Caro Giorgio, mia antica, indimenticabile, inestinguibile fiamma, folgorata sulla via di Brest, in Bretagna, credo di aver trovato la felicità. Il nostro confessore -di noi novizie-è come un Dio greco. come un eroe di torneo, ha sempre un occhio di riguardo, e non solo per me che, diciamo la verità. e tu mi conosci bene, non ho nulla da invidiare a Frine e ad Aspasia l’amante di Pericle. Ligia all’imperativo monastico “ora et labora” prego molto, lavoro molto e, nei ritagli di tempo pochi per la verità, mi intrattengo con don Vladimiro, confessore delle novizie e della badessa I nostri rendez-vous sono di quanto più devoto e rispettoso della fede si possa immaginare.  Peccati non ne ho tanti, e tu lo sai, perché una gran parte li ho commessi con te alle  Canarie, alle Maldive, a Nichelino, a Cantù Cermenate, a Roccasecca e alla spiaggia di Mondello sotto un gozzo. Un po’ per non dare scandalo, ammesso che certi riti siano scandalosi, un po’ per non farci ustionare dal solleone.  Il piacere di pentirsi, come aveva ben capito Lutero il riformatore agostiniano di  Erfurt, è, se possibile, più ineffabile di quello di peccare. Don Vladimiro, dotato dalla natura di una carica di testosterone che ha del prodigioso, è, sia detto fra noi, un primatista nell’amplesso. Mi domando come non sia ancora finito nel guinnes dei primati. I brindisi a Venere avvengono all’interno del confessionale e la fede, che in me non ha mai vacillato, mi vieta di renderli di pubblico dominio. Te li lascio immaginare. Le penitenze sono interminabili., ma il gioco vale la candela. Non pensiamo solo al piacere della carne. leggiamo e rileggiamo le Sacre Scritture, specialmente il Levitico, i Proverbi e la Genesi. Discettiamo anche sui padri della chiesa : sant’Agostino, san Girolamo, e sant’Ambrogio per noi non hanno misteri. Non trascuro nemmeno i classici, ho sempre avuto un debole per latini e greci. Ho appena finito di leggere l’Ars Amandi del divino Ovidio, il mio poeta latino preferito. Quante cose mi ha insegnato. Che crudele quell’”assassino vile e corrotto”, come lo marchiò a fuoco Voltaire, l’imperatore Augusto che lo esiliò a Tomi, sul mar Nero, per oltraggio al pudore pubblico. Ho appena aperto Giovenale e l’occhio mi è  caduto sulla sesta satira, quella dedicata alle donne, che mette a nudo e denuncia le scostumatezze dell’imperatrice Messalina, moglie dell’adiposo Claudio. Amava la moglie ma aveva un debole per le cameriere. Andava a letto con le galline, e quando lui cominciava a russare  Messalina chiamava la sua ancella, si truccava, una parrucca e indossando un abito non troppo appariscente si incamminava verso la Suburra, quartiere a luci rosse dell’Urbe. All’alba, prima che Claudio si svegliasse, rientrava a palazzo e si coricava. ” Laxata, sed non satiata”, stanca ma soddisfatta.  Ammettiamo che siano letture impudiche e sconvenienti, ma uscite dalla penna di un  insigne classico. la badessa  che mi ospita non poteva affidarmi un’incombenza più appagante : riordinare la biblioteca.  Tua Rebecca.