Caro Giorgio, come ti accennavo nella mia ultima, sono pazza di don Vladimiro, nel convento di clausura che mi ha esclusa dal mondo e accolta nell’eden della voluttà, pur fra canti gregoriani, inni liturgici, messse diurne, notturne, campite, rosari, estenuanti esercizi spirituali, al bisogno autoflagellazioni, pasti frugali, silenzi sepolcrali, voti stretti di castità e povertà. Don Vladimiro come sai è il nostro confessore. Bello come un Dio greco uscito dal bulino di Fidia o di Prassitele, me ne sono follemente invaghita. E lui di me. Mutatis mutandis, redivivi Eloisa e Abelardo, lui. il più dotto teologo di Francia, e non solo, lei, nipote del canonico Fulberto che l’ospitava nella sua casa parigina. Un uomo austero e laconico, diffidente e bigotto, achivo e geloso, impulsivo e vendicativo. Eloisa perse, ricambiata, la testa per Abelardo, assunto da Fulberto come precettore della pulzella. Lei diciottenne nata a Parigi nel 1101, lui quarantenne venuto alla luce a Pallet nel 1079. Cha passione, che amplessi, che estasi. Come i miei, proibiti con don Vladimiro. Lascia che ti dica le parole di Eloisa ad Abelardo : <Chi dimmi non correva a guardarti quando avanzavi in pubblico?…Non c’era una donna, sposata o fanciulla,  che non ti desiderasse in tua assenza e non ardesse in tua presenza. Qualunque regina, qualunque femmina potente avrebbe voluto per sè le mie gioie e il mio talamo>. E ora  caro Giorgio un saggio dell’eloquenza ardente del filosofo: ” col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore; lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi; la mano correva più spesso al suo seno che ai libri. E ciò che si rifletteva nei nostri occhi era più spesso l’amore che la pagina scritta, oggetto della lezione. Per non sollevare sospetti, a volte la percuotevo, ma ero spinto dall’amore non dal furore, dall’affetto non dall’ira. E queste percosse erano più dolci di qualunque balsamo”. Don Vladimiro non mi ha mai percosso nemmeno per passione, il che,  ti confesso un pò mi dispiace. neanch’io ho mai alzato le mani, pur consapevole che gli sarebbe piaciuto. Quando il cuore si infiamma tutto è lecito.  Confortati da questo aureo motto, io ed il mio Vlady( nell’intimità così lo chiamo, e lui reby)siamo e andiamo spesso oltre il lecito, perchè Eros a chi ha cuore e lo fonde con un altro tutto è lecito. Non ho dimenticato incunaboli e codici miniati e sfoglio anche le sacre scritture sia pure con mano e occhio di profana, ma con diligenza e intelligenza. Ho con i padri della chiesa da San paolo a San Ambrogio a Sant’Agostino a San Girolamo la stessa dimestichezza che, mutatis mutandis, ho con Ovidio, Catullo, Giovenale, Saffo . “Apres l’amour” come cantava Charles Aznavour, recitiamo il rosario, per poi riprendere in mano il Kamasutra e sceneggiamo ormai con professionale maestria le più spericolate posizioni. Come andrà a finire la mia sacra(sacrilega per i pinzocheri) la mia esaltante tresca con Vlad che conosce i miei peccati, avendoli commessi insieme, non so. Il solo pensiero di dover dire addio all’abbazia e di non vedere più Vlad, non mi lascerà altra scelta che il suicidio. Forse mi farò murare viva per espiare i mie peccati, che peccati non sono, ma solo focosi abbandoni al mio spasimantissimo-spasimante che non reggerà al dolore, invocando non più Afrodite ma Proserpina.