“Solo una cosa continuo a ricordare.”
“Quale?”
“Il momento preciso in cui ho imparato ad andare in bicicletta. Sarò banale, ma che felicità! Proprio la felicità! E stamattina, come per incanto, per la prima volta, mi sono ricordato anche il momento successivo.”
“il momento in cui sei caduto.”
Come cazzo fai a saperlo?“
“Perché è così per tutti, Mick. Impari a fare una cosa, sei felice e ti dimentichi dei frenare.”
“Non è una grande metafora della vita?”

da “La giovinezza” di Paolo Sorrentino

catastrofe:

when you forget how to bike

Bambini migranti stanno in fila per ricevere un giocattolo nel campo profughi di Idomeni. 
Amel Enric

Bambini migranti stanno in fila per ricevere un giocattolo nel campo profughi di Idomeni.
Amel Enric

Ho visto questo video di un peschereccio turco che incontra una famiglia di profughi stremati, aggrappati ai loro giubbotti. Tra loro un bambino di 18 mesi, in fin di vita, che viene tirato su con un mezzo marinaio e rianimato da un pescatore dai capelli bianchi.

E io, nipote di un pescatore di lungo corso, vi dico che mi sono commosso ma non stupito, perché c’è una verità che ogni marinaio di questo mondo conosce, indifferentemente che stia solcando un calmo oceano tropicale o un burrascoso stretto col vento ghiacciato che spezza il respiro: il mare può dare la vita, il mare può togliertela e il grido ‘uomo in mare’ non è un cliché cinematografico ma un imperativo di sopravvivenza di fronte al quale mai nessun pescatore penserebbe di tirarsi indietro.

Mio nonno è stato salvato così e a mia madre è stato dato il nome della barca spagnola che lo ha ripescato ma sono sicuro che, se fosse ancora vivo, sarebbe stato il primo a voltare la barca verso quelle persone e a tirare su quel bambino.

https://youtu.be/AVgYP5qFV4k

In mare si soccorre, nella vita anche.

Che cos’è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall’ansia economica di esserlo? Che cos’è che ha trasformato le «masse» dei giovani in «masse» di criminaloidi? L’ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una «seconda» rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la «prima»: il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo «reale», trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più scelta possibile tra male e bene. Donde l’ambiguità che caratterizza i criminali: e la loro ferocia, prodotta dall’assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c’è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta dell’impietrimento, della mancanza di ogni pietà.
Pier Paolo Pasolini

vento ribelle