservarlo…mi si para davanti una donna di mezza età non vestita male, del modo in cui si veste una donna matura e senza molte pretese, ed io ero preso dai miei pensieri mattutini che non mi sembrava vero che proprio in quel punto ed in quel momento avrei incontrato lei. Quando scendi dall’autobus difatti tutto è molto frenetico e la prima cosa a cui pensi è di affrettarti a raggiungere il bar per il caffè, doppio appena macchiato, per poi incamminarti in direzione dell’ufficio. Il mio, è proprio sulla strada che fanno centinaia di studenti universitari che vengono dalla provincia somigliando ad un gregge in lento ma continuo movimento verso il campus nel quale ci sono così tante facoltà che se non conosci la strada ti ci perdi. 
Una donna appena protesa in avanti come ad inchinarsi per rispetto verso sé stessa che non verso gli altri, in modo che eri tu che le stavi davanti a provare un senso di rispetto nei suoi confronti imposto dall’imposizione implicita della distanza etica dalla sua posizione e dalla sua condizione. 
Mi ha chiesto con estremo garbo e con una delicatezza indescrivibile : ” Per caso ha un euro, ma solo se  lo trova perché devo comprare da mangiare!” Mentre pronunciava queste parole accennava ad allontanarsi come se dicesse “ciò che ti sto chiedendo non serve neanche per me e so che sei nella posizione di chi potrebbe non darmi nulla ma te lo chiedo perché davvero ne ho bisogno altrimenti lo eviterei” E quando io le ho risposto che davvero non ne avevo…e dire che porto sempre con me una scorta di spiccioli in ogni tasca perché servono sempre, ma non ne avevo per davvero e gli ultimi li avevo spesi per acquistare il biglietto, lei ha accennato:”ah, ma va bene uguale non si preoccupi!” Le parole sono parole ma la dignità con cui ha pronunciato quelle parole è stata disarmante e mi ha colpito molto. Riflettevo sulla forza che ha dovuto avere, e non per fare un facile richiamo al luogo comune della crisi e dei pochi soldi che circolano e dei prezzi sempre meno competitivi delle merci e dell’aggravarsi della differenza sociale e del nascere della nuova categoria di poveri, ma deve essere sottolineato un atteggiamento così dignitoso e sensibile nonostante il bisogno estremo. Ha cominciato ad allontanarsi senza insistere, nel frattempo l’autobus ha ripreso la sua corsa e lei si allontanava sempre di più, io invece sono rimasto lì, con la mia borsa in mano e lo sguardo che seguiva il percorso di quella donna, che andava per la sua strada apparentemente senza meta.
 by gianni