C’era una volta una bambina fortunata, ma molto fortunata. Il papà era morto, la mamma era morta, gli zii schiattati tutti quanti. E i compagni di scuola? vi chiederete voi. Un brutto incidente con lo scuola-bus ed erano morti tutti. Anche i gatti neri quando incontravano Biancaneve si grattavano. Biancaneve viveva con la matrigna e con degli amici animaletti: un’ameba, tre pidocchi, un gatto, un cane e due piccioncini con una fava, che erano gemelli siamesi. Biancaneve era bianca come la neve, pallida, cianotica, anemica, sfittica e puzzava di baccalà. Lei diceva sovente “uhmm.. che bella fortuna… uhmm! ma che bambina fortunata che sono!” Viveva in una stanzetta buia e maleodorante da quando ci viveva lei. Un brutto giorno la matrigna interrogò: “Specchio…” lo specchio rispose: “aho, che buò?” e la matrigna: “Uee, specchio… calma che io ti faccio in mille pezzi e me ne fotto dei sette anni di disgrazie; allora specchio chi è la più bella del reame io o Biancaneve?” e lo specchio: “Tu sei bella, astuta e scaltra, ma figurati quell’altra, si strafoga di bignè, sembra strano pure a me, ma è più bella assai di te!” Vi lascio immaginare che cosa poteva essere la matrigna: una specie di seppia con la colite. La matrigna infuriata gridò: “Cacciatore!” e il cacciatore: “aho, che buò?” che palle, pensò la matrigna, ma in questo reame sono tutti così carini! Poi riprese: “Cacciatore conduci Biancaneve nel bosco e portami il suo cuore” Il cacciatore andò da Biancaneve e le annunciò “Biancaneve devo condurti nel bosco e prenderti il cuore” Biancaneve sentendo queste parole disse: “uhmm… sono proprio una bambina fortunata…” e docile seguì il cacciatore nel bosco. Quando furono nei pressi di un cespuglio Biancaneve disse al cacciatore, con una vocina flebile flebile, un sorriso tenero, gli occhi buoni e infilandogli la lingua in un orecchio: “ti prego, non uccidermi! ti darò tutto ma proprio tutto quello che vuoi!” e aggiunse “capiscimi a me” Il cacciatore, che non era uno stinco di santo, ma piuttosto uno stinco di maiale e che l’ultimo rapporto sessuale l’aveva avuto con un coniglio (il che è difficile perché il coniglio corre veloce), il cacciatore, dicevamo, accettò di buon grado. E tutti furono contenti, ma più di tutti i conigli. Il cacciatore, fischiettando soddisfatto tornò al castello, entrò e immediatamente la matrigna tuonò: “Cacciatore!” il cacciatore pronto rispose: “aho, che buo?” “Eh mò basta, e che è? un po’ di educazione in questo reame!” si inalberò la matrigna, ormai molto seccata “sono la regina, mica sono l’ultima saettella che sta in miezz’à via! che sfaccimma!” poi con calma riprese: “Allora cacciatore, hai preso il cuore?” “No” rispose il cacciatore “ho preso l’herpes” Intanto nel bosco era scesa la sera e la povera piccola era rimasta sola, quando a un tratto udì: “uhuuuuuuuuu… sono il lupo” “E tu che c’entri?” chiese Biancaneve. E il lupo rispose: “uhuuuuuuu… ho sbagliato favola, scusate!” e andò via. Biancaneve rimase ancora una volta sola nel bosco, ma per fortuna aveva i suoi amici animaletti, tra i quali c’era anche un ornitorinco di Bisceglie che le disse: “Di che ti preoccupi? ci penso io” e cammina cammina la condusse in una radura dove Biancaneve vide una casetta. “Pulisciti i piedi prima di entrare che quelli sono incazzosi” le consigliò l’ornitorinco. Biancaneve entrò nella casetta e vide sette piattini, sette bicchierini, sette forchettine, sette coltellini, sette lettini, quattro spazzolini, e due dentiere perché purtroppo due nani avevano perso i denti per via della piorrea. Dopo aver ben mangiato e ben bevuto, Biancaneve si abbandonò su uno dei sette lettini ma essendo questo lungo 31cm dette una capata allucinante  sulla testiera. Più che cadere addormentata cadde svenuta… e là rimase. Dopo breve tempo dal bosco si udì “Torniam torniam torniam da lavorar, po po po po po po po” e arrivarono alla casetta i sette nani: RUBALO, PICCHIALO, SCIPPALO, SCHIATTALO, STROZZALO, e CINZIA. Il primo disse “Chi ha mangiato nel mio piattino?” e il secondo “Ma chi a bevuto nel mio bicchierino?” e il terzo “Ma chi ha usato la mia forchettina?” e il quarto esclamò: “Se acchiappo quello che ha usato la mia dentiera lo scasso il mazzo!” Poi i nani videro Biancaneve addormentata ed esclamarono in coro: “uhh guarda, un protozoo!” in questo modo Biancaneve si svegliò, aprì gli occhi, si tolse i capelli dal viso e i nani esclamarono in coro: “Non è un protozoo, è un’ameba!” “Che buffi ometti!” fece Biancaneve. “Sei bella tu! chi sei, la principessa sul pisello!” “Anche voi conoscete il cacciatore? e voi chi siete?” “I sette nani” risposero i nani “vuoi fermarti con noi?” “Va bene” rispose Biancaneve entusiasta “che potrò fare per voi?” e i nani in coro “Laverai, stirerai, pulirai per terra, zapperai l’orto, cucinerai, rammenderai, laverai i piatti, spolvererai, prenderai l’acqua nel pozzo e se ti avanzeranno 5 minuti verrai con noi in miniera” e Biancaneve “uhmm! sono proprio una bambina fortunata!” Ora, i nani avevano l’abitudine di alzarsi tutte le mattine alle cinque e di andare a dormire con le galline, ognuno con la sua, per risolvere alcuni piccoli problemi di solitudine. La domenica i nani stavano alzati fino a tardi perché in televisione c’era Enrico Mentana ai nani  piaceva moltissimo. Ma Biancaneve sconvolse le loro abitudini, perché nel giro di pochi giorni si accorse che, a differenza della principessa sul pisello che dormiva scomoda con un pisello sotto sette materassi, lei stava benissimo con 7 piselli su un solo materasso. Una mattina, una brutta mattina, mentre i nani erano al lavoro, la matrigna si presentò all’uscio della casetta travestita da vecchia e bussò. Toc toc! E Biancaneve cinguettò: “aho che buò?” “Uffa, ma vedi un poco tu!! ma se pò campà accussì??” esclamò la regina. “Chi è?” chiese Biancaneve. “La vecchina” “Antonella Clerici?” domandò Biancaneve. “No” rispose la matrigna, “la vecchina normale. Apri che ti ho portato un regalo” e Biancaneve aprì “Ti ho portato una mela” “Che cara! Io vivo nel bosco da dieci anni ormai: non ho un giornale, non ho uno spazzolino da denti, non ho un paio di occhiali, indosso la stessa mutanda da dieci anni (la chiamo Samantha ormai), qua nel bosco ci stanno solo mele e tu mi porti una mela!?” e con una vocina dolce dolce aggiunse: “Ma io ti schifo come vecchina e come umanità, ma ‘sta cretina, deficiente, chiavica, mappina, vrenzola, cessa, capera, punta d’ernia, mazzo sfunnato, vaiassa, samenta, pereta, loffa sciruppata, scigna cacata, sanguetta, lummera, ‘atta cecata, cessa scardata, cloaca massima, piloffa, latrina appilata, fetille ‘sguarrata, cummuoglio ‘e ‘rinale, mazza ‘n cuorpo, zellosa, vecchia scuffiata, ‘nzivata, culo rutto, pummata, schiumma ‘e pulitura, fetaciato e sfogliapesce! Dammi ‘sta mela che sennò la fiaba nun fernesce!” disse Biancaneve con una rima finale particolarmente raffinata ed elegante. La matrigna senza battere ciglio le dette la mela, che come tutti sanno era avvelenata. Biancaneve la morse, si ruppe un dente e cadde di schianto su un istrice dicendo “uhmm che bambina fortunata che sono!” e la matrigna se ne andò. Di lì a qualche ora si udì “Torniam torniam… ecc.” erano i sette deficienti che tornavano. Videro Biancaneve esanime ed esclamarono in coro: “ohooo, e ora chi laverà i piatti?” presero Biancaneve e la sistemarono in una bara di cristallo, dove rimase per altri 10 anni. Passato quel tempo, si sentì passare un cavallo con sopra il principe sontuosamente vestito con: calzamaglia a rete, pantaloncini hotpans, giubbino plissé, maniche con i revers, guanti lunghi, caschetto biondo, giarrettiere e tacchi a spillo, una specie di Renato Zero travestito da Raffaella Carrà, così elegante che si era guadagnato il nomignolo si Samantha (come la mutanda di Biancaneve). Il principe vide i nani ed esclamò: “Che carini! piccoli ma proporzionati, veramente una bella famigliola!” poi vide Biancaneve e riesclamò “uhuuuuuuuuu voglio assolutamente baciare quel merluzzo che sta nel pirex”. Ora, come abbiamo detto, Biancaneve stava nella bara di cristallo da dieci anni, col pezzo di mela in bocca, teneva l’alito verde, aveva fatto le cozze anche sopra il coperchio del tauto. Infatti il Principe fino a quel momento era stato il principe avana; solo dopo il bacio si era trasformato in principe Azzurro, perché era diventato irreversibilmente cianotico; poi aveva anche tentato di baciare un cinghiale per rifarsi il fiato, aveva visto la Madonna e aveva cantato quattro volte “sono una donna non sono una santa non tentarmi non sono una santa” finché Biancaneve non si risvegliò. Allora il principe disse “Perché non vieni con me al castello? pulirai, laverai, stirerai, zapperai l’orto, cucinerai, rammenderai, terrai pulito il castello e se ti avanzano 5 minuti….” Pronta Biancaneve lo interruppe “uhmm ma che bambina fortunata!” Felici montarono a cavallo: il cavallo inciampò, Biancaneve cadde sopra all’istrice, batté la capa in terra e morì. Il cavallo cadde sopra i sette nani e li scamazzò a tutti e sette. E il lupo (che aveva di nuovo sbagliato favola ) si mangiò il principe.